lunedì 22 ottobre 2012

Tra diplomazia attendista, hub e contratti oil-linked: cronaca di un pacco con vari mittenti

I mittenti del "pacco" GALSI sono tanti e vari. Dal politicante di turno, che lo usa agevolmente come slogan laddove si tratta di energia; al "giornalista" a cui permettono di trattare argomenti che qualcuno ingenuamente reputa "di alto livello" e che sfuggirebbero, quindi, alla comprensione di noi poveri e comuni mortali; sino al lobbysta, portatore di interessi privati, ormai entrati di prepotenza nella sfera pubblica attraverso amministratori (nazionali, regionali, provinciali e locali) incapaci, brutalmente ignoranti e facili prede di chi è dotato di tutti i mezzi necessari per convincere, indirizzare e programmare al posto loro. 

Ecco a voi le ultime due perle. Ci chiediamo: quando sarà finita col GALSI a cosa si appiglieranno questi signori e signore per continuare a spararle?

L'UNIONE SARDA - Economia: Galsi, quindici giorni per decidere 16.10.2012
I tempi sono maturi per capire che ne sarà del Galsi: entro quindici giorni il colosso algerino Sonatrach scioglierà le sue riserve, ma c'è chi prevede che la “schiarita” arriverà solo dopo, tra novembre e i primi mesi del 2013. La fase è di quelle che la diplomazia istituzionale definisce “attendista”, fatta di “necessarie interlocuzioni tra le parti”. In attesa è soprattutto la Regione, che attraverso la Sfirs detiene l'11% del capitale di Galsi spa (la società che realizzerà il gasdotto) e che nell'ultima finanziaria ha stanziato 150 milioni per la capitalizzazione finalizzata alla realizzazione dell'opera. Le bocche sono cucite ma il sentore è che il metanodotto deputato a trasportare 8 miliardi di metri cubi di gas dall'Algeria alla Toscana passando per la Sardegna, potrebbe subire un nuovo stop. IL PRESSING Se dal punto di vista delle autorizzazioni mancano da sciogliere solo alcune formalità (a settimane, forse giorni, la Regione Toscana incontrerà il ministro Passera per chiudere la parte di sua competenza), continuano le operazioni di mediazione sui prezzi. E a cascata sugli investimenti. Sonatrach ascolta il rumore di ogni foglia che si muove sul suolo italiano. E le recentissime parole dell'Ad di Eni, Paolo Scaroni, sulle formule “oil linked” dei tradizionali contratti di lungo periodo con clausole “take or pay” (sono blindati nel tempo e nel costo e ancorati al prezzo del petrolio) non fanno «che togliere certezza al Galsi», tuona il deputato sardo Mauro Pili, “padre” dell'opera, che nacque con lui alla presidenza della Regione. CONVENIENZA DELLE PARTI Il nodo da sciogliere è relativo ai prezzi: gli algerini per vendere il gas - e continuare a stare dentro il progetto Galsi - chiedono un prezzo fisso, con contratti take or pay, minimo decennali. Vogliono garantirsi il principio di fondo che sta alla base di quel tipo di contratto: l'acquirente (i soci italiani) deve corrispondere comunque al compratore (Sonatrach), interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas anche nell'eventualità che non ritiri questo gas. Sono anche contratti oil-linked, quindi agganciati al prezzo del petrolio e suoi derivati: è questo uno degli aspetti sui quali si sta giocando la partita. I soci italiani, commerciali e industriali, di Sonatrach in Galsi (Enel, al 15,6% in Galsi, Edison, al 20,8% ed Hera, al 10,4%) rigettano i take or pay e vogliono invece un costo ancorato a parametri diversi, come il prezzo-spot di alcune Borse gas europee, il costo dell'elettricità prodotta con il gas o il prezzo dell'idrocarburo trasportato via nave (Gnl, gas naturale liquefatto). GLI ALTRI MOVIMENTI Intanto, ieri Eni ha completato l'operazione di cessione a Cassa Depositi e Prestiti del 30% meno un'azione del capitale di Snam Rete gas, che si occuperà della messa in esercizio della sezione italiana del progetto (a Saipem, controllata dell'Eni, spetterà la progettazione dell'ingegneria della sezione a terra). Sempre ieri, il socio bolognese Hera, con il via libera dell'assemblea alla fusione con Acegas, ha dato vita a una realtà che vale 4,5 miliardi. Il secondo gruppo italiano tra le local utilities. NOVEMBRE DECISIVO? CHISSÀ E mentre il Governo mette a punto la nuova strategia energetica italiana (assurdo, in questa fase, il silenzio su un'opera ritenuta dallo stesso Passera strategica) mancherebbero solo 15 giorni per conoscere il futuro del Galsi. Sonatrach manterrà fede alla scadenza di novembre, termine per prendere la decisione? Vista la situazione, sembra più facile che un cammello passi dentro la cruna di un ago. Emanuela Zoncu

