venerdì 16 dicembre 2011

QUESTA SERA SU RAI 1 SI PARLA DI GALSI

Stasera, alle 23.30 su TV7, il Rotocalco del Tg 1, si parla di GALSI. In un servizio realizzato a Sant'Antioco,verranno intervistate Chiara Vigo, maestra di Bisso, la biologa Paola Turella ed i pescatori del Golfo.
 

La guerra, Quirra, il GALSI e il nostro futuro

Contributi di Sandro Martis - Cagliari Social Forum  - Antonello Repetto - Sergio Diana

Le spese militari, quelle no!, non si toccano (se clicchi qui, per esempio).
Dimostrando continuità e coerenza coi governi di Destra, Centrodestra, Centrocentro, Centrosinistra, Sinistra, anche quello attuale ha preso a demolire, cito a caso, il sistema pensionistico, ma continua ad alimentare il regime di guerra permanente, l'imbuto in cui siamo precipitati.
Niente di nuovo: dopo il Colonialismo, viene il Neocolonialismo, poi la Guerra Perenne.
Ed è ovviamente solo casuale che i nostri nemici si stabiliscano sempre su suoli ricchi di petrolio.
Ed è ovviamente solo casuale che si spendano milioni (di euri) di denaro pubblico (col miraggio - dove c'è petrolio, c'è deserto; dove c'è deserto, ci sono miraggi - dell'energia a basso costo) per un gasdotto (dall'Algeria; che a breve non avrà gas nemmeno per sé, ma potremmo decidere che c'è poca democrazia, e andarcelo a prendere cogli F35) inutile, costoso, dannoso e pericoloso, quando invece (con la metà della metà della metà di quanto costerà il gasdotto) si potrebbero coprire le case dei sardi di pannelli solari (ma l'energia solare, conveniamo, ha il difetto di essere gratis, non inquinare,  non alimentare l'economia di guerra) e la corrente non costerebbe più niente.
Ma così va il mondo.
E gli Italiani son contenti di aver mandato a casa il Piduista di Arcore (che, a volergli riconoscere qualche merito, al massimo, era l'effetto, non la causa, del degrado, morale e culturale prima che politico che ci caratterizza) e prontissimi ad infatuarsi del Professorino che non sbaglia né i congiuntivi né il compito che le oligarchie gli hanno affidato.
Così va il  mondo.
Rimangono ancora (solo) i soliti quattro gatti (mentre invece sembrerebbe logico che la popolazione tutta dovesse insorgere, tassata e tartassata com'è, vedendo che i soldi di tutti vanno alla guerra e non a pensioni, scuole, sanità) che anche domani manifesteranno a Decimomannu contro la guerra.
Siamo grati a quei quattro gatti.
 Sandro Martis


Amen
Il 17 dicembre (a partire dalle ore 10) andremo fino alla Base di Decimomannu per vedere da dietro la recinzione che faccia hanno quelli  che non vedono l'ora di partire per bombardare i civili siriani e iraniani. Andremo lì a vedere che faccia hanno quelli che hanno bombardato i civili libici e prima quelli iracheni e afghani. A vedere se sembrano anche loro degli esseri umani e a chiedergli cosa si prova ad uccidere vecchi, donne e bambini dall'aereo, se si sentono coraggiosi soldati o dei comuni, piccoli vigliacchi. Se credono davvero che la democrazia si esporti così o se sanno bene che stanno semplicemente aprendo la strada a ladri di petrolio e di gas altrui. Se avranno il coraggio di avvicinarsi alla rete gli chiederemo come si sentono ad essere mal sopportati da tutti coloro che sono costretti da governi meschini ad ospitare le loro basi militari, se il fatto di esser armati fino ai denti li fa sentire comunque al sicuro anche dalle loro coscienze o se di tanto in tanto sentono un vuoto, la vertigine  buia di un'esistenza fatta di violenza e sopraffazione. Gli diremo di andarsene, di tornare a casa loro, dalle loro famiglie, dai loro figli se hanno avuto il coraggio di metterne al mondo, a dirgli che hanno buttato via una parte della loro vita e che avranno sempre con loro i fantasmi dei morti che si sono lasciati dietro. Gli diremo di portarsi via tutto, le bombe, gli aerei e i loro documenti coperti da segreto militare. E la loro vergogna se riescono a sopportarla. Gli chiederemo di lasciarci vivere, di abbandonare questo posto che vuole tornare ad essere un luogo dove è possibile la pace, dove le persone possano coltivare e mangiare il cibo che la terra partorisce senza la paura di morire per i veleni che le basi abbandonano nei luoghi maledetti che sono assegnati per la loro costruzione. Gli diremo che siamo stanchi di loro e della loro arroganza, della loro stupidità e ignoranza. E chiederemo al nostro governo di smettere di spendere i nostri soldi per cacciabombardieri, radar e altri strumenti di morte, gli chiederemo di smettere di succhiare il sangue di chi lavora per darlo a banche internazionali elette da nessuno a definire i destini del mondo. E chiederemo di impegnare quei soldi per le persone che non hanno i soldi per vivere, per i ragazzi che devono studiare, per i vecchi che devono avere una vecchiaia dignitosa, per ricomporre boschi, terreni coltivabili, fiumi e città come si faceva nelle società degli uomini. Gli chiederemo di curare i beni comuni e di non svendere la vita degli esseri umani per ripianare bilanci. E poi, da dietro la rete, aspetteremo le risposte alle nostre domande. E non avremo più voglia di sentire parole vuote di saltimbanchi ma risposte coraggiose. Perché tutti ci si possa salvare.
Cagliari Social Forum

[Ci si incontrerà alle ore 10 presso Piazza Stazione a Decimo.  Si formerà un corteo per raggiungere Piazza del Municipio (si avrà così possibilità di volantinare) e si ritornerà nei pressi della Chiesa di S. Greca, da dove in convoglio, in macchina, ci si recherà presso la Base dove si terrà un sit in.]


 ******

[inviato, a mezzo raccomandata postale, alla base militare di Decimomannu]
mitt.te Antonello Repetto
           via dei Novelli Innocenti, 4
           09014 CARLOFORTE (CI)
Alla cortese attenzione degli aviatori della base di Decimonnu
 Cari amici,
 approfittando della manifestazione che si terrà presso la base dove prestate servizio, il 17/12/2011, avrei voluto invitarvi di persona a disobbedire agli ordini, ma una frattura alla caviglia, purtroppo, me lo impedisce.
Scopo dell'iniziativa è quello di protestare, principalmente, contro i prossimi bombardamenti degli aerei della Nato che avranno come bersaglio i siti nucleari iraniani. Gli aereoplani partiranno, o faranno tappa, come ormai ben saprete, dalla base di Decimomannu!
Vi invito, come cittadini - l'Italia sta per violare per l'ennesima volta l'Art. 11 della Costituzione -, e come cristiani - per rispetto al V Comandamento: "Non uccidere!"-, a disobbedire agli ordini!
La vostra-nostra parola d'ordine deve essere disobbedienza!
BASTA CON LE GUERRE E LE SPESE MILITARI!
PIU' LAVORO, PIU' OSPEDALI, PIU' SCUOLE, PIU RICERCA SCIENTIFICA!
Auguro, nel contempo, a voi e alle vostre famiglie, buon Natale e felice anno nuovo.
                                                                    Antonello Repetto
                                                                    aderente a Pax Christi
***** 

Cosa c’è dietro Quirra? 

