giovedì 10 marzo 2016

NO AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE E ALLE TRIVELLE IN SARDEGNA









Come sapete il Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna (PEARS) 2015 -2030, insieme ad altri documenti ambientali di importanza fondamentale per il nostro futuro (Il Rapporto Ambientale, lo Studio di Valutazione di Incidenza Ambientale, la Sintesi non tecnica ed i relativi allegati) sono stati adottati da questa Giunta regionale con il Decreto 5/1 del 28 gennaio 2016.

PEARS: UN FALLIMENTO ANNUNCIATO
Il PEARS dovrebbe essere un documento di programmazione fondamentale che governa lo sviluppo di tutto il sistema energetico regionale, decidendo le scelte fondamentali in campo energetico. Cio' sulla base delle direttive e delle linee di indirizzo che vengono definite dalla programmazione europea, nazionale e regionale. Quindi dovrebbe essere uno strumento flessibile che definisce strategie, priorità, obiettivi, azioni e ipotizza diverse soluzioni che dovranno comunque essere compatibili con quelle che sono le direttive internazionali e nazionali in materia ambientale.
Ecco che, finalmente, dopo parecchi anni il parto è avvenuto e il tanto atteso Piano Energetico Regionale è disponibile alla visione di tutti. Tuttavia, nonostante le energie e le competenze messe in campo dalla Regione Sardegna (esperti, tecnici, studiosi, amministrativi, politici, etc..), la valutazione del Comitato ProSardegnaNoGasdotto riguardo il contenuto del Documento è assolutamente negativa. Delusi e allarmati riscontriamo che esso non rispecchia affatto ciò che di nuovo e sostenibile auspicavamo riguardo la strategia energetica di transizione della Sardegna fino al 2030:
- Non scorgiamo neanche l’ombradi quella visione strategica innovativa del nostro futuro - tanto declarata dall'Unione Europea - in grado di garantire ai cittadini e alle imprese energia sicura, accessibile e rispettosa del clima e della salute;
- Non intravediamo nessun possibile percorso miratoa trasformare la nostra in un’economia sostenibile, rispettosa dell’ambiente, in grado di assumerela guida nel campo della produzione di energia rinnovabile e nella lotta al riscaldamento globale.
I documenti del PEARS sono raccolti in 5 testi,ciascuno di alcune centinaia di pagine, e ciascuno di una complessità inaudita, di difficilissima lettura, per lo più destinati all'esclusiva conoscenza degli addetti ai lavori:
Delibera n. 5/1 del 28.01.2016;
PEARS 2015-2030 Proposta Tecnica;
Relazione geotermica;
Rapporto Ambientale;
Rapporto Ambientale Sintesi Non Tecnica;
Studio Di Incidenza Ambientale;
Il tempo per leggerli è veramente poco ma è fondamentale ed urgente farlo, ed è per questo che auspichiamo possiate contribuire alla loro comprensione nonché ad agire con noi anche questa volta.
IL DOPO-GALSI
Noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto da una parte ci sentiamo rassicurati riguardo l’accantonamento del Progetto GALSIda parte della Regione. Abbiamo fatto una lunghissima ed impegnativa battaglia che ci ha visto protagonisti e che ci ha portato proprio dove volevamo. Ma e' stato grazie allo studio, alla profonda conoscenza del Progetto e delle sue assurde e negative implicazioni che siamo riusciti nell’impresa titanica di far crollare sul nascere la costruzione di una infrastruttura che avrebbe posto una pietra tombale sul futuro del nostro territorio e dei suoi pacifici abitanti. Altro che gas panacea di tutti i mali! Con il contributo di tanti volontari siamo stati capaci, e per quello che ci spetta ce ne prendiamo il merito, di far crollare accordi farlocchi fra le alternanti maggioranze susseguitesi al potere. L’enorme mole di lavoro e la certezza delle nostre ragioni ci hanno fatto sentire addosso una grande responsabilità nei confronti della nostra Isola e del nostro futuro. Noi tutti, in giro per la Sardegna e con la capillare partecipazione a Convegni e dibattiti sull’energia, abbiamo cercato di informare quanta più gente possibile su quanto si stava perpetrando a nostro danno, smascherando un vero e proprio misfatto. Da fatto isolato però quel crimine diventava condiviso, un fatto collettivo, pubblico che ha determinato, in chi come noi ha una sana coscienza ed ha disinteressatamente a cuore le sorti della nostra Terra, più di una frattura nei rapporti e nelle relazioni sociali con le istituzioni e nei confronti di quanti ambivano al raggiungimento del proprio lucroso scopo. E proprio per questo, ancora oggi, il nostro Comitato dubita - assumendo una posizione di stand-by - che esista una “giustizia” in grado di sanare quelle fratture. Infatti, è quotidianamente sotto i nostri occhi che purtroppo “la politica del non senso” la fa ancora da padrone e non finisce mai di stupirci, richiedendo una vigilanza ed un presidio particolarmente diligenti, con monitoraggi costanti su tutte le attività nel mirino degli insaziabili predatori con cui siamo obbligati ad avere a che fare. Quindi, se da una parte si è vinta una battaglia, mai distogliere l'attenzione dai loschi figuri che gravitano attorno a qualunque business legato al consumo del nostro territorio. Ricordiamoci che siamo noi, comuni cittadini, l’ultimo baluardo a difesa dei nostri interessi, e non ci possiamo fidare di nessuno. E’ questo l’insegnamento più importante che abbiamo tratto da questa impegnativa esperienza. E, ad oggi, mai verità si è rivelata più giusta.
Infatti, dall'altra parte guardiamo al Piano Energetico con grande preoccupazione perché la “metanizzazione dell’isola”non è stata abbandonata, anzi è contemplata anche se in forma diversa e comunque impattante!!! Ancora reti da costruire, ancora bacini, ancora metano...Siamo ancora a questo punto? Ma per chi e che cosa? Inoltre, suscitando anche ilarita' presso la stessa Unione Europea, si parla ancora di centrali a carbone, di costruire nuove centrali solari termodinamiche che sottrarrebbero vaste aree agricole per produrre ancora energia, di biomasse e di chimica verde! Ma quanta energia vogliamo produrre? A cosa ci serve tutto questo se la Sardegna, come sanno anche i bambini, produce già più energia di quanto ne consumi e abbiamo un surplus del 43% nella produzione che viene esportato? Noi lo sappiamo! Serve soltanto a creare miseria e ulteriore disperazione per i sardi e ulteriore ricchezza e potere per i predatori che cingono d'assedio la nostra Isola, con la complicita' di una «classe politica» senza vergogna. E, purtroppo, i fatti ed i numeri ci danno tristemente ragione.


E ADESSO ECCO IL FANTASMA DEL GEOTERMICO
Come se ciò non bastasse tra gli allegati del Piano Energetico vi è un altro elemento poco rassicurante! L'inclusione di una "Relazione geotermica" che, facendo aleggiare sopra di noi il fantasma delle trivelle, inserisce nelle azioni e nelle proposte di ricerca la"produzione di energia geotermica" e ci dice chiaramente che la nostra Isola è ancora considerata terra di conquista di e sperimentazione ai danni dell'ambiente e dei cittadini. Non possiamo proprio dormire sonni tranquilli!!!
NOI DICIAMO NO A QUALUNQUE ATTIVITA' DI QUESTO TIPO
Sull’argomento, come è noto, siamo in attesa della pronuncia da parte del Consiglio di Stato in merito al ricorso presentato dalla Società Saras S.p.A. sul Progetto Eleonora. Infatti, la Società petrolifera ha pensato bene di agire contro la sentenza del Tar Sardegna che ne ha bocciato il Piano. Ma secondo voi è normale che dopo circa 10 anni di lotta e proteste, a suon di carte bollate e presidi vari del territorio, il progetto riguardante l’attività di perforazione esplorativa per la ricerca di gas naturale nel suolo di Arborea si trovi ancora a questo punto? Certo, se stiamo a ben vedere coloro che lo hanno sempre osteggiato, manifestando tenacemente la loro contrarietà, sono“solo” la popolazione locale e quel che resta delle povere imprese e delle organizzazioni agricole. Mettiamoci pure il contributo dei nostri “colleghi” facenti parte di altri noti Comitati e il quadro è completo. Ben si comprende che si tratta di lotte impari e di grandi e lucrosi interessi in gioco altrettanto sbilanciati. Dobbiamo però acquisire la consapevolezza che, almeno ad oggi, è sempre più spesso il cittadino comune a costituire l’unica e forse ultima barriera da frapporre a questi interessi predatori. 