 

Denuncia della Uilcem: la Regione intervenga per cambiare strategia

Galsi assente dal piano Monti

«Il Galsi non fa parte delle opere più importanti del piano energetico nazionale». A lanciare l'allarme è il segretario provinciale della Uilcem di Nuoro, Giuseppe Manconi, che in una nota, nella quale affronta il problema dell'energia a basso costo, punta il dito contro il Governo, dopo le preoccupazioni espresse da più parti per la posizione assunta dal colosso algerino Sonatrach sul prezzo del gas.
Manconi, chiedendo l'intervento del presidente della Regione, ricorda il documento sulla “Strategia energetica nazionale” (Sen), messo a punto dall'esecutivo e presentato a Roma dal presidente Mario Monti, nell'ambito della legge di stabilità. «Nella Sen - ricorda Manconi - viene inequivocabilmente indicato che il gas rappresenti il principale strumento che concorrerà al raggiungimento degli obiettivi trasformando l'Italia nel principale hub del gas sud europeo. Tale soluzione prevede il potenziamento dei canali di approvvigionamento, tramite nuovi gasdotti e terminali di rigasificazione, così da evitare posizioni di monopolio da parte dei paesi fornitori. A questo punto, la Sen dovrebbe sancire l'urgenza e l'inderogabilità del Galsi che toglierebbe la Sardegna dallo stato di isolamento energetico, ponendola allo stesso livello competitivo del resto dell'Italia».
GOVERNO CONTRO Invece, aggiunge Manconi, «in tale documento il Galsi non viene classificato come una infrastruttura strategica ma un'opera di secondo livello alla quale non vengono garantiti né il finanziamento pubblico né le corsie preferenziali autorizzative, né tantomeno i benefici che garantirebbero, oltre la realizzazione, la remunerazione del sistema, in particolare per i primi anni di esercizio e in attesa che la Sardegna si doti di tutte le infrastrutture per l'utilizzo del gas». Una denuncia del comportamento del Governo che non attribuirebbe al progetto la stessa primaria importanza riconosciuta in Sardegna. «Il Galsi ha rappresentato in questi anni una aspettativa di soluzione ricca di riflessi positivi sia per il tessuto produttivo che per le famiglie sarde - sottolinea il sindacalista della Uilcem - se la Sen, nella sua stesura definitiva, non integrerà queste criticità funzionali a garantire all'Isola l'approvvigionamento del gas a prezzi competitivi (col Galsi o con altri sistemi), saremo tagliati fuori dalla possibilità di una ripresa economica che, quando avverrà nel resto del Paese, vedrà la Sardegna, ancora una volta, impossibilitata a competere. In tale caso il Sapei (il cavo elettrico sottomarino che ci ha collegato al resto d'Italia) avrebbe lo scopo più negativo: aver trasformato la nostra Isola in un cliente che non potrà prodursi l'energia necessaria e sarà costretto ad acquistarla dalla penisola