(di Sergio Diana) 

www.euyou.info


Le armi o, per usare il termine attualmente più politically correct, gli “equipaggiamenti di difesa” sono una merce con caratteristiche che la rendono particolarmente interessante: non satura mai il mercato; c’è una continua necessità di miglioramento del prodotto; non conosce crisi di sovra-produzione; genera numerosi filoni di investimento ad essa collegati (ad esempio: distruzione-ricostruzione); contribuisce a risolvere le cosiddette “crisi di stagnazione”; etc. etc..
Gli investimenti nell’industria delle armi continuano dunque a crescere in tutto il mondo, anche perché la gran parte dei governi e delle organizzazioni internazionali li considerano una carta importante da giocare nella partita contro la “crisi”.
L’Unione Europea lo sa bene e per questo, nel quadro della sua Politica Europea di Sicurezza e di Difesa (PESD), si propone di migliorare e razionalizzare le capacità militari degli Stati membri anche attraverso la creazione di un vero e proprio Mercato interno delle armi, più competitivo sulla scena internazionale e in cui venga assicurata, tra l’altro, la libera circolazione.
Ma la parte più interessante della PESD è, ovviamente, il ricco sostegno finanziario allo sviluppo delle conoscenze, della ricerca e all’applicazione delle nuove tecnologie nel settore degli armamenti.
E’ soprattutto qui che il Poligono Sperimentale di Addestramento Interforze del Salto di Quirra esprime tutta la sua importanza, considerato che non è facile trovare siti dove testare queste nuove tecnologie.
Non è facile sostanzialmente per due motivi:
1) I rischi sulla salute umana e l’integrità del territorio sono elevatissimi;
2) Si accetta la complicità con qualcosa che, nel mondo, è responsabile di morte, distruzione e miseria.
Ciò senza considerare che si tratta di attività coperte dal “segreto”e, quindi, difficili da tenere sotto controllo come tutte le normali attività di ricerca e test.
In relazione al primo punto, in Sardegna il problema non si pone. Da decenni i sardi e le sarde muoiono in silenzio di asbestosi, leucemia e altri terribili mali che raggiungono anche i loro figli. Ma nessuno deve sapere; nessuno può permettersi di compromettere il posto di lavoro.
In relazione al secondo punto, tutti/e sappiamo che non esiste produzione e commercio o traffico di armi se non ci sono guerre.
Dunque, sino a quando esisterà il commercio o il traffico di armi, le guerre continueranno ad esserci. Dappertutto.
Ma la gran parte dei sardi e delle sarde forse queste cose non le sa. Forse nessuno gliele dice oppure…Gli vengono presentate come inutili dettagli da una “classe politica” che, a destra come a sinistra, vede solo l’ennesima, grande, opportunità per il riscatto dell’Isola. Come la chimica sporca. Come il GALSI. Come i parchi eolici. Come la cementificazione delle coste. Come le scorie radioattive. Tutto è ammesso in nome dello sviluppo e della crescita. Soprattutto in tempo di crisi.

Ma vediamo cosa c’è dietro Quirra.
Se avete un po’ di pazienza spulciamo un po’ i dati che, qualche mese fa, il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) l'autorevole Istituto di ricerca sulla pace, ha messo a disposizione ne suo Rapporto annuale 2010.

La Pace nel mondo è sulla bocca di tutti.
Ma la produzione globale di armamenti continua ad aumentare. Nel 2009 le vendite delle cento principali aziende del settore hanno raggiunto i 347 miliardi di dollari registrando un incremento del 37% rispetto al 1999. Tra queste cento aziende, 44 sono aziende negli Stati Uniti (61% delle vendite nel mercato USA e internazionale), 32 dell´Europa occidentale ( il 31% della produzione mondiale) e le restanti sono industrie di Russia, Giappone e Israele, che assicurano il rimanente 8% della produzione (1) . L´azienda italiana Finmeccanica, con il sostegno del nostro Ministero dell´Economia, suo principale azionista con i nostri soldi, da diversi anni mantiene il nono posto nel mondo, con oltre 9,8 miliardi di vendite (2) . Ma l’Italia rimane sempre saldamente ai primi posti nella classifica della produzione mondiale di armi leggere.
Stati Uniti (31% del totale) e Russia (25%) sono i principali esportatori di armamenti, seguiti da Germania (10%), Francia (8%) e Gran Bretagna (4%). Questi paesi coprono circa l´80% del volume mondiale di trasferimenti di armi. Peraltro, hanno mantenuto la loro posizione sin dalla fine della Guerra Fredda.
Tra i maggiori importatori di armamenti convenzionali troviamo la Cina che, con l´11% del totale, è il principale acquirente mondiale del quinquennio 2004-8. A seguire l’India (7% del totale), gli Emirati Arabi Uniti (6%), la Corea del Sud (6%) e la Grecia (4%).

La Pace nel mondo è sempre sulla bocca di tutti.
Ma la spesa militare nel mondo, nonostante la crisi finanziaria internazionale, negli ultimi 10 anni è aumentata del 45% , circa il 2,4% del Prodotto interno lordo mondiale. Significa, in un anno, quasi 217 dollari per ogni abitante del pianeta. Questa spesa ha raggiunto, nel 2008, i 1.464 miliardi di dollari (oltre 1000 miliardi di euro). Stiamo parlando di 15 volte gli aiuti internazionali ai paesi impoveriti.
Registriamo oggi una nuova cifra record dalla fine della Guerra Fredda.

Ma non tutti si possono permettere la stessa spesa.
Gli Stati Uniti mantengono sempre, comunque e stabilmente il primo posto in classifica, con una spesa di 607 miliardi di dollari (il 41,5% del totale mondiale, oltre 40 volte le spese militari di tutti i cosiddetti “stati canaglia” messi insieme).
La spesa militare complessiva dei paesi dell´America Centrale e del Sud non raggiunge i 39 miliardi di dollari. Cifra che è comunque superiore a quella di tutta l´Africa (20,4 miliardi di dollari), anche se nell´ultimo decennio nel Continente Africano si registra un’impressionante incremento del 40%. L´Oceania è il continente con minor spesa militare (16,6 miliardi), mentre l´Asia sfiora i 190 miliardi di dollari di cui 157 miliardi sono spesi dai Paesi dell´Asia Orientale.
In ogni caso, 1/3 del debito estero dei paesi impoveriti va in armi.

Per quanto riguarda l’Italia, con 40,6 miliardi di dollari mantiene, anche nel periodo 2008-2009, l´ottavo posto nel mondo per spese militari, ricoprendo il 2,8% della spesa militare mondiale. Si tratta del 2% del PIL italiano. E’ singolare come, dal 1989 al 2009, l’Italia sia l’unico paese europeo a non esser mai sceso al di sotto di tale percentuale (3). In classifica, sopra il Bel Paese, la Cina e la Francia. Con i suoi 85 miliardi di dollari Pechino si piazza per la prima volta al secondo posto nel mondo e, grazie al suo 5,8%, scavalca la Francia(4,5%). Triplica la spesa anche la Russia (più 24 miliardi di dollari nell´ultimo decennio), al quinto posto dietro la Gran Bretagna. Completano la top ten della corsa agli armamenti Germania, Giappone, Italia, Arabia Saudita ed India.
I 320 miliardi di dollari spesi nel continente europeo, sono suddivisi in oltre 277 miliardi per i paesi dell´Europa occidentale e centrale e 43,6 miliardi di dollari per l´Europa Orientale che, nell´ultimo decennio, risulta essere la zona con maggior incremento del budget militare (più 174%), seguita dai paesi del Nord Africa (più 94%) e del Nord America (più 66%), mentre il Medio Oriente registra un aumento del 56%.

Tutto ciò alimenta il complesso militare industriale che, nel mondo intero, ha raggiunto un potere tale da compromettere gravemente non solo la Pace ma anche la Democrazia nell’intero Pianeta. Più aumenta la spesa militare e più aumentano i conflitti (4) e le situazioni di crisi; e più crescono gli interessi che si celano dietro a tali situazioni che, in molti casi, contribuiscono alla militarizzazione delle relazioni sociali legittimando, in nome della “sicurezza” - che, peraltro, non è mai aumentata ne migliorata - la diminuzione delle libertà personali. Le cifre d’affari che abbiamo appena letto motivano, inoltre, l’intromissione indebita dell’industria bellica nell’agenda politica di gran parte dei paesi ricchi e meno ricchi del mondo.

