martedì 13 marzo 2012

CGIL E PD FOLGORATI SULLA VIA TORINO-LIONE

CGIL E PD FOLGORATI SULLA VIA TORINO-LIONE
Solo due democratici fuori dal coro: “Si sono scordati la parola Ambiente”
di Ferruccio Sansa, “Il Fatto Quotidiano”, 13 mar. 2012

Il Tav: “Sì, lo vogliamo”. Il Terzo Valico: “Sì”. La Gronda di Genova: “Sì”. La Livorno-Civitavecchia: “Sì”. E l’autostrada Mestre-Civitavecchia: “Sì, sì, sì”. Noi in Sardegna aggiungiamo: E IL GALSI? Il gasdotto che sventrerà inutilmente la nostra Isola? SI, SI, SI, SI, SI, SI SI. Pd e Cgil su molte delle più grandi opere, anche quelle più contestate da cittadini e comitati, non sembrano avere dubbi: s’hanno da fare. Autostrade, porti, porticcioli, trafori, nel centrosinistra navigano con il vento in poppa. Il Tav è l’ultimo di una lunga serie di capitoli: “È un investimento strategico fondamentale per lo sviluppo e la crescita”, è sicuro Piero Fassino, sindaco di Torino. Anche Susanna Camusso, segretario Cgil, non ha dubbi: “Siamo favorevoli al Tav: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti”.
Tutto bene. Anzi, no. Nei vertici del partito e del sindacato le voci dissonanti sono poche, ma cominciano a farsi sentire. Ricordano l’epoca in cui la parola “ambiente” era uno dei pilastri del centrosinistra. Roberto Della Seta e Francesco Ferrante non hanno mandato giù le parole del leader Cgil: “L’opinione di merito sul Tav non c’entra, ma sostenere come fa Camusso che una grande opera va realizzata non perché serve come infrastruttura, ma perché porta lavoro significa attestarsi su una posizione archeologica”, esordiscono i due parlamentari ecodem (Pd). Aggiungono: “Il lavoro si costruisce promuovendo l’innovazione, liberando l’economia dal peso di lobby e immobilismi, puntando su ricerca, scuola e ambiente che per un Paese come il nostro sono le principali materie prime. Invece le infrastrutture, almeno nei Paesi avanzati, si fanno se sono utili a migliorare la qualità dei servizi per cittadini e imprese. Questo è l’unico criterio per decidere del Tav Torino-Lione”. Della Seta e Ferrante non usano giri di parole: “In Italia sono stati sperperati miliardi pubblici per opere inutili giustificate col fatto che ‘portavano lavoro’: così ci ritroviamo con poli industriali senza senso e senza futuro, con molte autostrade e poco trasporto pubblico. Ma i posti di lavoro, più numerosi e duraturi, si creano con la nuova economia che in Germania offre occupazione a milioni di persone. È preoccupante che il più grande sindacato italiano difenda invece logiche superate”.
Il disagio sull’approccio ai temi infrastrutturali e ambientali dei vertici Pd e Cgil comincia così a montare, soprattutto tra militanti ed elettori. C’è chi punta il dito sull’ombra di un conflitto di interessi: partiti e sindacati sponsorizzano cemento e asfalto, mentre imprese e cooperative una volta chiamate “rosse” fanno affari con i grandi progetti. Gli esempi in tutta Italia non mancano: a cominciare dal Tav (la galleria esplorativa è stata affidata alla Cmc, Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna), per andare a porticcioli come quello della Marinella (mille posti barca tra Liguria e Toscana, operazione sponsorizzata dal centrosinistra che vede tra i realizzatori cooperative e società del Monte dei Paschi di Siena), passando per Motorcity, mega-autodromo da un miliardo nel cuore della pianura veneta che dopo essere stato lanciato da Chicco Gnutti – sì, proprio quello delle scalate bancarie – ha visto l’ingresso delle cooperative. Niente di illecito, ma un motivo di disagio per la base. Della Seta sottolinea: “Nel centrosinistra c’è un rapporto con gli interessi economici che non è sempre trasparente. Ci sono scelte, che dovrebbero essere compiute pensando al bene comune, in cui emergono interessi particolari e non sempre chiari”. Ma intanto si va avanti. Soprattutto con il Tav.
Ieri il vertice con Roberto Cota, Fassino e i sindaci della Val di Susa. Il governatore del Piemonte ha presentato “un pacchetto di proposte concrete”: compensazioni fiscali per la Val di Susa (Irap, Irpef, Imu e benzina) e un presidio dell’Istituto Superiore di Sanità, per monitorare quello che succede nella Valle. Fassino ha parlato di una riunione “positiva e utile che permetterà di superare le contrapposizioni frontali dei mesi scorsi”.
L’opera comunque, sottolinea Cota, “andrà avanti nei tempi previsti”. Sandro Plano, presidente della Comunità Montana e uno dei leader No Tav, è più cauto: “Vedremo il nuovo progetto low cost. È un primo passo. Poi chiederemo un tavolo con un rappresentante del governo. Non mettiamo pregiudiziali sul proseguimento del dialogo, ma chiediamo la sospensione dei lavori per motivi di ordine pubblico”.

lunedì 12 marzo 2012

IMMAGINI DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

E c'è ancora qualcuno che continua a parlare di un tubicino.......

domenica 11 marzo 2012

INCONTRO SU MEDIA E POLITICA. ECCO IL NOSTRO DISCORSO INTEGRALE

Lo scorso venerdì 9 si è tenuto a Cagliari un interessante convegno organizzato dal Movimento 5 Stelle. Il tema era MEDIA E POLITICA, cioé l'informazione corretta nella politica e le sue conseguenze. Tra gli ospiti vi erano esperti e operatori del settore tra cui Giulietto Chiesa, Giovanni Favia e Antonello Zappadu. In quanto portavoce del Comitato mi stato chiesto  di raccontare la nostra esperienza nei rapporti con i MEDIA. Ecco il mio discorso che, per motivi di tempo, non ho potuto dire nella sua versione integrale:


