giovedì 13 ottobre 2011

Gesuino a tutto gas

Ecco la versione integrale della nota pubblicata oggi su Sardegna24 in replica alla nota di Muledda di qualche giorno fa.
Sono riuscito a leggere sino in fondo la nota di Gesuino Muledda a proposito del GALSI, pubblicata sul Quotidiano “Sardegna24". Sono stato costretto a farlo perché direttamente chiamato in causa in quanto portavoce del Comitato “non gasdotto” tra virgolette, come lo chiama lui. Peccato, Muledda non ha partecipato alla conferenza stampa di qualche giorno fa e non ha potuto “abbabulare” insieme a noi.
La sua nota ha avuto una vasta eco nei quotidiani e nei siti regionali. Beato lui che quando scrive qualcosa gliela pubblicano, al pari di altri pochi fortunati. A noi dei comitati spontanei di cittadini e cittadine raramente ci pubblicano qualcosa, forse perché raccontiamo solo baggianate e siamo sempre in mezzo a rompere i Piani di chi invece sa bene come si governa.
Da quando rivesto il ruolo di portavoce del Comitato ProSardegnaNoGasdotto non sono mai stato chiamato in causa dai diretti interessati, quelli della società GALSI SpA. In compenso mi tira in ballo Muledda, richiamandomi in una triste bega di partito e trascinandomi in una tipica vendetta trasversale alla sarda, dove troppo spesso chi paga è la gente che non c’entra nulla e chi ci rimette, alla fine, è sempre lei: la Sardegna.
Nella nota, dall’alto della sua esperienza, Muledda ricorda a tutti come si costruisce un gasdotto. E dalla sua descrizione pare proprio che conosca benissimo il progetto GALSI, a parte sbagliarne il nome (la sigla corretta sarebbe G.AL.S.I. e non G.A.L.S.I.). Sicuramente molto meglio di un gruppuscolo di semplici cittadini e cittadine che hanno creato un Comitato e, giù nella stiva, hanno buttato all’aria quattro anni del loro tempo per studiarselo prima di capire che è il solito pacco. Oltre a spiegarci come si costruisce un gasdotto, Muledda ci offre anche alcune novità di rilievo. Il GALSI , secondo lui, sarebbe una opportunità per la Sardegna; per le sue tante imprese dinamiche, competitive e, quindi, vogliose di energia; per i bassi costi in bolletta; per le innumerevoli occasioni di lavoro che assicurerà a chi possiede una ruspa e, infine, per gli innegabili vantaggi che creerà in un settore a lui più che ben noto, quale è la florida agricoltura della Sardegna. A tal proposito sarebbe interessante un confronto tra Muledda e le decine di viticoltori e gestori di agriturismi, entusiasti nel vedersi sventrare l’azienda.
Tra le novità elargite dalla sua saggia penna, primeggia il fatto che sia stato Soru a volere fortemente il gasdotto. E pensare che noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto eravamo rimasti alla paternità di Mauro Pili. Riconosciamo dunque che un’opera tanto importante abbia diversi padri e che, per una volta, è la madre che resta incerta.
E finalmente qualcuno che ci riporta ai mitici anni 80! Gli anni in cui si avviò la metanizzazione del Mezzogiorno! All’epoca l’idea stessa del GALSI era ben lontana dall’essere concepita, e la Sardegna dovette attendere il 1999 per avere una prima idea di soldini necessari alla realizzazione di alcune reti di gas di città. Dal 1980 al 1999 e, poi, ai giorni nostri, la battaglia di Muledda – in quel tempo e da tempo consigliere regionale, assessore regionale, dirigente e specializzato in archeologia sarda - per la metanizzazione dell’Isola è stata dura, pura e senza tregua. Ma tra breve tempo, l’intero Popolo sardo avrà dinanzi agli occhi i prodigiosi risultati della sua impavida lotta: un tubo di 272 km che sventrerà in due l’Isola per portare il gas altrove. Grazie tante Muledda!
E anche se fosse proprio lui, domani stesso, a reperire i soldi per collegare le nostre reti di gas al grande “tubo”, ciò avverrebbe comunque in tempi biblici e a discapito di una ulteriore perdita di territorio - oltre ai circa trentamilioni di metri quadri già elargiti a titolo gratuito alla GALSI -. Io continuo dunque a non capire dove sta il vantaggio e cosa ce ne facciamo noi di questo dannoso mostro, programmato, lo ricordo, per alimentare le mitiche “industrie energivore locali” che oggi non esistono più.
Infine, caso strano, il giorno stesso in cui Muledda si cimenta pubblicamente in tema di gas, noi celebriamo il rinvenimento del ''più antico ritrovamento umano in Sardegna'' datato 9000 anni. Lo confesso, mi fa specie che un uomo di cultura e con grandi competenze anche in archeologia come lui, non si sia interrogato circa un altro “innegabile vantaggio” del GALSI che, grazie alle sue delicate ruspe e mentre solletica soavemente il terreno per creare una voragine di 272 km, riporterà sicuramente alla luce intatti e valorizzerà adeguatamente, gli innumerevoli tesori che cela ancora la nostra Terra! “Amsicora”, così si chiama lo scheletro, è stato rinvenuto, sicuramente, perché si stava dimenando nel sepolcro, pensando a quanti millenni di storia la GALSI cancellerà durante lo scavo della imponente trincea.
Concludo con lui ma aggiungo: la storia non ci dirà un bel nulla. Come non ci ha detto nulla della nostra agricoltura in ginocchio, di Ottana, di Portovesme, della SARAS, di Quirra e delle servitù militari. Non ci ha detto nulla del furto del nostro vento, della mafia che gestisce le nostre coste e dei “pacchi” a La Maddalena. La storia non ci dirà proprio nulla. Ma una cosa ce la sussurra: che quando quel tubo arriverà a seminare miseria, Muledda sarà sicuramente assessore o dirigente a qualcosa. E noi, nel tepore delle nostre casette, riscaldate col metano del GALSI pagato a caro prezzo, invece che gratis con il nostro sole, sicuramente ci ricorderemo di lui.

martedì 4 ottobre 2011

Venerdì 7 partecipiamo tutti/e all'incontro sul GALSI a Cagliari.

Cari amici e amiche,

siete tutti/e invitate/i alla Conferenza Stampa che si terrà venerdì 7 ottobre 2011, alle ore 10.00 presso l'Hotel Regina Margherita (ex Hotel Jolly) a Cagliari, sul tema GALSI.

L’evento, sostenuto e promosso anche dal nostro Comitato, è aperto al pubblico.

Verrà illustrata e discussa la Mozione n. 143 (XIV LEGISLATURA - CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA), MOZIONE ZUNCHEDDU - URAS - BEN AMARA - CUGUSI - SECHI sulle criticità della paventata costruzione del gasdotto GALSI, il progetto di Gasdotto dall'Algeria all'Italia, via Sardegna.
I membri del Comitato ProSardegnaNoGasdotto saranno a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda su questa ennesima servitù che si tenta di imporre alla nostra Isola.
Inoltre, verranno mostrati alcuni video circa l'impatto della costruzione di un gasdotto.

E' molto importante che voi continuiate a sostenerci, sia attraverso la vostra partecipazione diretta che dando ampia diffusione all'iniziativa.

Vi ringraziamo e ci auguriamo di incontrarvi venerdì.

Saluti

Comitato ProSardegnaNoGasdotto

mercoledì 28 settembre 2011

GALSI NEWS

Ennesime sparate di Pili, nuovamente all'attacco nel veder vacillare la "grande opera" alla quale teneva tanto. Intanto anche a Olbia si organizzano e costituiscono un Comitato. Il Consigliere Planetta (PSd'Az) presenta un'interpellanza al presidente della Regione e agli assessori dell'Industria e dell'Ambiente. Per il resto ancora i soliti, pericolosi, luoghi comuni (come ad esempio quello secondo cui grazie al GALSI i sardi avranno la bolletta energetica più leggera), che alimentano dichiarazioni sconsiderate da parte di chi, al contrario, con i tempi che corrono dovrebbe pesare parole e virgole col bilancino, invece di continuare a creare false aspettative.


giovedì 15 settembre 2011

Mercato dell'energia: il Parlamento Europeo approva sanzioni commisurate a danni ai consumatori

"Vogliamo che i prezzi siano trasparenti per i consumatori, ma sfortunatamente sono tanti gli elementi nascosti che sono pagati, alla fine, dai consumatori attraverso prezzi finali troppo alti, e ciò ha un impatto molto negativo su crescita e occupazione".
Dunque, nuove regole per prevenire abusi sul mercato energetico all'ingrosso, e quindi proteggere i consumatori finali, sono state approvate mercoledì dalla Plenaria del Parlamento Europeo. Il mercato energetico europeo all'ingrosso sarà monitorato da un'agenzia indipendente per permettere ai governi nazionali di prevenire o sanzionare comportamenti contrari alla libera concorrenza. Il regolamento UE sull’integrità e sulla trasparenza del mercato dell’energia (RITME), una volta in vigore, disciplinerà l'intero mercato energetico europeo all'ingrosso e, in particolare, la capacità e l'utilizzo degli stabilimenti di produzione, lo stoccaggio, il consumo e il trasporto di energia elettrica e di gas naturale. Le nuove regole vieteranno l'uso d'informazioni privilegiate (insider trading) e manipolazioni del mercato, imponendo che le sanzioni nazionali in caso d'irregolarità siano in linea con il danno inferto ai consumatori. 
L'Europa ha bisogno di maggiore trasparenza sul mercato energetico, mercato che deve essere protetto da abusi: ecco lo scopo di questo regolamento", ha detto il relatore Jorgo Chatzimarkakis (ALDE, DE) durante il dibattito. "L'energia deve restare alla portata di tutti: un elemento chiave per l'economia. Accolgo con favore questo importante regolamento che garantisce trasparenza e previene gli abusi nel mercato energetico all'ingrosso, garantendo prezzi giusti e libera concorrenza", ha detto il Presidente del PE Jerzy Buzek. Monitoraggio a livello UE L’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Agency for the Cooperation of Energy Regulators - ACER) avrà il compito di monitorare gli accordi raggiunti fra gli operatori di mercato e i dati sull'approvvigionamento provenienti dagli Stati membri per aiutarli nell'azione di contrasto agli abusi di mercato. Per bilanciare i poteri dell'ACER con quelli dei regolatori nazionali, il Direttore dell'agenzia europea avrebbe l'obbligo di consultare le autorità dei paesi UE su questioni legate al RITME, rimanendo tuttavia libero di non prendere in considerazione le loro opinioni. Un registro europeo Su richiesta del Parlamento, i fornitori d'energia all'ingrosso dell'UE avranno l'obbligo di registrarsi in un elenco comune per tutta l'UE. Non sarà, infatti, possibile eseguire una transazione sul mercato europeo se non presenti nel registro. Prossime tappe Il testo, approvato con 616 voti a favore, 26 contrari e 24 astensioni, è frutto di un accordo informale fra Parlamento e Consiglio. Una volta che il testo sarà formalmente approvato dalle due istituzioni, entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'UE, con le eccezioni delle regole sulla partecipazione di ACER, che entreranno in vigore sei mesi dopo che la Commissione avrà approvato i necessari atti d'esecuzione. 