MOBILITIAMOCI!!
Rivolgiamo un invito pieno di speranza a tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti e i Comitati spontanei dislocati sull’intero territorio regionale affinche' si impegnino al riguardo, anche manifestando il proprio dissenso ma attraverso la presentazione delle proprie osservazioni nei modi e nei tempi previsti.
Dunque, rimbochiamoci le maniche, sciroppiamoci qualche centinaio di pagine di follia pura, e, entro il 28 marzo 2016, sommergiamo gli uffici della Regione Sardegna con una marea di osservazioni contrarie al PEARS!
La legge, infatti, prevede che chiunque abbia interesse, anche per la tutela degli interessi diffusi, può presentare osservazioni, suggerimenti e proposte, fornendo nuovi e ulteriori elementi conoscitivi e valutativi all'amministrazione regionale. Ciò rientra nella Valutazione Ambientale Strategica a cui il Piano è sottoposto, e durante la quale è appunto contemplata la partecipazione della popolazione, come previsto dalle norme comunitarie e nazionali in materia di coinvolgimento dei cittadini e delle parti interessate.
Ricordiamo che le osservazioni dovranno essere presentate al Servizio Energia ed Economia Verde - Assessorato Industria – Viale Trento, 69 - 09100 Cagliari -industria@pec.regione.sardegna.it - e al Servizio Valutazioni Ambientali - Assessorato della Difesa dell'Ambiente - via Roma 80 09123 Cagliari – difesa.ambiente@pec.regione.sardegna.it - entro il termine di 60 giorni succitato (ovvero entro il 28 marzo 2016).
Presentare tante, accese e, per quanto e' possibile, qualificate osservazioni per ora è l'unico modo in cui i cittadini possono intervenire per dire la loro opinione, ed eventualmente opporsi a quanto stabilito dal Piano.
Detto in parole povere chi tace acconsente, perciò se nessuno si oppone e tutti tacciono il Piano va avanti con le opzioni previste!
Ricordiamo a tutti che abbiamo poco tempo: il termine scade il 28 marzo 2016.
Perciò coraggio e diamoci da fare!!!

INFINE....UN BEL "SI" AL REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016 CONTRO LE TRIVELLE
E non dimentichiamoci assolutamente che il prossimo 17 aprile occorrerà rispondere al quesito referendario nazionale sul tema delle trivellazioni off-shore.

giovedì 25 febbraio 2016

GAS: ennesima uscita annuale dei sindacati

Vorremmo farne a meno ma, per dovere di cronaca,  pubblichiamo l'ennesima uscita annuale dei sindacati sardi sul GAS. Prima c'era il GALSI, adesso si tratta semplicemente di METANIZZAZIONE. Tutto fa brodo per loro, una cosa vale l'altra. L'importante e' far capire che "stanno sul pezzo". 
Anche questa volta si tratta del solito, noioso, comunicato stampa che si ripete ormai da decenni ed in cui si chiede alla Regione di "far presto" sulla metanizzazione. Nemmeno un numerino tanto per capire. Nessuna proposta concreta. Nessuna idea, tantomeno un progetto, un programma, uno straccio di documento tecnicamente affidabile. Mentre in altre regioni d'Europa si fanno passi da gigante in campo energetico, anche grazie al sostegno dell'UE, alle nuove tecnologie e in linea con gli accordi di Parigi, in Sardegna si continua a sperperare - o restituire - danaro europeo ma si mendica ancora il gas a suon di comunicati stampa. Ed infatti i risultati sono davanti agli occhi di tutti. 
Una cosa e' comunque certa. La grave crisi economica e la decadenza di valori che colpisce la nostra Isola ha un responsabile: LA MANCANZA DI METANO!

Energia: Cgil-Cisl-Uil, su metano Regione decida entro marzo
Sindacati categoria attaccano, 'di indecisionismo si muore'
(ANSA) - CAGLIARI, 23 FEB - Cgil, Cisl e Uil sollecitano la
Regione "ad assumere una decisione definitiva sui tempi e sulle
modalità per portare il metano nell'Isola non oltre il prossimo
mese di marzo, anche perché siamo convinti che coloro che sono
stati eletti per assumersi delle responsabilità non possano
sfuggire al dovere di decidere in tempi adeguati nell'interesse
della Sardegna". I tre sindacati ritengono, infatti, che il Piano Energetico
approvato dalla Giunta regionale sia "preparatorio ad un
progetto di sviluppo generale della Sardegna, ma contenga un
grave limite, quello cioè di non indicare nell'immediato il
percorso, i tempi e le modalità, per portare il metano
nell'Isola". "Di indecisionismo si muore e i ritardi sul metano, che
danneggiano i cittadini e le imprese, rischiano di essere fatali
per un sistema produttivo tutto da rilanciare, ragione per cui
essendo fondamentali i tempi di assunzione delle decisioni è
opportuno fare una scelta precisa e definitiva - attaccano i
segretari regionali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil,
Giacomo Migheli, Marco Nappi e Tore Sini - per quanto ci
riguarda il metano deve arrivare in tempi stretti e a prezzi
competitivi e la rigassificazione è l'unica scelta in grado di
garantire l'approvvigionamento in un tempo relativamente breve e
a un prezzo certamente competitivo". Infine Migheli, Nappi e Sini sostengono che "la nuova
programmazione energetica regionale passa anche attraverso la
graduale riconversione delle centrali elettriche esistenti, Ep
Fiumesanto, Enel Portovesme, Ottana Energia, per cui non è più
rinviabile nel tempo l'avvio degli interventi di
riqualificazione tecnologica, finalizzati a una maggiore
sostenibilità ambientale e competitività economica, prevedendo
anche interventi di ammodernamento e sicurezza della rete
elettrica sarda". (ANSA).

domenica 14 febbraio 2016

L'impatto degli accordi di Parigi sulle politiche energetiche e ambientali europee

 
Ecco il discorso di Miguel Arias Cañete, commissario europeo per l'azione per il clima e l'energia , circa l'impatto dell'accordo di Parigi sulle politiche energetiche e ambientali europee (How will the Paris agreement impact EU climate and energy policies?). Il discorso si e' tenuto a Bruxelles l'8 febbraio scorso nella sede di "Bruegel", importante"think tank" (contenitore di pensiero) europeo.
Da sottolineare il fatto che sia lo stesso Commissario europeo a rimarcare che l'Accordo di Parigi: "first of all, it sends a clear signal to investors, businesses, and policy-makers that the global transition to clean energy is here to stay and that resources have to shift away from fossil fuels"......Poiche' i "policy-makers" (politici) sardi, solitamente con la boccuccia piena di Europa, non sembrano aver ben colto il significato di quell'Accordo (visti gli investimenti in gasdotti, inceneritori e centrali a carbone che fanno della Sardegna la burletta d'Europa), sarebbe il caso di insistere, magari attraverso una traduzione giurata del discorso di Cañete!

lunedì 14 dicembre 2015

GLI ACCORDI DI PARIGI SUL CLIMA E UN GRAZIE AL COMITATO PROSARDEGNANOGASDOTTO!!!