Ho iniziato ad occuparmi di comunicazione svariati anni fa, a Bruxelles, presso la direzione generale informazione e comunicazione della Commissione europea. Quell’esperienza è stata e continua ad essere per me preziosa, anche nel mio impegno come volontario all'interno del Comitato ProSardegnaNoGasdotto, di cui mi onoro di essere il portavoce. 
Il nostro percorso per impedire la realizzazione dell'ennesima SERVITU' ai danni della Sardegna e dei suoi abitanti dura ormai da 4 anni ed è costellato di episodi che non fanno altro che confermare quanto sinora è stato detto
Anche e soprattutto attraverso lo strumento dei MEDIA, in Sardegna vengono imposte scelte economiche, energetiche, ambientali e industriali devastanti ma fatte passare sempre come OPPORTUNITA’.
Senza l’apporto dei MEDIA ciò che accade non sarebbe possibile.
Dapprima tenute in sordina (il progetto GALSI non è mai stato pubblicato nella sua versione intergale da nessuna parte) poi, al primo accenno di conoscenza critica da parte di qualcuno, immediatamente lanciate sulla piazza come opportunità dal politico di turno. E’ interessante come le affermazioni di costoro vengano utilizzate dai MEDIA in quanto tali, senza mai essere verificate e confrontate.
Tale informazione monca e pilotata giunge così nelle case di coloro che, convinti dell’indipendenza e competenza (o peggio: onniscienza) dei MEDIA, la accettano come tale.
Ma c’è di peggio.
Quegli stessi MEDIA costituiscono la principale, se non unica, fonte d informazione di gran parte della classe politica attuale. Dunque, altri politici, dopo aver atteso il loro turno, contribuiscono alla ulteriore diffusione, presso altri partiti, movimenti, famiglie o territori, di quell’informazione monca e pilotata.
Prova di ciò è il fatto che nessun MEDIA in Sardegna si è sinora preoccupato di indagare seriamente sul GALSI con inchieste, servizi ad hoc, etc...L’unico MEDIA che l’ha fatto è stata una troupe di giornalisti CORSI che hanno realizzato il film inchiesta ECRAN DE FUMEE, realizzato anche con il contributo del nostro Comitato e, oggi, nostro principale strumento di diffusione della verità su quella speculazione.
Tutto ciò conduce per esempio al fatto che, oggi, il nostro Comitato, si trova a confrontarsi in una trasmissione televisiva di un’emittente locale nientepopodimeno che con: l’amministratore di GALSI, l’assessora regionale all’industria, un senatore e il presidente della finanziaria regionale  e scopre che nessuno, dico nessuno, di loro conosce quel progetto o, almeno, non lo conosce bene come noi.
Dall’altra parte, a casa, la gente si trova quindi ad ascoltare dati non veri, detti da persone che dovrebbero essere credibili. Il messaggio che passa è, ovviamente, il loro. Parlo di una trasmissione abilmente pilotata dove l’interesse prevalente e tutelato non è quello dei cittadini ma quello di una SOCIETA’ PER AZIONI multinazionale con a capo una società algerina.
In relazione all’ultima trasmissione televisiva a cui abbiamo partecipato evidenzio solo alcuni aspetti:
1.In apertura di trasmissione è stata mandata in onda un’intervista all’amministratore di GALSI,  definito a più riprese OSPITE D’ONORE della trasmissione. 
2.Il comitato di cittadini è stato invitato alla trasmissione per caso e all’inizio solo tra il pubblico. Solo in seguito alle nostre insistenze il portavoce è stato ammesso tra gli ospiti. 
3.Durante la stessa, da una parte stavano i buoni (galsi, ras, sfirs, pili) dall’altra i cattivi: rappresentanti della società civile oltre alla Consigliera regionale Claudia Zuncheddu;
4.Quella trasmissione era da vedere con gli occhi di un regista. Le inquadrature giocavano abilmente a buoni e cattivi (noi), mettendo in risalto chi starebbe dalla parte della ragione (loro).
5.La rappresentante della Regione Sardegna (dunque, in teoria, super partes) che in qualsiasi paese civile del mondo sarebbe dovuta stare per conto proprio o, al limite, dalla parte dei cittadini, stava invece dalla parte dei buoni; dalla tessa parte cioé di una società privata, il cui unico scopo è, ovviamente, il profitto;
6.Dopo la trasmissione ci è mancato solo di vedere i buoni andare a cena insieme…In compagnia del conduttore della trasmissione.
Ho concluso ma lasciatemi sottolineare un aspetto che mi pare importante anche se il GALSI c’entra relativamente: i media nazionali e internazionali oscurano completamente le proposte  ed il dibattito che ruota intorno a ciò che rappresenta l’unica via credibile, praticabile e concreta per uscire dalla cosiddetta crisi: sto parlando del  DOPOSVILUPPO  e della DECRESCITA. I motivi per cui ciò accade sono ben noti e non credo ci sia bisogno di approfondirli in questa sede, poiché meritano uno spazio molto, molto più ampio. Tale spazio verrà lo avranno nel corso della TERZA CONFERENZA INTERNAZIONALE  SULLA DECRESCITA ECONOMICA PER LA SOSTENIBILITÀ ECOLOGICA E L’EQUITÀ SOCIALE, che si terrà a Venezia, dal 19 al 23 settembre del 2012. Scommetto che pochi di voi lo sapevano!

martedì 6 marzo 2012

GALSI: CHERCHI CI REGALA ALTRE CENTINAIA DI POSTI DI LAVORO

Salvatore Cherchi ha visitato l'area portuale di Trapani, centro chiave dei due metanodotti di Mazzara del Vallo e Gela dal Nord Africa, e ha acquisito - è detto in una nota - «elementi di conoscenza dalla società che ha gestito la stessa logistica». Fasi di lavorazione e movimentazione in entrata e in uscita di quanto serve per realizzare il gasdotto, con le conseguenti diramazioni, opere che porterebbero a una occupazione diretta non inferiore a 150 unità.
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    • SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE Il signor Cherchi si dimentica che il Galsi "ruberà" i terreni agli agricoltori, specialmente nei punti di intercettazione denominati PIDI, che dovrebbero essere 38 di cui ognuno occupa un ettaro di terreno. Probabilmente tutto ciò non interessa al signor Cherchi ...
    • Comitato ProSardegnaNoGasdotto Il Signor Cherchi sottostima il GALSI! La SpA infatti prevede ben 10.000 posti di lavoro! In realtà, come gran parte dell'attuale classe politica perdente sarda, Cherchi non può far altro che aggrapparsi alla creazione di posti di lavoro per legittimare l'ennesima penosa speculazione ai nostri danni, venduta come una delle tante "opportunità". Così come Pili si aggrappa al fantomatico "risparmio in bolletta" che il GALSI assicurerebbe alle famiglie. Ci spieghi Cherchi da dove tira fuori quei dati! Anche in considerazione del fatto che il progetto GALSI non prevede ne ha svolto nessuna analisi, tantomeno costi-benefici. Neppure la Regione stessa, che sostiene ignobilmente quel progetto, si è sinora preoccupata di valutarne la reale portata sotto vari punti di vista, da quello economico e del lavoro sino a quello ambientale, passando per quello culturale. Tutti gli operatori del settore da noi interpellati al riguardo ci garantiscono danni, solo e null'altro che danni. Ma a Cherchi, come a Pili, questo non interessa. L'importante è cavalcare l"opportunità". Se poi è quella sbagliata pazienza! Tanto nessuno verrà poi a chiedergli i conti....Ma i tempi cambiano, Signor Cherchi, i tempi cambiano......