Un gravissimo deficit democratico di cui tutti siamo vittime.

I sardi e le sarde vogliono veramente continuare ad essere complici di tutto questo?


1) Nel 2007 le dieci principali aziende produttrici di armamenti - escludendo quelle cinesi - risultano la Boeing, con vendite di armamenti per quasi 30,5 miliardi di dollari, seguita dalla britannica BAE Systems (29,9 miliardi), e quindi dalle statunitensi Lockheed Martin (29,4 miliardi), Northrop Grumman (24,6 miliardi), General Dynamics (21,5 miliardi) e Raytheon (19,5 miliardi). Al settimo posto è segnalata l´europea EADS (13,1 miliardi) seguita dall´americana L-3 Communications, dall´italiana Finmeccanica e dalla francese Thales (9,3 miliardi).
2) Nel 2008 Finmeccanica ha acquisito l´azienda americana di elettronica militare DRS Technologies. Un´operazione da 5,2 miliardi di dollari che risulta essere la prima e principale acquisizione di una compagnia militare americana da parte di una ditta dell´Europa Occidentale.
3) La Germania è passata dal 2,9% del PIL all’1,4%. La Spagna dal 2,9 all’1,3.
4) Al momento sono 24 i conflitti in corso nel mondo.

 

Stasera è mancato Adriano Aversano.


E’successo a  S.Antioco, mentre interveniva ad  una riunione organizzata dal Partito Democratico a favore del GALSI. Siamo costernati, addolorati e..più soli. Con lui se ne va  non solo un umile e saggio Maestro ma anche un compagno di impegno sociale e politico, per una Sardegna migliore. Ci ha incoraggiato in tante cose ma, in particolare, in una: mai prendere decisioni avventate quando c’è di mezzo il futuro nostro e dei nostri figli e figlie. Mai! Sempre impegnarsi a fondo nello studio dei presupposti  e delle conseguenze delle nostre scelte, positive e negative che siano. Studiare, analizzare, confrontarsi e, poi, decidere. Conosceva il progetto GALSI come pochi.  Ci piace ricordarlo così: diversi anni fa, si era ancora agli inizi del nostro impegno contro il GALSI, ci eravamo conosciuti per telefono e ci invitò ad una manifestazione organizzata da lui (solo da lui) a Carbonia, nella piazza principale della cittadina. Partimmo da Cagliari per andare a sentirlo. Giungemmo in piazza e lo vedemmo li, in mezzo, con un banchetto, qualche volantino ed un megafono in mano, che parlava. Nella piazza c’era praticamente solo lui, tre carabinieri e qualche passante che si fermava incuriosito, non tanto dagli argomenti quanto dalla scena. Parlò per circa un’ora, cercando di convincere una folla immaginaria che quel gasdotto, così com'era, non avrebbe portato nulla di buono. Così ci conoscemmo e così iniziammo a collaborare.
Ciao Adriano, fai buon viaggio. Ci mancherai e, tra qualche anno,  a te dedicheremo un dipinto che ritrae fedelmente le spiagge e le lagune dove nascesti, ancora così, belle come tu le hai lasciate o come le hai sempre volute.
Siamo vicini a coloro che lo hanno amato.

giovedì 15 dicembre 2011

IL 21 DICEMBRE TUTTI/E A IGLESIAS


CONFERENZA DI SERVIZI SUL GALSI? MA CI STANNO PRENDENDO PER IL CULO??

Scusate tanto la caduta di stile ma non mi viene un modo più elegante per commentare ciò che sta accadendo!
E da un pò di tempo che si parla di una Conferenza di Servizi che sarebbe stata organizzata dal Governo italiano sul GALSI. Dicevano che era urgente farla in quanto, tra l'altro, il progetto GALSI avrebbe perso una serie di finanziamenti tra i quali quello di 120 milioni di € della UE.  
La Conferenza, per la prima volta è stata annunciata da Romani, ex ministro di Berlusconi, nel mese di ottobre scorso. Non è successo niente. Poi furono l'Unione Sarda e  la NuovaSardegna a parlare di una Conferenza di Servizi convocata per il 14 dicembre. Quella data è passata e non è successo nulla. Poi si è parlato del 21 dicembre e, infine, del 22. Abbiamo chiesto a alcuni sindaci coinvolti e loro non ne sanno nulla...mai ricevuta nessuna convocazione a Roma in merito al GALSI!
Ora, fermiamoci un'attimo a riflettere. La Conferenza di Servizi, come leggete nella definizione, NON è uno scherzo! Ebbene, vi sembra normale che su una questione di vitale importanza per il futuro dell'Isola, si apprendano le date dai giornali e che queste date cambiano continuamente? Vi sembra normale che i comuni vengano trattati come zerbini dal Governo che si permetterebbe di "convocarli" solo con qualche giorno d'anticipo e spostando continuamente le date? Vi sembra rispettoso delle nostre istituzioni e della gente che rappresentano, il fatto che un Governo che viene a sapere di date false che girano in relazione ad un suo adempimento, nei confronti di una Regione Autonoma, non smentisca o, perlomeno, non chiarisca la situazione? A noi NO!
E sorge spontanea una domanda: perché ci facciamo trattare così?
In realtà,  la buttiamo li, a questa gente, delle conferenze di servizi non gliene può fregare di meno. Come, per loro stessa ammissione, non gliene frega nulla di perdere 120 milioni di € che, per un progetto che arriverà ai 4 miliardi, sono bruscolini. A loro interessa mantenere in vita questa "macchinetta mangiasoldi" che si sono organizzati e che noi non esitiamo, SENZA OMBRA DI DUBBIO, a paragonare alla Società Stretto di Messina SpA , creata nel 1981 e la cui durata è prevista sino al 2050...ponte o non ponte!! Poi, se grazie alla lungimiranza di gran parte della "classe politica" sarda si autorizzeranno i lavori...quell'"opportunità" chiamata GALSI sarà nelle condizioni di dare il massimo! Nel frattempo, la GALSI, il Governo italiano e buona parte dei "politici" sardi, PD in testa: CI PRENDONO PER IL CULO sottraendoci, in tempo di "crisi", risorse fondamentali indispensabili per le strade, i treni le scuole e gli ospedali, in rovina!
Società Stretto di Messina, ecco la macchinetta mangiasoldi a cui GALSI si ispira...Se poi qualcuno si prende la briga di verificare quanto guadagnano.....
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
(in carica per il triennio 2011/2013)
Presidente Onorario CALARCO Antonino
Presidente ZAMBERLETTI Giuseppe
Vice Presidente GRANATI Stefano
Amministratore Delegato CIUCCI Pietro
Consigliere AVERARDI Massimo
Consigliere BALLISTRERI Gandolfo Maurizio
Consigliere INFANTINO Rosario Maria
Consigliere PAPPALARDO Antonio
Consigliere PELLICANO' Ercole Pietro
Consigliere QUILICI Folco
Consigliere ROSITANI Guglielmo
Consigliere TRIGLIA Matteo Maria
COLLEGIO SINDACALE
(in carica per il triennio 2011/2013)
Presidente MARIANI Lucio
Sindaco Effettivo LANZA Antonino
Sindaco Effettivo RUSSO Giuseppe
SOCIETA' DI REVISIONE Reconta Ernst & Young S.p.A.
(2009-2011)
Capitale Sociale sottoscritto € 383.179.794,00
Capitale Sociale versato € 321.871.026,96





DURATA DELLA SOCIETA' PREVISTA AL 31 DICEMBRE 2050
 

mercoledì 14 dicembre 2011

PUNIDOS ATTACCA PO' PRIMU IL MEDIO CAMPIDANO

Il "movimento" a favore di quel cazzo di tubo ha deciso di punire non più solo tutta la regione Sardegna complessivamente considerata, ma provincia per provincia. Attenzione che ne inizia con il Medio-Campidano. Salvatevi!

