Il GAS non ci serve e
ci renderà sempre più dipendenti! Abbiamo sole e vento, e produciamo energia in
surplus. Era il momento per cogliere l'occasione di proseguire sulla
strada dell'indipendenza energetica e raggiungerla nel prossimo futuro, ma
sembra che in Sardegna vogliamo continuare a dipendere da altri paesi, dai grandi colossi
del gas! Con il "gasdotto" che il governo vuole costruire in Sardegna
e che danneggerà per sempre il nostro bellissimo paesaggio e darà il colpo di
grazia alla nostra economia locale, rinunceremo per sempre alla nostra
opportunità di indipendenza energetica. Intanto, l'organizzazione Friends of the Earth Europe lancia l'allarme: anche la politica energetica Europea sarebbe
fortemente influenzata dall'industria del gas. Segnaliamo al riguardo
questo interessante articolo: http://www.eunews.it/2017/05/11/la-politica-energetica-ue-e-profondamente-influenzata-dallindustria-del-gas/85120
lunedì 29 maggio 2017
venerdì 26 maggio 2017
Ovunque si guardi, siamo dinanzi ad uno sforzo globale senza precedenti....Tranne che in Sardegna
Il più grande investimento in energia pulita (329 miliardi di dollari nel 2015), la più grande capacità di produrre energia da nuove fonti rinnovabili (un terzo in più rispetto al 2014), il costo più basso mai raggiunto dall'energia solare (in Cile costa la metà del carbone), il più grande periodo di tempo in cui un Paese ha utilizzato esclusivamente energia elettrica da fonti rinnovabili: 113 giorni in Costa Rica.
La velocità del cambiamento verso un'economia pulita è impressionante. Quest'anno, sono stati installati mezzo milione di pannelli solari al giorno, mentre la Cina ha costruito due turbine eoliche all'ora. Centrali eoliche in Danimarca, parchi solari in Marocco, energia dalle onde e dalle maree in Scozia.
La nostra specie non si è mai impegnata tanto in un compito così vasto.......
Ovunque si guardi, siamo dinanzi ad uno sforzo globale senza precedenti....Tranne che in Sardegna.
EUSEW, la Settimana europea dell'Energia Sostenibile 2017. Auspicata la partecipazione della Regione Sardegna
La Settimana europea dell'Energia Sostenibile 2017(EUSEW), si svolgerà a Bruxelles dal 19 al 25 giugno 2017. A Bruxelles è fortemente auspicata la partecipazione dell'assessora regionale all'industria Piras, magari in compagnia dei suoi collaboratori, consulenti e "ispiratori". La Capitale d'Europa è in fermento in attesa di conoscere i dettagli del progetto innovativo e sostenibile di "Sistema Trasporto Gas Naturale" che questa giunta intende realizzare in Sardegna. Voci di corridoio sussurrano di una specifica sezione "BIG LAUGHS" che verrebbe istituita appositamente per l'occasione.
mercoledì 24 maggio 2017
Anche in Sardegna la storia si ripete. Ma lo fa con una rapidità impressionante!
Illustriamo nel dettaglio l'operazione di "coinvolgimento dei cittadini" nel progetto più impattante che la Sardegna abbia mai tentato di realizzare nella sua storia*.
Come
è ben noto a tutti (?), diversi giorni fa è scaduto il termine per
presentare osservazioni circa il progetto di gasdotto che il
governo italiano e le “lobby” energetiche hanno deciso di imporre
alla Sardegna a
tutti i costi e "costi quel che costi", con
la ovvia complicità dell'attuale giunta regionale e della “classe
politica” sostenuta da una certa parte della popolazione.
Il
termine di 60 giorni decorreva dal
16 marzo scorso,
data di pubblicazione sull'Unione Sarda (quotidiano ormai conosciuto solo
grazie alla ben documentata "pagina dei morti") di un
anonimo trafiletto dal titolo genericamente sibillino (“avvio
procedura di valutazione di impatto ambientale”) e scritto a
caratteri così piccoli che si intravvede chiaramente la volontà di
escludere una certa fascia d'etá dalla vicenda!