Grazie, grazie, grazie a tutti/e coloro che durante questi lunghi anni hanno sostenuto e lottato con il Comitato Pro-SardegnaNoGasdotto per evitare l'ennesimo scempio ai danni della nostra Terra: la realizzazione di un GASDOTTO che l'avrebbe tranciata in due inutilmente.
Insieme abbiamo evitato non solo un fendente mortale che avrebbe ferito a morte la nostra Isola ma anche un danno economico di proporzioni mai viste! Un "investimento" di oltre 10.000.000 di €, di cui 150 milioni direttamente dalle nostre tasche, spesi per tentare di realizzare un'opera assolutamente inutile!
Lo dimostrano definitivamente gli accordi conclusi qualche giorno fa a Parigi.
“Emissioni umane nette zero” (net-zero human emissions), così si chiama la svolta epocale, ovvero il punto di equilibrio tra ciò che immettiamo nell’aria e ciò che riassorbiamo. E non appena l’accordo di Parigi arriverà fra le mani dei legislatori, le energie pulite saranno semplicemente il modo migliore, più economico e più efficace per raggiungere questo obiettivo. Questo accordo è lo strumento di cui avevamo bisogno per costruire un futuro sicuro per le prossime generazioni."
Oltre a cio', gli accordi prevedono anche:
  • Almeno 100 miliardi di finanziamenti dal 2020 per garantire un sostegno continuo ai Paesi in via di sviluppo;
  • L’impegno a un nuovo vertice ogni 5 anni per aumentare l’ambizione degli impegni presi e avvicinarsi sempre più al giorno in cui un mondo a emissioni nette zero diventerà realtà;
  • Un accordo globale che dice che il cambiamento climatico è un problema mondiale, che necessita della cooperazione di tutti, dall’Arabia Saudita al Senegal alla Sardegna, per dare un futuro all’umanità.
Ma, soprattutto, dal vertice arriva un messaggio chiaro ed inequivocabile agli investitori ed alle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo: puntare sui combustibili fossili è denaro perso. È la tecnologia che ci porterà al 100% di energie pulite quella su cui devono investire.
Ma, a seguito di questo accordo mondiale, definito da molti un "momento storico" che segna lo spartiacque tra l’era dei combustibili fossili e quella delle energia pulite, ci piacerebbe conoscere l'opinione di coloro che, testardamente e nonostante la morte annunciata del progetto GALSI, proseguono invece imperterriti sulla via del degrado e del malessere, attraverso: "...il progetto metano...800 milioni di opere per i 37 bacini, 440 milioni circa di investimenti privati e220 milioni di risorse pubbliche...".  Parliamo di Pigliaru, di Paci e di Mariagrazia Piras...Esponenti dell'attuale giunta regionale che, dopo decenni, ha partorito in casa una specie di "piano energetico" dove, udite udite, la Sardegna dovrebbe diventare "il modello di riferimento europeo nel quale rendere operative in anticipo le nuove tecnologie......". Peccato che, mentre il Mondo intero cercava con difficolta' di mettersi d'accordo sul futuro energetico del Pianeta, in Sardegna Pigliaru rilanciava un gasdotto con la Toscana, complice il suo governatore, Enrico Rossi, "molto interessato e favorevole". 
Cio' significa che non possiamo abbassare la guardia, in Sardegna siamo capaci di tutto!
In ogni caso, adesso sara' tutto piu' difficile e, forse, chi manderemo a governare in futuro avra' le caratteristiche minime richieste da sempre a un buon politico e amministratore: capacita', onesta' e lungimiranza.
Comunque grazie a tutti/e, di cuore.
Con il nostro impegno concreto, armati di proiettore, slides e pc portatile, per diversi anni abbiamo girato la Sardegna in lungo e largo per spiegare alla gente - anche con la complicita' di amministratori che alla loro Terra ci tengono - il danno che stavano per subire senza saperlo. Con il nostro Blog abbiamo informato e commentato (non senza riderci sopra) cio' che accadeva, sostituendoci alle colpevoli istituzioni ed ai giornaletti locali.....Non c'e' stata manifestazione o convegnetto truccato che non ci abbia visto presenti, a volte con garbo e a volte con urla di indignazione. Ma ci siamo spinti oltre, sino a partecipare alla realizzazione di un film sullo scempio GALSI, proiettandolo e commentandolo in giro per la Sardegna.
Senza tutti noi, probabilmente, GALSI SpA; Regione Sardegna con Soru, Cappellacci e la mitica assessora Zedda, Mauretto Pili &C; la SFIRS; finte associazioni ambientaliste come Legambiente; il sindaco di S. Giovanni Suergiu finito poi in carcere; degni rappresentanti della regione piu' inquinata d'Italia, tipo Tore Cherchi; il partito democratico e consiglieri regionali del calibro di Giampiero (Giampino) Diana; l'Unione Sarda, la Nuova Sardegna e Videolina (che ci ospito' in una trasmissione pro-gasdotto, condotta da uno dei maestri della disinformazione: Emanuele Dessì); il governo italiano, con Renzi ed i suoi "comitatini"; la Commissione Europea preda delle lobby, anche se il Parlamento europeo ci ha ascoltato con attenzione, nonostante europarlamentari per caso tipo Giommaria Uggias;  l'industria sarda allo sbando di Alberto Scanu, e varie ed eventuali "associazioni di categoria" rivolte a corrodere il gia' debole tessuto imprenditoriale della Sardegna; oltre a improbabili sindacati e sindacalisti;......etc..etc...Avrebbero iniziato i lavori e oggi la nostra Isola sarebbe sventrata da enormi trincee, con la 131 ulteriormente fracassata, i corsi d'acqua ed i ponti interrotti, cosi' come le poche linee ferroviarie. Interi vigneti distrutti, zone di pregio archeologico e ambiantale violentate e sventrate, cosi' come i villaggi che avevano la "fortuna" di trovarsi in mezzo al tracciato...Cio' per anni, anni ed anni. Uno sfascio senza fine, evitato da tutti noi.
Grazie.


lunedì 5 ottobre 2015

La giunta regionale finalmente partorisce l'ennesimo PEARS

COMUNICATO STAMPA
Cagliari, 2 ottobre 2015 – La Giunta Regionale, su proposta dell’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, ha approvato definitivamente le Linee di indirizzo strategico del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEARS), già adottate dall’esecutivo alla fine di luglio scorso. In questi ultimi due mesi e mezzo, la Regione attraverso il portale web Sardegna ParteciPA, ha sottoposto alla consultazione pubblica sia la strategia sia le linee di indirizzo del PEARS. Nello stesso periodo, l’assessorato dell’Industria ha incontrato i vertici regionali delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali che ne hanno fatto richiesta per un primo confronto con il partenariato istituzionale, economico e sociale. Il confronto proseguirà sia durante la predisposizione della proposta tecnica sia nel corso del procedimento di VAS. Nell’attuale fase di revisione si è già tenuto conto di alcune osservazioni e di diverse proposte. Il cuore delle linee strategiche è la metanizzazione della Sardegna e il piano prevederà una corsia a sé per il metano. I concetti guida saranno la distribuzione della risorsa là dove richiesta e necessaria a costi comparabili a quelli presenti sul territorio nazionale e la minimizzazione dei rischi connessi alla presenza di una domanda potenzialmente limitata e distribuita. Gli altri pilastri sono l’efficientamento energetico e il sostegno allo sviluppo di energie rinnovabili con l’obiettivo di riequilibrare la produzione destinata al consumo elettrico, termico e dei trasporti. "La Regione – ha detto l’assessore Piras – prosegue nel percorso tracciato in questi mesi. Vogliamo allinearci alle politiche energetiche già definite a livello europeo e trasformare il sistema energetico regionale per favorire la competitività e rilanciare il sistema sociale ed economico della Sardegna”.
Ecco, alla fine hanno partorito l'ennesima perla energetico-ambientale-programmatica. L'obiettivo e', ovviamente, la mitica "competitivita'". Finalmente una giunta regionale che fornisce delle risposte! Dopo qualche decennio di inutili tentativi, oggi sappiamo bene quando e come diventeremo "competitivi".  Arriva il "rilancio" anche per il "sistema sociale" (che questa volta viene messo prima di quello "economico"....un autentico miracolo di comunicazione!!!), dopo diversi decenni di attesa inutile e sofferta.
Nel porgere i piu' vivi complimenti, ricordiamo giusto qualche concetto a proposito dei "processi di consultazione pubblica" avviati dalla Regione Sardegna in vari ambiti: 

