martedì 26 luglio 2011

IN SARDEGNA SI ACCORGONO DEL GALSI: INIZIANO GLI ESPROPRI

La storia ci insegna che i sardi e le sarde spesso non sono capaci di guardare al di la del loro naso. A volte non si accorgono del pericolo di un danno, sino a quando non ci sbattono il muso malamente.
Prendete il fallimento della chimica: da oltre 10 anni si sapeva bene che quel settore sarebbe entrato in crisi. Nessuno ha pensato di correre ai ripari. Oppure guardate un’altra delle nostre “perle”, considerata dai politicanti locali un’opportunità di sviluppo: Quirra. Nonostante l’impegno dei volontari e volontarie che, per anni, hanno lottato da soli e senza mezzi per aprire gli occhi della gente su quanto stava accadendo li, solo grazie all’intervento della magistratura si è riusciti a fare chiarezza e, forse, a fermare le malsane porcherie che venivano fatte in quel posto. Oggi, fonti attendibili ci assicurano che la prossima a cadere sarà la stessa SARAS: qualcuno sta per caso pensando a come correre ai ripari? Nemmeno per sogno!
E' così anche per il GALSI. Il gasdotto che passerà qui da noi per portare il gas altrove. Anche quell’infernale macchina da guerra è ormai in marcia, nonostante ci sia stato qualcuno che ha dedicato anni di energie e risorse per raccontare ciò che stava per accadere[1]. Nulla da fare! Adesso quel tubo trancerà in due la Sardegna per 276 km, seminando distruzione e desolazione, inutilmente. Si, inutilmente, perché di quel gas nelle case sarde non ne arriverà neppure una molecola. Ma i sardi e le sarde questo non lo sanno.. anzi, sono stati convinti del contrario!
Una storia tipica, insomma. Gli stessi ingredienti e il piatto è servito: ennesima servitù e ennesimo sfacelo ai danni della Sardegna, con l’allegra complicità dei sardi. I soliti politicanti da strapazzo in cerca di onore, gloria e privilegi, grazie al loro nome inciso nella “grande opera che passerà alla storia”. Le solite, stupide, logiche da campanile: “qui da noi vogliamo il gas ma il tubo deve passare da un’altra parte e la centrale di compressione mettetevela altrove”. I soliti discorsi da trogloditi con anello al collo e sveglia al naso: “quel tubo è un’opportunità di sviluppo e energia gratis per tutti ”. Infine, la classica ciliegina nella torta: l'occupazione! “Quel tubo ci darà 10.000 posti di lavoro”!
Ma candu mai!
Ed ecco la rivolta, finalmente. Significa che qualcuno si è sentito toccato nel suo piccolo/grande interesse: forse il fazzoletto di terra dove per anni coltivava quella vigna che dava un vino squisito, da gustare con gli amici. E’ venuto a sapere per caso che gli verrà espropriato, per lasciare il posto a un cantiere. Gli hanno raccontato che poi rimetteranno tutto a posto e tutto ritornerà come prima ma lui non si fida. Sa che in Sardegna nulla ritorna mai al suo posto, e peccato che il suo interesse cozza con quelli per la sopravivenza di colossi come ENI e SONATRACH, indagate dalla Procura di Milano per corruzione internazionale in affari di gas algerino. Tutte brave personcine!
I giornali titolano: GALSI, inizia la rivolta, partono gli espropri per pubblica utilità[2]. L’arroganza in edicola avvisa che è stato avviato il “ procedimento per l'autorizzazione alla costruzione del gasdotto… per l’accertamento della conformità urbanistica, l’apposizione dei vincoli preordinato agli espropri, l’approvazione del progetto e della dichiarazione di pubblica utilità” di quell’inutile sconcio.
Siamo al delirio. Mentre un gruppo di fuoco ben organizzato sta sventrando in due inutilmente la nostra Isola, sindaci e politicanti parlano candidamente di strani plichi ricevuti in Comune che, dopo essere stati ben annusati, verranno forse analizzati con calma; nonché di inspiegabili e inopportune accelerazioni nella realizzazione dell’opera. Comunque tutti d’accordo nel volere fortissimamente quel gas, purché il gasdotto passi fuori dal loro territorio. Che bell’esempio di solidarietà regionale e senza un briciolo di sana vergogna! Lasciando perdere il fatto che quel gas non uscirà mai dai loro fornelli.
E GALSI ha deciso! Non il consiglio regionale e neppure i consigli comunali e provinciali; come neppure la gente interessata, o gli imprenditori, tantomeno gli operatori culturali hanno deciso. GALSI ha già deciso. Deciso di fare il gasdotto e deciso di costruire le mega-centrali di compressione a S.Antioco (chi se ne frega della distruzione delle praterie di poseidonia, della devastazione della più grande concentrazione di Pinna Nobilis del Mediterraneo, degli innumerevoli posti di lavoro persi, da quello nobile e antichissimo di Chiara Vigo, che dalla Pinna Nobilis trae la seta del mare, sino a quelli della Piccola Pesca locale) e a Olbia, 19 ettari e 23mila metri cubi a Vena Fiorita, una piccola SARAS con torri alte oltre 20 metri. Tubi dappertutto di fianco all’aeroporto, sino all’isola di Tavolara. Uno sconcio per la vista, per l’ambiente…e un’insulto per l’intelligenza di chi è stato tenuto volutamente all’oscuro di tutto.
Adesso, chi ha bisogno di visibilità avrà i suoi momenti di gloria. Con il megafono giallo in mano urlerà l’indignazione sua e dei disperati che gli stanno dietro con striscioni, adesivi, fischietti e bandierine. I sindacati di nuovo in prima fila nell’ennesima battaglia per salvare la Sardegna dai predoni. Tutti a Roma..no, meglio, tutti a Bruxelles!
Nel frattempo le ruspe avanzeranno, infliggendo l’ennesima, profonda, inutile ferita alla nostra povera Terra. Un triste copione che si ripete sulla pelle della gente onesta, quella che chiede solo di essere lasciata in pace e di poter vivere e lavorare serenamente e con dignità, senza essere presa per i fondelli.

PS: ancora bugie, sempre e solo bugie: Galsi, nel suo sito e in qualche giornale, rende noto che l'avviso di procedimento è stato pubblicato "in data odierna sui siti dei Comuni interessati e sui quotidiani....." . Abbiamo fatto una ricerca presso i siti di molti dei comuni interessati e nessun sito pubblica qualcosa al riguardo!!!


[1] Il Comitato Sardo “ProSardegnaNoGasdotto” é stato costituito diversi anni fa da un gruppo di liberi cittadini e cittadine sarde, con lo scopo di monitorare l’iter del progetto denominato GALSI. Il Comitato é sorto in particolare con l’intento di fare chiarezza su tale progetto ed assicurare che i legittimi interessi dei cittadini e delle cittadine della Sardegna siano adeguatamente tenuti in considerazione ed adeguatamente tutelati. Si ritiene, infatti, che il progetto GALSI costituisca una seria minaccia per il patrimonio ambientale e archeologico, l’economia rurale, la biodiversità e la stessa integrità del territorio della nostra Isola. Tutto ciò senza che, al momento, vengano chiaramente e inequivocabilmente dimostrati i vantaggi che tale progetto può offrire, al di la della “certezza” di un approvvigionamento energetico che nessuno, nell’ora attuale ed a livello globale, é in grado di assicurare.
[2] Per la costruzione del gasdotto GALSI, è necessario eseguire uno scavo di circa 3 m. di profondità, sventrando la Sardegna lungo 272 km. Si tratta di una tubazione del diametro di 1200 mm., in parte interrata e in parte in superficie, con una “fascia di asservimento” variabile tra i 40 e gli 80 metri dove non è possibile svolgere nessuna attività umana. Il lavoro di scavo è preceduto dall’apertura di aree di passaggio che dovranno essere tenute libere per consentire i lavori e la movimentazione dei mezzi pesanti. Nelle aree occupate da boschi, vegetazione e colture arboree, vigneti, frutteti, pascoli, aree archeologiche, agriturismi, etc., comporterà il taglio e l’eliminazione delle piante, danneggiando gravemente le colture, compromettendo l’economia delle produzioni tipiche locali, le attività agropastorali e agrituristiche, senza considerare i danni all’immagine stessa del territorio, gravemente e irrimediabilmente deturpata.



sabato 16 luglio 2011

Il gravissimo impatto ambientale di quei Radar "anti-migranti"