Successivamente,
in data 11 maggio e a pochi giorni dalla scadenza entro cui
presentare le “osservazioni”, l'annuncetto è stato pubblicato
anche sul
sito "Regione
Sardegna Ambiente".
Anche in questo caso l'operazione non brilla certo per “E-Democracy”, dove, hainoi, la Giunta avrebbe scommesso “sul maggiore coinvolgimento di cittadini nelle politiche pubbliche”.
Ma poichè qui, evidentemente, non si
tratta di politiche pubbliche ma di ben altro, noi
siamo stati sicuramente tra i pochi impavidi ad andare a frugare nel
sito per cercare la documentazione e, per i più curiosi, illustriamo
brevemente l'arduo percorso:
-
giunti finalmente qui, non cercate gasdotto o roba del genere più complessa ma
spingetevi oltre, immaginando una nuova “versione fashion" del
termine.
Ed eccovi a: "Valutazione di impatto
ambientale per il “Sistema Trasporto Gas Naturale Sardegna –
Sezione Centro Sud” ubicato in vari comuni delle province di
Oristano, Sud Sardegna e della Città Metropolitana di Cagliari".
Alla
fine del giro trovate la documentazione che - in 60 giorni per gli
Union-Sardisti e in 5 giorni per il resto dell'Umanità, avreste
dovuto leggere con estrema attenzione al fine di presentare eventuali
"osservazioni" su quello che dovrebbe essere il progetto più impattante che la
Sardegna abbia mai realizzato nella sua storia.
Ecco i documenti.
Non siamo riusciti a contare le pagine. Se vi volete divertire fate
pure...
Progetto
Definitivo - Volume 1 [File.zip]
Progetto Definitivo - Volumi 2-3-4 [File.zip]
Progetto Definitivo - Volume 5 [File.zip]
SIA - Volume 6 [File.zip]
SIA - Volume 7 parte 1 [File.zip]
SIA - Volume 7 parte 2 [File.zip]
SIA - Volume 8 [File.zip]
SIA - Volume 9 [File.zip]
SIA - Volume 10 [File.zip]
Relazione di incidenza - Volume 11 [File.zip]
Relazione paesaggistica - Volume 12 [File.zip]
Avviso sul quotidiano [File.pdf]
Progetto Definitivo - Volumi 2-3-4 [File.zip]
Progetto Definitivo - Volume 5 [File.zip]
SIA - Volume 6 [File.zip]
SIA - Volume 7 parte 1 [File.zip]
SIA - Volume 7 parte 2 [File.zip]
SIA - Volume 8 [File.zip]
SIA - Volume 9 [File.zip]
SIA - Volume 10 [File.zip]
Relazione di incidenza - Volume 11 [File.zip]
Relazione paesaggistica - Volume 12 [File.zip]
Avviso sul quotidiano [File.pdf]
Ma
eventuali osservazioni potevano essere acquisite anche in una serie
di "Presentazioni al pubblico", previste nei giorni:
12, 16 e 18 maggio nei Comuni di Carbonia, di Assemini e presso la
sede della Provincia di Oristano. Di queste lodevoli e tardive iniziative,
ovviamente, nessuno sapeva nulla e, in ogni caso, è meglio evitare
commenti.
Riteniamo comunque che almeno qualche Sindaco o qualche
Assessore dei comuni coinvolti vi abbia partecipato e, quindi, sia al
corrente del disastro che sta per abbattersi sul suo territorio.
I
motivi per i quali nessun amministratore e nessun abitante dei
territori interessati ha reagito - ne reagirà - sono ben noti.
Gli
stessi motivi che ci hanno fatto accettare a braccia aperte perle di
"sviluppo, crescita e occupazione" come la FLUORSID, E.On.,
la SARAS, la "chimica verde", Alcoa, Vinyls, Keller,
Rockwool, Carbosulcis, Eurallumina...