SABATO TUTTI/E A OLBIA!!!!


martedì 13 dicembre 2011

Crisi edilizia: in Sardegna piangono miseria e mendicano gasdotti, in Trentino ottengono soldi dall'UE

Mentre una parte dei sindacati sardi, la gran parte della "classe politica"  e l'ANCE piangono miseria e mendicano un gasdotto che, secondo loro, salverebbe il settore delle costruzioni in Sardegna, ecco cosa fanno, e ottengono, nelle altre regioni!
Il Parlamento Europeo ha approvato uno stanziamento di 3,9 milioni di aiuti, a valere sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) , per facilitare la ricerca di un nuovo lavoro per i 528 lavoratori licenziati da 323 industrie del settore delle costruzioni nella regione del Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Il Consiglio dei Ministri d3ell'UE aveva già approvato gli aiuti il 29 novembre scorso.
Il contesto
Il FEG è stato creato per offrire un aiuto ai lavoratori licenziati a causa dei grandi cambiamenti nei modelli del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione o alla crisi finanziaria e aiutarli a inserirsi nuovamente nel mercato del lavoro. Il tetto annuale del fondo è di 500 milioni di euro.
Link

GALSI: ci mancava solo la camorra!

La Hera Spa, che nella speculazione Galsi ha quasi la stessa partecipazione della nostra SFIRS, è una "multiutility" costituita prevalentemente da enti pubblici dell’Emilia Romagna,"creata dagli amministratori Pd, imbottita di dipendenti iscritti al Pd, distributrice di utili ai sindaci Pd”. Abbiamo evidenziato, in un recente post, il palese "conflitto di interessi" in cui, in Sardegna, si divincola il Partito Democratico nel momento in cui sostiene, con le unghie e con i denti, la realizzazione del GALSI. Il quotidiano Bolognese online Bolognanotizie, ci raccontava peraltro che sul colosso emiliano avrebbe messo le mani il tristemente noto Clan dei Casalesi Fatti due conti, dalla situazione attuale della compagine GALSI risulta dunque che: 
- Hera = si sospetta coinvolta nell’affare “Cosentino” ed ha un deficit di 9 milioni di € che cerca di ripianare aumentando le tariffe 
- ENI = indagata dalla Procura di Milano per corruzione internazionale in affari di gas algerino 
- SONATRACH = indagata dalla Procura di Milano per corruzione internazionale in affari di gas algerino
- Algeria = tenta un’OPEC del gas insieme ai russi e traffica con loro in caccia da combattimento Mig29 
- Algeria = Rossella Urru, cooperante sarda, è detenuta in quel Paese da un gruppo di terroristi….
Questo edificante quadretto invoglierebbe giustamente ciascuno di noi, persone sensate e con un minimo di cervello, a guardarsi bene dall’avere anche solo un vicino di casa di quel genere. 
E invece con loro facciamo “affari d’oro”, gli concediamo anche per 40 anni parti importanti del nostro territorio e lasciamo che sventrino tranquillamente la nostra Isola…..

lunedì 12 dicembre 2011

PESANTE OFFENSIVA A FAVORE DEL GASDOTTO


Qualcuno ha paura. Grazie all'informazione che inizia a girare in Sardegna, raccontando la vera portata della pesante speculazione che si tenta di realizzare attraverso il “progetto” GALSI, aumenta di giorno in giorno nei cittadini e le cittadine la consapevolezza che quella porcheria, qui da noi, non s'ha da fare. Purtroppo, pressoché tutti gli ambientini "politici" e di squallida "imprenditoria" regionale sono coinvolti – o vorrebbero esserlo – in quel business da oltre 4 miliardi di € che trasformerebbe la nostra Isola in un eterno cantiere, sfasciando tutto senza pietà ma portando nelle loro casse bei soldini in tempi di crisi.
Oggi ci dicono che la Conferenza di Servizi è stata spostata dal 14 al 22 dicembre. Ce lo aspettavamo (ma comunque non ci fidiamo e verificheremo attraverso le fonti ufficiali del Governo)! Chi di comunicazione se ne intende sa bene che in queste condizioni è meglio non rischiare e aspettare, lanciando però una pesante offensiva tramite gli organi di stampa di quei partiti, associazioni, sindacati e trafficanti/imprenditori che hanno come unico obiettivo il proprio tornaconto personale.
Per chi si oppone a quella cosa diventa dunque difficile. In Sardegna non è un caso che internet non sia alla portata di tutti, e Zio Gigi non di certo smanetta nel nostro blog ma, come ogni santa mattina della sua vita, va in edicola a comprarsi il caro quotidiano, che gli racconta come devono andare le cose qui da noi.
Ci proveremo comunque. Sino al 22 dicembre resisteremo, resisteremo e resisteremo.

Vi chiediamo scusa ma, per vostra informazione, siamo costretti a pubblicare questa cosa:

LA NUOVA SARDEGNA del 12 dicembre 2011
 Gasdotto, il tempo della verità - Slitta la conferenza dei servizi ma si decide tutto in due mesi 
(ALFREDO FRANCHINI) 
CAGLIARI. Il destino del metanodotto tra l’Algeria e la Sardegna si deciderà nei prossimi due mesi. Una corsa contro il tempo per una battaglia storica: dare il metano all’unica regione d’Italia che non ce l’ha. Il tempo stringe: dopo la conferenza di servizi che si terrà il prossimo 22 (e non dopodomani com’era previsto) è necessario che entro la fine del mese arrivino le autorizzazioni.
In caso contrario si perderebbero i fondi europei. Come dire che si azzererebbe tutto e i sardi potrebbero scordarsi la metanizzazione per un altro paio di generazioni, lasciando spazio all’inutile gioco d’individuare le colpe. Una cosa è sicura: la decisione arriverà entro gennaio del 2012 quando gli investitori dovranno passare dalle idee ai fatti concreti. Sinora la Sardegna, a partire dalle Giunte Pili e Soru per arrivare all’attuale, aveva manifestato l’intenzione di mettere le imprese regionali alla pari di quelle nazionali e sono stati spesi 120 milioni per le progettazioni. Ma è cambiato completamente lo scenario economico e anche qualche protagonista. Come il ministro algerino per l’energia: l’attuale ha ripreso in mano la pratica della Sonatrac (la società algerina che fa parte del consorzio Galsi) e dovrebbe confermare l’investimento perché la linea del governo è quella di realizzare più connessioni possibili per distribuire il gas metano che abbonda in Algeria. E non è tutto: è stato raggiungo un accordo anche con la Nigeria per poter distribuire anche quel gas. Nell’isola i partiti, tutte le forze che compongono il partenariato sociale, e tutti i sindacati sollecitano che si faccia presto: le imprese sarde è stato calcolato che pagano 450 milioni in più per la bolletta energetica proprio per la mancanza di metano. Con maggiore danno per le industrie energivore, quelle del polo dell’alluminio, ma anche quelle del distretto della ceramica o del vetro.
Giacomo Migheli, segretario generale dei lavoratori chimici e dell’energia della Cgil, ricorda che “il gasdotto è un’opportunità per le famiglie e le aziende che la Sardegna non può lasciarsi scappare. La nostra regione ha una dotazione infrastrutturale di appena il sessanta per cento rispetto alla media nazionale mentre il costo dell’energia termica è superiore di oltre il trenta per cento”. Svantaggi che allontano, proprio come le carenze nella produzione di energia, gli investitori; l’anno scorso il prezzo dell’energia venduta in Sardegna ha avuto un rincaro del quaranta per cento. La Cgil prende posizione anche sulle recenti critiche mosse al progetto Galsi: “Sono infondate e strumentali”, spiega Migheli, “è impensabile teorizzare che le famiglie sarde non possano utilizzare il metano per usi domestici, oppure che le ricerche di gas avviate dalla Saras nell’oristanese siano in contrasto con il progetto Galsi”. La risposta è chiara: per i cittadini ci sono le reti interne di distribuzione e per quanto riguarda la Saras le quantità di gas che potrebbe estrarre, qualora trovasse il gas, sarebbero davvero minime rispetto alla possibilità di disporre di due miliardi di metri cubi di gas naturale dal 2014. Questo per il futuro della questione energetica; per il presente l’Ance, l’associazione dei costruttori iscritta alla Confindustria, vede nell’infrastruttura una grande opportunità per le aziende che oggi sono al collasso. “Il progetto Galsi” - è la stima dell’associazione presieduta da Maurizio De Pascale in Sardegna - “può portare risparmi per cinquecento milioni di euro e lavoro per più di 5.500 operai”.
 Sul progetto della metanizzazione dell’isola si è espressa a favore anche Legambiente a un’unica condizione: che a beneficiarne, oltre le imprese, siano i cittadini dell’isola. Nel Sulcis si è formato un fronte unito tra la Provincia e i Comuni. Le contestazioni sono venute da Olbia e i sindacati per questo accusano la Regione di non aver operato una sintesi. «Anche perché questo è il momento di presentarsi uniti», sostiene il sindacato sardo. Tore Cherchi, presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias, suggerische che la base logistica metanodotto sia realizzata a Portovesme: «I materiali da movimentare e da assemblare sono imponenti», spiega, «per il porto sarebbe una notevole opportunità di rilancio».