lunedì 5 marzo 2012

I GIOVANI DEL PD FANNO AUTOCRITICA, E INIZIANO DAL GALSI

da L'UNIONE SARDA del 05.03.2012
«A volte devi avere anche il coraggio di sbagliare». Valentina Sanna lo dice forse più a sé e alla sua generazione che agli altri. A 42 anni presiede l'assemblea regionale del Pd: carica non solo onorifica, si pensi alle battaglie di Tramatza del 2008 sulla segreteria Barracciu. Un'altra importante responsabilità del partito affidata alla generazione dei quarantenni. Eppure anche lei condivide alcune perplessità sul vero rinnovamento interno al Pd. «Se guardo i gruppi nei Consigli comunali, o alla Regione, vedo che c'è stato molto ricambio. Ma dentro il partito, anzi direi dentro tutti i partiti, sotto il profilo dell'elaborazione delle idee e delle linee politiche, penso che non basti». L'AUTOCRITICA E non per via del “tappo” dei grandi vecchi: «Molta responsabilità è nostra, di chi il rinnovamento lo deve incarnare. Faccio un esempio autocritico: il Pd sardo è favorevole al gasdotto Galsi. Ma trovo che non se ne sia parlato abbastanza, non ci siamo confrontati con quel che pensa la gente. Io per esempio ho forti dubbi, sono tendenzialmente contraria: ma finora non l'ho detto pubblicamente». Per via del ruolo, per non creare attriti, per tanti motivi validi: «Ma la funzione di chi fa politica non è anche esprimere opinioni che potrebbero non avere il consenso di tutti? È solo un esempio: ma credo che il Pd, su temi così centrali, non possa decidere solo al suo interno, senza aprirsi al confronto con tutti». Doveva servire proprio a questo la conferenza programmatica avviata a ottobre, che si concluderà a fine mese. C'è chi dubita della sua utilità: non così Laura Pisano , che nella segreteria regionale del partito ha avuto un grande ruolo in questa iniziativa. «Alla fine - calcola - saranno più di 80 appuntamenti. Certo che serve una sintesi finale. Ma la faremo tutti insieme». Finora sta venendo fuori «l'Isola delle differenze. Uguali ma differenti: come il Pd». I NUOVI IDEALI Pisano, 47 anni, non aveva mai ricoperto incarichi di partito. È stata cooptata da Silvio Lai nella segreteria sulla spinta del mondo dei circoli, dei blog, della militanza di base che cerca nuove strade per farsi sentire. Un mondo anagraficamente giovane: «Vedo tante figure fresche, competenti, che vogliono partecipare», dice lei. «Il Pd nasce da varie anime, ma si sta delineando una terra di mezzo lontana da vecchie divisioni, in cui è centrale il progetto riformista». A chi dice che i giovani sono solo i figliocci politici dei big, Laura Pisano ribatte che «molti non sono figli di nessuno, è solo gente che crede di poter dare qualcosa. Certo, in politica gli spazi non te li cedono: li devi occupare tu, con contenuti e capacità». Di certo non può essere considerato un emergente Gian Piero Scanu , 58 anni, oggi senatore, a lungo sindaco di Olbia. Ma la sua figura si sta affermando - fuori dai confini galluresi - come quella del primo erede del ruolo di Antonello Soro, che probabilmente non si ricandiderà in Parlamento. «Nuovi gruppi dirigenti? Vorrei vederli un po' di più», confessa: «Sono d'accordo con chi dice che il rinnovamento non basta ancora». Non è solo un problema anagrafico: «Non mi interessa un ricambio nel solco di una politica a bassa intensità, rassegnata. Apprezzo la moderazione nei toni, non il moderatismo come linea politica: quello lo lascio agli eredi del doroteismo. Il Pd è nato per essere progressista». Un monito a quei nuovi dirigenti che fin da piccoli ragionano di tatticismi, più che di ideali: «Se non crediamo all'ineluttabilità delle disgrazie e dei piagnistei, potremo andare incontro a una nuova primavera sarda. Abbiamo gli strumenti per non rassegnarci a questo inverno della politica». CRISI DI VALORI La debolezza però, osserva il capogruppo in Consiglio regionale Giampaolo Diana , sta nel fatto che «a volte, a Roma e nell'Isola, non si capisce da che parte stia il Pd. Su certi valori si balla un po'». Diana è approdato in Consiglio regionale nel 2009 a 56 anni: fino ad allora era il leader della Cgil sarda, ovvio che i valori a cui tiene di più siano quelli del lavoro. «Continuo a credere che un partito di sinistra debba avere un suo blocco sociale di riferimento. E che la Sardegna debba riscoprire la vocazione alla produzione di beni materiali». Quelli dell'industria di base, ma anche i prodotti locali. Guidando l'opposizione in Consiglio, Diana pensa già a quando il Pd dovrà riproporsi ai sardi come perno dell'alternativa al centrodestra. Sulla base delle idee scaturite da quella conferenza programmatica che «sì, è vero, è un'iniziativa importante», ammette il capogruppo: «Ma stento ancora a vedere un filo conduttore, e manca del tutto un raccordo con le rappresentanze del partito nelle istituzioni». 

Qualità dell'informazione

(di Isidoro Aiello)
I giornalisti di La7 e di Rai News stillano contro il movimento NO TAV per essere stati allontanati dalle manifestazioni nonostante le loro irritanti insistenze. Lamentano comportamenti autoritari, antidemocratici e violenti, e su questo inzuppano la brioche tutti i mass media asserviti al regime, vale a dire oltre il 90%,  per screditare il movimento NO TAV di fronte all'opinione pubblica. Tutte le parti politiche di maggioranza fanno eco e da cassa di risonanza per dimostrare la necessità di costruire questa opera faraonica, che comporterà costi enormi per in vite umane, danneggiamento irreversibile per l'ambiente, nessun vantaggio all'Italia, ma grandi guadagni alle imprese coinvolte nella realizzazione dell'opera, cooperative e grandi imprese nazionali con infiltrazioni malavitose certe. E questi campioni dell'informazione, che hanno relegato l'Italia oltre l'80° posto nella classifica dei paesi relativamente alla libertà di informazione, starnazzano e non si chiedono perché un movimento, che ha necessità di visibilità e dell'appoggio dell'opinione pubblica per avere possibilità di successo, assuma comportamenti ostili nei confronti dei giornalisti !! A questi eccelsi personaggi non viene neppure in mente che è il loro asservimento al potere, la loro scorrettezza e mancanza di professionalità nell'informare correttamente, che fa perdere loro dignità e credibilità ed inevitabilmente scatenano reazioni ostili? Quale giornalista ha riportato con onestà intellettuale gli studi di numerosissimi ingegneri del Politecnico di Torino che dimostrano l'inutilità economica ed il danno che  comporterebbe questa opera, o le relazioni dei geologi sugli irreparabili danni ambientali per la Val di Susa? Quali giornalisti hanno riportato questa semplice tabella che mostra quante cose assai più utili della linea Torino Lione si potrebbero fare con:
  • 4 cm di Tav = 1 anno di pensione,
  • 3 metri di Tav = 4 sezioni di scuola materna,
  • 500 metri di Tav = un ospedale da 1200 posti letto,226 ambulatori,38 sale operatorie
  • 1 km di Tav = 1 anno di tasse universitarie per 250mila studenti ,oppure 55 treni pendolari NO TAV. 
Cari giornalisti, un vecchio proverbio dice “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Piuttosto sarebbe meglio che l’informazione riguadagni dignità ed autorevolezza svolgendo il ruolo che il sistema democratico impone loro e che finalmente la smettano di fare i pappagalli del Potere!!
Sassari 04.03.2012

giovedì 1 marzo 2012

MA CON CHI CREDONO DI AVERE A CHE FARE!!!






MA CON CHI CREDONO DI AVERE A CHE FARE!!! ( di Tritone)