di Antonio Mazzeo

Cortei, sit-in, presidi permanenti, interrogazioni parlamentari, petizioni popolari, esposti e ricorsi al Tar. Cresce la protesta di cittadini e associazioni ambientaliste contro l’installazione in alcune riserve naturali di Puglia, Sardegna e Sicilia dei famigerati radar anti-migranti EL/M-2226 ACSR prodotti dall’azienda israeliana Elta System. I potenti sensori sono stati acquistati dalla Guardia di finanza grazie alle risorse del “Fondo europeo per le frontiere esterne”, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, e costituiranno l’ossatura della nuova Rete di sensori radar di profondità per la sorveglianza costiera che sarà integrata al sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni della forza armata per individuare e respingere le imbarcazioni di migranti di piccole dimensioni. Un affare di decine e decine di milioni di euro per il complesso militare industriale israeliano e per la società romana Almaviva (già Finsiel), scelta d’imperio dal Comando della Gdf per approntare i siti e posare i tralicci radar.
La lista delle località prescelte per gli impianti si fa ogni giorno sempre più fitta e comprende zone costiere del sud Italia sottoposte a vincoli ambientali e archeologici. La regione più colpita è senza dubbio la Sardegna: le località individuate per insediare i mostri a microonde sono l’isola di Sant’Antioco, Capo Pecora a Fluminimaggiore, Punta Foghe a Tresnuraghes, Capo Falcone a Stintino, Punta Scomunica all’Asinara e Capo Argentiera nel comune di Sassari. Nel caso di Sant’Antioco, l’installazione radar dovrebbe sorgere presso l’ex stazione militare di Capo Sperone - Su Monti de su Semaforu, sull’altura di Tinnias, splendida area oggi di proprietà della Regione Sardegna, ricadente nel parco naturale di “Carbonia ed Isole Sulcitane”, dove sono presenti pure fabbricati particolarmente significativi dal punto di vista storico-culturale ed architettonico. L’impianto di Punta Foghe a Tresnuraghes incide invece in un territorio classificato come “Zona di Protezione Speciale”, sottoposto a rigidi vincoli di natura ambientale per consentire il ripopolamento della fauna selvatica. Ciononostante, la Regione Sardegna è giunta ad autorizzare Almaviva ad eseguire lavori “in deroga” alle norme di tutela. A Capo Pecora – Fluminimaggiore, le ruspe hanno deturpato l’arenile di Portixeddu, area SIC (sito di interesse comunitario), grattando via in particolare il cucuzzolo di Murru Biancu, la collina che dominava il litorale roccioso.
In Puglia, nelle mire della Guardia di finanza ed Almaviva, c’è invece un terreno di 300 mq ubicato tra le località “Sciuranti” e “Salanare”, all’interno del perimetro del parco naturale Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase. In questo caso, tuttavia, lo scorso 17 giugno il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha accolto la richiesta di sospensiva dei lavori d’installazione del radar presentata dal Comitato regionale di Legambiente Puglia, invalidando il parere favorevole reso dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto e dal comune di Gagliano del Capo. Per quanto riguarda invece la Sicilia, il radar è stato già montato da diversi mesi a Capo Murro di Porco presso la stazione di sollevamento fognario del Comune di Siracusa, zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico e prospiciente l’oasi marina protetta del Plemmirio, istituita nel 2005. A seguito delle proteste dei residenti dell’area, dei no war e dell’Associazione Plemmyrion, il 16 aprile 2011 la ministra dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana) aveva strappato al Comando della Guardia di finanza l’impegno ad “individuare in tempi brevi un sito alternativo per eliminare un traliccio che deturpa l’ambiente in una zona di pregio e sottoposta a tutela”, ma sino ad oggi non è stato fatto alcun intervento per rimuovere da Capo Murro di Porco le infrastrutture realizzate.
“L’installazione dei radar potrebbe comportare rischi per la salute dei cittadini, oltre che creare delle servitù militari permanenti e aggiuntive che in Sardegna, in particolare, andrebbero ad aggiungersi alle servitù già esistenti, le quali hanno prodotto per la popolazione residente già gravi conseguenze”, denuncia con un’interrogazione presentata ai ministri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa e dell’Ambiente, l’onorevole Francesco Ferrante (Pd). “Assolutamente insufficienti appaiono al riguardo le rassicurazioni del direttore generale di Almaviva, dott. Antonio Amati, secondo il quale i radar verranno installati su colline, lontane 300 metri dalle coste seguendo le procedure senza imboccare scorciatoie militari. E le emissioni elettromagnetiche saranno inferiori a quelle delle antenne dei telefonini”, riporta Ferrante. “Appare viceversa più attuale il rischio che si crei uno scempio ambientale, urbanistico e paesaggistico, come denunciato pubblicamente tra gli altri da Legambiente Sardegna, che ha chiesto su questi temi l’immediato avvio di un confronto a livello nazionale”. In conclusione, il parlamentare del Pd ha chiesto di conoscere “le procedure di assegnazione dell’appalto alla società Almaviva; l’iter amministrativo che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni ad installare i radar in zone incontaminate delle coste italiane; se, e con quale decreto, siano state riconosciute tali strutture “opere di difesa militare”; se non si ritiene improcrastinabile adoperarsi per tutelare le aree interessate dalle installazioni, nonché opportuno avviare un monitoraggio in modo che sia garantita l’assenza di pericolo di inquinamento elettromagnetico”.
Sul pericolo elettromagnetico rappresentato dall’ultima generazione di radar anti-immigrati, è intervenuto Massimo Coraddu dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Cagliari. Il fisico ha analizzato lo studio di impatto elettromagnetico prodotto dagli ingegneri Antonio Casinotti e Giampaolo Macigno per conto della società Almaviva, relativo all’installazione dei radar a Gagliano del Capo e Siracusa. “Gli EL/M2226 ACSR sono trasmettitori Linear Frequency Modulated Continuous Wave (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), con una potenza di emissione di 50 W e onde molto corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz”, esordisce Coraddu per poi denunciare come le due analisi “appaiano gravemente carenti sotto molteplici aspetti”, mentre i “risultati vengono riportati in modo poco trasparente e di difficile lettura”. “Esistono notevoli incertezze e imprecisioni riguardo le caratteristiche tecniche e l’esatta modalità di funzionamento del radar, dovute all’incompletezza di quanto riportato nell’analisi d’impatto e a incoerenza con quanto riportato dal costruttore”, scrive il fisico. “La procedura di calcolo adottata nello studio di Almaviva non è chiara (non è specificato quali strumenti software sono stati utilizzati e come); parte delle formule riportate sono erronee o inadeguate alla situazione (adozione di una approssimazione di “campo lontano” a distanze inferiori al limite che lo consente); non si è tenuto conto di tutti i contributi alle emissioni”.
Tra le gravi “incongruenze” delle caratteristiche tecniche del sistema radar, Massimo Coraddu individua quella relativa alla sua presunta velocità di rotazione costante. “Nella sua documentazione, la casa produttrice Elta-System vanta la grande capacità di risoluzione di questo radar, a loro dire capace di individuare il periscopio di un sommergibile tra i flutti a decine di Km di distanza, valutare direzione, velocità e numero di persone a bordo di una piccola imbarcazione a 20 Km di distanza. Sembra poco probabile che tali prestazioni si possano raggiungere semplicemente scansionando a velocità costante il tratto di mare antistante. È verosimile invece che la velocità di rotazione sia costante solo in fase di sorveglianza, mentre nel momento in cui un bersaglio viene individuato, il dispositivo possa essere bloccato e il fascio diretto sul bersaglio sino alla sua completa definizione. In questo caso, nella valutazione del possibile danno alle persone, deve essere individuato come peggior incidente possibile quello in cui il radar viene puntato e rimane fisso sul soggetto”.
Inoltre, in entrambe le analisi di impatto elettromagnetico, le uniche misure sul campo riportate sono quelle relative al livello di fondo dei campi presenti. “Una scelta immediatamente incongrua” scrive Coraddu. “Le misure sono state effettuate infatti con la sonda isotropa EP330, fabbricata dalla Narda S.r.l., che registra campi sino alla frequenza massima di 3 GHz, mentre il radar anti-migranti emetterà a frequenze molto superiori (oltre 9 GHz), alle quali la sonda non è sensibile, e il cui fondo quindi non può essere rilevato”.
Finanche “erronee” appaiono poi le procedure di calcolo dell’intensità delle onde irradiate negli impianti di Gagliano del Capo e Siracusa. Nello specifico, il calcolo del cosiddetto “campo vicino” - i cui effetti elettromagnetici vengono definiti “trascurabili” - è stato effettuato adoperando le formule adottate per la zona di “campo lontano”, non ottemperando a quanto previsto dalla norma CEI 211-7, per cui “ il limite di campo vicino deve essere posto alla maggiore delle due distanze, e dunque le formule approssimate per il campo lontano si potranno usare solo a distanze maggiori o uguali a 470 mt, e non a pochi metri dal sistema radiante, come specificato nella relazione”.
A conclusione del suo studio, Massimo Coraddu individua un’altra grave incongruenza nelle procedure di calcolo dell’elettromagnetismo dei sistemi made in Israele. “Tutte le stazioni radar di sorveglianza prevedono anche un dispositivo di telecomunicazione, un ponte radio per inviare i dati, in tempo reale, al centro di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computing ed Informazioni C4I del Comparto Aeronavale della Guardia di Finanza”, scrive il fisico. “Come specificato dall’Ingegner Ferri dell’impresa Almaviva spa, in sede di conferenza dei servizi, per quanto riguarda l’installazione radar di Capo Sperone (Sardegna), ad esempio, il ponte radio è realizzato con un sistema radiante fisso di 120 cm di diametro operante nella banda di 8 GHz. Le emissioni di questo sistema di telecomunicazioni devono quindi essere valutate, mentre invece in entrambe le analisi di impatto elettromagnetico viene invece misurata, in modo scorretto, solo la componente di fondo, mentre non si tiene conto in alcun modo del contributo del ponte radio.
Possiamo pertanto affermare che è stata applicata una procedura inconsistente e inadeguata per la valutazione delle emissioni nella zona circostante il radar”. I nuovi radar della Guardia di finanza, prima ancora di scatenare la loro guerra ai migranti, hanno già fatto le prime vittime: l’ambiente, il paesaggio e la salute delle popolazioni residenti.

mercoledì 29 giugno 2011

Belle parole caro Presidente! Peccato che nei fatti......

"Respingiamo l'idea che qualcuno possa impadronirsi di alcuni degli scorci di pregio delle coste della Sardegna per portare avanti progetti che risultano totalmente incompatibili con l'idea di un'Isola che vuole determinare il proprio futuro e che non è disposta a sacrificare il proprio ambiente e il proprio paesaggio per operazioni che nulla hanno a che fare con gli interessi del popolo sardo.  L'installazione di impianti eolici off-shore nei pressi delle coste sarde e'vietato".
Non sono le parole di un Comitato di cittadini e cittadine che da anni lotta contro l'ennesima servitù imposta alla nostra Isola in cambio solo di distruzione, scempi e profonde ferite. Sono le parole di Ugo Cappellacci, il Presidente della regione Sardegna, in merito alla possibile sistemazione di pale eoliche al largo delle coste dell'Isola.
Evidentemente il Presidente non conosce, o fa finta di non conoscere, il progetto GALSI che la Regione Sardegna continua imperterrita a sostenere nonostante l'evidenza dimostri che si tratta proprio di un progetto che "risulta totalmente incompatibile con l'idea di un'Isola che vuole determinare il proprio futuro e che non è disposta a sacrificare il proprio ambiente e il proprio paesaggio per operazioni che nulla hanno a che fare con gli interessi del popolo sardo".