lunedì 15 ottobre 2012

AFFARI D'ORO PER LA "MULTIUTILITY" ROMAGNOLA DEL PD


Tomaso Tommasi di Vignano, presidente di Hera, la società del Partito Democratico che distribuisce utili tra i comuni dell'Emilia Romagna, tranquillizza gli azionisti: dalla fusione tra HERA e ACEGAS nascerà una nuova realtà da 4,5 miliardi di €; il terzo gruppo italiano tra le "multiutility" nella vendita di gas. Dunque, affari d'oro per il PD e per i comuni romagnoli, oltre che per i manager di Hera, con i loro stipendietti e bonus milionari*.
Tutto ciò anche grazie alla Sardegna che, nel pieno esercizio della sua SOVRANITA', regala loro una buona fetta dell'Isola, attendendo impaziente che siano gli algerini a decidere se vendere o meno il gas necessario per alimentare una tra le più imponenti speculazioni mai avviate negli ultimi decenni. 
Mentre la Regione naviga a vista, dimenandosi tra facili slogan triti e ritriti e pericolose alleanze con gruppi di potere dalla fedina penale discutibile, le azioni dei vari gruppi industriali che partecipano a GALSI vanno a gonfie vele. Intanto il sistema energetico della Sardegna è allo sbando o nelle abili mani di losche lobby. Da Confindustria sino ai sindacati, passando per Ance e Anci, l'unica proposta concreta per assicurare all'Isola un futuro energetico, stabile e in grado di utilizzare le risorse di cui dispone in abbondanza, è quella di "accellerare sul GALSI".
Basta tentare di leggere una bolletta per capire che non sarà di certo quest'ultimo a tirarci fuori dai guai. Ma questa è la scelta più comoda, lo slogan più facile, la parolina magica che risolve tutti i problemi di un'Isola ormai alla deriva.



 (ANSA) - BOLOGNA, 15 OTT - Il nuovo soggetto che nascerà
dalla fusione tra Hera e AcegasAps avrà una produzione
superiore ai 4,5 miliardi di euro. E' lo scenario tracciato da
Tomaso Tommasi di Vignano, presidente di Hera, aprendo i lavori
dell'assemblea della multiutility al Cnr di Bologna che dovrà
ratificare l'operazione. Secondo Tommasi la nuova realtà potrà
contare su 750 milioni di margine industriale, 140 milioni di
utile netto e un Ebitda di 3,2.
   "Saremo il secondo gruppo nazionale tra le local
utilities", ha sottolineato Tommasi, secondo il quale dalla
fusione nascerebbe "il primo operatore italiano per rifiuti
trattati, il secondo per volume d'acqua venduto, il terzo nella
vendita di gas e il quinto nella vendita di energia elettrica".
   Il numero uno di Hera ha anche rassicurato riguardo ai
malumori espressi da alcuni comuni alla vigilia dell'
appuntamento di oggi: "Ci sarà un consolidamento della
leadership ambientale e nei servizi a rete. E contiamo di
migliorare la qualità e l'efficacia del servizio, anche in
prospettiva delle prossime gare". Oltre, ha aggiunto, "ad un
ampliamento del presidio territoriale e della sinergia
imprenditoriale". (ANSA).

domenica 14 ottobre 2012

ATTENZIONE!! Inizia la fase di analisi del Rapporto di scoping del Piano Energetico Ambientale Regionale: IL GALSI è sempre presente!!!


Du iu spic inglisc?
Un po’ per tirarsela e un po’ per rendere le cose ancora più complicate e tener ben lontani i cittadini, l'Assessora all'industria, le cui conoscenze linguistiche sono ben note a tutti/e, lancia la fase di "SCOPING" (in volgare italiano: ANALISI PRELIMINARE) relativa al Piano Energetico Ambientale Regionale - PEARS -(*). E’ fondamentale leggere il documento e far presenti le nostre posizioni sull’ELIMINAZIONE definitiva del GALSI dal sistema energetico regionale.

Nell’ambito del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica del Piano Energetico Ambientale Regionale, l’Assessorato Regionale dell’Industria, in qualità di autorità procedente, ha avviato la fase di scoping, finalizzata a definire la portata ed il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel successivo Rapporto Ambientale. A tal fine l’Assessorato dell’Industria ha predisposto il Rapporto Preliminare di Scoping, che sarà esaminato in occasione dell’incontro previsto per il giorno 25 ottobre 2012, al quale parteciperanno i soggetti competenti in materia ambientale. 