La storia proprio non insegna nulla! Possibile che si voglia far credere che noi Sardi ci troviamo ancora a questo punto e in queste condizioni? E che aspettiamo i benefattori - meno male che esistono - per fare del bene alla collettività e all’intera isola???
Avete notato che la storia si ripete, sempre? Quando in Sardegna arriva qualche pezzo grosso dal “Continente” a raccontarci favole riguardanti ipotetiche mirabilie sul nostro futuro e sullo sviluppo e la crescita del territorio, viene accolto e considerato come una opportunità imperdibile da non lasciarsi sfuggire. Che fortuna che abbiamo! Meno male che esiste ancora qualche benefattore che ha a cuore i poveri Sardi.
Ma le cose che dice, saranno verità o no?
Qualche giorno fa i nostri soliti decisori politici da strapazzo, ormai è palese - al contrario di noi essere normali, pensanti e soprattutto liberi - si sono lasciati imbonire, colpevolmente e artificiosamente, dalle parole pronunciate da qualcuno degli ospiti presenti in studio durante la diretta televisiva su Videolina della trasmissione “Monitor”, presentata dal direttore Emanuele Dessì, anch’egli “evidentemente vicino” alla questuante pattuglia di intelligenti amministratori dell’isola, e anche “particolarmente attento” nel programmare la messa in onda della puntata in concomitanza del Festival di Sanremo!!!
Questi signori, totalmente disinformati, in malafede e quindi ancor più colpevoli a danno dei Sardi e della Sardegna intera, si sono accontentati, accogliendole, delle parole garbatamente pronunciate - quasi sottovoce, per paura di essere sentito da qualcuno intelligente - dal sig. Potì, Presidente di una Società per Azioni sbarcato sulla nostra isola - ci pare utile ricordarlo - con l’unico intento di “realizzare profitto”. Parole all’apparenza rassicuranti quelle espresse dal rappresentante di Galsi S.p.A., però con la calma evidente della persona interessata - che fa di tutto per partecipare alla diretta televisiva nella consapevolezza di spararsi le ultime cartucce (caso mai ancora ne avesse) che gli sono rimaste - davanti agli “interlocutori NoGalsi senza scopo di lucro” accomodati davanti a lui nello studio.
E’ questa la sensazione dei tanti che hanno visto la trasmissione. Così come le considerazioni ripetitive espresse dai vari Tilocca, Zedda e Pili, talvolta contraddittorie e fondate sul nulla, senza dati, fatti ed Atti certi e, soprattutto, senza fornire risposte ne rassicurazioni alcune ai quesiti scaturiti durante il dibattito “informativo”.
Volevamo ribadire un concetto.
Sappiano LORSIGNORI che le cose non stanno esattamente così come ci vogliono far intendere. La conoscenza e la conseguente consapevolezza acquisite dalla popolazione sarda sul tema GALSI è completamente mutata rispetto a diversi mesi fa. Ormai lo sanno tutti che - nonostante la violazione del Trattato di Aarhus, sull’obbligo di informare i cittadini, così come le tante altre che a breve verranno fuori - quello schifo di gasdotto che vorrebbero propinarci non serve, è dannoso, e il gas è destinato altrove.
Grazie alla martellante azione di informazione portata avanti dal Comitato ProSardegnaNoGasdotto, affiancato successivamente dagli altri numerosi gruppi spontanei organizzatisi in tutto il territorio, la già contestata realizzazione di questo ecomostro è sempre più lontana da venire.
Si mettano dunque l’anima in pace Potì, Pili, la stampa collusa e i pochi altri estimatori dell’infausto Progetto. Ormai la collettività isolana è informata e documentata sull’argomento, e non concede spazio alcuno ai malefici e squallidi tentativi di qualche patetico imbonitore pronto a giocarsi tutto nel vano tentativo di far credere falsità per realizzare i suoi sporchi interessi.
Noi del Comitato - nonostante non figuriamo nel libro paga di nessuno - proseguiamo a nostre spese l’incessante attività di informazione per soddisfare le quotidiane richieste provenienti in modo incessante da tutta la Sardegna.
Domani venerdì 2 marzo, alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze “San Francesco”, saremo ad Ozieri per la presentazione del Film-inchiesta sulle verità del gasdotto Galsi. Seguirà dibattito.

sabato 25 febbraio 2012

Articolo 18 o imprenditori ladri? Qualcuno racconti ai vari Marchionne, Marcegaglia e Fornero lo scandalo di Ottana, Sardegna

(Dal Blog di Vito Biolchini)
Ai vari Marchionne, Marcegaglia, Fornero, a tutti quelli che “l’articolo 18 frena lo sviluppo del paese” bisognerebbe raccontare la storia di Ottana. Agli italiani il nome di questo paese in provincia di Nuoro non dice nulla, ai sardi invece racconta tante cose.
Immaginatevi un piccolo villaggio del centro Sardegna che a metà degli anni ’60 si trasforma fino a diventare un polo chimico industriale di livello europeo. Nella piana di Ottana si innalzano possenti le ciminiere, laddove da secoli pascolavano solo le pecore. Non solo Ottana, ma anche Porto Torres, Macchiareddu, Villacidro, Portovesme: l’isola in pochi anni fa un salto prodigioso e diventa un laboratorio dello sviluppo industriale italiano. Poi è chiaro che tutto va a finire male, malissimo. L’industrializzazione è (per dirla con il titolo di un libro dell’economista Giulio Sapelli che verrà presentato martedì a Cagliari) “Un’occasione mancata”.
Agli inizi degli anni ’90 nessuno si fa più illusioni, la politica delle partecipazioni statali ha già mostrato tutti i suoi limiti. Però ci sono gli operai, ci sono le fabbriche: che si fa?
Nasce così l’idea del “Contratto d’area”. In pratica, una valanga di soldi pubblici alle imprese che decidono di aprire ad Ottana, ma anche in altre aree dell’isola interessate dal fenomeno della deindustrializzazione. Il risultato? Una truffa colossale.
Leggetevi questo articolo pubblicato da La Nuova Sardegna dal titolo “Ottana, così funzionava la frode milionaria”.
Leggetevi le dichiarazioni dei vertici della Guardia di Finanza, che già nel 2010 denunciavano: «Su 100 milioni di euro controllati, 79 sono risultati indebitamente percepiti e revocati». Avete capito? Ve lo riscrivo: «Su 100 milioni di euro controllati, 79 sono risultati indebitamente percepiti e revocati».
Leggetevi i risultati dei recentissimi controlli, effettuati sempre dalle Fiamme Gialle, secondo cui «tutte le venti aziende controllate negli ultimi anni sono risultate irregolari, per un danno erariale di quasi 100 milioni di euro».
Ad Ottana l’accordo di programma è fallito. E La Nuova Sardegna lo spiega bene.
“I lavoratori ufficialmente occupati sono 300. Eppure, quello strumento della cosiddetta programmazione negoziata, firmato a Roma il 15 maggio 1998 su richiesta dei sindacati e degli imprenditori del centro Sardegna, sembrava la panacea di tutti i mali della grande industria morente: 29 nuove aziende, 170 milioni di euro di contributi pubblici, 1.362 posti di lavoro promessi da sommare ai primi 178 delle sei aziende già attivate”.
Il risultato?
“Delle 29 aziende finanziate con il cosiddetto primo (e ultimo) protocollo aggiuntivo, in attività sono soltanto undici, tredici quelle revocate e cinque quelle «disperse» che non hanno mai messo piede nella Sardegna centrale”.
Ad Ottana come nel Sulcis Iglesiente, lo Stato ha regalato una quantità spropositata di denaro ad imprenditori (quasi sempre “continentali”) che hanno incassato i finanziamenti senza creare un solo posto di lavoro. Neanche uno.
Imprenditori disonesti.
E allora cari Marchionne, Marcegaglia e Fornero, cosa frena lo sviluppo dell’Italia?

IL GALSI CONVIENE AI SARDI. O PERLOMENO A QUALCHE SARDO CHE SI RIEMPIE LE TASCHE, COME AL SOLITO



venerdì 24 febbraio 2012

ADESSO BASTA!!!