GALSI: IL NO DELLA PROVINCIA E LA FAVOLA DELLA METANIZZAZIONE

Sempre a Olbia anche la Provincia ha ribadito il NO al GALSI, accodandosi alla secca reazione del Comune di Olbia. Con una lettera al ministro per lo Sviluppo economico Romani, inviata per conoscenza anche a Ugo Cappellacci, il presidente della Provincia Fedele Sanciu e l'assessore all'Ambiente Pietro Carzedda,  rilanciano l'affondo sulla centrale di compressione del gas che GALSI vuole realizzare a VenaFiorita.  Tuttavia, pur confermando il “no” della Provincia agli investimenti di tipo industriale nel proprio territorio, Fedele Sanciu e Carzedda non si oppongono alla metanizzazione.
Quello della metanizzazione non è che uno dei tanti "miti" utilizzati da GALSI per rendere appetibile quel tubo ai sardi e alle sarde. La leggenda racconta infatti che, pare,  la Sardegna abbia lottato a lungo per la metanizzazione e, proprio quando era riuscita a conquistarla...se la sia lasciata scappare. Bella storia! Certo che questi sardi sono proprio strani! Tra l'altro il GALSI in origine non doveva passare in Sardegna. Se ciò avviene sarebbe solo grazie a coloro che hanno tanto lottato per quel gas: Mauro Pili e Renato Soru. Pili che l'ha tanto voluto e ancora lo brama. Soru che ha firmato l'accordo con GALSI quando era presidente della Regione, sotto l'egida del Governo di Romano Prodi. Per una volta una conquista bipartisan..E che conquista!! La legge nazionale per la metanizzazione del Mezzogiorno risale ai lontani anni 80. Possiamo dunque immaginare quanto sia stata dura e logorante una lotta durata circa 30 anni. Sicuramente tutti ci ricordiamo le gesta del prode Pili, il gasificatore, e di Soru con i suoi prodi scudieri del Partito Democratico che, nella loro lungimiranza, hanno intravisto da subito la grande opportunità per lo sviluppo dell'Isola: il gas! Oltre, ovviamente, a Quirra.
In realtà lo sanno anche i bambini: i gasdotti sono ormai ferrivecchi. Tecnologie superate che, con tutto ciò che sta accadendo nel mondo, nessuno vuole più. L'UE e l'Italia (ma a spese della Sardegna) continuano a sponsorizzarli sotto la pressione delle potenti lobby che li costruiscono e li gestiscono. Sono inutili perché il gas è una risorsa limitata; le recenti ricerche dicono che il picco massimo di estrazione del gas si raggiungerà tra circa 20 anni, per poi diminuire rapidamente e esaurirsi in un breve arco di tempo che si stima intorno a massimo altri 10 anni. Una fonte energetica inutile e pericolosa dal punto di vista economico e della sicurezza: fonti certe assicurano che, ad esempio, l'Algeria ha firmato contratti di distribuzione del proprio gas di gran lunga superiori alle proprie disponibilità, considerando anche che quel Paese ha un enorme consumo interno. Dal punto di vista della sicurezza basta citare i recenti attentati che hanno comportato lunghe sospensioni dell'erogazione di gas che, ovviamente, colpiscono più duramente quei paesi che hanno deciso di dipendere da quella fonte energetica. Il gas è anche un serio problema dal punto di vista dei prezzi. Non si contano le indagini e gli studi, alcuni della stessa Commissione Europea, che evidenziano chiaramente quanto il mercato del gas sia viziato, instabile e in mano a predatori,  e a farne le spese, alla fine del giro, siamo noi, i consumatori. Al riguardo leggetevi la proposta di Regolamento discussa in questi giorni dal Parlamento Europeo che pubblichiamo qui di seguito..Più chiaro di così!! 
Ma soprattutto esistono altre fonti energetiche. Fonti che, oltre ad essere rinnovabili, sono sicure, quasi a costo zero e non ci obbligano a dipendere da qualcuno. E il problema sta proprio li. La GALSI è una società per azioni. Il suo unico obiettivo è il profitto, benché qualcuno crede ancora alla favoletta che è nata per aiutare i sardi, mischinetti loro senza gas! E in questi anni, per la precisione dal 2003, sono decine (tra loro, pare, nemmeno un sardo) le persone che, benché non ci sia ancora un gasdotto, guadagnano fior di quattrini con stipendietto assicurato. Un pò come un'altra società per azioni, quella denominata "Stretto di Messina SpA". Società carrozzoni fatte per ciucciare danaro pubblico e per fingere di realizzare progetti faraonici che non servono a nulla.
Ma dove te lo piazzano il progettino? Ma è ovvio! Dove si possono ancora barattare certe cose in cambio di qualche perlina di vetro e di una sveglia da mettere al collo.
Altro che 30 anni di lotta dura per la metanizzazione della Sardegna!

martedì 13 settembre 2011

GALSI FERITO A MORTE: OLBIA HA CONFERMATO IL PROPRIO NO!!!

Oggi alle ore 11 circa, presso il Comune di Olbia si è tenuto l'incontro tra il Sig. Potì, presidente di GALSI S.p.A. e il Sindaco di Olbia Giovannelli. Obiettivo di GALSI era, ovviamente, quello di far cambiare idea all'amministrazione comunale che, come è noto, si è unanimamente schierata contro la realizzazione della centrale di compressione, necessaria per "sparare" nuovamente in mare il gas, sino a Piombino.  Noi del Comitato abbiamo trascorso la mattinata in trepidante attesa degli esiti dell'incontro, poi annunciati in una conferenza stampa dal Sindaco Giovannelli intorno alle 13.
Il risultato è stato la conferma del NO secco da parte del Comune di Olbia.
Ciò inflige una ferita mortale al progetto.
Individuare un diverso sito per la centrale di compressione sarebbe infatti troppo costoso e dilaterebbe eccesivamente i tempi.
Dopo 4 anni di duro lavoro e impegno disinteressato finalmente un grande risultato per noi del Comitato e per la Sardegna. Forse si innaugura una nuova stagione in cui, imparando a usare uniti il cuore e il cervello, i sardi e le sarde riusciranno a riprendersi la loro Terra ed evitare la desolazione delle servitù. 
Il nostro ringraziamento e la nostra viva ammirazione vanno al Comune di Olbia, al suo Sindaco, alla Giunta, al Consiglio e a tutti gli/le Olbiesi. Ci hanno dato una bellissima lezione di civiltà e amore per la propria Terra.
Noi del Comitato, se necessario, proseguiremo la lotta al loro fianco, al fine di vanificare le critiche e le reazioni negative di tutti coloro che, in particolare in Sardegna, senza conoscere il progetto GALSI continuano ciononostante a considerarlo un'opportunità.

martedì 30 agosto 2011

GALSI: altra interrogazione al Consiglio e la risposta....Po' garidadi!!!!

Veniamo a sapere che già nel 2010 il Consigliere Efisio Planetta presentò un'interrogazione sul GALSI al Consiglio Regionale della Sardegna. La trovate qui. Invece, qui trovate la "risposta" data a Planetta dall'allora assessore regionale agli enti locali Gabriele Asunis. Una perla di saggezza interamente tagliata e incollata dal sito della GALSI, e senza avere neppure il minimo dubbio circa le bugie che vengono propinate ai sardi e alle sarde.
Senza stare li a perderci troppo tempo:
- secondo Asunis, siccome il progetto  ha ottenuto il via libera dal ministero italiano allora significa che è tutto in regola dal punto di vista ambientale! Anche a Quirra avevano ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie dai ministeri competenti......
- secondo Asunis la GALSI ha assolto tutti gli obblighi di informazione della cittadinanza. Ciò pubblicando qualche articolo sull'Unione e sul Sole e organizzando qualche convegnuccio per pochi addetti ai lavori e qualche politicante debitamente lustrato. Tale brillante campagna di informazione è poi culminata con la pubblicazione in qualche quotidiano dell'elenco degli espropri e dell'invito a presentare osservazioni contro il progetto.....ciò durante il mese di agosto! Inoltre, se la campagna di informazione di GALSI fosse stata un minimo adeguata all'importanza di tale infrastruttura, definita "strategica", a noi del Comitato che, da 4 anni, ci spulciamo ogni giorno i quotidiani locali, nazionali e internazionali alla ricerca di notizie su GALSI non sarebbe di certo sfuggita la presentazione di una interrogazione al Consiglio regionale su tale tema... La GALSI avrebbe poi, sempre secondo Asunis, promosso l'informazione "circa le ricadute economiche ed occupazionali con l'organizzazione del convegno svolto a Cagliari lo scorso 23 novembre "Il Gasdotto Galsi: nuova energia per la Sardegna". C'eravamo pure noi a quel convegno. In uno degli interventi si assicurava che il gasdotto ci avrebbe procurato minimo 10.000 posti i lavoro!!!!! L'iniziativa si è conclusa con l'ingresso in sala dei carabinieri, a seguito delle urla di protesta di cittadini e cittadine indignati, che chiedevano almeno 1 (uno) intervento obiettivo e non proveniente da GALSI o da personaggi da questa ammaestrati.
- Secondo Asunis il GALSI assicurerà alla Sardegna energia "a straccu barattu". Si, proprio come la SARAS che, per chi se lo ricorda, avrebbe assicurato benzina quasi aggratis per tutti!! Se avesse dato una letturina ai recenti report della Commissione europea circa il mercato del gas non le avrebbe sparate così grosse, senza considerare che dimentica l'esistenza di un paio di regolette che disciplinano la concorrenza nel Mercato Unico Europeo. Ma il discorso è anche un'altro: se è vero che la Sardegna produce più energia di quella che consuma, come mai la nostra bolletta è uguale o più alta di quella delle altre regioni?
- dulcis in fundo, la risposta alla domanda fatidica: modalità e tempi di realizzazione dei collegameti tra GALSI e le reti di gas esistenti o da realizzare (cioè se, quando e come quel gas arriverà nelle nostre cucine)? Asunis è secco e deciso: stiamo esplorando......e cerchiamo un accordo con SNAM rete gas (ENI...indagati per corruzione in affari di gas algerino)......
E tutto ciò mentre noi assistiamo impotenti allo stupro della nostra Terra?