(*) Ovviamente, l'assessorato si guarda bene dal spiegare di cosa si tratta. Lo facciamo noi:
L'analisi preliminare (per gli “anglofili”: scoping)  ha la finalità di definire i riferimenti concettuali e operativi attraverso i quali si elaborerà la valutazione ambientale. In particolare, nell'ambito di questa fase vanno stabilite indicazioni di carattere procedurale (autorità coinvolte, metodi per la partecipazione pubblica, ambito di influenza, metodologia di valutazione adottata, ecc.) e indicazioni di carattere analitico (presumibili impatti attesi dall'attuazione del Piano, analisi preliminare delle tematiche ambientali del contesto di riferimento e definizione degli indicatori).
Tale fase, come disciplinata dall'art. 13, commi 1 e 2 del D.Lgs 152/06 e s.m.i., deve prevedere un processo partecipativo che coinvolga le autorità con competenze ambientali (ACA) potenzialmente interessate dall'attuazione del piano, affinché condividano il livello di dettaglio e la portata delle informazioni da produrre e da elaborare, nonché le metodologie per la conduzione dell'analisi ambientale e della valutazione degli impatti.Sinteticamente, è possibile definire i seguenti contenuti della fase di analisi preliminare, che si conclude con la redazione di un "rapporto preliminare":
  • Obiettivi strategici generali di sostenibilità;
  • Ambiti di influenza del Piano e orizzonte temporale;
  • Definizione Autorità con competenze ambientali (ACA) e pubblico coinvolti e modalità di consultazione;
  • Analisi preliminare di contesto e indicatori;
  • Individuazione di aree sensibili e di elementi di criticità;
  • Presumibili impatti del Piano;
  • Descrizione del metodo di valutazione.