Il problema principale - a parte la mancanza di comunicazione, l'assenza totale di informazioni e il tempo limitatissimo per presentare pareri - è che dei pareri forniti dai cittadini, dalle associazioni, dai comitati, etc..Non se ne tiene affatto conto e servono soltanto a far vedere che consultazione c'è stata.
Soprattutto davanti all'UE che, peraltro, nella nuova programmazione da al partenariato un ruolo ancora più importante e verifica che questo sia stato coinvolto veramente nel processo di decisione. E' per tale motivo che leggiamo sul sito della Regione cose del genere:
  • ............Il Partenariato è un attore molto importante delle politiche di sviluppo finanziate dall’Unione europea. Riunisce le forze economico-sociali attive sul territorio e rappresentative della realtà locale: istituzioni, associazioni di categoria e sindacali, rappresentanti della società civile quali, ed esempio, associazioni ambientali, organizzazioni non governative, organismi responsabili della promozione dell’uguaglianza e della non discriminazione.
  • Con l’avanzare dei cicli di programmazione comunitaria, il ruolo del Partenariato ha acquistato sempre maggiore rilevanza, fino a diventare – nel periodo 2014-2020 – uno strumento fondamentale per la realizzazione della strategia "Europa 2020".
  • I Regolamenti comunitari comunitari 2014-2020 rimarcano infatti la necessità di coinvolgere gli stakeholders, ovvero i portatori di interesse in tutto il ciclo della policy: dalla preparazione del Programma, alle diverse fasi della sua attuazione, dal monitoraggio dei progetti e delle procedure, alla valutazione dei risultati.
Ed ecco due link dove si tenta di convincere i cittadini sardi che l'approccio regionale e' realmente partecipato e che questi contano veramente qualcosa:
Bello vero? E invece, purtroppo, si tratta solo di un gran specchietto per le allodole. Infatti ti viene quasi da crederci! Tu partecipi ingenuamente al "processo decisionale", presenti la tua proposta, fai le tue osservazioni, vai ai convegni, etc... Ebbene: il tuo impegno diventa solo e unicamente materiale da mostrare alla  Commissione Europea per documentare e provare che c'e' stato il coinvolgimento dei cittadini e che le procedure sono state rispettate!!!
Oltre a cio', il fatto sostanziale però è, appunto, che quest'ennesima consultazione sul PEARS, qualora vi fosse anche il tempo e l'informazione opportuna, di fatto non entrerebbe comunque nella programmazione reale che viene decisa, come sempre, a livello esclusivamente "politico" e.......quindi.....: ci sentiamo tutti "presi in giro"!

domenica 20 settembre 2015

SLIDE PER DOCUMENTARE LA TRANSIZIONE DEI FOSSILI AL SOLE


Ecco un utile strumento per sostenere e documentare la necessità di orientare l’attuale sistema energetico, centralizzato e basato sulle fonti fossili e sul nucleare, verso energie rinnovabili decentrate sul territorio.
(si ringrazia: http://www.energiafelice.it )
Si tratta di una sequenza logica di 462 slide in formato PowerPoint suddivise in 8 sezioni . I dati esposti in grafici, immagini, proposizioni sintetiche, sono i più aggiornati disponibili e possono essere organizzati e utilizzati liberamente. L’accesso è libero e gratuito, sia per scopi didattici, che di documentazione e come supporto a ricerche.
Il filo conduttore è quello esposto nel libro “Cercare il sole. Dopo Fukushima” (2011) di Agostinelli, Meregalli e Tronconi, edito da EDIESSE. L’energia è trattata come un bene comune e sono valutati i risvolti della stessa sia sul piano ambientale che climatico, nonché considerati gli effetti per l’economia e il lavoro. Il modello della crescita indefinita è analizzato come percorso senza via d’uscita e sono ampiamente trattate le implicazioni di nuovi stili di vita, di minori consumi di materia ed energia, della prevalenza della vita sull’economia.
Le sezioni in cui il database è suddiviso sono:
Ogni sezione è indipendente e contribuisce a un insieme di 8 presentazioni da affiancare alle 462 slides complete per una ricca documentazione “free”.
Le presentazioni sono state compilate da Mario Agostinelli (agostinelli.mario@gmail.com) su materiale per la maggior parte elaborato originalmente. Per le slides scambiate in occasione di incontri e dibattiti, si ringraziano gli autori che le hanno rese disponibili.

I PDF SCARICABILI

LA PUBBLICITA' INGANNEVOLE DELLA SOGIN

foto di EuYou - L'Europa che vogliamo.
di Alfonso Navarra (Energia Felice - www.energiafelice.it)