lunedì 29 agosto 2011

GALSI: LA SARDEGNA VUOLE VERAMENTE DIPENDERE DALL'ALGERIA?

In Sardegna, dove alcuni territori hanno già detto NO al gasdotto per motivi economici e ambientali, si sta riflettendo anche sul "dettaglio" della sicurezza?
Ieri due attentatori hanno attaccato una scuola militare situata a Cherchell, a un centinaio di chilometri a ovest di Algeri, provocando diciotto morti e un numero imprecisato di feriti, secondo quanto riporta il quotidiano El Watan. L'attentato è stato perpetrato subito dopo la fine del digiuno del Ramadan, quando i fedeli dell'Islam interrompono il il digiuno osservato durante la giornata. I due kamikaze si sarebbero fatti saltare in aria davanti all'ingresso della mensa ufficiali.
Negli ultimi anni, gli attentati ai gasdotti in tutte le aree di crisi dell'Area Mediterranea si contano a decine. L'ultimo nell'aprile scorso, quando un commando di quattro uomini armati ha attaccato un gasdotto egiziano facendolo esplodere. A seguito dell'attentato la fornitura di gas egiziano a Israele e Giordania è stata sospesa. Lo stesso gasdotto era stato preso di mira lo scorso 5 febbraio, al culmine della rivolta popolare che costrinse alle dimissioni il presidente Mubarak. Anche in quella occasione venne sospesa l’erogazione di gas.





giovedì 18 agosto 2011

GALSI: la vera politica reagisce, presentata una Mozione al Consiglio Regionale

Purtroppo il progetto GALSI va avanti da anni tra mancanza di informazione, indifferenza e ignoranza, soprattutto da parte di coloro che, in Sardegna, le sparano grosse senza essersi minimamente documentati al riguardo. Ma c'è ancora qualcun@ che ha seriamente a cuore gli interessi della nostra Isola - e dei suoi abitanti - e che si è lett@ attentamente il progetto; il resto è venuto da se. Ed ecco che la Consigliera Claudia ZUNCHEDDU, insieme ai consiglieri URAS, BEN AMARA, CUGUSI e SECHI, hanno presentato al CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA la Mozione n. 143 sulle criticità della costruzione del gasdotto Galsi.


Attendiamo ora la discussione sulla mozione e, ovviamente, il nostro Comitato non può che essere estremamente soddisfatto di questa iniziativa che, ci auguriamo, sarà l'inizio della fine di quell'orrendo scempio!

Qui di seguito alleghiamo il comunicato alla stampa di Claudia Zuncheddu.
(AGI) - Cagliari, 11 ago. - "Mentre la classe politica sarda tace, il Progetto Galsi, procede indisturbato decretando la distruzione dell'intera Sardegna e la fine di un popolo. Tutto cio' in nome della sudditanza della Regione Sardegna agli interessi del colonialismo e delle multinazionali". Lo ha dichiarato il consigliere regionale Claudia Zuncheddu (Indipendentistas) nel sottolineare che "recentemente la stampa ha riportato alla ribalta alcune inchieste giudiziarie condotte dal Tribunale di Algeri e dalla Procura di Milano in cui sarebbero coinvolte alcune societa' legate al progetto Galsi". L' opera, proposta ai sardi come un'opportunita'", secondo Zuncheddu, "di fatto e' l'ennesima e pesantissima 'servitu' di passaggio', funzionale all'Italia, all'Europa e oltre, visto che il 60% del gas trasportato dal Galsi e' di proprieta' russa. Il Galsi si candida a diventare il gasdotto piu' lungo e piu' profondo al mondo, 2880mt offshore, che parte dall'Algeria per arrivare in Toscana attraverso la Sardegna. Un tubo del diametro di 1 metro e 20 centimetri percorrera' l'intera isola (272 Km) da sud-ovest a nord-est. Inoltre una fascia di asservimento tra i 40 e gli 80 metri per parte, protetta da strutture anche murarie, costeggeranno il tubo. Per la Sardegna, definita nel progetto servitu' di passaggio, non e' prevista l'erogazione del metano e ancor meno compensazioni qualificabili come aiuti di Stato". (AGI) Red










mercoledì 17 agosto 2011

ESPROPRI: esperti a disposizione

Sono trascorsi 4 anni da quando il COMITATO ProSardegnaNoGasdotto, costituito da liberi cittadine/i senza alcun interesse personale e spinti solo dalla volontà' di fare chiarezza, ha iniziato ad interessarsi al progetto GALSI. Dopo lunghi e approfonditi studi abbiamo accertato l’assurdità di quella infrastruttura. Un’opera obsoleta e impattante che ancora oggi qualcuno intende imporre alla Sardegna in quanto ennesima "opportunità per l’isola". Ora siamo giunti alla resa dei conti. Purtroppo inaspettata a causa della disinformazione che grava sull’argomento e nonostante il lavoro svolto dal nostro Comitato che ha fatto di tutto, con gli scarsi mezzi a disposizione, per far conoscere il problema e per aprire gli occhi alla gente. In questi anni abbiamo attivato una incisiva azione di "lobby" presso l’Unione Europea, chiesto l’intervento delle amministrazioni locali, presentato opposizioni in sede di VAS e VIA. Abbiamo cercato di coinvolgere decisori politici, cittadini e organi di informazione, ma pochi ci hanno ascoltato o hanno creduto a ciò che stava per accadere. Con la conseguenza che la società GALSI ha ottenuto - quasi - tutte le autorizzazioni, nazionali e regionali, necessarie alla realizzazione della imponente, dannosa e inutile infrastruttura destinata a sventrare in due, da sud a nord, la Sardegna. Lo testimonia l’avvio della procedura che condurrà agli espropri ad oltre 4000 proprietari terrieri in tutta l’isola. Peraltro, essi non verranno informati da una "Comunicazione Personale" essendo il loro numero superiore alle 50 unità (come stabilito dalla Legge n° 241 del 7 agosto 1990). Ricordiamo che "l’Avviso di Procedimento per l’autorizzazione della costruzione del gasdotto, con accertamento della conformità urbanistica, apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, approvazione del progetto e dichiarazione di pubblica utilità" del 25 luglio scorso, è stato pubblicato, stranamente durante il periodo di pausa estiva e, in Sardegna, esclusivamente sul quotidiano La Nuova Sardegna.
Arrivati a questo punto, nonostante i deboli segnali di rivolta (per ora solo dalla Gallura, interessata anche dalla costruzione della centrale di compressione del gas a Olbia) e in attesa di un forte e deciso intervento politico, i cittadini sono obbligati a reagire utilizzando le vie di ricorso stabilite dalla legge per opporsi agli espropri. Ciò purtroppo con pochissimo tempo a disposizione in quanto l’avvio delle richieste di esproprio impone - per legge - dei limiti di tempo per opporsi....E il tempo sta già passando!
Dunque, considerata la necessità di procedere con urgenza - ormai in punta di legge - il Comitato ProSardegnaNoGasdotto, al fine di soddisfare le numerose richieste di aiuto provenienti soprattutto dai proprietari fondiari, ha contattato e ottenuto la disponibilità di due dei massimi esperti a livello nazionale del settore (tecnico-giuridico) in grado di fornire assistenza a tutti gli interessati.
Chi avesse qualsiasi interesse da salvaguardare o eccezioni da sollevare in quanto proprietario dei fondi interessati dall’attraversamento del gasdotto, o anche confinante, o per qualunque altro valido motivo, può contattarci alla casella di Posta del Comitato: prosardegnanogasdotto@gmail.com;  sarà nostra cura fornirvi i dati degli esperti.

venerdì 5 agosto 2011

IL GALSI VIOLENTERA' ANCHE BERCHIDDA

Tra qualche giorno inizia il bel festival Time in Jazz.
Pochi sanno che il territorio di Berchidda verrà attraversato per ben due volte da quell'inutile tubo che trasporterà solo danni e miseria per la nostra Terra.
Ci vogliono far credere che abbiamo bisogno della loro energia.
Ma di quanta energia ha bisogno la musica? Di quanta energia ha bisogno la cultura?
Forse, per star bene ed essere felici ci bastano il nostro sole e il nostro vento.
Anche se tra un pò ci ruberanno pure quelli.
Pensiamoci noi prima che lo facciano loro!




