venerdì 29 settembre 2017
martedì 25 luglio 2017
La Sardegna brucia, è la storia di sempre. E col gasdotto come si fa?
Ancora incendi in
Sardegna, fiamme a Bosa, Torpè, Porto Pozzo, decine di sfollati... Nei giorni
scorsi a Sarroch, Quartu, Orgosolo, Ottana, Santa Teresa di Gallura, Budoni, San
Teodoro, Alghero, Oristano, Olbia, Arzachena, Guspini,
Gonnosfanadiga, Villamassargia, Arzana, Golfo Aranci, Riola Sardo, Thiesi, Iglesias e, la lista non finisce più... Ogni anno è la stessa storia!
Estate in
Sardegna: tanto sole, tanto caldo, tanto
vento, tanto fuoco!
La protezione civile dirama bollettini di allerta a causa
delle alte temperature e del vento.
E purtroppo capita che qualcuno perde la vita.
Ogni anno migliaia di ettari di foreste
vanno in fiamme, vengono evacuati centri abitati, cittadini e turisti. Greggi e animali che non riescono a mettersi in salvo restano intrappolati tra le fiamme.
Centinaia
di uomini con mezzi a terra e aerei, fanno sforzi incredibili sull'intero
territorio per combattere il fuoco. Ma tutto ciò non basta!
Non riusciamo a fare la necessaria prevenzione nonostante le tecnologie di analisi e monitoraggio del territorio attualmente disponibili. E ci troviamo sempre a fare i conti con questo elemento imprevedibile, o per cause naturali o più spesso per dolo, senza riuscire a controllarlo e/o limitarne i danni.
E quindi in una situazione così drammatica, noi domandiamo ai nostri governanti, ma col gasdotto come si fa?
Chiediamo ai politici che hanno deciso di costruire il gasdotto in Sardegna se hanno preso in considerazione i rischi ai quali saranno esposte le popolazioni e la Sardegna durante la stagione estiva, in una terra come la nostra dove le criticità sono molto alte?
E quindi in una situazione così drammatica, noi domandiamo ai nostri governanti, ma col gasdotto come si fa?
Chiediamo ai politici che hanno deciso di costruire il gasdotto in Sardegna se hanno preso in considerazione i rischi ai quali saranno esposte le popolazioni e la Sardegna durante la stagione estiva, in una terra come la nostra dove le criticità sono molto alte?
Al di là delle
perdite fisiologiche di ogni conduttura che trasporta il gas, non tutte le parti del gasdotto sono
interrate. Lungo tutto il percorso, da sud a nord dell'isola, sono previsti numerosi Punti di intercettazione e Stazioni di controllo, dove parti della condotta principale e
delle sue pertinenze saranno a cielo aperto, e perciò maggiormente esposte a potenzali rischi. Tra i quali sono ipotizzabili anche eventuali esplosioni in caso di incendi.
Il gasdotto
è pericoloso per il territorio e per i suoi cittadini e noi siamo molto
preoccupati per questo, e condividiamo le paure dei cittadini per la costruzione del TAP:
Chiediamo
al governo regionale se la nostra Regione si sia dotata di un protocollo di
prevenzione sul rischio di esplosione gasdotti a causa di incendi, e sia in
grado di mettere in campo una organizzazione di mezzi sufficienti a garantire
il controllo del territorio per la
sicurezza delle popolazioni locali?
venerdì 7 luglio 2017
PIGLIARU COME TRUMP
Il G20 che si tiene in questi giorni ad Amburgo rilancia l'importanza degli accordi conclusi durante la conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre del 2015. Mentre la follia di Trump imperversa, tranquillizzano le dichiarazioni di Putin che si impegna al rispetto degli accordi.
Ecco un piccolo promemoria sul contenuto del primo accordo
sul clima, universale e giuridicamente vincolante, raggiunto da 195 paesi del Mondo. In sintesi, si definisce
un piano d’azione globale, rivolto a tracciare un cammino percorribile
da tutti i paesi nella lotta contro i cambiamenti climatici.
Per noi, impegnati
qui in Sardegna per scongiurare l'ennesima tragedia - questa volta
energetica - che sta per abbattersi sulla nostra Isola, è importante
sottolineare due aspetti:
- Dagli accordi di Parigi arriva un messaggio chiaro ed inequivocabile agli investitori ed alle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo: puntare sui combustibili fossili è denaro perso. È la tecnologia che ci porterà al 100% di energie pulite quella su cui devono investire.