domenica 11 dicembre 2011

UN ETERNO, INUTILE, CANTIERE – PRIMA PUNTATA



Un quotidiano locale ha recentemente pubblicato le risposte, definite "tranquillizzanti", alle tante domande che i sindaci interessati si porrebbero in merito al GALSI. E' inutile dire che abbiamo anche noi una risposta per ogni domanda. Dopo 4 anni di impegno, qualcosa l'abbiamo capita anche noi. E' persino inutile confermare che, lette le risposte fornite da GALSI, non ci sentiamo affatto tranquilli. Anzi....
Analizziamo e commentiamo le varie risposte. In questa prima parte ne analizziamo una in particolare:
"Partiamo dalla distribuzione: come farà la Sardegna ad allacciare le reti locali ad una dorsale in cui il gas passa ad alta compressione e velocità? I sindaci temono che la spesa sia talmente alta che pochissimi comuni alla fine riusciranno ad usufruire del metano.".
Ecco la nostra opinione sulla risposta di GALSI (che riportiamo in fondo con l'intero articolo):
1) Ciò che GALSI omette colpevolmente di far presente e' la mancanza del presupposto stesso per la realizzazione di un gasdotto: IL GAS. Non lo diciamo ne scriviamo noi. Lo dicono e lo scrivono già da tempo sia gli esperti algerini, consulenti del ministro e dello stesso Presidente, oltre alla stessa ENI, la SONATRACH ed alle più quotate riviste internazionali che trattano il mercato dell'energia: stante la situazione attuale del mercato e del prezzo del gas, qualsiasi investimento in quel settore NON E' CONVENIENTE per chi ci investe.
Oltre al fatto che stiamo massacrando la Sardegna senza un motivo, ciò non può che significare 2 cose:
a) che NON vi è la benché minima certezza che di gas ce ne daranno;
b) che se anche arrivasse del gas, saremo noi a pagare in bolletta "la convenienza" per gli investitori. A meno che in Sardegna non ci sia  ancora, come pare, qualcuno che crede in benefattori con l'unico obiettivo di risolvere i nostri problemi.
Se a ciò aggiungiamo che, sempre sulla base delle dichiarazioni di quelle persone, esistono fondatissimi motivi per ritenere che l'Algeria non riuscirà a tener fede agli impegni internazionali presi in merito alla fornitura del suo gas...La frittata e' fatta: stiamo sventrando la nostra Isola senza un perché! Sfasceremo tutto per far passare un tubo che non trasporterà mai nulla. In fondo, trattandosi di una vera e propria SPECULAZIONE, ciò che interessa non e' dare il gas alla Sardegna. Ciò che interessa veramente e' costruire il gasdotto.
2) Altra cosa che GALSI non dice, perché non gli compete, e' che i collegamenti ai cosiddetti PIDI (le " 38 valvole di stacco, alle quali allacciarsi") li pagheremo noi a caro prezzo e la loro realizzazione comporterà, per ciascuno di loro, lo stesso sfascio e lo svolgimento delle stesse operazioni burocratiche richieste per il GALSI, incluse, dove e' necessario, le valutazioni di impatto ambientale, gli espropri, etc..Senza considerare i ricorsi, le denunce e, forse, i processi. E proviamo a immaginare l'apertura dei cantieri!!!Gli uffici tecnici dei comuni, soprattutto di quelli più piccoli, non vedono l'ora!!!
Noi l’abbiamo fatto.
Ecco una simulazione che abbiamo realizzato sulla base della lettura attenta del progetto relativo alla "condotta a terra". Ecco cosa ci attende (e la simulazione e' anche riduttiva rispetto al disegno tecnico che stanno realizzando un gruppo di ingegneri) dunque: 
LA NOSTRA ISOLA TRASFORMATA IN UN ETERNO, ORRIBILE CANTIERE

...L'esperienza della 131 moltiplicata per 100... 
Comprendiamo che alcuni sindacati, e coloro che promettono a vanvera impossibile occupazione, saranno ben felici: "guarda un po' quanta occupazione creerà quell'opera!". Si, può essere. Ma forse ci costa meno reclutare tutti i disoccupati sardi per scavare una voragine nel centro della Sardegna, per poi ricoprirla. La più grande voragine mai realizzata dall'uomo! Chissà, magari attiriamo qualche turista in più!
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DA L'UNIONE SARDA:
Tante le domande emerse lunedì in sede di consiglio regionale Anci, a Olbia
I sindaci dubitano? Galsi risponde
Allacci, espropri, unidirezionalità del gasdotto e variazioni all'opera. Ha una risposta per tutto Sara Milanesi, la responsabile delle relazioni esterne di Galsi. Cerca di fare chiarezza su un metanodotto che ancora non convince tanti sindaci, non solo galluresi: quelli che lunedì mattina si sono incontrati a Olbia, in sede di consiglio Anci, per manifestare dubbi e perplessità su espropri, allacci e sicurezza.
Partiamo dalla distribuzione: come farà la Sardegna ad allacciare le reti locali ad una dorsale in cui il gas passa ad alta compressione e velocità. I sindaci temono che la spesa sia talmente alta che pochissimi comuni alla fine riusciranno ad usufruire del metano.
«Sulla linea principale sono collocate 38 valvole di stacco, alle quali allacciarsi. Servono una serie di cabine di riduzione che la Snam è obbligata a realizzare su richiesta dei comuni. La Snam non può tirarsi indietro, a meno che l'operazione non sia antieconomica. Per fare in modo che questo non succeda i comuni si dovranno consorziare e utilizzare insieme le condotte di allaccio. La remunerazione per Snam sarà spalmata sulle tariffe e spartita su tutto il territorio nazionale».
Allora i comuni non spenderanno nulla?
«Certo se un comune dista 100 chilometri dalla dorsale e vuole allacciarsi da solo, il costo diventa esagerato e Snam può chiedere un contributo, ma se i centri, che già hanno le loro reti, si uniscono i costi si abbassano».
Ma chi dovrà coordinare tutto questo?
«La Regione dovrà funzionare un po' da cabina di regia, e se preferisce affidare i lavori di collegamento ad imprese locali può farlo. Il mercato del gas è libero».
I sindaci hanno anche contestato l'unidirezionalità del metanodotto, nel timore che una volta finito il gas algerino il "tubo" non possa più essere utilizzato.
«Per quanto riguarda la Sardegna, che ha un fabbisogno massimo di un milardo di metri cubi, il gasdotto può essere usato anche in senso opposto. L'unidirezionalità è riferita a grandi quantità di gas (mi riferisco al flusso Algeria-Europa) per le quali serve compressione e decompressione. Ma da Piombino le quantità utili al fabbisogno sardo possono essere inviate anche senza compressione. Il metanodotto sardo rientrerebbe subito nella rete nazionale, a questo punto la Sardegna potrà decidere di acquistare il gas da qualsiasi fornitore».
Il consiglio Anci ha manifestato grande preoccupazione per gli espropri.
«Prima di tutto Galsi non espropria. La fascia di sicurezza prevista attorno alla dorsale sarà di 40 metri ed è una servitù di passaggio , cioè il terreno resta ai proprietari. L'unica cosa che non si potrà fare sarà costruire case sul tracciato. Ma il problema non sussiste perché il gasdotto passa in aperta campagna. I 200 metri previsti dal decreto Bersani, citato dai sindaci, riguarda solo luoghi di assembramento e non è il caso di Galsi»
E per la spiaggia delle Saline?
«Il tubo sarà segnalato con paletti, la zona di sicurezza sarà di 31 metri per parte, ma non ci sarà nessuna recinzione.
Il 22 c'è la conferenza di servizi, ma ancora non c'è niente di definitivo?
«In linea di massima sono tutti d'accordo a parte Olbia. Certo i margini di discussione ci sono, ma ogni spostamento, ogni variazione comporta ulteriori ritardi. Se tutto va bene all'inizio del 2012 dovremo riuscire a fare l'intesa stato-regioni, solo successivamente si potrà ottenere l'autorizzazione unica».
(Alessandra Raggio)