Al
riguardo, se avete voglia di ridere per non piangere, leggete
l'intervista rilasciata dall'assessora regionale all'industria al
sito RIENERGIA. Ovviamente, nell'intervista nessun accenno all'impatto di quell'opera sull'ambiente, le risorse culturali e
archeologiche, le produzioni agricole di pregio, il
turismo...L'assessora, al momento, non prevede inciampi autorizzativi
e, sinceramente, non si aspetta problemi di accettabilità sociale.
Anche perchè l'unica cosa che i sardi sanno è che “arriverà il
gas nelle case e nelle imprese e la bolletta costerà meno
dell'ENEL”. Togo, no?.
Infine, la responsabile dell'energia per la Sardegna,
riferisce finalmente sul nostro futuro:
“Quando le tecnologie (rinnovabili n.d.r.) saranno mature, ci
faremo trovare pronti”. Si sa, noi sardi pretendiamo sempre il
meglio e, considerato che
nel resto del mondo “cazzeggiano”, noi non abbiamo tempo da
perdere!
Anche in Sardegna la storia si ripete. Ma lo fa con una rapidità impressionante!
*Prima era il GALSI, oggi è la mitica "Dorsale" (circa 600 kilometri di tubi che sventreranno la Sardegna da Nord a Sud e da Est a Ovest), da decenni usati dalla "classe politica" sarda come facili slogan, ottimi soprattutto in periodi tristi come questi. Tempi di carestia di idee, di capacità e di progetti concreti per affrontare e risolvere i reali problemi dell'Isola.
giovedì 18 maggio 2017
POLITICA E MEDIA: SOLO RUMORE
(di TRITONE)
Il paventato fendente mortale che nuovamente aleggia minaccioso sul territorio isolano - si chiami dorsale, condotta o gasdotto non importa - impone una riflessione.
Se vogliamo conservare la
nostra sovranità non dobbiamo guardare al passato. Se vogliamo restare
abbastanza forti da scegliere il nostro destino dobbiamo dotarci di un potere
pubblico, ossia di tutti. Dobbiamo dotarci di uno strumento comune della nostra
volontà senza il quale non esisterebbe più una sovranità popolare da difendere.
Questo perché, in virtù di un semplice rapporto di forze, in futuro sarebbero
sempre altri a dettarci le politiche da adottare.
Politica e Media ci
vogliono disuniti, confusi e quasi sottomessi affinché proceda spedita
la loro connivenza grazie all’ausilio prepotente e straripante dei mezzi di cui
possono disporre. Lo scopo? Presto detto: il raggiungimento dei loro
interessati obiettivi che, quasi sempre però, difficilmente coincidono con
quelli attesi dalla collettività. E’ questo il modo che hanno escogitato per
alimentarsi e mantenersi in vita. E poco importa se ci troviamo sul lastrico,
ci lamentiamo e ci appaiono all’orizzonte scenari inquietanti.
Noi del Comitato
ProSardegnaNoGasdotto ci ostiniamo a combattere queste ingerenze da parecchi
anni, ma ci siamo sempre sentiti soli - a volte addirittura sperduti - nella
battaglia contro il colosso denominato “potere”. E ancora non sappiamo se - nel
nuovo braccio di ferro che tristemente si palesa - ancora possediamo l’energia
per opporci. Abbiamo bisogno di aiuto! E’ giunto quindi il momento di
mobilitarsi in massa per far loro comprendere che abbiamo capito tutto e non ci
stiamo più. Così come dobbiamo fargli capire che non abbiamo bisogno di
divisione, né in Italia né tantomeno in Sardegna. Necessitiamo semmai di
un’unione sempre più stretta - e certamente anche più politica - quella sana
però. Ma da troppo tempo ormai le classi dirigenti non osano promuoverla nel timore,
ma anche nella consapevolezza, di non trovare più maggioranze disposte a
rieleggerle. Si sappia però che rinunciare all’unità ci conduce alla rovina, a
un suicidio collettivo. Stiamo galoppando velocemente in quella direzione, non
più al passo bensì al trotto, in una cavalcata folle che è necessario fermare
subito, prima del baratro.