Caro Presidente, noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto siamo qui anche per questo, per capire dove e come il GALSI è compatibile con l'autodeterminazione del Popolo Sardo che lei tanto decanta, e dove e quali sono gli interessi dei sardi che quel progetto andrebbe a soddisfare. Ci faccia capire, dunque. Gliene saremo grati.

martedì 3 maggio 2011

Da Cagliari uno sguardo sull'Algeria

 Sabato 7 maggio alle 9.30 a Cagliari, presso l'Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, il Co. Sa. S. (Comitato sardo di solidarietà) organizza una Conferenza – dibattito dal titolo: "Uno sguardo sull'Algeria, studi e riflessioni sul quotidiano che cambia". Introduce i lavori Anna Maria Carta
Presidentessa del Co.Sa.S. In programma una Relazione di Arianna Obinu, ricercatrice sull’immigrazione irregolare algerina in Sardegna. Seguirà: Voci e racconti dall’Algeria e un Dibattito. Coordina: Rosanna Depau, referente Co.Sa.S per il Progetto Algeria.

venerdì 29 aprile 2011

ENERGIA IN SARDEGNA. TANTI CONVEGNI E TANTA CONFUSIONE

Ho partecipato al Convegno“ RISPARMIO, EFFICIENZA E FONTI RINNOVABILI: PER UN PIANO ENERGETICO NAZIONALE SENZA NUCLEARE” di cui allego il programma. Era organizzato dal Comitato che in Sardegna promuove il SI contro il nucleare nell'imminente referendum del 15 maggio. Moderava Tiana di Legambiente, largamente visibile e rappresentata nel corso del dibattito. 
Era già il terzo incontro a cui partecipo al fine di sensibilizzare la gente sul GALSI. Noi del Comitato non veniamo mai invitati e, quindi, siamo costretti ad intrufolarci nelle iniziative, chiedendo di essere inseriti nella lista per il dibattito, oppure alzando la manina e facendo la solita domandina: "avete mai sentito parlare del GALSI?".
L'incontro di oggi è stato mitico per le contraddizioni che è riuscito ad esprimere.
Tutti gli interventi, dico tutti, erano favorevoli alla diffusione delle energie rinnovabili ed ad indirizzare gli investimenti in quel settore. E' stata anche evidenziata (Chicco Porcu - PD) la necessità di riprendere in mano il vecchio fantasma del PEARS, il piano energetico regionale, anche se poi, mi sembra, lo stesso PD ha già le idee ben chiare in materia. L'unica ad aver parlato del GALSI, dichiarandosi apertamente contraria, è stata Claudia Zuncheddu, consigliera regionale e candidata sindaca di Cagliari sostenuta da una coalizione indipendentista. 
Legambiente, invece, ha ammesso di essere favorevole al GALSI, avendo anche costituito un gruppo di studio sull'argomento e avendo partecipato attivamente alla campagna di disinformazione, diciamo noi, da tempo avviata da GALSI in Sardegna . Tiana ha comunque manifestato la sua disponibilità a rivedere il progetto. Anche noi del Comitato manifestiamo la nostra disponibilità a collaborare con loro se decidessero, come auspichiamo, di ripensarci. 
Nel mio intervento, rigorosamente ultimo e quando la sala iniziava ormai a svuotarsi, ho potuto evidenziare solo alcune delle gravi contraddizioni che caratterizzano talune posizioni e la stessa politica regionale. Ossia:
- Si conferma che la Sardegna produce oggi molta più energia di quella di cui ha bisogno, salvo poi considerare che il GALSI è importante perchè assicura energia "pulita" nel periodo di transizione verso la diffusione nell'Isola delle energie rinnovabili!
- Tutti sono d'accordo per la diffusione delle energie rinnovabili ma poi tollerano l'impiego di danaro pubblico per costruirne una NON rinnovabile che, peraltro, non lascia gas qui da noi ma ci attraversa soltanto.
- Tutti convengono sui danni enormi che potrebbe generare il nucleare qui da noi, salvo poi disinteressarsi allegramente dello sfacelo che produrrà il GALSI nella nostra Terra.
- Capellacci firma a Bruxelles il Patto delle Isole per le Energie Rinnovabili e la nostra finanziaria regionale, la SFIRS, fa affari nel GALSI con ENI e Sonatrach, su cui indaga la Procura di Milano per corruzione internazionale in affari di gas algerino!
La confusione regna sovrana. E nella confusione c'è chi, come sempre, fa affari d'oro.
Durante il mio intervento sono stato interrotto, peraltro  in modo poco educato, da qualcuno di cui non ricordo il nome ma che credo lavori o abbia lavorato per l'Università di Cagliari, ingegneria del territorio, credo. Mi ha interroto in relazione alla mia affermazione secondo cui il gasdotto, nell'atterraggio a S.Antioco passerebbe accanto al vulcano Quirino, responsabile diverso tempo fa del leggero terremoto che sentimmo anche a Cagliari. Secondo quel Signore, Quirino sarebbe spento da tempo. A noi non risulta ma, comunque, abbiamo chiesto il parere dell'INGV. Ho comunque colto l'occasione per ricordare a tutti che il GALSI arriverà in una zona dove si tengono imponenti esercitazioni militari e dove qualcuno intende piazzare un radar potentissimo, in grado di interferire pericolosamente sul gasdotto.
Ho concluso l'intervento parlando di Chiara Vigo. L'arrivo di quel tubo spazzerebbe via per sempre la più alta concentrazione di Pinna Nobilis del Mediterraneo. Chiara trae da essa la seta del mare, con cui tesse il tessuto degli dei.

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RISPARMIO, EFFICIENZA E FONTI RINNOVABILI: PER UN PIANO ENERGETICO NAZIONALE SENZA NUCLEARE
SI contro il referendum
Giovedì 28 aprile 2011 - ore 16.00
Sala ex Cappella – Provincia di Cagliari
Ingressi: Viale Ciusa ; Via Giudice Guglielmo Cagliari
Coordina Vincenzo Tiana Presidente Legambiente Sardegna
Saluti
- Ignazio Tolu Assessore Difesa Ambiente Provincia di Cagliari
Relazione
- Stefano Ciafani Responsabile scientifico di Legambiente
Interventi
nel corso del dibattito aperto al contributo del pubblico
- Carla Maria Migoni Direttrice Regionale Legambiente Sardegna
- Massimo Pintus Direttore Nazionale Ecologisti Democratici
- Fanny Cao Presidente Italia Nostra Sardegna
Comitato regionale VOTA SI per fermare il nucleare - Associazioni e organizzazioni aderenti:
ACLI, AMBIENTE IDV, AMICI DELLA TERRA, ARCI, CGIL, COSTITUENTE ECOLOGISTA, ECOLOGISTI DEMOCRATICI, FARE VERDE, GRUPPO D’INTERVENTO GIURIDICO, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE, LIPU, MOVIMENTO PER LA DIFESA DEL CITTADINO, OFFICINA ECOLOGISTA, OSVIC, SARDEGNA SOLIDALE, TUTELA AMBIENTE NATURA, WWF, Gavino Sale rappresentante IRS, AIAB, FIPSAS, FITET, FIWUK, AMBIENTE SARDEGNA, CAGLIARI CITTA’ CICLABILE, COMITATO SI NO NUCLE, ASSOCIAZIONE SUCANIA.

martedì 19 aprile 2011

SU RAI RADIO 1 SI PARLA DI GALSI: MITICA PUNTATA DI CANNACA TRABALLA

Mercoledì 20 aprile alle ore 12.30 sui 90.7 Mhz di Rai Radio 1 non perdetevi Cannacca Traballa, con le voci di Rossella Faa, Elio Turno Arthemalle e Damiana Culeddu. La puntata è interamente dedicata al GALSI. Presente in studio Sergio Diana, il potavoce (in sardo, spagnolo, inglese e francese) del Comitato ProSardegnaNoGasdotto.

giovedì 14 aprile 2011

Eni: la procura di Milano indaga sulle attività in Algeria

La Regione Sardegna, tramite la propria finanziaria SFIRS, è partner di ENI e della algerina Sonatrach nel progetto GALSI.
La Sardegna merita di essere considerata invischiata in tali squallidi traffici internazionali?

Sotto la lente degli investigatori le attività della Saipem, società controllata dal Cane a sei zampe, nel paese nordafricano. L'ipotesi investigativa è di corruzione internazionale
Ancora grane in vista per la corazzata statale guidata da Paolo Scaroni. In un momento in cui le rivolte del mondo arabo mettono a serio rischio contratti e provviste milionarie, a complicare la vita al cane a sei zampe ora arriva anche la procura di Milano.
E’ di qualche giorno fa la notizia che i pm meneghini stanno indagando sulle attività in Algeria di Saipem, la controllata dell’Eni attiva nell’ingegneria petrolifera. I pubblici ministeri Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno infatti aperto un fascicolo, per ora a carico di ignoti, con l’ipotesi di corruzione internazionale. La circostanza è emersa dall’ultimo bilancio di Eni e contestualmente da quello di Saipem il 29 marzo e dopo qualche giorno è stata ripresa dalle agenzie di stampa e ha trovato conferma in ambienti giudiziari.
I due pm sono gli stessi che sostengono l’accusa nel processo che si apre il 5 aprile a carico di cinque ex manager di Snamprogetti (controllata di Saipem) e contro la stessa Saipem. Per loro, anche in questo caso, l’ipotesi di corruzione internazionale per presunte tangenti pagate in cambio di appalti per la costruzione di sei grandi impianti di trasporto e stoccaggio di gas in Nigeria.
I magistrati per la nuova indagine, si legge nel bilancio di Eni, hanno chiesto invece documenti relativi ad attività di società del gruppo Saipem in Algeria per il contratto GK3 e il contratto Galsi/Saipem/Technip). Di cosa si tratta?
Il GK3 è un gasdotto algerino per cui Saipem si è aggiudicata alcuni lavori di costruzione. In particolare di un tratto lungo circa 350 chilometri che deve collegare due località situate nel Nord-est del Paese alle città costiere di Skikda e di El-Kala. Lo scopo del progetto è aumentare la capacità di trasporto della compagnia petrolifera di stato Algerina Sonatrach così da alimentare, tra l’altro, il Galsi, il gasdotto che dovrebbe collegare l’Algeria, (paese ricchissimo di gas con riserve per 160 trilioni di metri cubi), alla Toscana attraverso la Sardegna e la cui realizzazione è in capo a una società partecipata da Sonatrach al 41,6%, Edison (20,8%), Enel (15,6%) Hera (11,6%) e Sfirs (10,4%), la finanziaria di investimento della Regione Sardegna.
L’opera ha ricevuto il parere positivo dei ministeri competenti sulla valutazione di impatto ambientale proprio qualche giorno fa. Il valore della commessa sul Gk3, assegnata nel 2009 a Saipem e alla stessa Sonatrach, è di 580 milioni di dollari.
Il contratto Galsi/Saipem/Technip dovrebbe invece riferirsi ai 10 milioni di euro, assegnati nel 2009 da Galsi a Saipem e alla francese Technip, «per la progettazione dell’ingegneria di base e di dettaglio della sezione a terra in Sardegna e Toscana» dello stesso Galsi.
Sulle indagini in corso, per ora non ci sono ulteriori dettagli, ma è facile immaginare che in qualche modo i magistrati si siano interessati agli affari algerini di Saipem anche per via del terremoto giudiziario che ha travolto l’anno scorso il colosso energetico statale Sonatrach, i cui vertici sono stati decapitati e accusati di malversazione e corruzione.
Nel paese nordafricano, che rappresenta la maggior parte dei suoi ricavi onshore, Saipem ha numerosi contratti proprio insieme a Sonatrach, partner obbligatorio per chiunque voglia investire nel settore. Solo nel 2008, un giro d’affari di 6 miliardi.
Come conseguenza lo “scandalo” Sonatrach l’anno scorso ha portato anche alle dimissioni del potente ministro dell’Energia Chakib Khelil. Già nel 2010 i giornali algerini avevano parlato del coinvolgimento di società straniere nelle indagini. Chissà che l’eco, a un anno di distanza, non sia arrivato veramente oltre mediterraneo.