La pubblicità della SOGIN, che possiamo vedere in spot televisivi e leggere su paginoni acquistati persino sul "Manifesto", ci sta mettendo in avviso: arriva il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che finalmente "oggi possiamo fare insieme in modo trasparente".
(Vai su www.depositonazionale.it)
La trasparenza, secondo proprio l'ufficio Stampa SOGIN, sarebbe necessaria per per evitare una Scanzano bis, quando nel 2003 la scelta del sito fu imposta dall'alto e poi dovette essere revocata per la mobilitazione popolare (14 giorni di blocchi stradali e ferroviari in Basilicata), ma anche per gravi errori tecnici.
Osserva Ennio Remondino sul sito web Megachip: "Più che trasparenza, sembra prudenza esercitata anche ad alti costi (3,2 milioni di euro). Promuovi con mille prudenze, uno spot dopo l'altro, la partita del Deposito nazionale di scorie nucleari, ma in realtà non informi sulla sostanza".
La sostanza è quella di una GRANDE OPERA INUTILE, di una operazione costosissima (1,5 miliardi preventivati, ma sicuramente vedremo crescere il budget) che semina l'illusione di tenere a bada un problema, quello dell'inquinamento radioattivo, in realtà aggravandolo, di un impatto ambientale pari a quello di migliaia di inceneritori concentrati nello stesso posto ma prolungato per tempi "geologici", non storici!
(Ricordiamo, per chi ha dimenticato le nozioni liceali, che, tanto per fare un esempio, il plutonio resta pericoloso per 200.000 anni dimezzandosi in circa 25.000; la diossina, la sostanza chimica più tossica e nociva per l'ambiente, invece si degrada in appena 1.000 anni! 1 grammo di plutonio, ottimalmente distribuito, può provocare 18 milioni di tumori al polmone; gli effetti cancerogeni della diossina non vanno sottovalutati ma non sono assolutamente comparabili, se mettiamo in conto pesi minuscoli della sostanza).
Il piano governativo, di cui la SOGIN è soggetto attuatore - ed anche, di fatto, controllore - prevede la realizzazione di un deposito unico nazionale per la bassa e media attività (prima e seconda categoria, 75.000 metri cubi), dalla durata di 300 anni, ma che ospiti, “temporaneamente di lungo periodo” (70-100 anni) anche i rifiuti ad alta attività (terza categoria, 15.000 metri cubi). Per questi ultimi le linee guida dell’Agenzia di Vienna (IAEA) prevedono la sistemazione in depositi geologici profondi, ma una soluzione di questo genere non è ancora mai IN NESSUNA PARTE DEL MONDO stata messa in opera e testata per un tempo sufficientemente lungo.
Dovrebbe essere noto - e notificato dalla stampa seria - che non esiste ancora una “soluzione” per i rifiuti di alta attività, che rimangono uno dei nodi irrisolti - ed irrisolvibili per chissà quanto tempo - dell’industria nucleare nel mondo (il cui ciclo è inestricabilmente connesso alle attività militari).
Abbiamo quindi una particolarità dell'Italia: è il primo Paese che sperimenterà (speriamo di no) la messa assieme dei rifiuti di bassa e media con quelli di alta attività!
Questo avverrà, dopo la selezione dei siti potenzialmente idonei, con una “gara” tra i Comuni che vogliono ospitare il Deposito. La pubblicazione della mappa di questi siti idonei era stata annunciata ad aprile, poi è stata spostata ad agosto, dopo le elezioni regionali, quindi a settembre... aspettiamo ancora fiduciosi nella rimozione dello strategico, delicatissimo e ferale segreto!
Sarebbe - la mappa - una versione preliminare di un documento chiamato "CNAPI" (sta per "Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee"), che dovrebbe essere sottoposto a consultazione imitando il "debat public" francese, fino all'approvazione definitiva prevista nel giugno 2016.
Le "compensazioni" offerte - che si dichiara non siano in cambio della sicurezza, ma del “fastidio” arrecato alle comunità - ce la faranno a convincere le comunità locali ad accettare l'insediamento?
Pare che comunque - la fonte che ho è della Confederazione COBAS - Massafra in Puglia si sia già fatta avanti! Ma in generale nei territori sta montando la protesta: Puglia, Basilicata, Sicilia e specialmente la Sardegna sono già sul piede di guerra.
Ma questo famoso sito unico ce lo chiede poi l'Europa? a dire il vero, la normativa europea non ci obbliga al deposito nazionale ma semplicemente ad elaborare un piano razionale di gestione. Ritorniamo dunque al punto vero. Abbiamo di fronte l'ennesimo GRANDE BARACCONE, deposito più Parco Tecnologico, 10 ettari di superficie coperti da una costruzione alta 5 piani, per miliardi da buttare nelle tasche dei soliti "amici degli amici".
Ma non siamo affatto obbligati ad una scelta che gli stessi USA non stanno seguendo!
Di recente, la Nuclear Regulatory Commission statunitense ha risposto a un quesito dell’Alta Corte USA: che fare se il Deposito geologico di Yucca Mountain (quello che nel best seller dell'ex ecologista Cravens avrebbe dovuto "salvare il mondo") non si dovesse realizzare (dopo miliardi di dollari buttati, mi permetto di aggiungere)? La risposta dell'organo americano è che, modificando la gestione dei siti, la parte più delicata e pericolosa dell’intero ciclo nucleare, il combustibile irraggiato (negli USA il ritrattamento del combustibile è stato fermato dal 1977) può essere STOCCATO A SECCO NEI SITI ATTUALI. Senza entrare nel merito della pronuncia della NRC, i rifiuti di bassa e media attività rappresentano un rischio infinitamente minore del combustibile irraggiato: se fossimo nel pieno del dibattito sulla scelta del sito, questa decisione della NRC può in un certo senso "sdoganare" il trattamento delle scorie là dove attualmemnte sono, senza bisogno di concentrarle in un unico posto.
E senza bisogno degli altrettanto inutili e pericolossissimi trasporti nucleari delle scorie radioattive verso la Francia, da Saluggia (Eurex) e Trino (ex centrale nucleare), a Les Hague, dove, con la tecnologia PUREX, un po' di plutonio viene ricavato e destinato alle bombe nucleari francesi.
Possiamo infine fidarci del nostro governo e delle nostre istituzioni, fiducia che si deve basare sui fatti e non può certamente essere assicurata da campagne pubblicitarie farlocche?
Ad esempio, all’Eurex di Saluggia, che ho appena citato, il sito più critico tra quelli esistenti, "il posto più pericoloso in Italia per gli italiani tutti", ci sono ancora rifiuti nucleari ad alta attività liquidi. Greenpeace ne chiede la cementazione che avrebbe già dovuto essere completata lustri fa. Ma qui occorre andare ben oltre: così come non si può costruire una centrale nucleare sulle pendici di un vulcano, non si può mantenere un deposito nucleare in una zona in cui gli eventi alluvionali sono la regola. E, udite udite, la mafia dell'EXPO (Frigerio, Greganti, Grillo e Cattozzo) avrebbe, tanto per cambiare, preso appalti dietro tangenti persino a Saluggia! La nostra sicurezza, allora, è in ottime mani e, come reacitano gli spot della SOGIN, possiamo dormire sonni assolutamente tranquilli. Fino al prossimo disastro annunciato.
POST SCRIPTUM: Sabato 26 settembre a Villar Focchiardo - Valle di Susa - la discussione di un Seminario antinucleare (che inizia il 25 settembre sul "diritto al disarmo nucleare") è più focalizzata sull'attuazione del referendum del 2011, quindi sul deposito unico dei rifiuti radioattivi e sui trasporti nucleari che attraversano la Valle.

foto di EuYou - L'Europa che vogliamo.LA PUBBLICITA' INGANNEVOLE DELLA SOGIN

foto di EuYou - L'Europa che vogliamo.
di Alfonso Navarra (Energia Felice - www.energiafelice.it)