ADESSO BASTA CON I SI A PRIORI. (di Tritone)


E’ vero, ce lo aspettavamo. Però, siccome la speranza è l’ultima a morire, confidavamo in un sempre auspicabile sussulto di dignità da parte dei nostri decisori politici che, invece, non hanno esitato ad anteporre agli interessi della Sardegna e dei Sardi, le logiche di quelli partitici.
La “vicenda Galsi” è però profondamente diversa da tutte le altre - purtroppo sempre tristi - che hanno visto la nostra Regione cieca e sorda di fronte all’evidenza.
E’ davvero tutto differente, adesso. RocKwoll, Vynils, Alcoa, Euroallumina, Ila, Ottana, Saras, Porto Torres e Petrolchimico, ma anche le meno note Techma, L.C. Sistemia, Ecofridge, Cartonsarda, Cossu formaggi, Ibs design, Prodex - e chi più ne ha più ne metta - sono solo alcune delle “floride Aziende” componenti l’interminabile elenco dei disastri economici ed ambientali che hanno illuso per anni centinaia di lavoratori.
Famiglie di disoccupati abbandonate al loro triste destino da scelte inopportune compiute da una classe politica insipiente ed ignorante - che non ha avuto e non ha ancora oggi - nemmeno l’intelligenza e l’umiltà di comprendere le lezioni impartite dalla recente storia. Peraltro, con l’irreversibile danno ambientale che ci resta sul groppone e i cimiteri da smaltire di cui nessuno parla, come se la cosa non li interessasse e/o non costasse all’intera collettività.
Volete degli esempi? Basta sfogliare i giornali per capire di cosa si tratta. Come le prime righe a pagina 3 del quotidiano “La Nuova Sardegna” di oggi 24 febbraio. Per ragioni che lascio al vostro commento, si rileva che l’argomento Ottana non viene trattato all’interno della pagina di ECONOMIA del giornale, bensì in quella di CRONACA, e questo dice tutto!!!


Cronache : Ottana, così funzionava la frode milionaria
OTTANA. Contratto d’area di Ottana: una valanga di denaro pubblico, l’ennesima, per creare industria e posti di lavoro nella Sardegna centrale diventata una truffa colossale. Un dato di fatto da anni messo in soffitta da politica, sindacati e industriali del Nuorese, ma che ora riemerge con i dati del fallimento forniti l’altro ieri dal comandante provinciale della Guardia di finanza, Alessandro Cavalli: «Tutte le venti aziende controllate negli ultimi anni sono risultate irregolari, per un danno erariale di quasi 100milioni di euro». Numeri da choc che riaprono la ferita. E le domande.


E se andiamo a frugare tra i casi più emblematici del totale fallimento della politica industriale condotta dalla Regione negli ultimi decenni, osserviamo che laddove hanno chiuso i battenti fabbriche e/o Aziende, imperversa sempre e comunque il malaffare, e sempre e comunque a danno degli incolpevoli Sardi, con la connivenza ed il silenzio della classe dirigente dell’isola. Ma dove stavano questi signori? Cosa amministravano e come occupavano il loro tempo?
Sapete qual è il vero problema? E’ che di tutti questi ben remunerati gentiluomini, anche a livello nazionale, nessuno paga. Nessuno risponde delle malefatte, e sono tutti a piede libero. Anzi, sono ancora tutti lì a pontificare sulle scelte intraprese, difendendole a spada tratta, magari proponendo il gasdotto Galsi come panacea di tutti i mali. Un’altra imperdibile occasione di rilancio per il territorio martoriato dalla disoccupazione e una opportunità che garantisce un risparmio del 40% alle industrie energivore della Sardegna. Ma quali, se sono tutte collassate soprattutto grazie a loro?! Ma lo sanno che al nord Italia, peraltro dotato di rete metanifera, nonostante il decantato (da loro e solo a parole) risparmio sull’energia, la FIAT continua ad allontanare i propri operai? Ormai non c’è più nulla per nessuno e bisogna rimboccarsi le maniche (noi e non loro), altro che gas.
Ma come si fa? Possibile che imperterriti possano continuare a dire quello che vogliono? Possibile che il messaggio che passa tra i più è quello che hanno ragione? Possibile che i Sardi ancora sopportano tali soprusi? NON CI VOGLIO CREDERE! Ma su quali basi, fonti e dati lorsignori basano le loro certezze, peraltro smentite sempre dai fatti!?! Ovviamente, nessuno glielo chiede e tantomeno loro lo dicono.
E i mass-media gli corrono colpevolmente dietro come api sul miele, questi sono i personaggi da ascoltare e soltanto loro sono lodevoli di attenzione: se lo meritano davvero!!! Complimenti a tutti, bello schifo e bella trasparenza.
Direi che può bastare!!! Non possiamo più concedere fiducia a chi mina il valore della democrazia e si comporta secondo logiche affaristiche e guardando il proprio tornaconto economico o quello del partito politico del momento. Non è più tempo di fare scelte sbagliate, non ce lo possiamo più permettere, soprattutto se riguardano la nostra ancora bella isola ed il futuro dei nostri figli. Ormai ognuno è chiamato a svolgere il proprio compitino, informandosi su quello che abilmente e sottotraccia viene tramato alle nostre spalle.
Visto che di moralità con la maggior parte dei nostri Amministratori non si può parlare, l’insperato sussulto di dignità deve provenire dal popolo sardo. Dobbiamo essere noi a prendere consapevolezza e finalmente ribellarci - una volta per tutte -alle costrizioni di una politica distante anni luce da tutto e da tutti, e che persevera sulla propria strada infischiandosene di qualsiasi ragione non collimante con la loro.
E qui rientra in gioco la “vicenda Galsi”.
La somma di 150 milioni di euro stanziati ieri all’interno della Legge Finanziaria per la costruzione del gasdotto Algeria – Italia attraverso la Sardegna, è un ulteriore schiaffo ai Sardi, costretti a non disporre di quel denaro per soddisfare ben più prioritarie necessità - considerato il particolare periodo di crisi - per un gasdotto che distruggerà irreversibilmente tutto quello che incontra, con l’unico fine di destinare e garantire l’esportazione del metano in Italia e in Europa.
Il Progetto Galsi, infatti, non prevede assolutamente la fornitura per la nostra isola, e sono tutte falsità quelle che sostengono il contrario. Peraltro, regaliamo una grande fetta del nostro territorio agli algerini, che in quanto a democrazia lasciano proprio a desiderare.
Però, ed è questo il punto centrale, questa ecomostro è differente dagli altri già costruiti e chiusi per sempre. Questa infrastruttura riguarda tutta l’isola. La attraverserà per 272 chilometri di lunghezza per 200 metri di larghezza (100 metri per parte a cavallo del tubo per motivi di sicurezza), distruggendo economie, storia, ambiente, archeologia, vigneti e querceti e spostando alvei di fiumi, impossessandosi forzatamente di proprietà appartenenti a più di 13mila proprietari.
E allora, ci vogliamo svegliare o gliela dobbiamo dare vinta ancora una volta alla stragrande maggioranza di questi nostri decisori politici del piffero?!?
La Sardegna e i Sardi meritano rispetto ed energia pulita, non abusi, disprezzo ed energia inquinante
!