martedì 12 aprile 2011

GALSI: 10 domande ai partiti, movimenti e sindacati della Sardegna.

Ci risulta che il vostro partito, movimento o sindacato:
- sostiene il progetto denominato GALSI, relativo alla costruzione di un gasdotto che, partendo dall’Algeria, attraverserà la Sardegna per portare il gas nel resto d’Italia;
- non sostiene apertamente il progetto GALSI ma lo tollera senza approfondirne la natura e le implicazioni per la nostra Isola;
- non è informato al riguardo.
Allo scopo di chiarire le idee di tutti/e vi invitiamo a voler cortesemente rispondere alle seguenti domande:
1. Secondo voi, per quale motivo il progetto GALSI non e' più una priorita' in campo energetico per l'UE? Forse perche' l'UE sa bene che i gasdotti sono una tecnologia ormai superata che utilizza una fonte energetica non rinnovabile? Non e’ che ormai il futuro e’ in progetti come DESERTEC, che interessa anche la nostra Isola?
2. Si dice che GALSI porterà il gas in Sardegna. Sapete indicare esattamente in quale voce del bilancio nazionale, regionale o dell'UE stanno i soldi attraverso i quali si finanzieranno le infrastrutture necessarie a collegarsi al gasdotto e utilizzare quel gas? Ricordiamo che si chiama GALSI: "Gasdotto Algeria Italia via Sardegna".
3. Si parla di territori dell'Isola che ripongono aspettative sul GALSI? Quali sono? Sapete dire nomi e cognomi dei sindaci e degli imprenditori che sanno veramente di cosa si tratta? Sapete che esiste un lungo elenco di imprenditori che hanno saputo per caso del GALSI e, sempre per caso, hanno saputo che sventrerà i loro vigneti secolari di Turriga e Vermentino, o i loro agriturismi realizzati con enormi sacrifici? In ogni caso, ecco una recente nota da cui si evince il pensiero degli europei al riguardo.
4. Si dice che le imprese sarde parteciperanno alla gara per la realizzazione del gasdotto (+ o - come quelle che hanno partecipato al G8 de La Maddalena :-). Quante imprese sarde conoscete come specializzate nella costruzione di opere complesse come un gasdotto e in grado di partecipare a una gara di quelle dimensioni? Credete veramente che le multinazionali che vinceranno la gara per la posa dei tubi saranno sarde e/o useranno manodopera sarda? Avete visto i mezzi che vengono usati? Li avete mai visti in Sardegna?
5. La centrale da 400 megawatt che, si dice, verra’ costruita a Ottana per essere alimentata con il gas del GALSI, a sua volta cosa andra' ad alimentare? Il riscaldamento delle case dei cassintegrati, dei disoccupati e dei disperati, vittime dell'ennesima beffa industriale ai loro danni?
6. Sapete che la legge nazionale per la metanizzazione del Mezzogiorno risale agli anni 80 ( legge 28 novembre 1980, n. 784)? Non ritenete che qui da noi si assista a un bislacco tentativo di attuazione di una legge con “leggero” ritardo? Sapete che ci sono paesi che stanno addirittura eliminando i gasdotti e non di certo per sostituirli con centrali nucleari?
7. Sapete dire perché le famiglie sarde non dovrebbero poter alimentare le proprie case con il sole e il vento, senza bisogno di tranciare in due la propria Terra? Non sono forse risorse disponibili in abbondanza qui da noi (sino a quando non finiranno per rubarci pure quelle)? Non e' che, per caso, qualcuno ha forti, forti interessi affinche' si continui a dipendere?
8. GALSI sostiene che creerà in Sardegna circa 10.000 posti di lavoro! Noi abbiamo verificato quanti posti di lavoro sardi sono stati creati sinora da GALSI da quando ha iniziato ad operare. Il risultato è: nemmeno 1. Qualcuno ha fatto i conti dei posti di lavoro che invece si rischia di perdere?
10.Per quale motivo persone come Mauro Pili (PdL) o Paolo Fadda (PD) sostengono il GALSI? Forse per gli stessi motivi per cui si considerava il Poligono di Quirra un'opportunita' per lo sviluppo dell'Isola?
Vi ringraziamo per la collaborazione.

giovedì 7 aprile 2011

CONTINUA IL SUCCESSO DI SOS RINNOVABILI. ADERITE ANCHE VOI E FIRMATE!!

Cresce e dilaga il numero dei sottoscrittori dell'appello di SOS Rinnovabili. Siamo diventati quasi 36.000 in 4 giorni e mezzo! Se ciascuno di noi fa firmare l'appello raggiungiamo la soglia fatidica di 100.000.
Vi ricordiamo il link: http://www.sosrinnovabili.it/appello.htm
Nel frattempo le associazioni di categoria si sono sensibilizzate grazie alla nostra campagna e stanno cercando un fronte comune. Oggi si terranno le assemblee dei soci di GIFI e Asso Solare. APER, AEF e ISES hanno già trovato una posizione congiunta. La nostra voce diventa sempre più forte e autorevole. Da domani andiamo a consegnare fisicamente le firme raccolte. Invitiamo tutti coloro i quali hanno a cuore il futuro pulito dell'energia italiana a partecipare ai sit-in informativi che stiamo organizzando per domani e per i giorni a seguire presso le più importanti sedi istituzionali di Roma. Vorremmo fare un presidio permanente. Sarà un’occasione per dimostrare quanti siamo, quanto valiamo e quanto ci stanno a cuore i nostri obiettivi.  Mandate la vostra disponibilità di giorno e di ora per tutti i sette giorni seguenti.
Forza, forza!

giovedì 24 marzo 2011

BASTA CON I PACCHI ENERGETICI AI DANNI DELLA SARDEGNA


NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE DALLE RASSICURAZIONI TATTICHE E ANDIAMO CON COSCIENZA A VOTARE AL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO PER FAR SAPERE CHE NE IN ITALIA NE IN SARDEGNA ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE. IO AGGIUNGO: NEMMENO DEL GALSI
“E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” mormorava il Ministro Prestigiacomo, rivolgendosi ai suoi colleghi di partito, qualche giorno fa in un fuori onda intercettato da un’agenzia. Già lo si sapeva ma la ringraziamo comunque per aver dato riprova agli italiani, con poche battute, del fatto che decisioni come quelle del futuro energetico italiano si giocano in base alla conta degli elettori.
Il dietrofront della Prestigiacomo, come la “pausa di riflessione responsabile” annunciata dal Ministro Romani, possono dunque essere letti in un’ottica di convenienza elettorale. Le ragioni di stato, il bene comune, il futuro dei nostri figli e nipoti, il rispetto dell’ambiente, tutto giocato sul tavolo dell’imminente appuntamento alle urne, in particolare di quello referendario. L’importante è saperlo.
La mossa più efficace in questo senso va riconosciuta al Consiglio dei Ministri che ha annunciato la moratoria di un anno al programma nucleare. L’azione cela una rassicurazione tattica mirata a scoraggiare l’affluenza degli elettori ai Referendum, già messa a dura prova dal mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Il messaggio pone la sicurezza in primo piano e vuole lasciare ad intendere che alla luce della situazione di emergenza e allarme che si è venuta a creare nelle centrali nucleari di Fukushima, in Giappone, il ritorno al nucleare dell’Italia potrebbe essere scongiurato.
Rassicurati anche dalla programmazione di appositi “stress test”, come stabilito dal Consiglio europeo straordinario del 22 marzo, cui sottoporre le centrali europee più vecchie, ma non solo quelle, gli italiani dovrebbero sentire mitigata l’urgenza di esprimere il proprio vincolante parere in occasione del referendum abrogativo del 12 giugno. Non cadiamo in questo errore. L’unico modo per fermare davvero il nucleare, per far sì che l’attuale “pausa di riflessione” non si concluda nell’arco di un anno riaprendo l’iter per la realizzazione delle centrali è votare “SI’” al Referendum. Per raggiungere il quorum devono votare almeno 25 milioni di italiani. Non facciamoci condizionare andiamo con coscienza a far sapere che in Italia non abbiamo bisogno del nucleare (Gianfranco PadovanC - Presidente EnergoClub - http://www.energoclub.org/).
Io aggiungo: basta con i PACCHI ENERGETICI ai danni della nostra Isola, che continuano a tirarci anche grazie alla complicità di questa viscida "classe politica" che sta ammorbando la Sardegna. BASTA!!! Non si tratta solo di centrali nucleari, davanti ai nostri occhi si sta consumando l'ennesimo pacco energetico. Si chiama GALSI. Ci vogliono far credere che porterà il gas in Sardegna. Bugie. Squallide bugie. E poi, di quel gas proveniente dall'ennesima nazione governata da dittatori destinati a capitolare..cosa ce ne facciamo? E il nostro sole? E il nostro vento? Perché vogliono farci credere che non sono sufficienti ad alimentare tutte le nostre esigenze energetiche? Che ci serve gas e che ci servono le scorie..Per cosa? Ve lo dico io: PER ALIMENTARE I LORO SPORCHI AFFARI!!

lunedì 7 marzo 2011

10 domandine sul GALSI

Quanto ne sapete sul GALSI? Ecco 10 domandine per scoprirlo:

1. Per quale motivo persone come Mauro Pili (PdL) o Paolo Fadda (PD-L) sostengono il GALSI? Forse per gli stessi motivi per cui consideravano il Poligono di Quirra un'opportunita' per lo sviluppo dell'Isola?