La pubblicità della SOGIN, che possiamo vedere in spot televisivi e leggere su paginoni acquistati persino sul "Manifesto", ci sta mettendo in avviso: arriva il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che finalmente "oggi possiamo fare insieme in modo trasparente".
(Vai su www.depositonazionale.it)
La trasparenza, secondo proprio l'ufficio Stampa SOGIN, sarebbe necessaria per per evitare una Scanzano bis, quando nel 2003 la scelta del sito fu imposta dall'alto e poi dovette essere revocata per la mobilitazione popolare (14 giorni di blocchi stradali e ferroviari in Basilicata), ma anche per gravi errori tecnici.
Osserva Ennio Remondino sul sito web Megachip: "Più che trasparenza, sembra prudenza esercitata anche ad alti costi (3,2 milioni di euro). Promuovi con mille prudenze, uno spot dopo l'altro, la partita del Deposito nazionale di scorie nucleari, ma in realtà non informi sulla sostanza".
La sostanza è quella di una GRANDE OPERA INUTILE, di una operazione costosissima (1,5 miliardi preventivati, ma sicuramente vedremo crescere il budget) che semina l'illusione di tenere a bada un problema, quello dell'inquinamento radioattivo, in realtà aggravandolo, di un impatto ambientale pari a quello di migliaia di inceneritori concentrati nello stesso posto ma prolungato per tempi "geologici", non storici!
(Ricordiamo, per chi ha dimenticato le nozioni liceali, che, tanto per fare un esempio, il plutonio resta pericoloso per 200.000 anni dimezzandosi in circa 25.000; la diossina, la sostanza chimica più tossica e nociva per l'ambiente, invece si degrada in appena 1.000 anni! 1 grammo di plutonio, ottimalmente distribuito, può provocare 18 milioni di tumori al polmone; gli effetti cancerogeni della diossina non vanno sottovalutati ma non sono assolutamente comparabili, se mettiamo in conto pesi minuscoli della sostanza).
Il piano governativo, di cui la SOGIN è soggetto attuatore - ed anche, di fatto, controllore - prevede la realizzazione di un deposito unico nazionale per la bassa e media attività (prima e seconda categoria, 75.000 metri cubi), dalla durata di 300 anni, ma che ospiti, “temporaneamente di lungo periodo” (70-100 anni) anche i rifiuti ad alta attività (terza categoria, 15.000 metri cubi). Per questi ultimi le linee guida dell’Agenzia di Vienna (IAEA) prevedono la sistemazione in depositi geologici profondi, ma una soluzione di questo genere non è ancora mai IN NESSUNA PARTE DEL MONDO stata messa in opera e testata per un tempo sufficientemente lungo.
Dovrebbe essere noto - e notificato dalla stampa seria - che non esiste ancora una “soluzione” per i rifiuti di alta attività, che rimangono uno dei nodi irrisolti - ed irrisolvibili per chissà quanto tempo - dell’industria nucleare nel mondo (il cui ciclo è inestricabilmente connesso alle attività militari).
Abbiamo quindi una particolarità dell'Italia: è il primo Paese che sperimenterà (speriamo di no) la messa assieme dei rifiuti di bassa e media con quelli di alta attività!
Questo avverrà, dopo la selezione dei siti potenzialmente idonei, con una “gara” tra i Comuni che vogliono ospitare il Deposito. La pubblicazione della mappa di questi siti idonei era stata annunciata ad aprile, poi è stata spostata ad agosto, dopo le elezioni regionali, quindi a settembre... aspettiamo ancora fiduciosi nella rimozione dello strategico, delicatissimo e ferale segreto!
Sarebbe - la mappa - una versione preliminare di un documento chiamato "CNAPI" (sta per "Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee"), che dovrebbe essere sottoposto a consultazione imitando il "debat public" francese, fino all'approvazione definitiva prevista nel giugno 2016.
Le "compensazioni" offerte - che si dichiara non siano in cambio della sicurezza, ma del “fastidio” arrecato alle comunità - ce la faranno a convincere le comunità locali ad accettare l'insediamento?
Pare che comunque - la fonte che ho è della Confederazione COBAS - Massafra in Puglia si sia già fatta avanti! Ma in generale nei territori sta montando la protesta: Puglia, Basilicata, Sicilia e specialmente la Sardegna sono già sul piede di guerra.
Ma questo famoso sito unico ce lo chiede poi l'Europa? a dire il vero, la normativa europea non ci obbliga al deposito nazionale ma semplicemente ad elaborare un piano razionale di gestione. Ritorniamo dunque al punto vero. Abbiamo di fronte l'ennesimo GRANDE BARACCONE, deposito più Parco Tecnologico, 10 ettari di superficie coperti da una costruzione alta 5 piani, per miliardi da buttare nelle tasche dei soliti "amici degli amici".
Ma non siamo affatto obbligati ad una scelta che gli stessi USA non stanno seguendo!
Di recente, la Nuclear Regulatory Commission statunitense ha risposto a un quesito dell’Alta Corte USA: che fare se il Deposito geologico di Yucca Mountain (quello che nel best seller dell'ex ecologista Cravens avrebbe dovuto "salvare il mondo") non si dovesse realizzare (dopo miliardi di dollari buttati, mi permetto di aggiungere)? La risposta dell'organo americano è che, modificando la gestione dei siti, la parte più delicata e pericolosa dell’intero ciclo nucleare, il combustibile irraggiato (negli USA il ritrattamento del combustibile è stato fermato dal 1977) può essere STOCCATO A SECCO NEI SITI ATTUALI. Senza entrare nel merito della pronuncia della NRC, i rifiuti di bassa e media attività rappresentano un rischio infinitamente minore del combustibile irraggiato: se fossimo nel pieno del dibattito sulla scelta del sito, questa decisione della NRC può in un certo senso "sdoganare" il trattamento delle scorie là dove attualmemnte sono, senza bisogno di concentrarle in un unico posto.
E senza bisogno degli altrettanto inutili e pericolossissimi trasporti nucleari delle scorie radioattive verso la Francia, da Saluggia (Eurex) e Trino (ex centrale nucleare), a Les Hague, dove, con la tecnologia PUREX, un po' di plutonio viene ricavato e destinato alle bombe nucleari francesi.
Possiamo infine fidarci del nostro governo e delle nostre istituzioni, fiducia che si deve basare sui fatti e non può certamente essere assicurata da campagne pubblicitarie farlocche?
Ad esempio, all’Eurex di Saluggia, che ho appena citato, il sito più critico tra quelli esistenti, "il posto più pericoloso in Italia per gli italiani tutti", ci sono ancora rifiuti nucleari ad alta attività liquidi. Greenpeace ne chiede la cementazione che avrebbe già dovuto essere completata lustri fa. Ma qui occorre andare ben oltre: così come non si può costruire una centrale nucleare sulle pendici di un vulcano, non si può mantenere un deposito nucleare in una zona in cui gli eventi alluvionali sono la regola. E, udite udite, la mafia dell'EXPO (Frigerio, Greganti, Grillo e Cattozzo) avrebbe, tanto per cambiare, preso appalti dietro tangenti persino a Saluggia! La nostra sicurezza, allora, è in ottime mani e, come reacitano gli spot della SOGIN, possiamo dormire sonni assolutamente tranquilli. Fino al prossimo disastro annunciato.
POST SCRIPTUM: Sabato 26 settembre a Villar Focchiardo - Valle di Susa - la discussione di un Seminario antinucleare (che inizia il 25 settembre sul "diritto al disarmo nucleare") è più focalizzata sull'attuazione del referendum del 2011, quindi sul deposito unico dei rifiuti radioattivi e sui trasporti nucleari che attraversano la Valle.

martedì 4 agosto 2015

Piano energetico regionale sardo – la messinscena della consultazione pubblica






Siamo dinanzi all'ennesima consultazione pubblica sul Piano energetico regionale. Considerato che il nostro Comitato ha gia' partecipato piu' volte e inutilmente al cosidetto "coinvolgimento dei cittadini nelle scelte programmatiche del governo regionale", ci preme svolgere alcune considerazioni, prendendo spunto dalla chiara nota di Antonio Muscas che alleghiamo qui di seguito.
In merito ai "processi di consultazione pubblica" avviati dalla Regione Sardegna in vari ambiti, rileviamo purtroppo che il problema principale - a parte la mancanza di comunicazione, l'assenza totale di informazioni e il tempo limitatissimo per presentare pareri - è che dei pareri forniti dai cittadini, dalle associazioni, dai comitati, etc..Non se ne tiene affatto conto e servono soltanto a far vedere che consultazione c'è stata.
Soprattutto davanti all'UE che, peraltro, nella nuova programmazione da al partenariato un ruolo ancora più importante e verifica che questo sia stato coinvolto veramente nel processo di decisione. E' per tale motivo che leggiamo sul sito della Regione cose del genere:
  • ............Il Partenariato è un attore molto importante delle politiche di sviluppo finanziate dall’Unione europea. Riunisce le forze economico-sociali attive sul territorio e rappresentative della realtà locale: istituzioni, associazioni di categoria e sindacali, rappresentanti della società civile quali, ed esempio, associazioni ambientali, organizzazioni non governative, organismi responsabili della promozione dell’uguaglianza e della non discriminazione.
  • Con l’avanzare dei cicli di programmazione comunitaria, il ruolo del Partenariato ha acquistato sempre maggiore rilevanza, fino a diventare – nel periodo 2014-2020 – uno strumento fondamentale per la realizzazione della strategia "Europa 2020".
  • I Regolamenti comunitari comunitari 2014-2020 rimarcano infatti la necessità di coinvolgere gli stakeholders, ovvero i portatori di interesse in tutto il ciclo della policy: dalla preparazione del Programma, alle diverse fasi della sua attuazione, dal monitoraggio dei progetti e delle procedure, alla valutazione dei risultati.
Ed ecco due link dove si tenta di convincere i cittadini sardi che l'approccio regionale e' realmente partecipato e che questi contano veramente qualcosa:
Bello vero? E invece, purtroppo, si tratta solo di un gran specchietto per le allodole. Infatti ti viene quasi da crederci! Tu partecipi ingenuamente al "processo decisionale", presenti la tua proposta, fai le tue osservazioni, vai ai convegni, etc... Ebbene: il tuo impegno diventa solo e unicamente materiale da mostrare alla  Commissione Europea per documentare e provare che c'e' stato il coinvolgimento dei cittadini e che le procedure sono state rispettate!!!
Oltre a cio', il fatto sostanziale però è, appunto, che quest'ennesima consultazione sul PEARS, qualora vi fosse anche il tempo e l'informazione opportuna, di fatto non entrerebbe comunque nella programmazione reale che viene decisa, come sempre, a livello esclusivamente "politico" e.......quindi.....: ci sentiamo tutti "presi in giro"! 