- Gli accordi assegnano un ruolo importante alle regioni, alle città e agli enti locali, nell'affrontare i cambiamenti climatici. Tali soggetti sono invitati soprattutto ad intensificare i loro sforzi per ridurre le emissioni, costruire resilienza e limitare la vulnerabilità agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
La
Regione Sardegna, decidendo di investire testardamente su un gasdotto
e, quindi, su una fonte di energia fossile, non solo perde il nostro
denaro ma viene meno al dovere di fare la propria parte nell'impegno
mondiale contro i cambiamenti climitici.
mercoledì 14 giugno 2017
Gas, la Sardegna fa gola anche ad altri..
"Piatto
ricco mi ci ficco..." diceva un caro amico durante le nostre
partitine domenicali a poker. Considerato che la nostra Isola ormai è
diventata, sotto vari fronti, un tavolo dove si gioca d'azzardo e si bleffa, ecco l'arrivo di un importante
rilancio da parte di uno dei giocatori. La posta è alta. Il gioco si
fa duro. I duri iniziano a giocare.
Ovviamente, l'unico elemento
sardo in gioco è il tavolo!
Ed
è così che nella casella postale dell'assessora agli industriali
Piras è giunto un secondo
progetto per realizzare la mitica "dorsale" del gas in
Sardegna.
E proprio nel momento in cui (anche questa notizia fresca fresca) pare sia stato dato il via alla realizzazione della seconda parte della rete. Un'altra botta da 280 km di distruzione da realizzare, udite udite, in soli 3 anni!!
Ora comunque
sono in due a contendersi la grassa torta: SNAM e GASDOTTI ITALIA.
lunedì 5 giugno 2017
PERCHE' NOI DICIAMO NO AL GASDOTTO!
Le motivazioni del No sono talmente tante e circostanziate che non penso abbia più neppure
un senso raccontarle. Sono anni ormai che ne parliamo, con i cittadini in giro per i Comuni della Sardegna, con i politici e le istituzioni, e le pubblichiamo costantemente sul nostro blog.
Per noi la risposta è veramente molto semplice: per capire il NO basta viaggiare informati!
Per noi la risposta è veramente molto semplice: per capire il NO basta viaggiare informati!
Iniziando con due passaggi fondamentali. Il primo, abbastanza veloce per farsi un'idea generale è vedere come si costruisce un gasdotto http://prosardegnanogasdotto.blogspot.it/2017/06/ecco-come-si-realizza-un-gasdotto.html
Il secondo passaggio che richiede più tempo ed un minimo di concentrazione è iniziare a leggere pochi stralci del progetto e delle sue implicazioni sul territorio della Sardegna. Esiste ormai la nuova versione fashion "turbotrenchless 600Km" - rispetto a quella del GALSI-, aggiornata e maggiormente rassicurante, rinominata "Sistema Trasporto Gas Naturale Sardegna".
Ciò sarebbe già sufficiente per renderci conto che i danni incommensurabili che questa struttura così impattante farebbe alla nostra amata terra sarebbero talmente tanti, che non sono, non possono e non potranno, in alcun modo essere quantificati, da un punto di vista monetario o di compensazioni territoriali, né oggi né mai. Che benefici non ce ne sono e tantomeno ne avremo, di nessun tipo, né oggi né mai! E che noi non possiamo permetterlo!
Quindi non prendiamoci in giro e smettiamo di parlare di fabbisogno di metano della Sardegna, di riduzione di costi dell'energia, d'impulso all'economia locale, di priorità per il territorio, e di strategia energetica temporanea di transizione. Il gasdotto a noi Sardi non serve!
A questo punto però mi piacerebbe sapere invece perché SI?
Vorrei lanciare una provocazione nel tentativo di comprendere quali siano le reali motivazioni dei "SI al gasdotto" che a noi tuttora sfuggono. A parte coloro che hanno un interesse diretto privato nella costruzione dello stesso, parrebbe infatti, -le notizie corrono-, che il gasdotto sia richiesto a gran voce dai cittadini e dalle piccole aziende locali tanto da diventare assolutamente prioritario per la Giunta regionale. Mi piacerebbe sapere per chi?