2. Per quale motivo il progetto GALSI non e' per l'UE una priorita' in campo energetico? Non e' forse perche' l'UE sa bene che i gasdotti sono una tecnologia ormai superata che utilizza, peraltro, una fonte energetica non rinnovabile e quindi investe su altre fonti, meno dispendiose, che utilizzano nuove tecnologie e fonti rinnovabili, o tali da affrancare effetivamente il sistema energetico europeo dal monopolio di pochi e instabili paesi (Nabucco)? Non e’ che ormai il futuro e’ in progetti come DESERTEC, che interessa anche la nostra Isola?

3. Sapete indicare esattamente in quale voce del bilancio nazionale, regionale o dell'UE stanno i soldi attraverso i quali i sardi finanzieranno le infrastrutture necessarie a collegarsi al gasdotto e utilizzare quel gas? Ricordiamoci che si chiama GALSI: "Gasdotto Algeria Italia via Sardegna".

4. Si parla di territori dell'Isola che ripongono aspettative sul GALSI? Quali sono? Mi sapete dire nomi e cognomi dei sindaci e degli imprenditori che sanno veramente di cosa si tratta? Sapete che esiste invece un lungo elenco di imprenditori che, come la maggior parte, hanno saputo per caso del GALSI e, sempre per caso, hanno saputo che attraversera' i loro vigneti secolari di Turriga, Vermentino, o i loro agriturismi realizzati con enormi sacrifici? In ogni caso, ecco una recente nota da cui si evince il pensiero degli europei al riguardo.

5. Si dice che le imprese sarde parteciperanno alla gara per la realizzazione del gasdotto (+ o - come quelle che hanno partecipato al G8 de La Maddalena :-). Quante imprese sarde conoscete come specializzate nella costruzione di opere complesse come un gasdotto e in grado di partecipare a una gara di quelle dimensioni? Credete veramente che le multinazionali che vinceranno la gara per la posa dei tubi saranno sarde e/o useranno manodopera sarda? Avete visto i mezzi che vengono usati? Li avete mai visti in Sardegna?

6. La mega centrale da 400 megawatt che, si dice, verra’ costruita a Ottana per essere alimentata con il gas del GALSI, a sua volta cosa andra' ad alimentare? Il riscaldamento delle case dei cassintegrati, dei disoccupati e dei disperati, vittime dell'ennesima beffa industriale ai loro danni?

7. Sapete che la legge nazionale per la metanizzazione del Mezzogiorno risale agli anni 80? Non ritenete che qui da noi si assista a un bislacco tentativo di attuazione e con leggero ritardo? Sapete che ci sono paesi che stanno addirittura eliminando i gasdotti e non di certo per sostituirli con centrali nucleari?

8. Non mi soffermo a domandare circa la diversificazione delle fonti energetiche di cui Pili (famoso tecnico esperto in temi energetici) tratta con tanta disinvoltura mentre, con tutto cio' che sta accadendo in Libia, Algeria, ecc.., la stessa UE appare fortemente disorientata al riguardo. Chiedo pero': mi sapete dire perche' le famiglie sarde non dovrebbero poter alimentare le proprie case con il sole e il vento, senza bisogno di tranciare in due la propria Terra? Non sono forse risorse disponibili in abbondanza qui da noi (sino a quando non finiranno per rubarci pure quelle)? Non e' che, per caso, qualcuno ha forti, forti interessi affinche' si continui a dipendere?

9. Quanti posti di lavoro per i sardi e le sarde? GALSI sostiene che creerà in Sardegna circa 10.000 posti di lavoro! Un'affermazione che non ha bisogno di commenti e che ci ricorda quell'ormai lontana milionata di posti di lavoro promessa dal Cavaliere. In ogni caso, per avere una prima risposta, basta verificare quanti posti di lavoro sardi sono stati creati sinora da GALSI da quando ha iniziato ad operare. Noi l'abbiamo fatto. Il risultato è: nemmeno 1.

10. C'è ancora qualcuno che crede che il gas ci costerà meno?

domenica 6 marzo 2011

GALSI: se quella e' una Valutazione di Impatto Ambientale io mi chiamo Paperino

Cerebrolesi e persone senza scrupoli autorizzano allegramente lo scempio ai danni di una intera Regione!!! La follia non ha piu' limiti ormai.Uno crede che, con tutto cio' che sta succedendo in Sardegna, certe cose i sardi e le sarde le abbiano comprese e, una volta toccato il fondo, si risalga a galla..Ebbene: noooooo, stiamo scavando!!
Necessita' di riesami,  ammissioni di "incidenza negativa sull’habitat", pareri ancora da acquisire circa vincoli idrogeologici e ambientali, tantissime autorizzazioni ancora in sospeso, violazione di varie convenzioni internazionali, tra cui quella di Arhaus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale....Eppure tutti esultano, ormai pare che per il GALSI la strada sia tutta in discesa. Ma si puo' sapere cosa hanno valutato quei signori? Ve lo dico io: i loro interessi!! Solo ed esclusivamente i loro sporchi interessi e quelli delle lobby di potere che gli assicurano la poltroncina ben pagata con i nostri soldini. Ecco cosa hanno valutato.
E noi che dovremo stare a guardare, applaudire e prepararci a subire l'ennesimo scempio, in nome dello sviluppo...Si...ma del loro conto in banca...
Adesso BASTA!
Il nostro Comitato era preparato anche a questa, ben sapendo che questo tipo di VIA quei signori di certo non l'avrebbero negata. Da mesi ci spulciamo le carte e, state certi/e, questa volta sara' diverso. Siamo in tanti, sardi e sarde, svegli,  tecnicamente preparati e stanchi di prenderla nel culo.
 
 
A Barack Obama di Sandro Bondi

... Barack Obama e Silvio Berlusconi sono due personalità molto diverse, ma hanno in comune una qualità tipica dei leader: il carisma. Quando appaiono, quando parlano, perfino quando camminano, la folla li riconosce. Il carisma è una dote naturale, un fluido misterioso che unisce un uomo a un popolo e che rende possibile raggiungere grandi mete di cambiamento. A Barack Obama dedico questa poesia:
Impronta ancestrale
Fuoco purificatore
Cammino spirituale
Perla nera"

martedì 1 marzo 2011

Grazie Mariella!

Sono anni e anni che Mariella Cao, con il Comitato Sardo Gettiamo le Basi, lotta per far luce su ciò che accade a Quirra. Alla fine ce l'ha fatta. Finalmente la verità ha visto la luce. Che grande successo e che grande persona! E come lei ce ne sono tanti/e che, senza nessun interesse personale, spesso lottano da soli/e, con pochi mezzi a disposizione e senza poter contare su uno straccio di mezzo di comunicazione che li sostenga, anzi....E' dura. Durissima. E per questo che bisogna ringraziare chi non si arrende. Grazie Mariella per ciò che hai fatto.
Adesso altre lotte ti attendono....Cosa ne pensi di un bel gasdotto?.........

Un giretto in bici a quartu SE? Why not!

Ciao Raga, a Quartu SE vogliono eliminare una pista ciclabile in centro.Questa volta l'hanno fatta grossa! Se passa la linea che le piste si possono anche eliminare una volta costruite siamo fritti!! Non è periodo! Ogni pista ciclabile eliminata è un passo indietro nella civiltà, un rischio in più per ogni ciclista e merda in più nei nostri polmoni.
Credo che con un paio di amici di Quartu e Cagliari venerdì 11 marzo dalle ore 19 ci faremo un giretto in bici per vedere come è la situazione della ciclabilità urbana a Quartu SE, nella zona di viale Colombo e, in particolare, in via S.Benedetto. Li ci faremo anche due cordiali chiacchiere con i negozianti del luogo che, pare, abbiano bisogno di qualche delucidazione sull'uso delle bici nelle città, sull'inquinamento e su come le attività commerciali aumentano dove circolano più biciclette. Se lo incontriamo possiamo anche discutere di queste cose con l'attuale sindaco che, sembra, anche lui ha bisogno di capire certe cose. Chi ne ha voglia si può unire a noi......Possiamo organizzarci per l'ospitalità e, se ce la facciamo, dopo il giretto ci fermiamo a bere qualcosa a casa di amici....Fate girare..........please.