Non possiamo consentire
più a nessuno di ingannarci. Le “lezioni” impartiteci dalle inefficaci e
scadenti classi politiche susseguitesi al potere ci dovrebbero aver insegnato
qualcosa. Il mio invito è pertanto quello di metterci alla prova - tutti
indistintamente - nel disperato tentativo di tamponare la nuova emorragia che i
soliti impuniti stanno procurando.
Dobbiamo attrezzarci per
comprendere la portata di ciò che accade intorno a noi, e farci trovare pronti
per respingere con forza prepotenze e soprusi - come l’irresponsabile nuovo
tentativo di sventrare il nostro territorio per la posa del metanodotto -
se lo riteniamo necessario e vitale per il futuro. Le libertà di cui disponiamo
ci offrono tutti gli strumenti giusti per farlo, invece di lasciare carta
bianca ai soliti ciarlatani di turno che ci trascinano al declino.
Per ciascuno di noi è
pertanto giunto il momento di rimboccarsi le maniche e mobilitarsi. Interessiamoci
alla politica e cerchiamo nel nostro piccolo di esserne protagonisti attivi e
positivi, rammentando che il benessere e le tutele di cui godiamo - che abbiamo
diritto e ottime ragioni di voler mantenere - sono frutto di decenni di lotte
politiche e sociali. Non permettiamo a nessuno di rimuoverle.
La salvezza sta nel
mettere in comune esperienze sane con capacità sane e non nel principio del
“ciascun per se” che finirebbe - come già accade - con lo scagliarci gli uni
contro gli altri. Purtroppo siamo pieni di paure e problemi così grandi da
farci addirittura confondere l’essenziale con il superfluo, e il tempo che ci
resta alla fine della solita giornata trascorsa a mille all’ora è davvero
esiguo.
Come fare? Scegliendo fra
le nuove generazioni giovani perbene, volonterosi e capaci. Pertanto, questa
politica e questi media devono starne fuori. Operazione estremamente difficile,
lo so, ma allo stato attuale non intravedo altre possibili soluzioni. Visti i
risultati ottenuti, possiamo tranquillamente affermare - senza timore di
smentita - che il loro tempo è scaduto. Non hanno più titolo né numeri per
chiederci di essere ancora indulgenti con loro.
Se ci pensate, appare
quantomeno curioso constatare come entrambe le categorie partano dal
presupposto di considerare Male tutto ciò che si oppone al loro potere. Se
riflettiamo bene, infatti, loro non applicano un programma, ma ubbidiscono al
programma che rende possibile la loro stessa esistenza. E’ quindi Buono tutto
ciò che permette la sua realizzazione, anche se questo Buono nel linguaggio
comune rientra nella categoria del Male; è invece Cattivo ciò che intralcia o
impedisce la realizzazione del programma, anche se questo Cattivo nel
linguaggio comune rientra nella categoria del Bene.
L’idea malsana e irresponsabile
di devastare irrimediabilmente la nostra isola per la posa del “tubone” lo
dimostra: è ritenuta un Bene perché indispensabile ai fini della realizzazione
del loro progetto. A prescindere da tutto e tutti. E’ questo il senso del
perverso meccanismo.
Per conservare la nostra
terra almeno così come è bisogna combattere senza timori o reverenze,
altrimenti è la fine. Troppi anni di malgoverno ci hanno ridotti sul lastrico e
messi nella condizione di pietire ormai tutto. Siamo spalle al muro, e tutto quello
che ci resta è il nostro territorio. Ebbene, che nessuno osi più toccarcelo,
basta e avanza così. E’ questo il messaggio - se vogliamo, anche velatamente
intimidatorio - che deve passare, e così deve essere percepito da chi ancora
mostra fameliche bramosie sull’isola.