Segretario, butta maluccio per l'economia


Oggi stavo facendo un po’ di pulizia al gatto e mi sono imbattuto in un articolo di un giornale sardo. Intervistavano il Signor Farina, uno che hanno aggiunto segretario a un sindacato e che di economia ne capisce un casino. Dice che gli unici a salvarsi dalla crisi saranno i muratori, a patto che gli facciano costruire case, mettere a posto quelle che ci sono (e questo ci può pure stare) e piastrellare dappertutto, persino il gasdotto!! O Signor Farina, e noi che le case e i gasdotti non li sappiamo costruire? Siamo tutti condannati? 
Nella foto: un gruppo di muratori
Po’ primu po’ primu,  non capisco dove le vogliono mettere le piastrelle in quel cazzo di tubo. D’accordo, sono 272 chilometri e un bagno ci dovrà pur essere ma non capisco dove è il guadagno. E poi ce un’altra cosa che non capisco. Ma questo è perché sono un ignorante che ha finito a calci in culo le elementari. Ma scusi, Signor Farina Segretario Aggiunto, ma non è vero che la crisi c'è anche per colpa delle costruzioni? E allora come facciamo a uscire dalla crisi costruendo se costruendo abbiamo fatto la crisi? Non è che me lo spiega in due parole semplici semplici, come lo spiegherebbe a un bambino delle elementari, appunto?

RASSEGNA STAMPA

Ecco una selezione di articoli apparsi sulla stampa locale.
A leggerli mi viene da riflettere su alcuni aspetti:
- ad esempio sul fatto che persone normali o semplici padri e madri, come me e tanti altri, non possano impegnarsi in prima persona contro uno scempio che danneggia non solo loro ma anche i propri figli e figlie. Tantomeno possono partecipare ad una manifestazione in quanto tali. Per fare tutto ciò pare occorra, infatti, essere iscritti a partiti o a movimenti. In caso contrario si viene immediatamente e in qualche modo etichettati, in particolare dalla stampa, quasi che l'appartenere a qualcosa o a qualcuno sia un presupposto indispensabile per poter difendere i diritti propri e degli altri.   
- Altra riflessione riguarda il fatto che esistono giornalisti che, purtroppo, prima di uscire con un pezzo non si prendono la briga di verificare ciò che i loro intervistati dichiarano. Non si pretende che i cronisti locali perdano tempo nell’indagare seriamente sulle cose che non vanno in Sardegna, o su quelle poco chiare; significherebbe pretendere un Giornalismo d’inchiesta che qui da noi non è mai esistito e, in ogni caso, a fare quel lavoro sporco ci pensano le altre testate, spesso straniere, e i loro Giornalisti d'assalto (non è un caso che vadano a ruba il gabibbo e le jene, e che l’unica inchiesta seria sinora fatta sul GALSI l’abbiano realizzata due giornalisti francesi!).  E così se ne leggono veramente di tutti i colori. Alcune dichiarazioni riportate negli articoli che seguono sono zeppe di “orrori”, inesattezze, castronerie e false interpretazioni della realtà. Sembra proprio che taluni personaggi approfittino della stampa per lanciare in aria baggianate, aspettando che qualcuno si sganasci dalle risate. Purtroppo c’è poco da ridere e, come si legge in uno degli articoli: “..Segretario, butta maluccio per l'economia”!
- Infine, a leggere alcuni articoli appare subito chiara l'immagine di coloro che aspettano il momento buono per salire sul carro della protesta,  non importa quale, pur di "apparire". Nulla di male, per carità! Ma perlomeno che si appaia dicendo cose sensate!
Buona lettura


L’Upc: “No al progetto GALSI” - Antonio Satta: “ci sono troppe anomalie”
MARCO SEDDA
NUORO. Un no deciso al Galsi, la società che realizzerà e gestirà il gasdotto tra l’Algeria e l’Italia attraversando la Sardegna, perché «il progetto presenta tanti lati oscuri e anomalie». E sì alla metanizzazione dell’isola. È la posizione dell’Upc, espressa dal segretario regionale Antonio Satta e da quello provinciale Giorgio Fresu.
 L’Unione popolare cristiana è l’unico partito a Nuoro contrario al Galsi. «Il progetto - esordisce Giorgio Fresu - prevede l’esproprio dei terreni interessati dal metanodotto. Inoltre non si sa quanto ha speso la Regione tramite la Sfirs, e la prossima finanziaria prevede uno stanziamento di 150 milioni. Per fare chiarezza chiediamo un confronto con Galsi, Regione, sindaci e sindacati».
 L’ingegnere Adriano Aversano, ex sindaco di Calasetta, evidenzia quelle che definisce le criticità del progetto: «La Sardegna ha bisogno di gas ma da questo metanodotto non possiamo prenderne perché il progetto non prevede i collegamenti al tubo, largo 1,2 metri. Inoltre lungo il percorso che parte da Porto Botte e arriva a Olbia (in provincia di Nuoro attraversa i comuni di Macomer, Borore e Sindia), verrà espropriata, anche se Galsi dice che sarà una servitù di passaggio, una fascia di 40 metri, e i vincoli interessano una fascia di duecento metri. I proprietari espropriati sono 8mila».
Aversano propone un’alternativa al Galsi: «Per il metanodotto si spenderanno 3,5 miliardi di euro, e la Sfirs ha già investito 400 milioni, mentre il costo di un rigassificatore è di circa 700 milioni di euro. In questo modo, oltre al risparmio, avremmo il vantaggio di comprare il gas da chiunque e non solo dall’Algeria. Con il Galsi infatti c’è il rischio che un imprevisto, come un attentato o una guerra, comporti il blocco dell’afflusso di gas. Perché il gas che arriva in Toscana non può ritornare indietro: servirebbe una stazione di compressione per permettere il ritorno del gas». Aversano dice anche che «non è vero che il Galsi ha ottenuto tutti i permessi ambientali, e sull’opera bisogna ancora acquisire il parere della Commissione europea».
 Anche Antonio Satta, dopo aver sottolineato che la Gallura «ha scelto un modello di sviluppo che punta sul turismo», contesta il Galsi: «In Toscana il tubo arriva nella zona industriale di Piombino e non nelle spiagge della Versilia, mentre in Sardegna arriva a Porto Botte, e non per esempio a Portovesme, e poi nella spiaggia di Murta Maria e attraversa l’area marina protetta di Tavolara, mentre poteva arrivare a Porto Torres. Siamo nettamente contrari al progetto, ci stiamo imbarcando in un business che non interessa la Sardegna. Del Galsi non conosciamo il ritorno economico, mentre sappiamo che la Francia, che usufruirà del gas, si è opposta e infatti il metanodotto non passerà per la Corsica».