giovedì 24 febbraio 2011

GALSI: IL MINISTRO ROMANI E' UN BUGIARDO

Il quotidiano LA NUOVA SARDEGNA ha pubblicato nei giorni scorsi questa notizia:
Il ministro Romani mente ai propri cittadini. Perché? Che interesse avrebbe per fare una cosa del genere? Nel sito del Ministero dell'Ambiente non vi è traccia del superamento della V.I.A. da parte del GALSI, e il ministro si intromette peraltro in una materia che non è di sua competenza svolgendo, tramite la stampa, indebite  pressioni presso un'altro organo dello Stato mentre è in corso un procedimento delicatissimo quale è, appunto, la valutazione dell'impatto che il GALSI e altri progetti possono avere sul nostro ambiente.
Ma non si tratta solo di bugie. Si tratta anche di manifesta ignoranza. Un ministro della Repubblica, profumatamente pagato da noi, non può non sapere che, anche in caso di superamento della VIA, è possibile fare opposizione al relativo Decreto. E noi del Comitato ProSardegnanaNoGasdotto abbiamo già pronto un bel "dossierino" al riguardo. Dunque: come si può dire che siano stati superati i problemi burocratici, amministrativi e legali? Detto questo, non è il caso di soffermarci sulle altre dichiarazioni rilasciate dal gasatissimo membro del governo a proposito del GALSI, da lui considerato la "soluzione" all'interruzione delle fornitura di gas dalla Libia. Evidentemente non ha presente la situazione algerina. Forse farebbe meglio, prima di continuare a spararle grosse, a consultare la Farnesina.
Infine, che l'opera venga realizzata entro il 2011 è, ovviamente, fuori discussione. Che Paese meraviglioso sarebbe l'Italia se si riuscisse a costruire un gasdotto in un anno! Ma la cosa più grave è che un ministro che si occupa di "sviluppo economico" attribuisca la responsabilità alle aziende!
Infine, Romani dimentica, forse, che la Commissione europea ha promesso 120 milioni di € che difficilmente sgancerà, considerati i gravi ritardi di quel progetto, gli attuali problemi nell'Area Mediterranea e la nuova programmazione europea in campo energetico che, giustamente, non menziona più GALSI tra le sue priorità.
Dunque.....Chi se lo paga quel tubo?

martedì 8 febbraio 2011

ENERGIA: ecco cosa i cittadini chiedono all'UE

Non c'é più spazio per nuovi gasdotti ne per altre infrastrutture antiquate, costose e che non danno nessuna certezza circa prezzi stabili e trasparenti. Questo è ciò che emerge da un recente sondaggio commissionato dal Parlamento europeo. Progetti come il GALSI, dunque, dovrebbero avere le ore contate.
L'inchiesta del PE rileva che, in materia di Energia, in cima alla lista dei desideri del pubblico europeo vi è un migliore coordinamento delle politiche energetiche e una maggiore solidarietà tra gli Stati membri dell'UE; soprattutto nell’attuale periodo di crisi. I cittadini interpellati ritengono che le misure adottate a livello UE devono necessariamente assicurare il massimo della protezione dei consumatori e la stabilità dei prezzi, investendo sulle fonti rinnovabili, sulla sicurezza dell'approvvigionamento e sulla efficienza energetica. L'indagine è stata condotta durante la prima metà di dicembre, con un totale di 26.574 interviste in tutti i 27 Stati membri.
In risposta alle preoccupazioni dei cittadini, il PE evidenzia che, nel settembre scorso, ha approvato la proposta di regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas in relazione alle reti esistenti, ciò dovrebbe consentire all'UE di dare una risposta comune in caso di crisi future simili a quella del 2009. Inoltre, nel novembre scorso i deputati hanno votato a favore di progetti in materia di risparmio energetico, efficienza energetica e energie rinnovabili, finanziabili con circa 146.000.000 € di fondi comunitari, non utilizzati a valere sul precedente regolamento che, tra gli altri, finanzia anche il GALSI. Il Parlamento ha inoltre recentemene adottato due importanti risoluzioni: una sulla futura strategia energetica dell'Unione, chiedendo un maggiore coordinamento della politica energetica esterna dell'UE e, nel mese di dicembre scorso, una sulla revisione del piano d'azione europeo per l'efficienza energetica, chiedendo più misure fondate su obiettivi vincolanti.

Per saperne d +

venerdì 4 febbraio 2011

FADDA (PD), IL GALSI E LE ALLEGRE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI

Nel giugno scorso Fadda (PD) ed un manipolo di allarmati parlamentari, piddiessini e sardi, hanno presentato un'interrogazione in cui si chiedeva al Governo di chiarire la situazione relativa al fatto che il gasdotto GALSI non compariva più tra le priorità energetiche dell'UE e, apriti cielo, la stessa EDISON, partner del progetto, dichiarava che per problemi di mercato e di prezzi poteva essere messa in discussione la realizzazione di nuove infrastrutture di approvvigionamento, GALSI incluso. Nell'interrogazione, gli affiliati al PD invitavano quindi il Governo ad "agire tempestivamente per scongiurare questa drammatica situazione, che penalizzerebbe l'intero tessuto industriale sardo".
Eccovi dimostrato quanto Fadda e il suo partito hanno a cuore la facenda:
5-03876 Fadda: Esclusione del gasdotto Galsi dai corridoi dell'Unione europea per il trasporto di elettricità, gas e petrolio - Manuela DAL LAGO, presidente, constata l'assenza del deputato Fadda: si intende che abbia rinunziato all'interrogazione in titolo.
Non ci pare necessario commentare ulteriormente!!!

mercoledì 22 dicembre 2010

LETTERINA A BABBO NATALE

Caro Babbo Natale.


Sono molto dispiacciuto perché in Sardegna si continua ad accettare come sacrosante scelte fatte sulla nostra pelle e alle nostre spalle, solo perché le prendono in alto o sono dettate da “scelte strategiche” provenienti da chi sa chi! Stiamo ancora piangendo e piangiamo tutti i giorni per quelle scelte “strategiche”! Quando prenderemo in mano il nostro destino? Quando decideremo NOI cosa fare della nostra terra?

Mi rincresce anche che esistano persone che accettano il GALSI convinte che gli porterà in casa il gas! Non è vero niente! quel gas non arriverà mai nelle case dei sardi (anche perché non se ne fanno nulla!) per il semplice fatto che non abbiamo i soldi per “ciucciarlo” dal galsi!

Sono dispiacciuto anche perché c’è gente che lo accetta perché crede che il gas gli costerà meno. Non è vero, è la stessa ENI ad essere preoccupata perché il gasdotto fa aumentare i costi (a loro, figurarsi a noi) di oltre il 30%!

Mi rincresce sapere che alcuni pensano che risolverà il problema delle industrie energivore sarde che stanno chiudendo. Che ingenuità! Quelle imprese chiuderanno comunque! E non di certo per problemi energetici!

Mi dispiace sentire delle persone che accettano il GALSI solo perché avranno un po’ di lavoro per la loro ruspa o il proprio escavatore. Non è verò che creerà 10.000 posti di lavoro. La costruzione di un gasdotto viene realizzata da imprese multinazionali specializzate, figuriamoci se usano la ruspa di zio Gigi!

E mi rincresce anche sapere che esiste gente che lo accetta solo perché intravede la possibilità di un “risarcimento”. Della serie: se distrugge le terre e l’economia intorno a me, pazienza! L’importante è che mi entrino un pò di soldini in tasca!”.

Caro Babbo Natale, fa che sia un 2011 senza GALSI.

Auguri

Sergio

lunedì 20 dicembre 2010

COMUNICATO STAMPA DEL NOSTRO COMITATO

In riferimento agli articoli pubblicati lo scorso sabato 18 dicembre sui quotidiani “La Nuova Sardegna” e “L’Unione Sarda”, in merito alle dichiarazioni rilasciate dal Deputato Pili, riguardo alla realizzazione del gasdotto Galsi, il Comitato ProSardegnaNoGasdotto precisa quanto segue:
- La Commissione nazionale per la V.I.A. non ha titolo per poter approvare il progetto Galsi. La Valutazione di Impatto Ambientale, infatti, non autorizza il “VIA ai lavori”, ma costituisce solo uno dei vari elementi che le Autorità competenti sono obbligate ad analizzare per consentire la costruzione e l’esercizio del Galsi. Peraltro, molto spesso, certi di una diffusa impunità, chi la svolge dimentica, o poco considera, taluni elementi fondamentali che invece difficilmente sfuggono ad osservatori onesti ed attenti.
- L’opera, definita da Pili “di importanza strategica per il futuro energetico della Sardegna”, non garantirà - come egli sostiene - “un rilancio economico ed un risparmio strategico sui costi energetici dell’isola”. E’ sufficiente, per smontare il contenuto di queste inopportune affermazioni, rilevare che il Parlamento Europeo, lo scorso mese di novembre ha approvato una Risoluzione che retrocede il GALSI, non ritenendolo più tra le opere prioritarie.
- Per di più, sono a rischio anche i 120 milioni di euro devoluti dagli stati membri dell’UE per la realizzazione dell’impianto destinato, come è noto, a squarciare irrimediabilmente tutta la Sardegna. Assistiamo dunque al vanificarsi delle solite false promesse e delle prese in giro sulla pelle dei sardi e delle sarde, riguardo alla fornitura di gas e la creazione di 10.000 posti di lavoro”! Pare peraltro che sinora, gli unici ad aver abboccato - in quanto per niente documentati - siano i nostri rappresentanti (ma di chi??) politici, che continuano a decidere sulle nostre teste dimenticando che queste possono anche funzionare meglio delle loro.
- Il Comitato ritiene che per parlare di politica energetica, così come di nucleare o quant’altro, non sia sufficiente il possesso della “patente politica” per autorizzare gli “eletti” a dispensare intelligenza e competenza. Dopo approfonditi studi e ricerche, avvalendoci di studiosi e personale qualificato, siamo giunti ad una conclusione: i gasdotti ormai sono superati dalla tecnologia. Sono ferrivecchi da museo, obsoleti e soprattutto antieconomici, superati dal meccanismo navi metaniere-rigassificatori. Gli analisti stimano che il gas commercializzato via tubo possa costare addirittura fino al 30% in più.
Se anche il Deputato Pili volesse approfondire queste nostre considerazioni, senza anteporre chissà quale interesse personale, siamo certi converrà con noi che sarebbe meglio convogliare le forze su temi reali e ben più impellenti di questo.
Nei prossimi giorni l’attività dei volontari e delle volontarie del Comitato ProSardegnaNoGasdotto si concentrerà sull’analisi dei Documenti, al fine di valutare tutti gli elementi su cui fondare un sicuro ricorso, contro questa VIA, alle istanze competenti.
Cagliari 20 dicembre 2010

domenica 19 dicembre 2010

GALSI: Pili capisce male

Il superamento della VIA (valutazione di impatto ambientale) non significa assolutamente il “VIA ai lavori” che ha capito lui. La VIA è solo uno dei vari elementi che le autorità competenti devono analizzare prima di dare l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio del GALSI; l’inutile e dannoso progetto che, per trasportare gas algerino/russo che andrà solo nel resto d’Europa, squarcerà in due la nostra Isola. Peraltro la VIA è complessissima e, molto spesso, chi la svolge dimentica qualcosa o non prende nella dovuta considerazione taluni elementi fondamentali. E, mi dispiace per Pili ma è possibile che qualcuno vi si opponga….
Ma quella di Pili non è l'unica uscitina. Il percorso del GALSI è disseminato di tutte le castronerie che è possibile sparare per convincere la gente. Da quella che "porterà il gas ai sardi" sino alla creazione di oltre "10.000 posti di lavoro".
Peraltro, qualche giorno fa, Fadda (PD) e una nutrita schiera di parlamentari sardi pidiessini, interrogavano indignati il Parlamento italiano circa l’eliminazione del GALSI dai progetti prioritari dell’UE in materia energetica. Ebbene, l’allarme con cui Fadda (PD) scomoda il Parlamento italiano è infondato. Per adesso non sussiste il rischio che il GALSI non benefici più di quei 120 milioni di €, che gli stati membri dell’UE gli hanno concesso attraverso la Commissione europea. Ciò almeno sino a quando non scadranno i termini stabiliti nel contratto, stipulato tra GALSI e la Commissione stessa, in relazione all’inizio dei lavori. E forse quei termini si avvicinano minacciosamente……

sabato 18 dicembre 2010

La Sardegna avrà il metanodotto?