mercoledì 22 agosto 2012

I grandi progetti inutili – e il nostro impegno per grandi progetti sensati



Wolf è un noto economista tedesco, ed è molto interessante l'analisi che fa ricollegando la crisi alle grandi opere inutili. Ciò ancora di più se si riflette sul fatto che la sua previsione concerne anche la Germania dove, come ovunque, la crisi arriverà comunque e sarà dura e spietata..... sempre con i più deboli.
Care amiche, cari amici,
Mi è concesso di presentare qui per la prima volta al pubblico un progetto ferroviario devastante, caratterizzato dalle seguenti specificità e dai seguenti parametri:
- la stazione di testa, esistente da 80 anni, sarà eliminata per il traffico a lunga percorrenza;
- verrà costruita sotto la città una galleria di 7 km, fornita di tecniche segnaletiche ultramoderne, per il traffico ad alta velocità;
- nel centro città vi sarà uno scavo gigantesco nel quale si cementificherà la stazione principale e di transito;
- il preventivo ufficiale dell’intero progetto corrisponde a 5-6 miliardi di euro, mentre i contestatori indicano 10-12 miliardi di euro;
- i lavori dureranno 10-12 anni, mentre stando ai contestatori i cantieri resteranno aperti 12-15 anni;
- l’inizio ufficiale dei lavori era fissato alla fine del 2011, attualmente però i lavori vacillano; in parte per le proteste, ma soprattutto per motivi tecnici: ci sono notevoli problemi con la gestione della falda idrica;
- il capo del governo, che qui chiamerò in forma abbreviata “MP M”, difende il progetto sostenendo che non si tratterebbe di un grande progetto singolo, ma che con esso si creerebbe un corridoio ferroviario importante per tutta l’Europa.
Fin qui la descrizione del progetto. Avete indovinato di che cosa si tratta? No, non è il “corridoio Parigi-Stoccarda-Bratislava”, “MP M” non è l’ex presidente (della regione Baden Württemberg, n.d.t.) Mappus… e la stazione citata non è a cura di Bonatz (architetto dell’attuale stazione di Stoccarda, n.d.t.), anche se l’architettura non è dissimile.
Questa è la sesta volta che intervengo alle manifestazioni contro S21 a Stoccarda, e ho parlato in decine di altre occasioni sullo stesso argomento, cercando sempre di presentare novità. Sarebbe quindi noioso, se oggi mi ripetessi e vi presentassi cose già note.
“MP M” sta per il presidente del consiglio Mario Monti, con il corridoio intendo la tratta Mi-Bo-Fi-Rm-Na. La stazione menzionata è Santa Maria Novella. In breve: sto parlando del progetto TAV tunnel Firenze, il sottoattraversamento della città di Firenze.
Questo progetto ha incredibili somiglianze con S21, che parrebbe essere la matrice per la mania ferroviaria di Firenze.
Di questo mi sono potuto accertare a marzo e maggio di quest’anno in diverse occasioni:  gli amici e le amiche che lì lottano contro questo progetto lo vedono come parte di molte grandi opere inutili.
Motivo, o meglio punto di partenza del mio impegno a Firenze, siete del resto stati di nuovo voi: Valsusini più volte venuti a Stoccarda, legati ad amici fiorentini che lottano contro il TAV tunnel Firenze, che ho incontrato a Stoccarda dando così il via a questo proficuo scambio.
È semplicemente meraviglioso quel che qui si concretizza: il fondersi insieme di ciò che deve stare insieme.
A seguito delle nostre visite – alla seconda ha partecipato anche il prof. Heiner Monheim – è nata una lettera aperta alle istituzioni toscane e una al presidente del consiglio Mario Monti. Ambedue lettere, pensate e scritte prevalentemente da me, sono supportate da un fine circolo firmatario di personalità tedesche, austriache ed italiane. I relativi testi sono disponibili in Italiano, Inglese e Tedesco.
Il progetto di Firenze ha le seguenti specificità:
- la costruzione delle gallerie passa sotto gran parte del centro storico, oppure lungo esso, mettendo in pericolo la staticità di edifici di centinaia di anni;
- lo scavo sarà di 500x500m, con una profondità di 50 m: già ora ci sono enormi problemi con lo smarino, si tratta di terre inquinate;
- la nuova stazione sarà incoronata da una cupola disegnata dal famoso architetto Sir Norman Foster: la stazione viene chiamata semplicemente “stazione Foster”;
- tra i contestatori del progetto c’è una figura corrispondente al nostro amico Egon Hopfenzitz, per anni capostazione a Stoccarda: a Firenze si chiama Tiziano Cardosi, il portavoce dei NoTav-Tunnel, ex capostazione di Campo di Marte.
Circa nove settimane fa Heiner Monheim ed io, insieme ad amiche e amici di Roma e Firenze, abbiamo parlato nello storico Palazzo Vecchio, il municipio di Firenze. Molti di voi conoscono l’edificio di vista o da cartoline e libri: si tratta di una torre come alla mia sinistra sulla piazza del municipio di Stoccarda… ma quello di Firenze è alto una volta e mezza il nostro, è molto più vecchio e incute assoluto stupore.