mercoledì 22 febbraio 2012

Reportage: Il gasdotto fa bene alla Sardegna, ma nell’isola scoppia la protesta

Commento tratto dall'articolo disponibile cliccando qui
Schierarsi ideologicamente è superfluo : le ideologie sono accessorie quando si discute di un mattone, un travetto, un tubo. Sono il metodo ed il sistema – al solito – a difettare, è lo schierarsi per dimostrare una tesi, preventivamente, senza cura di spiegarsi l’antefatto. I dati di analisi ed i flussi informativi per effettuare una scelta di buon senso esistevano : oggi, sono ancora più evidenti, basta sapere come / dove cercare e le risposte si trovano. Come per qualsiasi opera d’ingegno umano ( in questo caso scriviamo di un piano energetico regionale con priorità di futuro impatto e ricaduta nello sviluppo sociale ed economico di una collettività ), oltre all’esaminare i punti di forza e debolezza esiste nella progettualità un conto economico tra profitti e perdite. Un " dare " e un " avere ". Quando si comparano le ipotesi, si pianifica un futuro modello di sviluppo sostenibile da prediligere, l’informazione e la cultura allontanano possibili vizi di forma. Chi è stato demandato democraticamente all’amministrare – godendo di un osservatorio privilegiato e da qualsiasi parte politica provenisse – ha di fatto, consapevolmente, canalizzato risorse improprie oggi ormai da rigenerare(*), indispensabili per garantire un dignitoso futuro alla Sardegna : questo senza preventivamente razionalizzare sulle possibili alternative. Chi di Voi informerà Lor Spettabili Signori che, a fronte dell’arricchirsi di terze parti con torri e campi eolici ( per economie di scala e proventi esterni alla regione ), esiste anche il micro eolico cittadino? Il progetto è power flowers con turbina Eddy, commercializzato ed applicato nei viali anche per arredo urbano, produce kWh, tanti kWh oltre che esteticamente arredare ( http://www.gizmag.com/power-flowers-project-aims-to-bring-wind-turbines-... ), nelle diverse soluzioni, tutte non invasive e con 43/48 db emessi. Traducetendo la scheda tecnica proponete l’alternativa alla Vs. Amministrazione.
( memo : suggerire l’adozione del corpo illuminante led per l’illuminazione pubblica, Ollolai Docet ).
C’è chi ha stimato, sull’esperienza di El Hierro(**) e come ricercatore di UniCa, fabbisogni ed ammortamento del costo d’impresa nell’ ambito di un progetto al quale ha collaborato la comunità scientifica internazionale.
Di seguito, sinteticamente, le risultanze degli studi.
Per semplificare i calcoli ci si limita a considerare l’utilizzo di pannelli fotovoltaici senza abbinare altre fonti. ” Il totale consumo di energia elettrica della Sardegna ( dati del 2008, oggi è inferiore considerate le dismissioni, fonte Enel ) ammonta a 12 miliardi di kWh/anno, per una spesa totale ( al costo di 10 eurocent al kWh ) di 1,2 miliardi di euro l’anno. La quantità di energia che il sole deposita in un anno su un metro quadrato di superficie inclinata di 34 gradi (di poco inferiore ai 40 gradi, la latitudine media della regione, per ottimizzare le differenze tra estate ed inverno), esposta a sud di in modo da ricevere la massima insolazione possibile in Sardegna e’ di 1830 kWh. Considerando, realisticamente, che solo il 75% di questa energia possa essere convertita, considerando una efficienza di conversione pari al 15% ( valore medio degli attuali moduli fotovoltaici commerciali ), si ottiene una produzione di energia annua pari a 206 kWh per metro quadro. Volendo provvedere al 100% del fabbisogno elettrico della Sardegna da fonti rinnovabili, usando pannelli fotovoltaici, dovremmo utilizzare 58 km quadri di pannelli. ( i pannelli vanno distanziati tra di loro in modo da non farsi ombra, questo aumenta l’area richiesta di un fattore che dipende dalla inclinazione e che, nel caso in esame, è poco al di sotto del 100% ). Cio’ significa che l’ area di territorio necessaria sarebbe di 113 km quadri, che e’ quasi lo 0.5% della superficie della Sardegna. Suddividendo il territorio richiesto tra i 377 Comuni della Sardegna, ogni Comune dovrebbe provvedere con un appezzamento quadrato di terra di soli 550 metri di lato ( per confronto, si pensi che la superficie attualmente evacuata intorno alla centrale nucleare di Fukushima corrisponde a circa 2800 km quadrati). Il costo totale ammonterebbe a 17,4 miliardi di Euro, assumendo un costo alla fabbrica di circa 300 euro al metro-quadro per il sistema Pannelli più Inverter ( l’apparato elettronico in grado di convertire la corrente continua a basso voltaggio generata dai pannelli nella corrente alternata a 220 Volt utilizzata in rete ) – costi che, comunque, sono destinati ad abbattersi nei prossimi mesi: nel 2012 si prevede un abbattimento dei costi fino a 160 euro al metro quadro per un costo totale di 9,3 miliardi di Euro per l’intera Sardegna. La centrale fotovoltaica andrebbe accoppiata con un impianto di immagazzinamento idroelettrico: si è calcolato che un volume di acqua di 1 miliardo di metri-cubi ad una altezza di 120 metri è sufficiente per immagazzinare 328 milioni di kWh di energia, sufficiente per garantire all’intera Sardegna totale autonomia energetica ( fino a 10 giorni anche in uno scenario irrealistico di totale assenza di sole e vento ). Un miliardo di metri-cubi, è esattamente la capacità del lago Omodeo, un lago artificiale già presente in Sardegna e costruito durante il periodo fascista nell’arco di 6 anni ( che si trova ad una altezza di 118 metri sul livello del mare). ” Resterebbe da dimensionare rete interna ( Enel ) e collegamento con la penisola per cedere il differenziale prodotto.E sorvoliamo, cortesemente, sui salti d’acqua inutilizzati per l’idroelettrico in Sardegna, così come per le risultanze dell'Enea (***), dove l’intera costa occidentale della Sardegna, pare, sia interessata da valori superiori a 12 kW/m sia in inverno che in autunno.
Galsi è un progetto di matrice squisitamente politica e " prenditoriale "
Il motivo non lo si deve ricercare nell’odierna propaganda : siamo lontani quaranta lunghi anni dal continuare a sostenere nella creazione di infrastrutture che ” Il metano, ci dà una mano “. Sono le parti interessate e coinvolte ad esibirsi nella difficile arte dell’evitare di contraddirsi, dovendo giustificare l’esborso – conosciuto e maturato ad oggi – di una cifra superiore al miliardo di euri maldestramente esitati : impegnati a capitolo con destinazione d’uso e parzialmente spesi a sostegno di una scelta tecnologicamente superata, resa antieconomica dal passare del tempo e dalla stessa ricerca. Sostanzialmente : si è investito risorse nella direzione sbagliata, è denaro pubblico, generando complessità anziché semplificare per risorse disponibili ed eticamente applicabili secondo il presupposto delle tre ” E ” nell’intervenire con efficacia, efficienza, economicità. Non ci si meravigli se gli amministratori locali, i Sindaci, siano positivamente interessati : nel 2004 la R.A.S. ha messo a bilancio un fondo e parzialmente stanziato 700 mln € per la rete di gassificazione.
In diversi comuni, nell'odierno e per prepararsi al misticismo del progetto Galsi ( le riserve in Algeria sono disponibili, per stessa ammissione del Governo, ancora per 10/20 anni ), si vorrebbe sventrare l'area urbana predisponendo tubazioni e serbatoi di stoccaggio per distribuire, " momentaneamente " il GPL. Quanti Comuni hanno usufruito del fondo, quanti hanno predisposto le tubazioni e quanti ancora devono richiederne il contributo ? In tempi di tale contrazione economica, dove negli Assessorati ai Servizi Sociali mancano i fondi per ammortizzare il disagio e le mense della Caritas insufficienti e traboccanti ( fonte Don Marco Lai, responsabile Caritas Sardegna ), può tornare utile avere spiccioli da devolvere per recuperare il consenso dei Clientes. L’unica giustificazione, credibile e comprensibile, è quella di poter generare commesse per un limitato numero di imprese locali, con lavoro temporaneo per un imprecisato numero di risorse umane despecializzate : ovviamente part time ed in sub-appalto, con tutte le conseguenze che comporta nel gestire la sicurezza del lavoratore. ( Si ricorda che nel rilancio ed ampliamento del Porto Canale a Cagliari, per contenere i costi al ribasso conformemente alla gara, le maestranze despecializzate ( es. i ferristi ), provenivano da Tunisia, Algeria, Marocco ).
In ultimo
Non si è contro a prescindere, si può e si deve proporre soluzioni : non dimentichiamo l’infinita serie di input dispersivi e contraddittori che alimentano la coltre di nebbia, la cortina fumogena che accompagna ” l’Affaire Galsi “. Argomento principe dei sostenitori ed obiezione : ” ma insomma, sei contro il nucleare, l’eolico non ti sta bene, il metano è da rifiutare, sempre posizionato sul No, come alimenterai la tua caldaia e potrai sopravvivere ? ”.  Scelte, si tratta solo di scelte, cultura e informazione non addomesticata le consentono ridimensionando in termini accettabili il rischio di ennesime valutazioni errate.
Pragmaticamente.
Chi dei lettori è disposto da ipotetico amministratore - e con quale coscienza - a posizionarsi  inderogabilmente ( e promuovere con tale enfasi … ) una scelta che ha sottratto e continua ad ipotecare future risorse della collettività senza certezza di buon fine ? Questo, senza precedentemente avere esposto e dibattuto pubblicamente le alternative, non a giochi ormai compiuti e tempo quasi scaduto. 
( Forse compiuti : all’interno dello stesso Consorzio Galsi, c’è chi solleva dubbi di reale redditività, 180 mln € annui a regime secondo il business plan, da spartirsi in quote societarie (****), potrebbero non coprire le incidentalità a venire nella realizzazione dell’opera ). E' un gioco, d'accordo, ma non affrettatevi con le adesioni e pensateci bene, chi sbaglia in questo ipotetico gioco non perde solo in credibilità : paga, sono ammesse solo sottoscrizioni in solido tramite impegno fidejussorio. Stesso impegno andava richiesto alle Multinazionali che si insidiavano nei precedenti Poli Chimici ed Industriali, salvo vendere e/o delocalizzare per " mancante redditività ", senza auspicabile conversione dei posti occupazionali (*****) e risanamento delle aree occupate. Diversamente si vince facile, rientrando nella categoria degli amministratori pubblici lungimiranti ed avvicendatisi nel tempo. Per non sconfinare eccessivamente nell’inventario della memoria, dal Piano Rinascita. Ai posteri, in attesa della miracolosa fornitura economicamente energetica ( ed ai 13.000 sopravvissuti agli espropri dal tracciato del Galsi ... ), l’ardua sentenza.