martedì 26 luglio 2011

IN SARDEGNA SI ACCORGONO DEL GALSI: INIZIANO GLI ESPROPRI

La storia ci insegna che i sardi e le sarde spesso non sono capaci di guardare al di la del loro naso. A volte non si accorgono del pericolo di un danno, sino a quando non ci sbattono il muso malamente.
Prendete il fallimento della chimica: da oltre 10 anni si sapeva bene che quel settore sarebbe entrato in crisi. Nessuno ha pensato di correre ai ripari. Oppure guardate un’altra delle nostre “perle”, considerata dai politicanti locali un’opportunità di sviluppo: Quirra. Nonostante l’impegno dei volontari e volontarie che, per anni, hanno lottato da soli e senza mezzi per aprire gli occhi della gente su quanto stava accadendo li, solo grazie all’intervento della magistratura si è riusciti a fare chiarezza e, forse, a fermare le malsane porcherie che venivano fatte in quel posto. Oggi, fonti attendibili ci assicurano che la prossima a cadere sarà la stessa SARAS: qualcuno sta per caso pensando a come correre ai ripari? Nemmeno per sogno!
E' così anche per il GALSI. Il gasdotto che passerà qui da noi per portare il gas altrove. Anche quell’infernale macchina da guerra è ormai in marcia, nonostante ci sia stato qualcuno che ha dedicato anni di energie e risorse per raccontare ciò che stava per accadere[1]. Nulla da fare! Adesso quel tubo trancerà in due la Sardegna per 276 km, seminando distruzione e desolazione, inutilmente. Si, inutilmente, perché di quel gas nelle case sarde non ne arriverà neppure una molecola. Ma i sardi e le sarde questo non lo sanno.. anzi, sono stati convinti del contrario!
Una storia tipica, insomma. Gli stessi ingredienti e il piatto è servito: ennesima servitù e ennesimo sfacelo ai danni della Sardegna, con l’allegra complicità dei sardi. I soliti politicanti da strapazzo in cerca di onore, gloria e privilegi, grazie al loro nome inciso nella “grande opera che passerà alla storia”. Le solite, stupide, logiche da campanile: “qui da noi vogliamo il gas ma il tubo deve passare da un’altra parte e la centrale di compressione mettetevela altrove”. I soliti discorsi da trogloditi con anello al collo e sveglia al naso: “quel tubo è un’opportunità di sviluppo e energia gratis per tutti ”. Infine, la classica ciliegina nella torta: l'occupazione! “Quel tubo ci darà 10.000 posti di lavoro”!
Ma candu mai!
Ed ecco la rivolta, finalmente. Significa che qualcuno si è sentito toccato nel suo piccolo/grande interesse: forse il fazzoletto di terra dove per anni coltivava quella vigna che dava un vino squisito, da gustare con gli amici. E’ venuto a sapere per caso che gli verrà espropriato, per lasciare il posto a un cantiere. Gli hanno raccontato che poi rimetteranno tutto a posto e tutto ritornerà come prima ma lui non si fida. Sa che in Sardegna nulla ritorna mai al suo posto, e peccato che il suo interesse cozza con quelli per la sopravivenza di colossi come ENI e SONATRACH, indagate dalla Procura di Milano per corruzione internazionale in affari di gas algerino. Tutte brave personcine!
I giornali titolano: GALSI, inizia la rivolta, partono gli espropri per pubblica utilità[2]. L’arroganza in edicola avvisa che è stato avviato il “ procedimento per l'autorizzazione alla costruzione del gasdotto… per l’accertamento della conformità urbanistica, l’apposizione dei vincoli preordinato agli espropri, l’approvazione del progetto e della dichiarazione di pubblica utilità” di quell’inutile sconcio.
Siamo al delirio. Mentre un gruppo di fuoco ben organizzato sta sventrando in due inutilmente la nostra Isola, sindaci e politicanti parlano candidamente di strani plichi ricevuti in Comune che, dopo essere stati ben annusati, verranno forse analizzati con calma; nonché di inspiegabili e inopportune accelerazioni nella realizzazione dell’opera. Comunque tutti d’accordo nel volere fortissimamente quel gas, purché il gasdotto passi fuori dal loro territorio. Che bell’esempio di solidarietà regionale e senza un briciolo di sana vergogna! Lasciando perdere il fatto che quel gas non uscirà mai dai loro fornelli.
E GALSI ha deciso! Non il consiglio regionale e neppure i consigli comunali e provinciali; come neppure la gente interessata, o gli imprenditori, tantomeno gli operatori culturali hanno deciso. GALSI ha già deciso. Deciso di fare il gasdotto e deciso di costruire le mega-centrali di compressione a S.Antioco (chi se ne frega della distruzione delle praterie di poseidonia, della devastazione della più grande concentrazione di Pinna Nobilis del Mediterraneo, degli innumerevoli posti di lavoro persi, da quello nobile e antichissimo di Chiara Vigo, che dalla Pinna Nobilis trae la seta del mare, sino a quelli della Piccola Pesca locale) e a Olbia, 19 ettari e 23mila metri cubi a Vena Fiorita, una piccola SARAS con torri alte oltre 20 metri. Tubi dappertutto di fianco all’aeroporto, sino all’isola di Tavolara. Uno sconcio per la vista, per l’ambiente…e un’insulto per l’intelligenza di chi è stato tenuto volutamente all’oscuro di tutto.
Adesso, chi ha bisogno di visibilità avrà i suoi momenti di gloria. Con il megafono giallo in mano urlerà l’indignazione sua e dei disperati che gli stanno dietro con striscioni, adesivi, fischietti e bandierine. I sindacati di nuovo in prima fila nell’ennesima battaglia per salvare la Sardegna dai predoni. Tutti a Roma..no, meglio, tutti a Bruxelles!
Nel frattempo le ruspe avanzeranno, infliggendo l’ennesima, profonda, inutile ferita alla nostra povera Terra. Un triste copione che si ripete sulla pelle della gente onesta, quella che chiede solo di essere lasciata in pace e di poter vivere e lavorare serenamente e con dignità, senza essere presa per i fondelli.

PS: ancora bugie, sempre e solo bugie: Galsi, nel suo sito e in qualche giornale, rende noto che l'avviso di procedimento è stato pubblicato "in data odierna sui siti dei Comuni interessati e sui quotidiani....." . Abbiamo fatto una ricerca presso i siti di molti dei comuni interessati e nessun sito pubblica qualcosa al riguardo!!!


[1] Il Comitato Sardo “ProSardegnaNoGasdotto” é stato costituito diversi anni fa da un gruppo di liberi cittadini e cittadine sarde, con lo scopo di monitorare l’iter del progetto denominato GALSI. Il Comitato é sorto in particolare con l’intento di fare chiarezza su tale progetto ed assicurare che i legittimi interessi dei cittadini e delle cittadine della Sardegna siano adeguatamente tenuti in considerazione ed adeguatamente tutelati. Si ritiene, infatti, che il progetto GALSI costituisca una seria minaccia per il patrimonio ambientale e archeologico, l’economia rurale, la biodiversità e la stessa integrità del territorio della nostra Isola. Tutto ciò senza che, al momento, vengano chiaramente e inequivocabilmente dimostrati i vantaggi che tale progetto può offrire, al di la della “certezza” di un approvvigionamento energetico che nessuno, nell’ora attuale ed a livello globale, é in grado di assicurare.
[2] Per la costruzione del gasdotto GALSI, è necessario eseguire uno scavo di circa 3 m. di profondità, sventrando la Sardegna lungo 272 km. Si tratta di una tubazione del diametro di 1200 mm., in parte interrata e in parte in superficie, con una “fascia di asservimento” variabile tra i 40 e gli 80 metri dove non è possibile svolgere nessuna attività umana. Il lavoro di scavo è preceduto dall’apertura di aree di passaggio che dovranno essere tenute libere per consentire i lavori e la movimentazione dei mezzi pesanti. Nelle aree occupate da boschi, vegetazione e colture arboree, vigneti, frutteti, pascoli, aree archeologiche, agriturismi, etc., comporterà il taglio e l’eliminazione delle piante, danneggiando gravemente le colture, compromettendo l’economia delle produzioni tipiche locali, le attività agropastorali e agrituristiche, senza considerare i danni all’immagine stessa del territorio, gravemente e irrimediabilmente deturpata.



sabato 16 luglio 2011

Il gravissimo impatto ambientale di quei Radar "anti-migranti"