Nel mio discorso in questo impressionante edificio evidenziai che se si cercano le principali cause dell’errato orientamento della politica ferroviaria europea, colpiscono tre elementi che ricorrono in tutte queste “Grandi Opere Inutili”(sempre riportato in Italiano nel testo originale, n.d.t.).
Questi elementi sono:
1.         La politica di trasporto e ferroviaria dell’UE, focalizzata su grandi progetti chiamati TEN e su traffico ad alta velocità.
TEN significa “Transnational European Network”, ma potrebbe anche essere abbreviato in GDP (Great Distructive Projects) oppure in GOI (Grandi Opere Inutili).
Uno sfondo per questo orientamento è dato dalla mobilità personale dei politici di professione, dei funzionari pubblici e dei lobbisti, che amano sorvolare e sfrecciare attraverso l’Europa in giornata. A questa mobilità molto specifica, di dominio maschile e trasudante potere, oppongo i seguenti dati di base: il 90% dei percorsi ferroviari è a breve distanza, fino a 50km. La distanza media del traffico ferroviario a lunga percorrenza, quindi IC, EC ed ICE in toto è di ca. 250km. Questo significa però che nella quantità totale di viaggi ferroviari, anche a distanza, l’alta velocità e il risparmio di minuti a tutti i costi è strutturalmente senza senso. È altro ciò che importa: puntualità, pulizia, la risposta positiva alla domanda “Troverò un posto a sedere?”, connessioni efficienti e non per ultimo tariffe accettabili.
2.         Le politiche neo-liberali di riduzione del settore pubblico in generale, e la privatizzazione delle ferrovie in particolare.
Questi elementi hanno un significato alquanto pratico: un bene pubblico, soprattutto il bene pubblico di terreni e suolo che si è accumulato in molti decenni e nel caso delle ferrovie in 180 anni, viene espropriato e privatizzato. Nel settore ferroviario le richieste UE di separazione tra infrastrutture e gestione del traffico giocano un importante ruolo. L’infrastruttura può restare pubblica, così lo restano anche i debiti con i quali è stato finanziato il progetto infrastrutturale compreso le grandi opere inutili. Al contrario, la gestione del traffico ferroviario sulla rete pubblica sarà gestita da società private.
Tale separazione è molto più avanzata in Italia, avendo una società di infrastrutture come RFI, con una società di gestione di traffico ancora pubblica come Trenitalia e con una società di gestione di traffico nuova, della quale parlerò più avanti, rispetto alla Germania.
Nella società Deutsche Bahn AG le linee (DB Netz), le stazioni (DB Station und Service) e la gestione del traffico (DB ML) sono ancora collegate in modo stretto, e nel traffico di persone a lunga distanza la DB possiede ancora un monopolio del 99%.
Di fatto da lungo tempo nelle ferrovie hanno acquisito un ruolo interessi estranei e addirittura contrastanti ad esse. Nella Deutsche Bahn AG il trio degli amministratori infernali, intendo Heinz Dürr, Hartmut Mehdorn e Rüdiger Grube, sono assai conosciuti: tutti e tre supportavano S21, tutti e tre provengono dalla forgia di Daimler-Airbus.
Nel caso Mappus-Notheis, di recente tornato in discussione, è interessante come il boss di Morgan-Stanley-Germania Notheis dirigeva il burattino Mappus (ex presidente della regione, n.d.t.), tramite email financo nella scelta delle parole da adottare in conferenze stampa. È altresì interessante e ancora non discusso in pubblico come Notheis e Morgan-Stanley erano stati incaricati dall’allora ministro dei trasporti Wolfgang Tiefensee di portare in borsala Deutsche BahnAG.
Com’è la situazione in Italia? Uno dei gestori dei treni ad alta velocità sulla tratta Milano-Firenze-Roma-Napoli è il già citato ente ferroviario statale Trenitalia. Esiste però già un secondo gestore, la società Novo Trasporti Viaggiatori (NTV) cui amministratore è un certo Luca di Montezemolo, boss della Ferrari oltre che per lungo tempo presidente di Confindustria e manager influente alla FIAT.
Questo significa che nel progetto della citata linea ad alta velocità e quindi anche nel progetto TAV tunnel Firenze gli interessi dell’industria automobilistica giocano un ruolo dominante.
Come in Germania con la DB AGe in Italia con la società NTV, questa è la situazione a livello mondiale.
Qualche giorno fa ho acquistato l’ultima edizione del giornale economico americano “Fortune”. Un tale acquisto, per esempio da farsi all’edicola della stazione centrale di Stoccarda, una volta l’anno per la somma di 5 euro e quasi sempre a fine luglio/inizio agosto, vale quasi sempre la pena.