Magari anche quei
personaggi che possono vantare il lusinghiero risultato di aver fatto
finalmente entrare la Sardegna in una sempre ambita “TOP TEN”. Peccato però sia
quella della disoccupazione giovanile in Europa. Secondo le recenti stime
EUROSTAT 2016 la Sardegna infatti occupa la sesta posizione grazie
all’esaltante 56,3% di senza lavoro, e aggiungerei quasi senza speranza. Alzi
la mano chi ancora crede a questi mangiapane a tradimento.
Diverso ma non troppo il
discorso che riguarda l’informazione. Qui, come nella politica, non ha valore
il contenuto, conta solo il rumore. Ed è proprio così che alla fine vince la
menzogna.
Un monito per tutti coloro
che sui divani domestici hanno la perversa abitudine di accontentarsi
nell’ascoltare le notizie diramate dalla TV - veri e propri depistaggi -
rivolte ad una massa di telespettatori passivi e inerti, cioè noi, che
difficilmente riesce a stare dietro quanto si dice o si dibatte, o più spesso
si urla. Quotidianamente purtroppo assistiamo ad uno spaccato esemplare della
società della prevaricazione discorsiva in cui viviamo.
Le libertà verbali
diventano sinonimo di imprevedibilità. E l’imprevedibilità più che la
ponderatezza è oggi considerata un valore aggiunto. Più il linguaggio
(soprattutto televisivo) è irrispettoso, più viene percepito come autentico.
Ecco perché quello pacato, democratico, quasi sottomesso, non piace perché
considerato falso. Si tratta sempre e solo di strategia: non interessa quello
che dici o che fai, importa solo che arrivi alle persone.
Passa dunque tutto per la
pancia, la testa è troppo lenta per come oggi è costruito il mondo e per le
regole che si è dato. Pertanto, in questo triste contesto parlare di contenuti
è molto difficile. Il contenuto richiede tempo, ed esso stride assai con la
velocità dell’informazione che ci viene imposta.
Come uscire da questa
perversione? Secondo me l’unico modo è quello che ciascuno si assuma la propria
responsabilità, magari anche mettendoci la faccia. Ritengo sia questo il modo
per ristabilire un patto di fiducia fra persone. Ti conosco, ti leggo e/o ti
ascolto e - anche se non la penso come te - trovo utile confrontare il tuo
punto di vista con il mio.
Quello che in buona fede
facciamo, diciamo e scriviamo porta la nostra faccia e le nostre convinzioni.
Se non veicoliamo nulla - per esempio svuotando politica e informazione di
reali e veritieri contenuti - stiamo offrendo solo rumore, nulla più.
giovedì 11 maggio 2017
Vogliamo ricordare un uomo di grande valore.
E' trascorso un mese dalla scomparsa del grande Vincenzo Migaleddu. Grazie Vincenzo, perchè il tuo esempio ci aiuti a continuare ad amare la Sardegna e a sostenere un futuro migliore per l'ambiente e la salute della nostra terra e dei suoi cittadini!
venerdì 21 aprile 2017
Quando lo Stato non vuole ascoltare i cittadini!
Esiste davvero la democrazia partecipata?
Di democrazia partecipata si parla sempre più spesso, nei mass-media, nei social network, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella politica...
Il Governo pubblica on line lo spazio "PARTECIPA!" dedicato ai cittadini che vogliono dire la loro in merito alle azioni politiche portate avanti sul territorio nazionale. Le Regioni a loro volta, pubblicano sui rispettivi siti altrettanti spazi di e-democracy per permettere alla società civile di esprimere il proprio parere sulle politiche territoriali.
E infine "la vostra voce in Europa". Da anni ormai l'UE, ci insegna quanto sia necessario promuovere la partecipazione attiva dei cittadini al processo politico europeo.
Tutto questo però, a quanto pare, non vale quando i cittadini decidono di dire di NO! No a strutture impattanti imposte sui loro territori, programmate da pochi poteri forti senza essere minimamente condivise con la cittadinanza locale.
"PARTECIPA!", infatti, non sembra essere sempre applicabile!