di Antonio Mazzeo

Cortei, sit-in, presidi permanenti, interrogazioni parlamentari, petizioni popolari, esposti e ricorsi al Tar. Cresce la protesta di cittadini e associazioni ambientaliste contro l’installazione in alcune riserve naturali di Puglia, Sardegna e Sicilia dei famigerati radar anti-migranti EL/M-2226 ACSR prodotti dall’azienda israeliana Elta System. I potenti sensori sono stati acquistati dalla Guardia di finanza grazie alle risorse del “Fondo europeo per le frontiere esterne”, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, e costituiranno l’ossatura della nuova Rete di sensori radar di profondità per la sorveglianza costiera che sarà integrata al sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni della forza armata per individuare e respingere le imbarcazioni di migranti di piccole dimensioni. Un affare di decine e decine di milioni di euro per il complesso militare industriale israeliano e per la società romana Almaviva (già Finsiel), scelta d’imperio dal Comando della Gdf per approntare i siti e posare i tralicci radar.
La lista delle località prescelte per gli impianti si fa ogni giorno sempre più fitta e comprende zone costiere del sud Italia sottoposte a vincoli ambientali e archeologici. La regione più colpita è senza dubbio la Sardegna: le località individuate per insediare i mostri a microonde sono l’isola di Sant’Antioco, Capo Pecora a Fluminimaggiore, Punta Foghe a Tresnuraghes, Capo Falcone a Stintino, Punta Scomunica all’Asinara e Capo Argentiera nel comune di Sassari. Nel caso di Sant’Antioco, l’installazione radar dovrebbe sorgere presso l’ex stazione militare di Capo Sperone - Su Monti de su Semaforu, sull’altura di Tinnias, splendida area oggi di proprietà della Regione Sardegna, ricadente nel parco naturale di “Carbonia ed Isole Sulcitane”, dove sono presenti pure fabbricati particolarmente significativi dal punto di vista storico-culturale ed architettonico. L’impianto di Punta Foghe a Tresnuraghes incide invece in un territorio classificato come “Zona di Protezione Speciale”, sottoposto a rigidi vincoli di natura ambientale per consentire il ripopolamento della fauna selvatica. Ciononostante, la Regione Sardegna è giunta ad autorizzare Almaviva ad eseguire lavori “in deroga” alle norme di tutela. A Capo Pecora – Fluminimaggiore, le ruspe hanno deturpato l’arenile di Portixeddu, area SIC (sito di interesse comunitario), grattando via in particolare il cucuzzolo di Murru Biancu, la collina che dominava il litorale roccioso.
In Puglia, nelle mire della Guardia di finanza ed Almaviva, c’è invece un terreno di 300 mq ubicato tra le località “Sciuranti” e “Salanare”, all’interno del perimetro del parco naturale Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase. In questo caso, tuttavia, lo scorso 17 giugno il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha accolto la richiesta di sospensiva dei lavori d’installazione del radar presentata dal Comitato regionale di Legambiente Puglia, invalidando il parere favorevole reso dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto e dal comune di Gagliano del Capo. Per quanto riguarda invece la Sicilia, il radar è stato già montato da diversi mesi a Capo Murro di Porco presso la stazione di sollevamento fognario del Comune di Siracusa, zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico e prospiciente l’oasi marina protetta del Plemmirio, istituita nel 2005. A seguito delle proteste dei residenti dell’area, dei no war e dell’Associazione Plemmyrion, il 16 aprile 2011 la ministra dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana) aveva strappato al Comando della Guardia di finanza l’impegno ad “individuare in tempi brevi un sito alternativo per eliminare un traliccio che deturpa l’ambiente in una zona di pregio e sottoposta a tutela”, ma sino ad oggi non è stato fatto alcun intervento per rimuovere da Capo Murro di Porco le infrastrutture realizzate.
“L’installazione dei radar potrebbe comportare rischi per la salute dei cittadini, oltre che creare delle servitù militari permanenti e aggiuntive che in Sardegna, in particolare, andrebbero ad aggiungersi alle servitù già esistenti, le quali hanno prodotto per la popolazione residente già gravi conseguenze”, denuncia con un’interrogazione presentata ai ministri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa e dell’Ambiente, l’onorevole Francesco Ferrante (Pd). “Assolutamente insufficienti appaiono al riguardo le rassicurazioni del direttore generale di Almaviva, dott. Antonio Amati, secondo il quale i radar verranno installati su colline, lontane 300 metri dalle coste seguendo le procedure senza imboccare scorciatoie militari. E le emissioni elettromagnetiche saranno inferiori a quelle delle antenne dei telefonini”, riporta Ferrante. “Appare viceversa più attuale il rischio che si crei uno scempio ambientale, urbanistico e paesaggistico, come denunciato pubblicamente tra gli altri da Legambiente Sardegna, che ha chiesto su questi temi l’immediato avvio di un confronto a livello nazionale”. In conclusione, il parlamentare del Pd ha chiesto di conoscere “le procedure di assegnazione dell’appalto alla società Almaviva; l’iter amministrativo che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni ad installare i radar in zone incontaminate delle coste italiane; se, e con quale decreto, siano state riconosciute tali strutture “opere di difesa militare”; se non si ritiene improcrastinabile adoperarsi per tutelare le aree interessate dalle installazioni, nonché opportuno avviare un monitoraggio in modo che sia garantita l’assenza di pericolo di inquinamento elettromagnetico”.
Sul pericolo elettromagnetico rappresentato dall’ultima generazione di radar anti-immigrati, è intervenuto Massimo Coraddu dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Cagliari. Il fisico ha analizzato lo studio di impatto elettromagnetico prodotto dagli ingegneri Antonio Casinotti e Giampaolo Macigno per conto della società Almaviva, relativo all’installazione dei radar a Gagliano del Capo e Siracusa. “Gli EL/M2226 ACSR sono trasmettitori Linear Frequency Modulated Continuous Wave (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), con una potenza di emissione di 50 W e onde molto corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz”, esordisce Coraddu per poi denunciare come le due analisi “appaiano gravemente carenti sotto molteplici aspetti”, mentre i “risultati vengono riportati in modo poco trasparente e di difficile lettura”. “Esistono notevoli incertezze e imprecisioni riguardo le caratteristiche tecniche e l’esatta modalità di funzionamento del radar, dovute all’incompletezza di quanto riportato nell’analisi d’impatto e a incoerenza con quanto riportato dal costruttore”, scrive il fisico. “La procedura di calcolo adottata nello studio di Almaviva non è chiara (non è specificato quali strumenti software sono stati utilizzati e come); parte delle formule riportate sono erronee o inadeguate alla situazione (adozione di una approssimazione di “campo lontano” a distanze inferiori al limite che lo consente); non si è tenuto conto di tutti i contributi alle emissioni”.
Tra le gravi “incongruenze” delle caratteristiche tecniche del sistema radar, Massimo Coraddu individua quella relativa alla sua presunta velocità di rotazione costante. “Nella sua documentazione, la casa produttrice Elta-System vanta la grande capacità di risoluzione di questo radar, a loro dire capace di individuare il periscopio di un sommergibile tra i flutti a decine di Km di distanza, valutare direzione, velocità e numero di persone a bordo di una piccola imbarcazione a 20 Km di distanza. Sembra poco probabile che tali prestazioni si possano raggiungere semplicemente scansionando a velocità costante il tratto di mare antistante. È verosimile invece che la velocità di rotazione sia costante solo in fase di sorveglianza, mentre nel momento in cui un bersaglio viene individuato, il dispositivo possa essere bloccato e il fascio diretto sul bersaglio sino alla sua completa definizione. In questo caso, nella valutazione del possibile danno alle persone, deve essere individuato come peggior incidente possibile quello in cui il radar viene puntato e rimane fisso sul soggetto”.
Inoltre, in entrambe le analisi di impatto elettromagnetico, le uniche misure sul campo riportate sono quelle relative al livello di fondo dei campi presenti. “Una scelta immediatamente incongrua” scrive Coraddu. “Le misure sono state effettuate infatti con la sonda isotropa EP330, fabbricata dalla Narda S.r.l., che registra campi sino alla frequenza massima di 3 GHz, mentre il radar anti-migranti emetterà a frequenze molto superiori (oltre 9 GHz), alle quali la sonda non è sensibile, e il cui fondo quindi non può essere rilevato”.
Finanche “erronee” appaiono poi le procedure di calcolo dell’intensità delle onde irradiate negli impianti di Gagliano del Capo e Siracusa. Nello specifico, il calcolo del cosiddetto “campo vicino” - i cui effetti elettromagnetici vengono definiti “trascurabili” - è stato effettuato adoperando le formule adottate per la zona di “campo lontano”, non ottemperando a quanto previsto dalla norma CEI 211-7, per cui “ il limite di campo vicino deve essere posto alla maggiore delle due distanze, e dunque le formule approssimate per il campo lontano si potranno usare solo a distanze maggiori o uguali a 470 mt, e non a pochi metri dal sistema radiante, come specificato nella relazione”.
A conclusione del suo studio, Massimo Coraddu individua un’altra grave incongruenza nelle procedure di calcolo dell’elettromagnetismo dei sistemi made in Israele. “Tutte le stazioni radar di sorveglianza prevedono anche un dispositivo di telecomunicazione, un ponte radio per inviare i dati, in tempo reale, al centro di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computing ed Informazioni C4I del Comparto Aeronavale della Guardia di Finanza”, scrive il fisico. “Come specificato dall’Ingegner Ferri dell’impresa Almaviva spa, in sede di conferenza dei servizi, per quanto riguarda l’installazione radar di Capo Sperone (Sardegna), ad esempio, il ponte radio è realizzato con un sistema radiante fisso di 120 cm di diametro operante nella banda di 8 GHz. Le emissioni di questo sistema di telecomunicazioni devono quindi essere valutate, mentre invece in entrambe le analisi di impatto elettromagnetico viene invece misurata, in modo scorretto, solo la componente di fondo, mentre non si tiene conto in alcun modo del contributo del ponte radio.
Possiamo pertanto affermare che è stata applicata una procedura inconsistente e inadeguata per la valutazione delle emissioni nella zona circostante il radar”. I nuovi radar della Guardia di finanza, prima ancora di scatenare la loro guerra ai migranti, hanno già fatto le prime vittime: l’ambiente, il paesaggio e la salute delle popolazioni residenti.

mercoledì 29 giugno 2011

Belle parole caro Presidente! Peccato che nei fatti......

"Respingiamo l'idea che qualcuno possa impadronirsi di alcuni degli scorci di pregio delle coste della Sardegna per portare avanti progetti che risultano totalmente incompatibili con l'idea di un'Isola che vuole determinare il proprio futuro e che non è disposta a sacrificare il proprio ambiente e il proprio paesaggio per operazioni che nulla hanno a che fare con gli interessi del popolo sardo.  L'installazione di impianti eolici off-shore nei pressi delle coste sarde e'vietato".
Non sono le parole di un Comitato di cittadini e cittadine che da anni lotta contro l'ennesima servitù imposta alla nostra Isola in cambio solo di distruzione, scempi e profonde ferite. Sono le parole di Ugo Cappellacci, il Presidente della regione Sardegna, in merito alla possibile sistemazione di pale eoliche al largo delle coste dell'Isola.
Evidentemente il Presidente non conosce, o fa finta di non conoscere, il progetto GALSI che la Regione Sardegna continua imperterrita a sostenere nonostante l'evidenza dimostri che si tratta proprio di un progetto che "risulta totalmente incompatibile con l'idea di un'Isola che vuole determinare il proprio futuro e che non è disposta a sacrificare il proprio ambiente e il proprio paesaggio per operazioni che nulla hanno a che fare con gli interessi del popolo sardo".