(*)Risorse mancanti, il bilancio della R.A.S. è inaffidabile e contabilmente falsato da poste anticipate e non presenti/sostanziate per 2,1 mld € : questo perché il disavanzo contabile cumulato dalla Regione nel quadriennio 2009-2012 è ufficialmente di 5,6 miliardi, sommando anche le entrate pretese dallo Stato e non ancora accertate, si arriva a una cifra dell’ordine degli 11-12 miliardi. Da sommarsi ai 7 miliardi non utilizzati e identificati nel bilancio della R.A.S. come avanzo passivo. ( fonte : Beniamino Moro, Dipartimento di Economia Università di Cagliari, Professore ordinario di Economia politica, Direttore del Dipartimento di Economia, Presidente del Consiglio del Corso di laurea magistrale in Scienze Economiche )
(**) El Hierro, isola delle Canarie con popolazione di 10.000 abitanti, dove accoppiando eolico da 10 MW con 2 centrali idroelettriche si è raggiunto totale indipendenza energetica e potabilizzazione dell’acqua necessaria al fabbisogno dell’isola. Costo dell’opera : 54.00 mln € ( Cinquantaquattromilioni/Euro )
( fonte : UniCa, Dipartimento di Fisica Università di Cagliari )
(***) Cosa sarà mai questo valore in scala, questi alieni 12 kW/m ?
( fonte : http://www.enea.it/it/produzione-scientifica/energia-ambiente-e-innovazi... )
(****) La quota societaria, pari all'11,6%, che la R.A.S. intende impegnare tramite la SFIRS, è stimata in 150.000.000 € ( centocinquantamilioni/Euro ). Alla luce dei dati esposti, ipotizzarne una migliore applicazione.
(*****) Si prenda quale esempio di vigilanza e tutela la Germania : il caso Opel, dove il Dott. Marchionne non assicurava di rilevare totalmente le risorse umane impiegate e per questo rifiutato dal Governo nell'acquisizione, è da manuale.

martedì 21 febbraio 2012

In attesa di nuovi giacimenti...? Anche il clima però cambia

Le dune di "Bechar" in Algeria sotto la neve!

Il periodo scorso le temperature medie si sono abbassate sensibilmente anche in Algeria. Si tratta di un evento naturale eccezionale per la zona che suona quasi come un avvertimento riguardo ai continui cambiamenti climatici. Nonostante le dichiarazioni "rassicuranti" del presidente di GALSI, Potì, a "Monitor" su Videolina, riguardo l'esaurimento delle riserve di gas e l'eventualità di poter avere nuovi giacimenti gasieri in Algeria nel prossimo futuro, bisogna tener conto anche del cambiamento climatico. Si perchè trattandosi soltanto d'ipotesi dobbiamo fare i conti anche con una, tuttaltro che trascurabile, incognita: il cambiamento climatico! Invero, anche il clima, nel prossimo futuro, può cambiare, e qualcuno ci sta già pensando seriamente. Pare, infatti, da fonti attentibili che gli algerini si stiano accorgendo che il gas è meglio tenerselo per scaldarcisi loro, piuttosto che continuare a stipulare contratti di fornitura con paesi terzi incorrendo nel rischio di non riuscire a portarli a termine. L'Algeria già dipende per il suo consumo interno dal gas, il quale rappresenta la fonte di energia primaria su cui si basa anche il sistema economico algerino. Praticamente, quasi tutta l’ energia elettrica dell’Algeria è prodotta dalla fonte del gas. Tutto il settore industriale e la maggior parte delle industrie algerine utilizzano il gas algerino. Un’abitazione su due lo utilizza. Il consumo nazionale attuale è pari a 27 miliardi di metri cubi all’anno, e nel decennio che segue è destinato a crescere sino a 42 miliardi. Si stima che nel 2020 la produzione nazionale sarà di 100 miliardi di metri cubi, e questo dovrà bastare per soddisfare il consumo interno e le esportazioni. Ma se nel frattempo dovessero ripresentarsi altri inverni rigidi e freddi come questo, allora è meglio essere preparati e, fantasticando pure sull'ipotesi futura di nuovi scavi e nuovi giacimenti, tenersi ben strette le proprie scorte.

sabato 18 febbraio 2012

GALSI: “Un tubo fra ma, se, sì, no e forse”