Indipendentisti contro il Galsi – Alla manifestazione presente anche Bellomonte
CAGLIARI. Bandiere, cartelli e slogan per dire no al progetto Galsi. Un centinaio di persone si è ritrovata ieri mattina in piazza dei Centomila per manifestare contro il piano del metanodotto che attraverserà tutta l’isola dal Sulcis alla Gallura. Il corteo è partito alle 11:45 e, dopo aver attraversato via Bottego e viale Bonaria, ha imboccato via Roma per fermarsi davanti al palazzo del Consiglio regionale. All’iniziativa, promossa dagli indipendentisti di A Manca pro S’Indipendentzia, hanno aderito diversi comitati e organizzazioni che da mesi stanno diffondendo le ragioni del no in tutta la Sardegna; tra questi diversi gruppi della sinistra extraparlamentare ed estrema.  «Una manifestazione - ha detto Cristiano Sabino, portavoce di A Manca - promossa per rompere la cappa di silenzio su questo progetto. Siamo assolutamente contrari: siamo di fronte all’ennesima servitù. E’ un cordone ombelicale che lega la Sardegna allo Stato, alle multinazionali e alle politiche energetiche di vertice». Un’iniziativa di sensibilizzazione che andrà avanti paese per paese. «Siamo già stati - ha aggiunto Sabino - in giro per l’Isola, ma ci torneremo con una massiccia campagna di informazione». Un progetto che, secondo i manifestanti, tra i quali anche Bruno Bellomonte, alla sua prima uscita pubblica dopo l’assoluzione in corte d’assise a Rona per terrorismo, presenta ancora tante incognite: «Sconti e benefici per i sardi - ha spiegato il portavoce di A Manca - sono tutti da dimostrare». Sulla stessa linea anche la consigliera regionale della sinistra Claudia Zuncheddu (Gruppo Misto): «Che il Galsi porterà il metano nelle case dei sardi con la rete di distribuzione è soltanto un’illusione. Per l’isola sono in arrivo soltanto disagi, a cominciare dagli spazi tolti a pastorizia e agricoltura».

GALSI: PRESIDENTE CHERCHI, BASE LOGISTICA A PORTOVESME - SUBITO LAVORI PER RETI CITTADINE E AZIENDA MISTA PER GESTIONE  - CARBONIA
(ANSA) - CARBONIA, 10 DIC - La base logistica per il metanodotto deve essere realizzata a Portovesme. A sostenerlo, con una nota, il presidente della Provincia di Carbonia Iglesias, Salvatore Cherchi. "I materiali da movimentare e da assemblare sono imponenti - ha spiegato Cherchi - per il porto sarebbe una notevole opportunità di rilancio. Al Consorzio industriale spetta presentare un progetto ad hoc e al tavolo regionale dell'area di crisi riconoscere la rilevanza del progetto e agire di conseguenza. La concorrenza è forte e riguarda, innanzitutto, il porto di Cagliari". "Sarebbe paradossale se - ha aggiunto Cherchi - all'area che ospita l'arrivo del metano fosse negata la logisticà. Per il presidente della Provincia l'attenzione deve essere rivolta anche alla cosiddetta rete regionale e agli impianti che collegheranno la rete principale a quelle comunali: "E' stato chiarito che si tratta di un'attività remunerata in modo certo e che Snam Rete Gas si candida per realizzare e gestire questa rete. Un'alternativa è che sia una società regionale, magari pubblico-privata o in partenariato con Snam, a proporsi come realizzatore e gestore, in modo che cresca nuova imprenditoria locale e il reddito prodotto resti nel territorio. Qui c'é un campo di lavoro per le imprese sarde e la finanziaria regionale (Sfirs)". Cherchi ha anche sollecitato che vengano avviati i lavori per la realizzazione delle reti comunali già appaltate. (ANSA). 

Manifestazione a Cagliari- Gli indipendentisti contro il Galsi: «È una presa in giro»
Bandiere, cartelli e slogan per dire no al progetto Galsi. Un centinaio di persone si è ritrovata ieri mattina in piazza dei Centomila a Cagliari per manifestare contro il piano del metanodotto (Algeria-Italia) che attraverserà tutta l'isola dal Sulcis alla Gallura. Il corteo é partito alle 11.45 e, dopo aver attraversato via Bottego e viale Bonaria, ha imboccato via Roma per fermarsi davanti al palazzo del Consiglio regionale. All'iniziativa, promossa dagli indipendentisti di “A Manca pro S'Indipendentzia”, hanno aderito diversi comitati e organizzazioni che da mesi stanno diffondendo le ragioni del no in tutta la Sardegna.
«È stata una manifestazione - ha detto Cristiano Sabino, portavoce di “A Manca” - promossa per rompere la cappa di silenzio su questo progetto. Siamo assolutamente contrari, visto che ci troviamo di fronte all'ennesima servitù. È un cordone ombelicale che lega la Sardegna allo Stato, alle multinazionali e alle politiche energetiche di vertice».
Un'iniziativa di sensibilizzazione che nelle prossime settimane andrà avanti paese per paese per tutta la Sardegna: «Siamo già stati - ha aggiunto Sabino - in giro per l'Isola, ma ci torneremo con una massiccia campagna di informazione». Il progetto Galsi, secondo i manifestanti, presenta ancora tante incognite: «Sconti e benefici per i sardi - ha spiegato il portavoce di “A Manca” - sono tutti da dimostrare». Sulla stessa linea anche la consigliera regionale indipendentista Claudia Zuncheddu (Gruppo misto): «Che il Galsi porterà il metano nelle case dei sardi con la rete di distribuzione è soltanto un'illusione. Per l'Isola sono in arrivo soltanto disagi, a cominciare dal consumo del territorio e dagli spazi tolti a pastorizia e agricoltura».
Nelle settimane scorse una marcia che ha percorso in tutta la sua lunghezza la Sardegna ha visto invece protagonista il deputato del Pdl e leader di Unidos Mauro Pili. In quel caso gli intendimenti erano diametralmente opposti: dimostrare, cioé, che il progetto Galsi è importante per il futuro dell'indipendenza energetica dell'Isola.

NUORO. L'Upc si schiera contro il gasdotto dall'Algeria - «Galsi, una beffa per i sardi»
 Il Galsi continua a dividere il mondo politico. Sul fronte di quanti si dicono contrari alla realizzazione del gasdotto che attraverso la Sardegna porterà il gas nella Penisola dall'Algeria, c'è anche l'Unione popolare cristiana. Le ragioni sono state illustrate ieri a Nuoro dai responsabili del partito.
IL PROGETTO «Siamo favorevoli alla metanizzazione della Sardegna, ma contrari al Galsi», dice il segretario provinciale Giorgio Fresu, che ha tenuto una conferenza stampa con il presidente nazionale del partito Antonio Satta, e i dirigenti Adriano Aversano, Paolo Trogu e Luigi Pagano. L'Upc parte da un presupposto: «Una cosa è certa, i sardi non potranno usufruire del gas che arriva dall'Algeria». Il perché lo spiega Adriano Aversano. «Nel progetto - sostiene - non è prevista la realizzazione in Sardegna delle sottostazioni di decompressione a cui si dovrebbero collegare i comuni».
«LATI OSCURI» Ma c'è un altro aspetto che secondo l'Upc non viene considerato. «Ammesso e non concesso che il gasdotto si possa utilizzare, il flusso del gas è unidirezionale. Cioè da Piombino, dove sarà costruita la stazione di decompressione, non può tornare indietro. Se per qualsiasi motivo dall'Algeria dovessero chiudere i rubinetti, in Sardegna non avremmo più gas».
AMBIENTE ED ESPROPRI Sulle conseguenze per l'ambiente, hanno puntato l'attenzione il presidente Antonio Satta e il dirigente Paolo Trogu, ex assessore di Macomer. «Territorio - afferma Trogu - dove sono previsti circa 380 espropri (in zona Sic) per far passare la condotta, senza che nessuno ne sappia ancora niente». Satta si sofferma soprattutto sulla bellissima spiaggia di Murta Maria, in Gallura, dove è previsto il passaggio della condotta che poi attraverserà il Tirreno. «La Gallura - afferma - ha fatto una scelta di fondo per il suo sviluppo: il turismo. Con questo progetto viene messo in discussione».