Almeno per curiosità, c'è qualcuno dei cittadini che si dicono favorevoli al gasdotto che conosce veramente il progetto, e/o che ha letto, non dico tutto, ma almeno in parte gli elaborati progettuali?
E cosa in particolare?
Il secondo passaggio che richiede più tempo ed un minimo di concentrazione è iniziare a leggere pochi stralci del progetto e delle sue implicazioni sul territorio della Sardegna. Esiste ormai la nuova versione fashion "turbotrenchless 600Km" - rispetto a quella del GALSI-, aggiornata e maggiormente rassicurante, rinominata "Sistema Trasporto Gas Naturale Sardegna".
Ciò sarebbe già sufficiente per renderci conto che i danni incommensurabili che questa struttura così impattante farebbe alla nostra amata terra sarebbero talmente tanti, che non sono, non possono e non potranno, in alcun modo essere quantificati, da un punto di vista monetario o di compensazioni territoriali, né oggi né mai. Che benefici non ce ne sono e tantomeno ne avremo, di nessun tipo, né oggi né mai! E che noi non possiamo permetterlo!
Quindi non prendiamoci in giro e smettiamo di parlare di fabbisogno di metano della Sardegna, di riduzione di costi dell'energia, d'impulso all'economia locale, di priorità per il territorio, e di strategia energetica temporanea di transizione. Il gasdotto a noi Sardi non serve!
A questo punto però mi piacerebbe sapere invece perché SI?
Vorrei lanciare una provocazione nel tentativo di comprendere quali siano le reali motivazioni dei "SI al gasdotto" che a noi tuttora sfuggono. A parte coloro che hanno un interesse diretto privato nella costruzione dello stesso, parrebbe infatti, -le notizie corrono-, che il gasdotto sia richiesto a gran voce dai cittadini e dalle piccole aziende locali tanto da diventare assolutamente prioritario per la Giunta regionale. Mi piacerebbe sapere per chi?
Almeno per curiosità, c'è qualcuno dei cittadini che si dicono favorevoli al gasdotto che conosce veramente il progetto, e/o che ha letto, non dico tutto, ma almeno in parte gli elaborati progettuali?
E cosa in particolare?
Fateci sapere, così anche noi saremo più informati, grazie!
sabato 3 giugno 2017
Ma non è finita qui! E i depositi costieri? E i rigassificatori?
Il progetto che intendono imporre alla Sardegna non prevede solo la mitica "dorsale", cioè i tubi in cui dovrebbe passare il gas (oppure, a detta di qualche mala lingua, nel caso in cui il gas finisse o diventasse troppo costoso: LA BIRRA), sono previsti anche altri impianti di cui, allegramente, si evita di descrivere le caratteristiche. Si tratta di depositi costieri e di rigassificatori.
ECCO COME SI REALIZZA UN GASDOTTO!
Vi vogliono far credere che in pochi anni e quasi senza che nessuno se ne accorga in Sardegna verrà realizzato un GASDOTTO. La stessa realizzazione del gasdotto comporterà la creazione di posti di lavoro... Mettetevi comodi e godetevi questo video.
venerdì 2 giugno 2017
In Sardegna comanda sempre la lobby dell’energia
lunedì 29 maggio 2017
Con il GAS addio indipendenza energetica! Intanto i colossi del GAS influenzano l'UE....
Il GAS non ci serve e
ci renderà sempre più dipendenti! Abbiamo sole e vento, e produciamo energia in
surplus. Era il momento per cogliere l'occasione di proseguire sulla
strada dell'indipendenza energetica e raggiungerla nel prossimo futuro, ma
sembra che in Sardegna vogliamo continuare a dipendere da altri paesi, dai grandi colossi
del gas! Con il "gasdotto" che il governo vuole costruire in Sardegna
e che danneggerà per sempre il nostro bellissimo paesaggio e darà il colpo di
grazia alla nostra economia locale, rinunceremo per sempre alla nostra
opportunità di indipendenza energetica. Intanto, l'organizzazione Friends of the Earth Europe lancia l'allarme: anche la politica energetica Europea sarebbe
fortemente influenzata dall'industria del gas. Segnaliamo al riguardo
questo interessante articolo: http://www.eunews.it/2017/05/11/la-politica-energetica-ue-e-profondamente-influenzata-dallindustria-del-gas/85120
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