Caro Presidente, noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto siamo qui anche per questo, per capire dove e come il GALSI è compatibile con l'autodeterminazione del Popolo Sardo che lei tanto decanta, e dove e quali sono gli interessi dei sardi che quel progetto andrebbe a soddisfare. Ci faccia capire, dunque. Gliene saremo grati.

martedì 3 maggio 2011

Da Cagliari uno sguardo sull'Algeria

 Sabato 7 maggio alle 9.30 a Cagliari, presso l'Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, il Co. Sa. S. (Comitato sardo di solidarietà) organizza una Conferenza – dibattito dal titolo: "Uno sguardo sull'Algeria, studi e riflessioni sul quotidiano che cambia". Introduce i lavori Anna Maria Carta
Presidentessa del Co.Sa.S. In programma una Relazione di Arianna Obinu, ricercatrice sull’immigrazione irregolare algerina in Sardegna. Seguirà: Voci e racconti dall’Algeria e un Dibattito. Coordina: Rosanna Depau, referente Co.Sa.S per il Progetto Algeria.

venerdì 29 aprile 2011

ENERGIA IN SARDEGNA. TANTI CONVEGNI E TANTA CONFUSIONE

Ho partecipato al Convegno“ RISPARMIO, EFFICIENZA E FONTI RINNOVABILI: PER UN PIANO ENERGETICO NAZIONALE SENZA NUCLEARE” di cui allego il programma. Era organizzato dal Comitato che in Sardegna promuove il SI contro il nucleare nell'imminente referendum del 15 maggio. Moderava Tiana di Legambiente, largamente visibile e rappresentata nel corso del dibattito. 
Era già il terzo incontro a cui partecipo al fine di sensibilizzare la gente sul GALSI. Noi del Comitato non veniamo mai invitati e, quindi, siamo costretti ad intrufolarci nelle iniziative, chiedendo di essere inseriti nella lista per il dibattito, oppure alzando la manina e facendo la solita domandina: "avete mai sentito parlare del GALSI?".
L'incontro di oggi è stato mitico per le contraddizioni che è riuscito ad esprimere.
Tutti gli interventi, dico tutti, erano favorevoli alla diffusione delle energie rinnovabili ed ad indirizzare gli investimenti in quel settore. E' stata anche evidenziata (Chicco Porcu - PD) la necessità di riprendere in mano il vecchio fantasma del PEARS, il piano energetico regionale, anche se poi, mi sembra, lo stesso PD ha già le idee ben chiare in materia. L'unica ad aver parlato del GALSI, dichiarandosi apertamente contraria, è stata Claudia Zuncheddu, consigliera regionale e candidata sindaca di Cagliari sostenuta da una coalizione indipendentista. 
Legambiente, invece, ha ammesso di essere favorevole al GALSI, avendo anche costituito un gruppo di studio sull'argomento e avendo partecipato attivamente alla campagna di disinformazione, diciamo noi, da tempo avviata da GALSI in Sardegna . Tiana ha comunque manifestato la sua disponibilità a rivedere il progetto. Anche noi del Comitato manifestiamo la nostra disponibilità a collaborare con loro se decidessero, come auspichiamo, di ripensarci. 
Nel mio intervento, rigorosamente ultimo e quando la sala iniziava ormai a svuotarsi, ho potuto evidenziare solo alcune delle gravi contraddizioni che caratterizzano talune posizioni e la stessa politica regionale. Ossia:
- Si conferma che la Sardegna produce oggi molta più energia di quella di cui ha bisogno, salvo poi considerare che il GALSI è importante perchè assicura energia "pulita" nel periodo di transizione verso la diffusione nell'Isola delle energie rinnovabili!
- Tutti sono d'accordo per la diffusione delle energie rinnovabili ma poi tollerano l'impiego di danaro pubblico per costruirne una NON rinnovabile che, peraltro, non lascia gas qui da noi ma ci attraversa soltanto.
- Tutti convengono sui danni enormi che potrebbe generare il nucleare qui da noi, salvo poi disinteressarsi allegramente dello sfacelo che produrrà il GALSI nella nostra Terra.
- Capellacci firma a Bruxelles il Patto delle Isole per le Energie Rinnovabili e la nostra finanziaria regionale, la SFIRS, fa affari nel GALSI con ENI e Sonatrach, su cui indaga la Procura di Milano per corruzione internazionale in affari di gas algerino!
La confusione regna sovrana. E nella confusione c'è chi, come sempre, fa affari d'oro.
Durante il mio intervento sono stato interrotto, peraltro  in modo poco educato, da qualcuno di cui non ricordo il nome ma che credo lavori o abbia lavorato per l'Università di Cagliari, ingegneria del territorio, credo. Mi ha interroto in relazione alla mia affermazione secondo cui il gasdotto, nell'atterraggio a S.Antioco passerebbe accanto al vulcano Quirino, responsabile diverso tempo fa del leggero terremoto che sentimmo anche a Cagliari. Secondo quel Signore, Quirino sarebbe spento da tempo. A noi non risulta ma, comunque, abbiamo chiesto il parere dell'INGV. Ho comunque colto l'occasione per ricordare a tutti che il GALSI arriverà in una zona dove si tengono imponenti esercitazioni militari e dove qualcuno intende piazzare un radar potentissimo, in grado di interferire pericolosamente sul gasdotto.
Ho concluso l'intervento parlando di Chiara Vigo. L'arrivo di quel tubo spazzerebbe via per sempre la più alta concentrazione di Pinna Nobilis del Mediterraneo. Chiara trae da essa la seta del mare, con cui tesse il tessuto degli dei.

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RISPARMIO, EFFICIENZA E FONTI RINNOVABILI: PER UN PIANO ENERGETICO NAZIONALE SENZA NUCLEARE
SI contro il referendum
Giovedì 28 aprile 2011 - ore 16.00
Sala ex Cappella – Provincia di Cagliari
Ingressi: Viale Ciusa ; Via Giudice Guglielmo Cagliari
Coordina Vincenzo Tiana Presidente Legambiente Sardegna
Saluti
- Ignazio Tolu Assessore Difesa Ambiente Provincia di Cagliari
Relazione
- Stefano Ciafani Responsabile scientifico di Legambiente
Interventi
nel corso del dibattito aperto al contributo del pubblico
- Carla Maria Migoni Direttrice Regionale Legambiente Sardegna
- Massimo Pintus Direttore Nazionale Ecologisti Democratici
- Fanny Cao Presidente Italia Nostra Sardegna
Comitato regionale VOTA SI per fermare il nucleare - Associazioni e organizzazioni aderenti:
ACLI, AMBIENTE IDV, AMICI DELLA TERRA, ARCI, CGIL, COSTITUENTE ECOLOGISTA, ECOLOGISTI DEMOCRATICI, FARE VERDE, GRUPPO D’INTERVENTO GIURIDICO, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE, LIPU, MOVIMENTO PER LA DIFESA DEL CITTADINO, OFFICINA ECOLOGISTA, OSVIC, SARDEGNA SOLIDALE, TUTELA AMBIENTE NATURA, WWF, Gavino Sale rappresentante IRS, AIAB, FIPSAS, FITET, FIWUK, AMBIENTE SARDEGNA, CAGLIARI CITTA’ CICLABILE, COMITATO SI NO NUCLE, ASSOCIAZIONE SUCANIA.

martedì 19 aprile 2011

SU RAI RADIO 1 SI PARLA DI GALSI: MITICA PUNTATA DI CANNACA TRABALLA

Mercoledì 20 aprile alle ore 12.30 sui 90.7 Mhz di Rai Radio 1 non perdetevi Cannacca Traballa, con le voci di Rossella Faa, Elio Turno Arthemalle e Damiana Culeddu. La puntata è interamente dedicata al GALSI. Presente in studio Sergio Diana, il potavoce (in sardo, spagnolo, inglese e francese) del Comitato ProSardegnaNoGasdotto.

giovedì 14 aprile 2011

Eni: la procura di Milano indaga sulle attività in Algeria

La Regione Sardegna, tramite la propria finanziaria SFIRS, è partner di ENI e della algerina Sonatrach nel progetto GALSI.
La Sardegna merita di essere considerata invischiata in tali squallidi traffici internazionali?