 *****
Condividiamo questa nota di Antonio Muscas che ben rappresenta anche la posizione del Comitato ProSardegnaNoGasdotto in merito alla recente "consultazione" sul Piano Energetico avviata dall'amministrazione regionale.
 
Piano energetico regionale sardo – la messinscena della consultazione pubblica 
La Regione Sardegna attraverso il sito http://www.sardegnapartecipa.it invita i cittadini a partecipare ad una consultazione pubblica per elaborare il nuovo piano energetico regionale, al fine di abbandonare definitivamente “i vecchi modelli di pianificazione energetica e industriale che non sono riusciti a produrre ricadute economiche e occupazionali ma hanno invece generato pesanti effetti distorsivi, e sull’adesione a un modello funzionale alla competitività e al rilancio del sistema socio-economico regionale, sfruttando appieno gli sviluppi che derivano dal nuovo paradigma dell’economia condivisa”.
La consultazione è iniziata il 23 Luglio e le proposte vanno presentate entro l’8 Agosto 2015, quindi sono stati messi a disposizione la miseria di 15 giorni dalla data di pubblicazione.
Ora, premesso che in soli 15 giorni, senza preavviso e senza nessun processo di formazione e informazione preventivo adeguato, è piuttosto illusorio presentare proposte che possano andare un po’ più in la del ridicolo, vorrei spendere alcune parole sul merito della proposta della giunta regionale.
Iniziamo quindi dal chiederci: come si fa un piano energetico?

Per prima cosa è necessario conoscere lo stato attuale delle cose. Operazione non semplice in quanto implica l’attivazione di un apposito gruppo di lavoro che se ne occupi. Parlare di energia, come bene si sa, non significa limitarsi alla produzione elettrica: è necessario conoscere ogni forma di consumo di energia per tutti i settori. Quindi, per grandi aree, stiamo parlando almeno di: consumo pubblico, domestico, industriale, agricolo e trasporti. Ogni settore va poi suddiviso a sua volta in sottosettori e, ad esempio, per quello domestico avremo: consumo elettrico, gas, legna, pellet, cippato, gasolio, solo per citare i più importanti. Del consumo elettrico per uso domestico è necessario conoscere le rispettive quote per: riscaldamento, raffrescamento, acqua sanitaria, cottura cibi, ecc., a cui va aggiunta la quota di autoproduzione e autoconsumo. Relativamente al consumo di legna, pellet e cippato per riscaldamento, dovremmo conoscerne anche la provenienza. Stesso discorso va applicato agli altri settori. Solo in questo modo avremmo la fotografia esatta dei consumi e degli approvvigionamenti energetici. In Sardegna, al momento, solo la provincia del Medio Campidano ha effettuato qualche anno fa uno studio di questo tipo. Studio che non è stato aggiornato però e che quindi può fornire solo qualche indicazione di massima.
Ciò detto, il piano energetico deve nascere come conseguenza di un piano strategico generale. Per cui, per quest’ultimo, ripetendo la logica esposta per il piano energetico, è necessario prioritariamente conoscere lo stato dell’arte di tutti i settori energivori. Tutto ciò fatto, e non è una passeggiata, si passa alla fase due, dove si incontra il primo grosso ostacolo, quello della pianificazione. Pianificare significa progettare il territorio per le prossime decadi, e il tipo di pianificazione dipende necessariamente dall’orientamento politico di chi se ne occupa. Per cui, un neoliberista impronterà la pianificazione puntando alla massimizzazione dei consumi e dello sfruttamento delle risorse (incluse quelle umane), mentre un ambientalista con attenzione verso i suoi simili passati, presenti e futuri, impronterà il piano sulla gestione razionale delle risorse e sull’abbattimento dei consumi da conseguire attraverso l’efficientamento energetico e la ricerca di modelli sociali e stili di vita alternativi; in altre parole si muoverà soprattutto rimettendo in discussione il modello sociale attuale. Qual è allora l’orientamento in termini di autoproduzione e autoconsumo? Giusto per fare qualche esempio, quale la preferenza tra finanziamenti per mega impianti di produzione e finanziamenti per l’efficientamento energetico? Quale la scelta tra trasporto pubblico e trasporto privato? o fra trasporto su gomma e trasporto su rotaia?
In maniera alquanto improbabile, supponendo che il nostro governo regionale volesse realmente intraprendere la seconda strada, dovrebbe, per ogni settore, elaborare una strategia, pianificarne cioè lo sviluppo nel tempo, porsi degli obbiettivi e misurare, sulla base dei risultati attesi, quali sono i consumi calcolati.
Altro punto fondamentale è la gestione della fase transitoria: come si perseguono gli obbiettivi? Attraverso quali percorsi? Sulla gestione del transitorio gli scontri a tutti i livelli sono sempre stati importanti e drammatici perché la semplice condivisione degli ideali e degli obbiettivi non corrisponde alla condivisione delle strategie per il loro conseguimento. Anche in questo caso quindi ci si ritrova di fronte ad un grosso ostacolo da superare e bisognerà trovare un accordo tra chi ritiene doveroso cambiare repentinamente rotta e chi dirà che i cambiamenti si effettuano adagio. Tra i due litiganti sarà necessario, inoltre, l’intervento e il supporto dei tecnici che dovranno fornire valutazioni sulla reale percorribilità pratica delle linee proposte.
Mi pare ovvio, in tutti i casi, che un governo regionale che vuole pianificare il territorio non può precedentemente dare il via libera alle speculazioni eoliche e fotovoltaiche, ai progetti di nuove centrali a carbone e a nuovi inceneritori e, solo successivamente, annunciare che vuole dotarsi di un piano energetico. È evidente la presa per i fondelli! E lo è ancora di più quando, di fronte al lavoro immane che si dovrebbe realizzare, offre giusto quindici giorni di tempo ai cittadini per presentare proposte che solo uno staff di esperti (agrari, sociologi, archeologi, fisici, ingegneri, ecc.), sotto le direttive di un progetto politico preciso, potrebbe portare avanti in un tempo quantificabile in svariati mesi e non certo in 15 giorni. 
Un progetto serio lo dovrebbero condurre avviando reali processi partecipativi e tenendo conto di tutti i fattori fondamentali, di cui quello ingegneristico sarebbe solo di second’ordine. E mi riferisco alle valutazioni sugli impatti e ai monitoraggi di tipo ambientale, paesaggistico, sanitario e sociale che devono accompagnare un progetto politico serio; a differenza di una farsa come quella che il peggior governo regionale di sempre vuole presentarci come volontà di agire nel bene della collettività.

venerdì 24 luglio 2015

Lettera aperta a Francesco Pigliaru, massima autorità della Sardegna [di Sergio Vacca]