(Di Franco Scano)
Mi chiedo: perché nel 2012 la Regione Sardegna non ha il metano?
Faccio qualche ricerca:
il piano di metanizzazione del mezzogiorno è degli anni 80 (all’inizio con i Comuni della Basilicata e della Campania) con la legge n. 784 del 28.11.1980, successivamente con delibera CIPE dell’11.2.1988 nella quale veniva predisposto un quinquennio di attuazione dei 2.074 comuni interessati.
Il programma di metanizzazione ottenne il cofinanziamento comunitario con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per un importo pari al 35% del piano di investimento totale.
Con la legge n. 266/97 sono stati stanziati 400 miliardi di lire per l’anno 1997 e 300 miliardi di lire per gli anni 1998 e 1999.
All’articolo 9 della citata legge, lettera b:
  • avvio del programma di metanizzazione della Regione Sardegna
Nel giugno del 1999 una nuova delibera del CIPE in cui vengono stanziati 150 miliardi di lire per la metanizzazione dei comuni della Sardegna.
In data 21 Aprile 1999 viene firmata l’Intesa Istituzionale di Programma fra la Regione Sardegna ed il Governo che fissa due obiettivi:
  1. Analisi, progettazione e realizzazione del sistema di adduzione del metano nell’isola
  2. Progettazione e realizzazione di nuove reti di distribuzione di gas metano nei comuni isolani
La copertura finanziaria assegnata, a titolo di dotazione iniziale, è di 250 miliardi di lire.
Andiamo a leggere l’Intesa Istituzionale di Programma del 21.4.1999
(per il Governo il Presidente Massimo D’Alema, per la Regione Sardegna il presidente Federico Palomba):
ART. 2
In ogni caso la presente intesa impegna le parti contraenti fino alla completa attuazione degli interventi in essa previsti.
ART. 6
Le parti, preso atto che per le utenze civili di tutti i comuni italiani non metanizzati, ivi compresi quelli della Sardegna, sono in vigore provvidenze previste dalla Legge 23 dicembre 1998 n. 488 – art. 8 comma 10 – volte, tendenzialmente, ad equiparare i costi energetici, mentre per le imprese produttive della Sardegna sono operanti le misure previste dalla Legge 31 marzo 1998, n. 73, convengono che sarà attuato il raccordo tra il periodo di vigenza delle predette norme e il momento della effettiva disponibilità nell’isola di gas metano e che il costo dei combustibili sostitutivi del metano sarà tendenzialmente comparato a quello del metano stesso.
Una precisazione: con la legge n. 266/97 si ripartiscono 870 miliardi di lire (di cui 150 miliardi di lire per la Regione Sardegna) per la realizzazione delle reti, 100 miliardi di lire per gli adduttori secondari e 30 miliardi di lire per determinati interventi già finanziati nell’ambito del Q.C.S 1989-1993.
Nel 2000 abbiamo la Relazione di attuazione del Piano di Metanizzazione del Mezzogiorno presentata dal Ministro Gianni Letta in cui si fa un excursus riepilogativo delle 762 reti urbane (di cui 680 realizzate) per un investimento totale di 3.130 miliardi di lire.
In tale relazione si legge:
e) 150 miliardi di lire all'avvio del programma di metanizzazione della regione Sardegna, di cui all'intesa istituzionale di programma, stipulata tra il Governo e la regione Sardegna, ed allo specifico accordo quadro del 21 aprile 1999.
Per il finanziamento di ulteriori reti di distribuzione (oltre Cagliari, Oristano e Sassari) – nell’ambito dei 150 miliardi di lire – è necessario che la Regione Sardegna individui i comuni da metanizzare e che questi ultimi predispongano regolare progetto. Sono infine all’esame della regione – come previsto dall’accordo – le possibili alternative tecniche per la progettazione del sistema economicamente più efficace per l’adduzione del metano nell’isola.
Il budget finanziario destinato alla copertura delle spese generali per la predisposizione di una gara internazionale e per il progetto è stato quantizzato in 20 miliardi di lire.
La Giunta Regionale con deliberazione n. 29/30 del 29.08.2002, ha affidato alla società G.& Fint s.r.l. con sede in Roma l’incarico di redigere una proposta di Piano di metanizzazione per le reti urbane.
Con una nuova delibera n. 54/28 del 22.11.2005 si dichiara che:
Oggi (22.11.2005) lo scenario è mutato e si rende necessario aggiornare le linee d’indirizzo. Da un lato, infatti, sono emersi elementi di novità per l’avanzamento dello studio di fattibilità del gasdotto di adduzione, dall’altro si è reso necessario rivedere la ripartizione del territorio regionale in bacini d’utenza per tenere conto delle osservazioni e delle richieste pervenute dai comuni interessati.
Occorre considerare, inoltre, il mutato quadro normativo per la realizzazione e gestione delle reti di servizi per effetto della liberalizzazione del settore del gas naturale in Italia.Infine, si aggiunge la necessità di rendere operativi nuovi indirizzi in merito all’oggetto e all’entità del finanziamento ed ai criteri di priorità nell’individuazione dei bacini prioritari.
Scrivendo sul motore di ricerca “piano metanizzazione regione Sardegna” si arriva alla delibera n. 21/20 del 03.05.2004, insomma sono passati:
  1. 24 anni dalla legge n. 784
  2. 16 anni dalla delibera CIPE
  3. 7 anni dalle legge n. 266
  4. 5 anni dall’Intesa Istituzionale di Programma
Nella delibera n. 21/20 un altro excursus sulle risorse finanziarie impiegate e da impiegare:
  • 231,6 milioni di euro per studi di fattibilità e la realizzazione degli interventi relativi a infrastrutture di approvvigionamento, trasporto e stoccaggio di gas naturale di particolare rilevanza strategica, con particolare riguardo alla costruzione del metanodotto Algeria - Italia attraverso la Sardegna, nonché la realizzazione di terminali di rigassificazione, e demanda al MAP il compito di emanare un decreto che preveda l’erogazione di un contributo in conto capitale fino al 50% delle spese ammissibili per lo studio di fattibilità e la concessione di un finanziamento agevolato fino al 25% dell’investimento per la realizzazione delle opere.
  • Complessivamente dal 2002 e sino al 2010 sono previsti investimenti, tra finanziamenti disponibili e nuovi, per circa 700 milioni di euro che si aggiungono alle risorse attualmente in gioco. Le utenze che si ritiene possono essere allacciate    sono circa 250.000 al 2010, per un investimento globale di 767 milioni di euro.
  • In particolare tra il 2005 e 2007 si prevede la realizzazione di reti prioritarie per un investimento globale di 200 milioni di euro nei comuni di primo intervento, così da portare gli utenti potenziali a 150.000. Successivamente nel 2007 inizierà l’iter di trasferimento fondi, per attivare investimenti di 220 milioni di euro, nei comuni di secondo intervento e le relative reti si ritiene siano realizzate nel 2008 e 2009. Si prevede di allacciare altri 100.000 utenti.
Il colpo di coda finale della delibera n. 21/20:
Gli investimenti complessivi del progetto ammontano quindi a 1088 milioni di euro (2003) ai quali vanno aggiunti i 20 milioni di euro necessari per le infrastrutture delle reti ad aria propanata.

Dopo tutte queste ricerche non ho la risposta alla mia domanda:
“perché nel 2012 la Regione Sardegna non ha il metano?”

E voi?


mercoledì 15 febbraio 2012

DOMANI MOLLATE SANREMO!!

A Videolina, nella trasmissione Monitor dall'intrigante titolo: GASSINTEGRATO, si parlerà di Galsi.  
In diretta alle ore 21 di domani, giovedì 16 Febbraio. 
Interverranno:
Mauro Pili (deputato Pdl)
Tonino Tilocca (presidente Sfirs)
Alessandra Zedda (assessore regionale Industria)
Claudia Zuncheddu (consigliere regionale Indipendentistas)
Bustianu Cumpostu (presidente Sardigna Natzione)
Cristiano Sabino (A Manca pro s'Indipendentzia)
Dirigenti Galsi da Milano (nome ancora non indicato)
Sergio Diana (Portavoce Comitato ProSardegnaNoGasdotto)