Per ora ci leggiamo le carte.
Poi vedremo.


(Tratto da l'Unione Sarda)
Galsi, l'annuncio di Pili (Pdl): approvato il progetto, via ai lavori
La Commissione per la valutazione d'impatto ambientale ha approvato il progetto Galsi, il metanodotto che attraverserà la Sardegna.
Il metanodotto Galsi collegherà l'Algeria all'Italia, attraversando la Sardegna. La novità su quest'opera dai colossali risvolti economici arriva dalla Commissione nazionale per la valutazione d'impatto ambientale, che ha approvato il progetto per la realizzazione del metanodotto. Il deputato Mauro Pili (Pdl), che da presidente della Regione nel 2002 aveva avviato l'operazione Galsi, brucia sul tempo i comunicati ufficiali e annuncia: «Il metanodotto può partire, la Commissione ha approvato il progetto esecutivo che dà il via libera definitivo all'opera, che potrà cambiare la storia economica della Sardegna».



I DETTAGLI Il deputato sardo sottolinea che «la decisione della Commissione equivale all'approvazione definitiva e quindi al prossimo avvio dei lavori per la realizzazione del metanodotto tra l'Algeria, la Sardegna e l'Europa, recuperando i ritardi sin qui accumulati. Un'opera che sarà strategica per la Sardegna ma che avrà una funzione decisiva anche nei rapporti tra l'Europa e il Nord Africa». Secondo Pili, che della vicenda conosce qualsiasi particolare, «la società Galsi ora potrà dare inizio ai lavori, valutando se necessario di accogliere eventuali esigenze che si dovessero presentare da parte della Regione e degli enti locali interessati dall'opera». L'appello: «Occorre non perdere nemmeno più un giorno, considerato che i lavori del gasdotto permetteranno un rilancio dell'economia grazie alla realizzazione, ma alla fine avremo un risparmio strategico sui costi energetici dell'Isola».



Il metanodotto ha un valore strategico importante per lo sviluppo del sistema nazionale ed europeo di gas naturale, perché assicurerà l'ottimizzazione delle fonti di approvvigionamento di gas senza perdere di vista la crescita del mercato energetico. Non solo, perché avvierà il programma di metanizzazione della Regione: «Il progetto Galsi rappresenta una risposta concreta al fabbisogno energetico e alla sicurezza di approvvigionamento di gas naturale per l'Italia e l'Europa», sostiene il parlamentare. «La metanizzazione della Sardegna è strategica anche per abbattere la dipendenza dal petrolio, che costituisce il 74.7% delle fonti di produzione energetica dell'Isola», sottolinea Pili. Il Galsi permetterà di avere il gas naturale per le utenze domestiche, industriali ed elettriche «attraverso ulteriori sviluppi della rete di distribuzione». L'appello di Pili: «Trattiamo subito con Galsi per garantire la massima ricaduta economica della realizzazione del metanodotto con il coinvolgimento delle imprese sarde nei lavori».



LA STORIA Comincia nel dicembre 2001 quando la giunta Pili decide di dare il via al progetto per una linea metanifera Sardegna - Corsica - Italia - Francia, ottenendo l'inserimento tra i progetti prioritari dell'Ue per l'energia. Un anno dopo, una legge definisce spese e tempi della realizzazione: costo previsto «per l'annualità 2002-2004» oltre 223 milioni di euro. Nel febbraio 2003 nasce a Cagliari la società Galsi, firmano l'accordo il ministro algerino Kelil e il presidente della Regione Pili. Quindi, viene elaborato lo studio di fattibilità e vengono attivati i canali comunitari per arrivare al cofinanziamento del progetto. L'approvazione della Commissione per la valutazione d'impatto ambientale è arrivata dopo quasi due anni di tempo, a causa della complessità di un progetto che «anche sul piano tecnico costituisce un vero e proprio traguardo, visto che si tratta del più profondo metanodotto al mondo», sostiene il parlamentare. Galsi, con i suoi 2.800 metri nel tratto off-shore tra l'Algeria e l'Italia, sarà il gasdotto più profondo al mondo.

mercoledì 1 dicembre 2010

QUEL TUBO CHE NON VA IN NESSUN POSTO

Carissimo Gabrielli,

tantissime grazie anche a te e al Gruppo Pabillonis 2.0.
Anche voi, come altri, avete fatto la vostra parte. Tuttavia abbiamo solo vinto una battaglia, la guerra è ancora lunga e difficile. Nessuno/a si illude che quei signorotti rinunceranno tanto facilmente ai 120 milioni di € che mamma Europa gli ha destinato in quanto quel progetto contribuirebbe a risolvere la crisi!! Ma per favore!!

Ma sai qual è l’aspetto che più mi preoccupa di questa “guerra”? E’ il modo con cui la “classe politica” sarda sta strumentalizzando la faccenda galsi. Creano false aspettative sui lavoratori di taluni settori in crisi e fanno credere che quella porcheria risolverà i problemi dell’“industria energivora” e, quindi, i loro problemi di lavoro. Come se la chiusura delle aziende di Ottana, del Sulcis e di altre zone dell’Isola sia dovuta unicamente al costo dell’energia! Nulla di più falso, e quei signori lo sanno bene. Come sanno bene che galsi non risolverà un bel nulla, salvo dare alla “classe politica”, PD e PDL in testa, l’occasione per prendere ancora un po’ di tempo e aggiudicarsi, sparando le solite cazzate che ci propinano ormai da decenni, anche le prossime elezioni.

Poco importa se poi, con i tempi che ci vorranno, il galsi attraverserà la Sardegna e nessuno avrà la possibilità di beneficiare di quel gas. Poco importa se non ci sono i soldi per appiccicarsi a quel tubo per collegarvi le poche reti di gas di città che abbiamo. Poco importa se, quando quel gas arriverà alla GRANDE INDUSTRIA ENERGIVORA, quella grande industria sarà già andata via (perché va via, questo è certo!), lasciando solo desolazione, inquinamento e disperazione. Poco importa, ai nostri politicanti venditori di …gas, se nel suo passaggio e per la sua costruzione quel tubo divorerà pezzi della nostra Terra, inclusi villaggi, vigneti, aziende agricole, agriturismi, risorse archeologiche,ambientali e culturali….facendo perdere centinai di opportunità e di posti di lavoro.

Se non mi sbaglio tu lo sai bene, caro Gabrielli, perché vieni da un posto come Pabillonis, dove avete fatto conoscenza con coloro che sono giunti in Sardegna per uno scopo simile a quello del galsi: risolvere i problemi energetici dei poveri sardignoli, portando loro sviluppo e occupazione. Sicuramente, tu meglio di me, conosci i dati che illustrano come la situazione sia “migliorata” nella tua zona, grazie alla delinquenza organizzata che ci ruba il vento.

Dopo il vento ci ruberanno il sole e, nel frattempo, distruggeranno le nostre terre per farci passare un tubo che non va in nessun posto. Poi saranno le centrali nucleari e le scorie, tutto in nome dello sviluppo, della crescita, della competitività e dell'occupazione!

E mi chiedo: ma di quanta energia hanno bisogno gli agriturismi? Di quanta energia hanno bisogno gli alberghetti diffusi nei nostri villaggi? Di quanta energia necessitano piccole aziende che trasformano gli impareggiabili prodotti che ci da la nostra Terra? Quanta energia occorre per far funzionare una piccolo distretto tessile che lavora e guadagna con la bellezza dei nostri tappeti? Di quanta energia hanno bisogno i piccoli laboratori che producono quei gioielli che il mondo ci invidia? Di quanto gas abbiamo bisogno per rendere la Sardegna un’Isola biologica dove si viene dal resto d’Europa a riscoprire il vero sapore della frutta e della verdura? Quanta energia occorre per valorizzare il silenzio che in altre parti del mondo viene venduto a caro prezzo ai depressi delle grandi metropoli?  Occorre molta energia per riprenderci la gestione delle nostre coste e del nostro mare? Quanti kw occorrono per valorizzare la nostra cultura e la nostra civiltà millenaria, creando centinaia di occasioni di lavoro?

Poca, poca energia, e viene tutta dai sardi e dalle sarde oneste, dal nostro sole e dal vento che ci rimane.

Grazie ancora e…diciamoglielo chiaro: a sgasai a foras de innoi!

Sergio

giovedì 25 novembre 2010

UN'ALTRA VITTORIA!!!!!

Ancora una vittoria per il nostro Comitato! Mentre il Partito Democratico, tramite il Sig. Fadda, si dimena scomodando il Parlamento italiano, chiedendo come mai l’UE non regala più 120 milioni di € per un tubo che inutilmente taglia in due un’Isola del Mediterraneo (che è anche la sua), il nostro Comitato incassa un’altra vittoria: il Parlamento europeo ha votato oggi la Risoluzione: Strategia energetica europea: efficienza in cima all’agenda. Neanche il Parlamento europeo considera più il GALSI un progetto prioritario!!!! Do io la risposta al PD e a Fadda: evidentemente sia il PE che la Commissione europea, come le tante organizzazioni internazionali e molti governi dell’Occidente hanno capito e considerano prioritarie altre cose, piuttosto che spendere i quattrini pubblici in carrozzoni inservibili che marciano con le fonti energetiche non rinnovabili e, in ogni caso, inquinanti. Solo qui da noi, in Sardegna, la “classe politica” continua ad essere in “leggera controtendenza”. Peraltro, mi pare, la Risoluzione del PE è stata votata a larga maggioranza (560 voti in favore, 52 contrari e 62 astensioni)…tra i contrari e gli astenuti c’erano forse anche gli europarlamentari del PD? Non mi pare!