Non quando i cittadini non condividono certe tipologie di progetti e non sono d'accordo sulla costruzione di mega-impianti ad altissimo impatto con costi sociali elevatissimi, che modificherebbero per sempre la bellezza del paesaggio e l'economia dei territori, a beneficio di niente.
Dire NO per i cittadini non vale! Non vale per i NO TAP in Puglia, per i NO TAV in Piemonte, per i NO GASDOTTO in Sardegna, e per gli altri NO che i cittadini decidono di esprimere.
Non vale perché qualcuno sostiene che non bisogna lasciarsi andare a vari sentimentalismi soggettivi, ma affidarsi al pensiero superiore di alcuni "tecnici industriali super-specializzati", che solo loro sono in grado di fare calcoli economici e capire cosa è bene per noi!
Non vale perché, in ultima analisi, la motivazione è sempre la stessa: "sulle opere strategiche che rispondono al preminente interesse per lo Stato, la VIA la decide per competenza un organo amministrativo dello stesso Stato".
In sostanza sul "preminente interesse per lo Stato", decide lo Stato e nessun altro! Quindi, in realtà l'opinione dei cittadini è assolutamente irrilevante.
Insomma, si fa finta di essere moderni e si parla tanto di condivisione e democrazia partecipata ma abbiamo ancora tanta strada da percorrere, prova ne è che i cittadini per farsi ascoltare devono lottare, usare la forza, fare barricate, bloccare strade e interrompere cantieri, pagare ricorsi, farsi arrestare...
Che senso ha continuare a raccontarci menzogne, farsi belli in Europa, e tentare di farci credere che possiamo esprimere un nostro parere sulle politiche territoriali?
Affianco a "PARTECIPA!" per cortesia aggiungete una postilla: "dite solo SI, i NO non sono ammessi"!
La democrazia partecipata è ancora un'illusione!
Ma noi continueremo a dire di NO!
mercoledì 12 aprile 2017
DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
(Di TRITONE)
Si chiama strategia della distrazione. Regole
usate dal potere dei media per raccontarci menzogne. Tattiche che giocano
sull’emotività e non sulla riflessione, oppure sul mantenimento dell’ignoranza
e della mediocrità. Insomma, veri e propri depistaggi mistificatori della
realtà.
Nella produzione di tali ipocrisie hanno
visto bene di aggregarsi anche politici e sindacalisti. Se non tutti, perlomeno
quanti - e sono stati tanti - abbiamo incontrato sulla nostra strada in 5 anni
di severa lotta contro il gasdotto.
E’ ormai da tempo, infatti, che viviamo una
(lunga) stagione caratterizzata dal calo della credibilità e dell’autorevolezza
dell’informazione, sia che provenga dalla stampa, dai politici di turno o dai
sindacati. Stanno attaccati al carro del padrone e svolgono il compitino che
viene loro richiesto. E allora cosa vogliono venirci a raccontare di nuovo e/o
allettante? E come pretendono di essere ascoltati e/o presi in debita
considerazione?
Nella nostra realtà soffriamo tremendamente
questa situazione e, in quanto isola - già bistrattata da Roma e mal tutelata
da chi invece avrebbe titolo per farlo - da soli non troviamo purtroppo la
forza necessaria per rimuoverla.
Il riaffiorare del progetto che prevede la
costruzione della dorsale sarda del gas - con tutto ciò che deriverebbe dallo
sventramento di circa 600 km di territorio - è solo l’ultimo esempio di
irresponsabilità.
Nonostante da decenni l’industria in Sardegna
abbia generato prevalentemente dolore, ecco tornare alla ribalta - svanito il
Galsi, e con la compiacenza e il contributo delle classi prima elencate - la
mai sedata aggressione alla nostra terra
grazie alla posa del fantomatico e mai domo “tubone”. A disposizione, manco a
dirlo, per affrontare e finalmente risolvere
gli atavici problemi dell’industria isolana. Trascurando però che nell’isola la cosiddetta
industrializzazione “pesante” ha lasciato troppe profonde ferite con una
miriade di cimiteri da smaltire. A proposito, indovinate chi paga le bonifiche?