Sotto la lente degli investigatori le attività della Saipem, società controllata dal Cane a sei zampe, nel paese nordafricano. L'ipotesi investigativa è di corruzione internazionale
Ancora grane in vista per la corazzata statale guidata da Paolo Scaroni. In un momento in cui le rivolte del mondo arabo mettono a serio rischio contratti e provviste milionarie, a complicare la vita al cane a sei zampe ora arriva anche la procura di Milano.
E’ di qualche giorno fa la notizia che i pm meneghini stanno indagando sulle attività in Algeria di Saipem, la controllata dell’Eni attiva nell’ingegneria petrolifera. I pubblici ministeri Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno infatti aperto un fascicolo, per ora a carico di ignoti, con l’ipotesi di corruzione internazionale. La circostanza è emersa dall’ultimo bilancio di Eni e contestualmente da quello di Saipem il 29 marzo e dopo qualche giorno è stata ripresa dalle agenzie di stampa e ha trovato conferma in ambienti giudiziari.
I due pm sono gli stessi che sostengono l’accusa nel processo che si apre il 5 aprile a carico di cinque ex manager di Snamprogetti (controllata di Saipem) e contro la stessa Saipem. Per loro, anche in questo caso, l’ipotesi di corruzione internazionale per presunte tangenti pagate in cambio di appalti per la costruzione di sei grandi impianti di trasporto e stoccaggio di gas in Nigeria.
I magistrati per la nuova indagine, si legge nel bilancio di Eni, hanno chiesto invece documenti relativi ad attività di società del gruppo Saipem in Algeria per il contratto GK3 e il contratto Galsi/Saipem/Technip). Di cosa si tratta?
Il GK3 è un gasdotto algerino per cui Saipem si è aggiudicata alcuni lavori di costruzione. In particolare di un tratto lungo circa 350 chilometri che deve collegare due località situate nel Nord-est del Paese alle città costiere di Skikda e di El-Kala. Lo scopo del progetto è aumentare la capacità di trasporto della compagnia petrolifera di stato Algerina Sonatrach così da alimentare, tra l’altro, il Galsi, il gasdotto che dovrebbe collegare l’Algeria, (paese ricchissimo di gas con riserve per 160 trilioni di metri cubi), alla Toscana attraverso la Sardegna e la cui realizzazione è in capo a una società partecipata da Sonatrach al 41,6%, Edison (20,8%), Enel (15,6%) Hera (11,6%) e Sfirs (10,4%), la finanziaria di investimento della Regione Sardegna.
L’opera ha ricevuto il parere positivo dei ministeri competenti sulla valutazione di impatto ambientale proprio qualche giorno fa. Il valore della commessa sul Gk3, assegnata nel 2009 a Saipem e alla stessa Sonatrach, è di 580 milioni di dollari.
Il contratto Galsi/Saipem/Technip dovrebbe invece riferirsi ai 10 milioni di euro, assegnati nel 2009 da Galsi a Saipem e alla francese Technip, «per la progettazione dell’ingegneria di base e di dettaglio della sezione a terra in Sardegna e Toscana» dello stesso Galsi.
Sulle indagini in corso, per ora non ci sono ulteriori dettagli, ma è facile immaginare che in qualche modo i magistrati si siano interessati agli affari algerini di Saipem anche per via del terremoto giudiziario che ha travolto l’anno scorso il colosso energetico statale Sonatrach, i cui vertici sono stati decapitati e accusati di malversazione e corruzione.
Nel paese nordafricano, che rappresenta la maggior parte dei suoi ricavi onshore, Saipem ha numerosi contratti proprio insieme a Sonatrach, partner obbligatorio per chiunque voglia investire nel settore. Solo nel 2008, un giro d’affari di 6 miliardi.
Come conseguenza lo “scandalo” Sonatrach l’anno scorso ha portato anche alle dimissioni del potente ministro dell’Energia Chakib Khelil. Già nel 2010 i giornali algerini avevano parlato del coinvolgimento di società straniere nelle indagini. Chissà che l’eco, a un anno di distanza, non sia arrivato veramente oltre mediterraneo.

martedì 12 aprile 2011

GALSI: 10 domande ai partiti, movimenti e sindacati della Sardegna.

Ci risulta che il vostro partito, movimento o sindacato:
- sostiene il progetto denominato GALSI, relativo alla costruzione di un gasdotto che, partendo dall’Algeria, attraverserà la Sardegna per portare il gas nel resto d’Italia;
- non sostiene apertamente il progetto GALSI ma lo tollera senza approfondirne la natura e le implicazioni per la nostra Isola;
- non è informato al riguardo.
Allo scopo di chiarire le idee di tutti/e vi invitiamo a voler cortesemente rispondere alle seguenti domande:
1. Secondo voi, per quale motivo il progetto GALSI non e' più una priorita' in campo energetico per l'UE? Forse perche' l'UE sa bene che i gasdotti sono una tecnologia ormai superata che utilizza una fonte energetica non rinnovabile? Non e’ che ormai il futuro e’ in progetti come DESERTEC, che interessa anche la nostra Isola?
2. Si dice che GALSI porterà il gas in Sardegna. Sapete indicare esattamente in quale voce del bilancio nazionale, regionale o dell'UE stanno i soldi attraverso i quali si finanzieranno le infrastrutture necessarie a collegarsi al gasdotto e utilizzare quel gas? Ricordiamo che si chiama GALSI: "Gasdotto Algeria Italia via Sardegna".
3. Si parla di territori dell'Isola che ripongono aspettative sul GALSI? Quali sono? Sapete dire nomi e cognomi dei sindaci e degli imprenditori che sanno veramente di cosa si tratta? Sapete che esiste un lungo elenco di imprenditori che hanno saputo per caso del GALSI e, sempre per caso, hanno saputo che sventrerà i loro vigneti secolari di Turriga e Vermentino, o i loro agriturismi realizzati con enormi sacrifici? In ogni caso, ecco una recente nota da cui si evince il pensiero degli europei al riguardo.
4. Si dice che le imprese sarde parteciperanno alla gara per la realizzazione del gasdotto (+ o - come quelle che hanno partecipato al G8 de La Maddalena :-). Quante imprese sarde conoscete come specializzate nella costruzione di opere complesse come un gasdotto e in grado di partecipare a una gara di quelle dimensioni? Credete veramente che le multinazionali che vinceranno la gara per la posa dei tubi saranno sarde e/o useranno manodopera sarda? Avete visto i mezzi che vengono usati? Li avete mai visti in Sardegna?
5. La centrale da 400 megawatt che, si dice, verra’ costruita a Ottana per essere alimentata con il gas del GALSI, a sua volta cosa andra' ad alimentare? Il riscaldamento delle case dei cassintegrati, dei disoccupati e dei disperati, vittime dell'ennesima beffa industriale ai loro danni?
6. Sapete che la legge nazionale per la metanizzazione del Mezzogiorno risale agli anni 80 ( legge 28 novembre 1980, n. 784)? Non ritenete che qui da noi si assista a un bislacco tentativo di attuazione di una legge con “leggero” ritardo? Sapete che ci sono paesi che stanno addirittura eliminando i gasdotti e non di certo per sostituirli con centrali nucleari?
7. Sapete dire perché le famiglie sarde non dovrebbero poter alimentare le proprie case con il sole e il vento, senza bisogno di tranciare in due la propria Terra? Non sono forse risorse disponibili in abbondanza qui da noi (sino a quando non finiranno per rubarci pure quelle)? Non e' che, per caso, qualcuno ha forti, forti interessi affinche' si continui a dipendere?
8. GALSI sostiene che creerà in Sardegna circa 10.000 posti di lavoro! Noi abbiamo verificato quanti posti di lavoro sardi sono stati creati sinora da GALSI da quando ha iniziato ad operare. Il risultato è: nemmeno 1. Qualcuno ha fatto i conti dei posti di lavoro che invece si rischia di perdere?
10.Per quale motivo persone come Mauro Pili (PdL) o Paolo Fadda (PD) sostengono il GALSI? Forse per gli stessi motivi per cui si considerava il Poligono di Quirra un'opportunita' per lo sviluppo dell'Isola?
Vi ringraziamo per la collaborazione.

giovedì 7 aprile 2011

CONTINUA IL SUCCESSO DI SOS RINNOVABILI. ADERITE ANCHE VOI E FIRMATE!!

Cresce e dilaga il numero dei sottoscrittori dell'appello di SOS Rinnovabili. Siamo diventati quasi 36.000 in 4 giorni e mezzo! Se ciascuno di noi fa firmare l'appello raggiungiamo la soglia fatidica di 100.000.
Vi ricordiamo il link: http://www.sosrinnovabili.it/appello.htm
Nel frattempo le associazioni di categoria si sono sensibilizzate grazie alla nostra campagna e stanno cercando un fronte comune. Oggi si terranno le assemblee dei soci di GIFI e Asso Solare. APER, AEF e ISES hanno già trovato una posizione congiunta. La nostra voce diventa sempre più forte e autorevole. Da domani andiamo a consegnare fisicamente le firme raccolte. Invitiamo tutti coloro i quali hanno a cuore il futuro pulito dell'energia italiana a partecipare ai sit-in informativi che stiamo organizzando per domani e per i giorni a seguire presso le più importanti sedi istituzionali di Roma. Vorremmo fare un presidio permanente. Sarà un’occasione per dimostrare quanti siamo, quanto valiamo e quanto ci stanno a cuore i nostri obiettivi.  Mandate la vostra disponibilità di giorno e di ora per tutti i sette giorni seguenti.
Forza, forza!

giovedì 24 marzo 2011

BASTA CON I PACCHI ENERGETICI AI DANNI DELLA SARDEGNA


NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE DALLE RASSICURAZIONI TATTICHE E ANDIAMO CON COSCIENZA A VOTARE AL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO PER FAR SAPERE CHE NE IN ITALIA NE IN SARDEGNA ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE. IO AGGIUNGO: NEMMENO DEL GALSI
“E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” mormorava il Ministro Prestigiacomo, rivolgendosi ai suoi colleghi di partito, qualche giorno fa in un fuori onda intercettato da un’agenzia. Già lo si sapeva ma la ringraziamo comunque per aver dato riprova agli italiani, con poche battute, del fatto che decisioni come quelle del futuro energetico italiano si giocano in base alla conta degli elettori.
Il dietrofront della Prestigiacomo, come la “pausa di riflessione responsabile” annunciata dal Ministro Romani, possono dunque essere letti in un’ottica di convenienza elettorale. Le ragioni di stato, il bene comune, il futuro dei nostri figli e nipoti, il rispetto dell’ambiente, tutto giocato sul tavolo dell’imminente appuntamento alle urne, in particolare di quello referendario. L’importante è saperlo.
La mossa più efficace in questo senso va riconosciuta al Consiglio dei Ministri che ha annunciato la moratoria di un anno al programma nucleare. L’azione cela una rassicurazione tattica mirata a scoraggiare l’affluenza degli elettori ai Referendum, già messa a dura prova dal mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Il messaggio pone la sicurezza in primo piano e vuole lasciare ad intendere che alla luce della situazione di emergenza e allarme che si è venuta a creare nelle centrali nucleari di Fukushima, in Giappone, il ritorno al nucleare dell’Italia potrebbe essere scongiurato.
Rassicurati anche dalla programmazione di appositi “stress test”, come stabilito dal Consiglio europeo straordinario del 22 marzo, cui sottoporre le centrali europee più vecchie, ma non solo quelle, gli italiani dovrebbero sentire mitigata l’urgenza di esprimere il proprio vincolante parere in occasione del referendum abrogativo del 12 giugno. Non cadiamo in questo errore. L’unico modo per fermare davvero il nucleare, per far sì che l’attuale “pausa di riflessione” non si concluda nell’arco di un anno riaprendo l’iter per la realizzazione delle centrali è votare “SI’” al Referendum. Per raggiungere il quorum devono votare almeno 25 milioni di italiani. Non facciamoci condizionare andiamo con coscienza a far sapere che in Italia non abbiamo bisogno del nucleare (Gianfranco PadovanC - Presidente EnergoClub - http://www.energoclub.org/).
Io aggiungo: basta con i PACCHI ENERGETICI ai danni della nostra Isola, che continuano a tirarci anche grazie alla complicità di questa viscida "classe politica" che sta ammorbando la Sardegna. BASTA!!! Non si tratta solo di centrali nucleari, davanti ai nostri occhi si sta consumando l'ennesimo pacco energetico. Si chiama GALSI. Ci vogliono far credere che porterà il gas in Sardegna. Bugie. Squallide bugie. E poi, di quel gas proveniente dall'ennesima nazione governata da dittatori destinati a capitolare..cosa ce ne facciamo? E il nostro sole? E il nostro vento? Perché vogliono farci credere che non sono sufficienti ad alimentare tutte le nostre esigenze energetiche? Che ci serve gas e che ci servono le scorie..Per cosa? Ve lo dico io: PER ALIMENTARE I LORO SPORCHI AFFARI!!