Signor Presidente,
da tempo, anche per onorare il mio passato di professore di Scienza del Suolo all’Università di Sassari, seguo con attenzione le attività di molte imprese nazionali ed estere che da alcuni anni invadono la Sardegna per realizzare impianti di energie rinnovabili, che tuttavia determinano un alto impatto ambientale tanto da essere mistificatorio continuare a chiamarle tali. Credo inoltre che non le siano sfuggite le polemiche relative alla proposta di realizzare, come opere di interesse pubblico, attività di esclusivo uso privato o le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Cagliari sulle infiltrazioni in Sardegna della malavita organizzata nel settore delle rinnovabili.
Mi permetta, Signor Presidente, di citare testualmente, una frase contenuta nel parere pro veritate degli avvocati della società Energogreen Renewables SrL, che vorrebbe realizzare impianti di solare termodinamico nella piana di Campu Giavesu, di S. Lucia di Bonorva, a Gonnosfanadiga e a Villasor-Decimoputzu. “L’autorizzazione e la costruzione dell’impianto di Flumini Mannu e di quello gemello di Gonnosfanadiga, che sono le due prime centrali solari termodinamiche a scala commerciale da 55 MWe mai costruite in Italia è necessaria per poter partecipare alle gare internazionali che vengono bandite annualmente nel mondo per questo tipo di impianti per valori complessivi di miliardi di euro“.
Vede, Signor Presidente, questa affermazione è assolutamente emblematica della considerazione per la Sardegna di gran parte delle classi imprenditoriali italiane e internazionali  che con l’isola si relazionano, ma anche delle classi dirigenti e dei decisori della nostra isola. Mai come in questo caso è valida l’espressione che mi i permetto di riportarle “pitta la legna e portala in Sardegna”, che dà il senso di quale considerazione godiamo e di quanto poco noi stessi ci prendiamo sul serio.
Quale potrebbe essere l’interesse della Sardegna a far realizzare sul proprio territorio impianti che non hanno alcun significato per il soddisfacimento del fabbisogno energetico dell’isola? NESSUNO.
Non le sfugge certamente, Signor Presidente, che la produzione energetica della nostra isola è fortemente eccedentaria rispetto ai fabbisogni. E non è neppure il caso che le riporti le statistiche più recenti sul rapporto produzione/fabbisogni che potrà rilevare nella bozza di Piano Energetico Regionale che è dato di conoscere.
Ciò che mi preme sottolineare e, conseguentemente, portare alla sua attenzione è il danno che si creato e che si creerà, permanente ed irreversibile per il territorio, particolarmente per gli aspetti relativi ai suoli ed ai paesaggi. Una forma di Landscape grabbing per le speculazioni di società private, che intendono presentare il proprio pedigree industrial-energetico nelle gare internazionali del valore di miliardi di euro. Un costo che l’isola non può sopportare. Il tutto, peraltro, con arroganza e profonda ignoranza dell’ambiente in primo luogo, emersa in ogni punto dei progetti fin qui autorizzati e previsti.
Ma qualcosa di altrettanto subdolo, Signor Presidente, è rappresentato dalle cosiddette serre fotovoltaiche, sorte in numerose parti dell’isola in profondo spregio ai dettami del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio. Un vero ossimoro. Si sottraggono aree all’agricoltura per consentire a privati, spesso multinazionali, di fare profitti a nostro carico, senza nulla concedere ai territori nei quali insistono e alle rispettive popolazioni.
Non diversamente profondi per i nostri paesaggi sono i disastri derivati dalle autorizzazioni che vengono concesse dagli Uffici di tutela del Paesaggio ex articolo 146 del citato Codice per la realizzazione di impianti eolici da 59,99 Kw che dovrebbero essere sottoposti a VIA per una Sentenza della Corte Costituzionale. Risulta che gli Uffici siano subissati di domande di impianti che invaderanno i nostri territori ancor più di quanto è successo in questi ultimi anni. Il paesaggio sardo ne risulterà sfregiato per secoli. Che responsabilità signor Presidente!
Si temono inoltre ulteriori sfregi dalle ventilate infrastrutturazioni derivate dalla sbandierata metanizzazione dell’isola con navi gasiere e “riconversioni” in aree già profondamente offese nel paesaggio e nella salubrità per le popolazioni residenti.
Mi permetto di domandarle, Signor Presidente, la Regione Autonoma della Sardegna, che tante importanti battaglie ha fatto nei confronti dello Stato per riaffermare la propria autonomia, per rivendicare il ruolo del Governo regionale su tutte le materie che caratterizzano la specificità della Regione, la cui autonomia è sancita e garantita dalla Carta Costituzionale, perché non rivendica il proprio fondamentale ruolo nella gestione del territorio e nella tutela del Paesaggio? Perché non agisce le competenze che ha e che disattende tanto palesemente?
Metta su questo tema le stesse energia e competenza che mette nel rivendicare la diminuzione delle servitù militari o il no alla servitù del nucleare.
Le strade vi sono, occorre percorrerle. E’ ancora in tempo. I territori e le popolazioni la sosterranno in questa battaglia. Altrimenti procederanno con le organizzazioni di cui sono capaci e che già oggi stanno dando risultati nella presa di coscienza che l’energia, il paesaggio, la salute riguardano l’attuale comunità regionale ma anche le future.
Pertanto signor Presidente è necessario adire ad una visione futura della Sardegna in cui Piano Energetico Regionale, Progetto Industriale, Progetto di Sviluppo Agricolo, Piano Paesaggistico Regionale procedano all’unisono avendo il paesaggio e l’ambiente a fondamento dello sviluppo
*Geologo già professore di Scienza del Suolo, Università di Sassari. Esperto del Fai Sardegna

mercoledì 22 aprile 2015

QUANDO CANTA IL GALLETTI


 Il democristiano Galletti, oggi ministro dell'ambiente italiano dopo varie sfortunate peripezie elettorali in quel di Bologna - dove, in campagna elettorale, si dichiarava "favorevole alla localizzazione della produzione di energia nucleare in Emilia Romagna purché il sito sia considerato sicuro e conveniente" - tranquillizza la Sardegna sul fatto che "nessuna decisione e' stata presa" in merito alla creazione nell'Isola del sito per il deposito di scorie radioattive". Questo perche' il processo decisionale al riguardo e' ancora in corso ed e' "un processo molto trasparente, molto partecipato..". Cosi' trasparente e partecipato che, oopppssss, dimentica che gia' il 97% dei sardi, con un referendum, ha detto NO alle scorie nucleari nell’Isola. 
Le finte rassicurazioni di questo personaggio ci danno dunque fondati motivi per ritenere che esiste la concreta intenzione di realizzare quel deposito proprio in Sardegna! Allora occhio!!! Ha gia' cantato ben piu' di due volte!!
Nucleare: Galletti, sito rifiuti? Sardegna puo' star tranquilla 
(AGI) - Firenze, 20 apr. - "Nessuna decisione e' stata presa. La Sardegna puo' star tranquilla". Cosi' il ministro per l'Ambiente Gian Luca Galletti, a margine della conferenza mondiale sull'impatto ambientale promossa da Iaia, ai giornalisti che gli chiedevano un commento alle preoccupazione della Sardegna, in seguito alle voci che darebbero questa regione come sito scelto per il deposito nucleare unico dei rifiuti radioattivi.(AGI) Fi3/Mav (Segue)
Nucleare: Galletti, sito rifiuti? Sardegna puo' star tranquilla (2)
(AGI) - Firenze, 20 apr. - "Non e' stata presa, da parte del governo, alcuna decisione - ha spiegato Galletti - perche' e' in corso un processo molto trasparente, molto partecipato che si concludera' con l'inizio dell'anno nuovo. Oggi noi stiamo valutando, come ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico, la carta fornita dall'Ispra e dalla Sogin che individua tutti i siti, in tutto il territorio nazionale, che hanno le caratteristiche tecniche per poter ospitare quel sito. Dopodiche' ci sara' una consultazione pubblica, un dibattito pubblico molto ampio - ha concluso Galletti - e alla fine di questo processo partecipato si decidera' il sito". (AGI)