E quando si faranno? E perché con i soldi nostri? Pertanto - almeno fino a
quando sull’argomento non sarà fatta sana giustizia - la nostra diffidenza è
assoluta nei confronti dei soliti noti discutibili personaggi che perorano la
costruzione di questa infausta e dannosa infrastruttura al fine di soddisfare
appetiti e necessità non appartenenti al bene comune rappresentato dalla collettività.
Angelo Rojch, Presidente della Regione negli
anni 1982-84 - in una lunga intervista rilasciata qualche giorno fa a un organo
di informazione - fra le numerose questioni trattate si è soffermato sulla
reale situazione in cui si trovava la Sardegna quando fu nominato Capo
dell’Esecutivo: “Al mio insediamento trovai una regione disastrata: crisi dell’industria
e delle Partecipazioni statali, un sistema dei trasporti inesistente con una
stagione turistica ridotta a 2-3 mesi, la mancanza di lavoro e prospettive per
i giovani, il problema della metanizzazione dell’isola etc.”.
Vi ricorda qualcosa? Sono trascorsi circa 35
anni e sembra si parli di oggi. Nulla pare mutato, e non può davvero essere un
vanto!
Ma non è finita qui. Rojch battagliava
politicamente alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo che garantisse un
futuro ai giovani “considerato che nell’isola la grande industria aveva ormai cessato il
ciclo produttivo.”
Capito? Nei primi anni 80 era già
anacronistico parlare di sviluppo industriale
- considerato al capolinea - e questi figuri cercano ancora di celare la loro
inadeguatezza propinandoci il metano.
Gli osservatori più esperti sostengono che la
grande maggioranza degli italiani gradirebbe un solo uomo al comando. Ma non
uno che gestisca il potere a suo piacimento, bensì un leader che sappia
ascoltare e possa essere in grado di governare per il bene comune. Pura utopia.
L’attuale decadimento, infatti, non è figlio
del presente ma del degradante lascito di 20 anni di pessima (classe) politica
con addetti ai lavori perlomeno discutibili. La stessa che per incapacità
manifesta, a livello nazionale e regionale, non riesce ancora ad orientare il
Paese facendolo deprimere sempre di più a scapito delle generazioni future. Si,
proprio la stessa che continua imperterrita
e senza vergogna a riciclarsi col sorriso stampato sul viso chiedendoci ancora
fiducia e sostegno in funzione delle virtù che ci lascia in dote: quanto
ottenuto per la preziosa e brillante attività svolta.
Vogliamo elencare alcuni eclatanti e
corroboranti risultati conseguiti da questi signori? Dai, è davvero una bella
iniezione di fiducia, proviamoci: siamo la Regione più inquinata d’Italia, la
disoccupazione dei giovani sotto i 24 anni sale al 40,1%, la Sardegna si
spopola miseramente e la fuga dei giovani per la sopravvivenza diventa
inarrestabile, la vertenza industria parla di cifre da massacro: oltre 4500
operai nel limbo, con fabbriche chiuse e nodi irrisolti da decenni, peraltro
con l’incubo del taglio degli ammortizzatori sociali. Direi che non è il caso
di proseguire oltre, evitando pietosamente di addentrarci sul problema della
scuola, dei trasporti e altre quisquilie. Mi fermo qui, penso sia sufficiente!
Però, imperterriti e indisturbati, loro
continuano a spendere parole per l’ambìto metano, fondamentale per ripartire,
dicono.
Alla fine della giostra, direi che i conti
salati presentati da questi luminari attestano come in futuro sia bene evitarli.
Possiamo certamente fare a meno di inoperosi dilettanti allo sbaraglio la cui
attività è mirata unicamente alla conservazione delle loro agognate posizioni.
Chiedano scusa e se ne tornino a casa
ringraziando di essere ancora a piede libero.
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