ECCO LA SINTESI DELLA RISOLUZIONE
L’efficienza energetica dovrebbe essere in cima alle priorità della strategia europea per l’energia per il 2011-2020, secondo quanto affermano i deputati in una risoluzione approvata giovedì. La corretta applicazione della legislazione esistente, la promozione di progetti energetici e il rinforzamento della politica esterna energetica sono alcune delle altre priorità indicate dal Parlamento. La strategia energetica futura dovrà anche mirare alla creazione di un mercato unico per l’energia, alla sicurezza dell’approvvigionamento e a prezzi per le forniture accessibili per tutti i consumatori, dice la risoluzione preparata da Lena Kolarska- Bobi?ska (PPE, PL) e approvata con 560 voti in favore, 52 contrari e 62 astensioni.
Un nuovo Piano d’azione con l’efficienza al primo posto: I deputati ritengono che l’efficienza e il risparmio energetico costituiscano “una delle principali priorità di qualsiasi strategia futura” per ridurre la dipendenza energetica dell’UE, combattere il cambiamento climatico, contribuire alla creazione di occupazione e contrastare l’aumento delle tariffe. Chiedono dunque alla Commissione di “intensificare l’implementazione delle disposizioni vigenti” e di adottare al più presto un piano d’azione ambizioso per l’efficienza energetica. La risoluzione ribadisce anche la richiesta del PE di assicurare l’installazione entro il 2015 di contatori intelligenti almeno nel 50% delle case europee e di prevedere l’obbligo per gli Stati membri che almeno l’80% dei consumatori sia dotato di sistemi di misurazione intelligente entro il 2020.
Promuovere progetti energetici, Nabucco in primis: L’Anello mediterraneo e il progetto d’interconnessione del Baltico dovrebbero rappresentare “le pietre angolari” per lo sviluppo di una Super-rete europea, dice la risoluzione che invita i governi nazionali ad accantonare le risorse necessarie anche per lo sviluppo di una rete offshore nel mare del Nord. Il progetto Nabucco, che secondo i deputati potrebbe migliorare notevolmente la sicurezza dell’approvvigionamento di gas dell’Unione europea, insieme ai progetti DESERTEC (energia pulita dai deserti) e TRANSGREEN (reti di distribuzione d’energia rinnovabile) sono, secondo il testo approvato, le priorità in termini di progetti per il prossimo futuro.
Una forte politica energetica esterna: L’UE dovrebbe rinforzare la propria leadership internazionale in campo energetico. La risoluzione chiede l’estensione del Trattato istitutivo della Comunità dell’energia (ECT) a un maggior numero di paesi limitrofi dell’UE, un’ulteriore espansione della flotta europea per il trasporto energetico per rafforzare la sicurezza dell’Unione e sottolinea la necessità di lavorare a stretto contatto con la NATO per garantire la coerenza fra le strategie dell’Unione e della NATO in materia di sicurezza energetica.

sabato 20 novembre 2010

VITTORIAAAAA

Una prima grande vittoria del nostro Comitato. Dopo anni di battaglie finalmente un risultato importante: la Commissione Europea ha deciso di non considerare piu' il Galsi, il gasdotto che doveva collegare l'Algeria all'Italia squarciando in due la Sardegna, tra le infrastrutture energetiche considerate «indispensabili» nel quadro della Politica Energetica Europea.Qualche giorno fa la Commissione ha presentato l’elenco delle priorità da realizzare nei prossimi 20 anni e, con grande gioia di tutti noi e di tutti/e coloro che hanno lottato al nostro fianco per contrastare il GALSI, la Sardegna non viene piu’ ricompresa nell’area delle infrastrutture per il trasporto di gas tracciata sulla mappa. In una prossima nota vi forniremo maggiori dettagli anche sulla nostra incisiva azione di lobby, una lotta tra Davide e Golia. Un Comitato composto da poche persone che, con coraggio e senza nessunissimo interesse personale, hanno combattuto una difficile battaglia non solo contro colossi energetici multinazionali ma, soprattutto, contro una parte importante della "classe politica" sarda e di una certa "stampa" che, come la storia ci insegna, in cambio di qualche privilegietto da quattro soldi consegna la Terra di tutti/e nelle mani del furbetto di turno.
Che venga qui da noi a rapinare la nostra identita', a far soldi con le nostre risorse, a rubarci il vento o a sventrare l'Isola...e' indifferente.
In pochi siamo riusciti a fermarli. Ma si tratta di un grande risultato per tutti i sardi e le sarde che dicono basta a chi  considera ancora la nostra come una Terra di conquista, abitata da qualche, insignificante, “sardignolo” con l’anello al naso.
In pochi abbiamo iniziato e ora in tanti sappiamo che e' possibile fare della Sardegna una Terra di felicita' e di benessere per tutti e non solo per pochi balordi.
Per il momento festeggiamo!
Sergio

lunedì 19 aprile 2010

La seconda battaglia di Algeri contro il gasdotto dell' Eni

Dal Corriere della Sera

Corriereconomia.Terrorismo & affari / Allarme per gli attentati dei fondamentalisti islamici La seconda battaglia di Algeri contro il gasdotto dell'Eni La nuova battaglia di Algeri e' quella che si sta combattendo, in silenzio, attorno a un tubo di acciaio lungo 300 chilometri che si snoda lungo il Sahara.

Anche in Messico

http://it.peacereporter.net/articolo/8740/Attacco+ai+gasdotti

Ancora una volta il Messico si ritrova a dover fronteggiare l'emergenza sabotaggi

I soccorritori giungono nei pressi di un incendio causato dal sabotaggio di un gasdotto nel sud del Paese. Diverse violente esplosioni di natura dolosa hanno interessato nella mattina di lunedì alcuni tratti del gasdotto di proprietà della Pemex (Petroleos Mexicanos) nello stato di Veracruz, nel sud del Paese.

Pakistan, fanno saltare in aria gasdotto in cosruzione

Pakistan: attentato a gasdotto in costruzione a Quetta
La polizia ha aperto una inchiesta per cercare di risalire agli autori dell'attentato
08 febbraio, 07:54

venerdì 26 marzo 2010

Le osservazioni del Comitato sulla nuova VAS presentata da GALSI (non ci ha convinto..ecco perchè:)

Oggetto: Avviso al Pubblico del 30 Dicembre 2009, per la presentazione di pareri, istanze e osservazioni relativamente alla costruzione del gasdotto GALSI - Algeria - Italia via Sardegna - Istanze, Osservazioni e Pareri del Comitato ProSardegnaNoGasdotto.

lunedì 8 febbraio 2010

Conferenza stampa domani Cagliari, venite a sostenerci, venite a conoscerci


COMUNICATO STAMPA

Martedì 9 febbraio, alle ore 17,45, nel salottino del “Caffè Le Plus Bon”, nella piazza antistante il Comune di Cagliari, angolo via Barone Rossi, il portavoce del Comitato ProSardegnaNoGasdotto, Sergio Diana, illustrerà alla stampa le molteplici attività che l’organizzazione di cittadini sta portando avanti da circa 2 anni, contro la realizzazione del gasdotto Galsi, destinato a portare il metano dall’Algeria verso l’Italia attraverso la Sardegna.

giovedì 4 febbraio 2010

Rettifiche inviate all'Unione Sarda

Spett.le
Redazione
L’Unione Sarda

CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE


Oggetto: Vs. articolo "Energia, è record di consumi” del 28/01/10.

In riferimento all'articolo in oggetto, pubblicato dal Vs. giornale in data 28 gennaio, nella pagina 12, il Comitato ProSardegnaNoGasdotto intende evidenziare alcune inesattezze riportate al suo interno.

mercoledì 27 gennaio 2010

SOS Aiutateci ad analizzare i documenti!!! Indice dei nuovi materiali prodotti dal GALSI prodotto dal Comitato (non versione ufficiale)

Indice dei chiarimenti e integrazioni del Progetto Galsi,
Gasdotto Algeria - Italia via Sardegna,
redatto a cura del Comitato ProSardegnaNoGasdotto in data 27 gennaio 2010

I documenti, in formato cartaceo e digitale, redatti da Galsi S.p.A nel dicembre 2009, a seguito della richiesta pervenuta dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, possono essere consultati presso l'Ufficio relazioni con il pubblico della Presidenza della Regione Sardegna.

mercoledì 18 novembre 2009

La relazione del Comitato al convegno di Carbonia 'Galsi si, Galsi no', 14 Novembre 2009

Il Comitato Sardo "ProSardegnaNoGasdotto" è stato costituito, nel giugno del 2008, da un gruppo di libere cittadine e cittadini Sardi, animati dalla volontà di vederci chiaro nel progetto del gasdotto, denominato GALSI;
destinato a tagliare in due, sventrandola, la Sardegna, per portare nel resto d'Italia e d'Europa il gas metano proveniente dall'Algeria.

Algeria che ci risulta non essere un paese particolarmente stabile da un punto di vista politico, e quindi anche da un punto di vista del rispetto degli accordi internazionali, come è, in questo caso, quello per la fornitura di gas.

Lo scopo principale del Comitato è quello di informare i cittadini sulla costruzione del gasdotto e su ciò che questa costruzione implica per il territorio sardo.

Quindi non siamo, a differenza del signor Galsi che potrebbe venire qui a dirvi quanto bene vi fa,
portatori di interessi particolari, ma, cittadini come voi,

mercoledì 8 aprile 2009

Protestano anche in Umbria

Non tutti sanno che un altro gasdotto, quello della SNAM, attraverserà parte dell'Umbria, passando in moltissime zone di particolare pregio...


http://notubo.blogspot.com/