L'INTERVISTA. IL segretario aggiunto della Cisl sulla crisi in Comune: è un brutto errore - «Solo l'edilizia ci può salvare»
Per Farina il rilancio dell'economia passa dal mattone
 Segretario, butta maluccio per l'economia.
«Il momento non è facile. Ma una via d'uscita c'è».
Quale sarebbe?
«Va rilanciata l'edilizia».
Così la sinistra grida alla cementificazione.
«Tutto sta nel contemperare salvaguardia e sviluppo. Perché non ci sono solo le nuove costruzioni, si deve anche recuperare l'esistente. Seconde case e hotel».
Dove poggia la sua fede nel mattone?
«Una busta paga del settore ne mette in moto altre tre. Se lavora un muratore, servono pure manovale, carpentiere e piastrellista».
I soldi chi li mette?
«I Comuni: è ora che si faccia la battaglia contro il patto di stabilità. Gli enti virtuosi devono poter spendere, specie quando hanno risorse in cassa. Diversamente non si combatte la disoccupazione. Gli investimenti pubblici danno lavoro. E se le famiglie hanno un reddito, aumentano i consumi e viene assicurato ossigeno anche all'edilizia privata».
Per decenni l'ascesa economica della Gallura è sembrata inarrestabile.
«Un caso unico in Sardegna, sotto la spinta della Costa Smeralda. Parallelamente si è lavorato per sviluppare i collegamenti aerei e marittimi, quindi i servizi».
Nell'81 lei venne scelto per fondare la Cisl Gallura. In trent'anni cos'è cambiato?
«Abbiamo garantito più diritti ai lavoratori. Nel comparto turistico la nostra provincia è ancora un modello innovativo. Da subito, trattando con le aziende dell'Aga Khan, riuscimmo a introdurre lo scatto di anzianità per gli stagionali, ogni tre anni. Non solo: con un solo contratto si acquisiva il diritto a essere richiamati. Così è stata assicurata continuità occupazionale».
La Gallura è un Eldorado?
«Non più. Siamo davanti a una crisi di sistema. La politica non ha saputo accompagnare la crescita: non sono state previste misure di salvaguardia, capaci di attutire gli effetti del rallentamento economico prima e della recessione successivamente. Certo: col senno del poi è facile cogliere i buchi neri di quel grandioso sviluppo. A Olbia, per esempio, si è fatto l'errore di lasciar morire il manifatturiero».
Il San Raffaele non si fa.
«Io credo che i consiglieri regionali della Gallura, tutti uniti, debbano far votare in Aula un ordine del giorno. Bisogna impegnare la Giunta a colmare il gap dei posti letto: dobbiamo averli, privati o pubblici che siano».
Meridiana se ne va.
«Inaccettabile. Dal Principe abbiamo ricevuto tanto, ma anche dato moltissimo. Ragion per cui, il management deve rispettare le istituzioni, concertando le scelte col territorio».
Ha rifatto la tessera Pd?
«Certo».
I democratici di Olbia non vogliono la centrale Galsi.
«Un errore. Il metanodotto è un'opera strategica, abbasserà i costi dell'energia. Oggi aziende e famiglie pagano il 40 per cento in più rispetto al resto della Penisola. È indubbio che il vecchio aeroporto di Venafiorita non vada compromesso. Serve un'alternativa, ma il progetto non può essere fermato. I Comuni, semmai, chiedano a Galsi contropartite in termini di infrastrutture e prezzo del metano».
La pace fatta in Municipio è apparsa fragile. Chi sta sbagliando?
«Tutti. Gli scontri politici non possono ricadere sui cittadini. È il momento di dare risposte ai problemi, non di litigare».
Hanno più ragione Giovannelli e Scanu o Careddu e la Spano?
«Né gli uni né gli altri».
Al congresso Pd del 2010, lei sosteneva Perinu, adesso è in asse perfetto con Scanu. Sta passando dalla minoranza alla maggioranza?
«Antonello (Perinu) è un amico. Se si ricandidasse, lo voterei di nuovo. Ma credo che oggi il senatore sia il miglior interprete del Pd. Se il partito governa la città, lo dobbiamo a lui che è stato artefice, sebbene non l'unico, della Coalizione civica».
A. C.
 

MAURO PILI SA CONTARE!!!


A me, personalmente, Mauro Pili piace un casino. Guardate che tutto quello che sta facendo per convincere i sardi a prendersi un tubo è incredibile. E poi, in questo periodo secondo me si è già speso buona parte dello stipendio di un mese. 
Poni scarpette da tennis bianche, almeno tre paia, dopo tutti quei chilometri. Mettici qualche panozzo nella sosta a Abbasanta, poi andendi andendi qualche birretta e un senduic.Di telefonate non se ne parla, per annunciare il suo arrivo stadafacendone. E poi l'albergo per dormire e sciaccuarsi, che in molti paesi che ha visitato o non ce ne sono nemmeno, oppure si è dovuto accontentare di qualche tre stelle puresciu. Mischinetto, lui ched'è abituato agli hotel 5 stelle lusso di Montecicoria a Roma. Meno male che tutti quei sindaci ched’è andato a convincere a prendersi il tubo almeno, per ricambiare, come minimo l'avranno invitato a pranzo. Ma la cosa che mi piace di più di quel ragazzo è che ne capisce di matematica. Che togo, ha fatto i conti di quanti sono tutti gli abitanti della Sardegna! Poi ne è venuto a Cagliari di nascosto e si è cammuffau bene bene a cespuglio in piazza dei centomila,  per contare tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione contro quel cazzo di tubo che lui ci vuole mettere a tutti/e. 
Poi è rientrato a Roma a Montecicoria e ha fatto un bellissimo calcolo, eccolo:
 
Ceesss, troppu togu! Unu capolavoru de furbizia e de matematica.
O signor Pili..A me è piaciuto molto il calcolo e tutto quello che hai fatto. Però secondo me dovresti atturare un po più attento. Poni che grazie a qui quattro gatti che protestano quel tubo non ce lo mettono più...tutti/e diranno che in così pochi  (pochi, poveri e senza euri) quei 100 sono riusciti a fregare proprio a te, chi sesi potenti mera, con un sacco di soldi, con amighisceddus altolocati e con un giornale tipo l’unione che ti pubblica anche quando vai in bagno.....
E poi mi ricordo di una vecchia storia che mi raccontavano da piccolo e che mi piaceva un mazzo....non so se Pili la conosce...parlava  de unu piccioccheddu de crobi che si chiamava Davide, mi pare che fosse di Tuvisceddu...che aveva rovinato a corpus de conca a unu tipu, tanti mannu cantu barrosu, che mi ricordo che si chiamava Golia, uno de cussusu che veniva da fuori della Sardegna e che si credeva di poter fare qui tutto quello che più le pareva e piaceva.....