lunedì 7 marzo 2011

10 domandine sul GALSI

Quanto ne sapete sul GALSI? Ecco 10 domandine per scoprirlo:

1. Per quale motivo persone come Mauro Pili (PdL) o Paolo Fadda (PD-L) sostengono il GALSI? Forse per gli stessi motivi per cui consideravano il Poligono di Quirra un'opportunita' per lo sviluppo dell'Isola?

2. Per quale motivo il progetto GALSI non e' per l'UE una priorita' in campo energetico? Non e' forse perche' l'UE sa bene che i gasdotti sono una tecnologia ormai superata che utilizza, peraltro, una fonte energetica non rinnovabile e quindi investe su altre fonti, meno dispendiose, che utilizzano nuove tecnologie e fonti rinnovabili, o tali da affrancare effetivamente il sistema energetico europeo dal monopolio di pochi e instabili paesi (Nabucco)? Non e’ che ormai il futuro e’ in progetti come DESERTEC, che interessa anche la nostra Isola?

3. Sapete indicare esattamente in quale voce del bilancio nazionale, regionale o dell'UE stanno i soldi attraverso i quali i sardi finanzieranno le infrastrutture necessarie a collegarsi al gasdotto e utilizzare quel gas? Ricordiamoci che si chiama GALSI: "Gasdotto Algeria Italia via Sardegna".

4. Si parla di territori dell'Isola che ripongono aspettative sul GALSI? Quali sono? Mi sapete dire nomi e cognomi dei sindaci e degli imprenditori che sanno veramente di cosa si tratta? Sapete che esiste invece un lungo elenco di imprenditori che, come la maggior parte, hanno saputo per caso del GALSI e, sempre per caso, hanno saputo che attraversera' i loro vigneti secolari di Turriga, Vermentino, o i loro agriturismi realizzati con enormi sacrifici? In ogni caso, ecco una recente nota da cui si evince il pensiero degli europei al riguardo.

5. Si dice che le imprese sarde parteciperanno alla gara per la realizzazione del gasdotto (+ o - come quelle che hanno partecipato al G8 de La Maddalena :-). Quante imprese sarde conoscete come specializzate nella costruzione di opere complesse come un gasdotto e in grado di partecipare a una gara di quelle dimensioni? Credete veramente che le multinazionali che vinceranno la gara per la posa dei tubi saranno sarde e/o useranno manodopera sarda? Avete visto i mezzi che vengono usati? Li avete mai visti in Sardegna?

6. La mega centrale da 400 megawatt che, si dice, verra’ costruita a Ottana per essere alimentata con il gas del GALSI, a sua volta cosa andra' ad alimentare? Il riscaldamento delle case dei cassintegrati, dei disoccupati e dei disperati, vittime dell'ennesima beffa industriale ai loro danni?

7. Sapete che la legge nazionale per la metanizzazione del Mezzogiorno risale agli anni 80? Non ritenete che qui da noi si assista a un bislacco tentativo di attuazione e con leggero ritardo? Sapete che ci sono paesi che stanno addirittura eliminando i gasdotti e non di certo per sostituirli con centrali nucleari?

8. Non mi soffermo a domandare circa la diversificazione delle fonti energetiche di cui Pili (famoso tecnico esperto in temi energetici) tratta con tanta disinvoltura mentre, con tutto cio' che sta accadendo in Libia, Algeria, ecc.., la stessa UE appare fortemente disorientata al riguardo. Chiedo pero': mi sapete dire perche' le famiglie sarde non dovrebbero poter alimentare le proprie case con il sole e il vento, senza bisogno di tranciare in due la propria Terra? Non sono forse risorse disponibili in abbondanza qui da noi (sino a quando non finiranno per rubarci pure quelle)? Non e' che, per caso, qualcuno ha forti, forti interessi affinche' si continui a dipendere?

9. Quanti posti di lavoro per i sardi e le sarde? GALSI sostiene che creerà in Sardegna circa 10.000 posti di lavoro! Un'affermazione che non ha bisogno di commenti e che ci ricorda quell'ormai lontana milionata di posti di lavoro promessa dal Cavaliere. In ogni caso, per avere una prima risposta, basta verificare quanti posti di lavoro sardi sono stati creati sinora da GALSI da quando ha iniziato ad operare. Noi l'abbiamo fatto. Il risultato è: nemmeno 1.

10. C'è ancora qualcuno che crede che il gas ci costerà meno?

domenica 6 marzo 2011

GALSI: se quella e' una Valutazione di Impatto Ambientale io mi chiamo Paperino

Cerebrolesi e persone senza scrupoli autorizzano allegramente lo scempio ai danni di una intera Regione!!! La follia non ha piu' limiti ormai.Uno crede che, con tutto cio' che sta succedendo in Sardegna, certe cose i sardi e le sarde le abbiano comprese e, una volta toccato il fondo, si risalga a galla..Ebbene: noooooo, stiamo scavando!!
Necessita' di riesami,  ammissioni di "incidenza negativa sull’habitat", pareri ancora da acquisire circa vincoli idrogeologici e ambientali, tantissime autorizzazioni ancora in sospeso, violazione di varie convenzioni internazionali, tra cui quella di Arhaus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale....Eppure tutti esultano, ormai pare che per il GALSI la strada sia tutta in discesa. Ma si puo' sapere cosa hanno valutato quei signori? Ve lo dico io: i loro interessi!! Solo ed esclusivamente i loro sporchi interessi e quelli delle lobby di potere che gli assicurano la poltroncina ben pagata con i nostri soldini. Ecco cosa hanno valutato.
E noi che dovremo stare a guardare, applaudire e prepararci a subire l'ennesimo scempio, in nome dello sviluppo...Si...ma del loro conto in banca...
Adesso BASTA!
Il nostro Comitato era preparato anche a questa, ben sapendo che questo tipo di VIA quei signori di certo non l'avrebbero negata. Da mesi ci spulciamo le carte e, state certi/e, questa volta sara' diverso. Siamo in tanti, sardi e sarde, svegli,  tecnicamente preparati e stanchi di prenderla nel culo.
 
 
A Barack Obama di Sandro Bondi

... Barack Obama e Silvio Berlusconi sono due personalità molto diverse, ma hanno in comune una qualità tipica dei leader: il carisma. Quando appaiono, quando parlano, perfino quando camminano, la folla li riconosce. Il carisma è una dote naturale, un fluido misterioso che unisce un uomo a un popolo e che rende possibile raggiungere grandi mete di cambiamento. A Barack Obama dedico questa poesia:
Impronta ancestrale
Fuoco purificatore
Cammino spirituale
Perla nera"

martedì 1 marzo 2011

Grazie Mariella!

Sono anni e anni che Mariella Cao, con il Comitato Sardo Gettiamo le Basi, lotta per far luce su ciò che accade a Quirra. Alla fine ce l'ha fatta. Finalmente la verità ha visto la luce. Che grande successo e che grande persona! E come lei ce ne sono tanti/e che, senza nessun interesse personale, spesso lottano da soli/e, con pochi mezzi a disposizione e senza poter contare su uno straccio di mezzo di comunicazione che li sostenga, anzi....E' dura. Durissima. E per questo che bisogna ringraziare chi non si arrende. Grazie Mariella per ciò che hai fatto.
Adesso altre lotte ti attendono....Cosa ne pensi di un bel gasdotto?.........

Un giretto in bici a quartu SE? Why not!

Ciao Raga, a Quartu SE vogliono eliminare una pista ciclabile in centro.Questa volta l'hanno fatta grossa! Se passa la linea che le piste si possono anche eliminare una volta costruite siamo fritti!! Non è periodo! Ogni pista ciclabile eliminata è un passo indietro nella civiltà, un rischio in più per ogni ciclista e merda in più nei nostri polmoni.
Credo che con un paio di amici di Quartu e Cagliari venerdì 11 marzo dalle ore 19 ci faremo un giretto in bici per vedere come è la situazione della ciclabilità urbana a Quartu SE, nella zona di viale Colombo e, in particolare, in via S.Benedetto. Li ci faremo anche due cordiali chiacchiere con i negozianti del luogo che, pare, abbiano bisogno di qualche delucidazione sull'uso delle bici nelle città, sull'inquinamento e su come le attività commerciali aumentano dove circolano più biciclette. Se lo incontriamo possiamo anche discutere di queste cose con l'attuale sindaco che, sembra, anche lui ha bisogno di capire certe cose. Chi ne ha voglia si può unire a noi......Possiamo organizzarci per l'ospitalità e, se ce la facciamo, dopo il giretto ci fermiamo a bere qualcosa a casa di amici....Fate girare..........please.