In questi quaderni “Fortune” pubblica le statistiche dettagliate dell’anno precedente, ora quindi per il 2011, sui “Global500”, le più grandi imprese mondiali. Se si solfeggia la prima sporca dozzina di questa classifica, vi si scoprono nove gruppi petroliferi, un gruppo automobilistico, uno energetico e uno solo che non appartiene al gruppo petrolio-auto-energia.
Più in particolare, il numero uno per volume d’affari nel 2011 era Royal Dutch Shell (petrolio); a seguire, n. 2 Exxon Mobil (petrolio), n. 3 il fuggiasco Wal Mart Stores (vendita di beni al dettaglio), n. 4 BP (petrolio), nn. 5 e 6 Sinopec Group e China National Petroleum (petrolio & petrolio), n. 7 Stategrid (colosso energetico cinese), nn. 8 e 9  Chevron e Conocophilips (colossi di petrolio statunitensi), n. 10 Toyota Motors (automotive), n. 11 Total (colosso petrolifero francese) e n. 12 Volkswagen.
3.         I cambiamenti della struttura di fondo del capitalismo avvenuti dagli anni ’90.
Il peso crescente del settore finanziario e, dalla crisi delle banche nel 2008, la predominanza degli istituti finanziari, quindi delle banche, dei Hedge Fonds, delle società di Private-Equity. Su questo tema è stato appena pubblicato un libro interessante di Werner Rügemer (“Ratingagenturen, Einblicke in die Kapitalmacht der Gegenwart”. Bielefeld 2012).
L’affare centrale degli istituti finanziari è la concessione di crediti. Crediti particolarmente sostanziosi e magari anche rischiosi promettono il maggior guadagno, soprattutto quando ci sono garanzie statali per il rimborso. Perché in tal caso è chiaro come interessi e saldo vengono spremuti dalla popolazione attraverso programmi governativi di riduzione spese. Questo gioca un ruolo fondamentale nella crisi e tragedia greca. Le grandi opere inutili in quel paese erano i giochi olimpici del 2004, una gran parte della metropolitana di Atene, il gigantesco ponte sul golfo di Corinto e una serie di acquisti di armamenti.
La conseguenza: in Grecia si trovano mezza dozzina di stadi di calcio/sport inutilizzati. Tratte della metropolitana non sono state terminate e da quattro anni attendono di essere messe in funzione. Il ponte sul golfo di Corinto è poco usato per il pedaggio elevato, ela Greciapossiede uno degli eserciti più forniti di carri armati d’Europa: settecento tank Leo-II vi stanno arrugginendo.
Il tema dei grandi progetti finanziati da crediti gioca un ruolo importante anche nella nuova crisi spagnola. Le grandi opere inutili sono qui due milioni di case ed appartamenti costruiti nell’ultimo decennio e diverse linee ferroviarie ad alta velocità di2500 km totali. Le conseguenze: 1 milione di case vuote: in fondo si potrebbero dare in comodato d’uso all’armata di lavoratori nordafricani sottopagati usati nell’edilizia e nell’agricoltura, così almeno queste case sarebbero abitate e non crollerebbero come sta succedendo ora. Certo che questo però urta contro il principio della proprietà privata.
Soprattutto ex profughi nordafricani stanno sfuggendo dalla presupposta terra promessa Spagna con la sua disoccupazione generale del 20% e giovanile del 50%. Tratte ferroviarie ad alta velocità in costruzione o progettate vengono cancellate senza sostituzione, così come il collegamento Madrid-Lisbona e quello Vigo-Porto, persino la tratta ad alta velocità tra Toledo-Cuenca-Albacete che funziona da alcuni anni, è stata congelata. Parallelamente si è scoperto che ogni treno era occupato da malapena 20-30 viaggiatori.
In Italia, oltre al citato TAV tunnel Firenze esiste delle grandi opere inutili il progetto di alta velocità Torino-Lione con la parte strategicamente decisiva e da lungo tempo combattuta in Val di Susa.
L’Italia si trova sull’orlo di una crisi come la stanno sperimentandola Greciada tre anni ela Spagnada un anno. E qui la crisi acquisirà un significato particolare: uno perché l’Italia è la terza economia dell’UE e poi perché l’Italia si porta appresso da più di un decennio un indebitamento che supera il PIL (e varia tra il 105 ed il 115% del PIL).
La Spagna all’inizio della crisi nel 2008, era indebitata solo del 40% del PIL, ancora nel 2011 l’indebitamento era pari al 70% del PIL. Nonostante ciò,la Spagna è finita nel mirino della speculazione internazionale e sta vivendo una crisi catastrofica. Probabilmente la stessa cosa succederà in Italia in modo simile.
Se in questa situazione in Italia continua la politica dell’era Berlusconi con le grandi opere inutili, se in questo modo l’indebitamento statale cresce ulteriormente, la troika romana fallisce e i debiti che sono immagazzinati dalle FS e da RFI diventano debiti statali addizionali al debito statale ufficiale… Allora la crisi accelererà. Monti & Co. stanno ballando sul vulcano.
Per questo motivo la seconda lettera ufficiale l’abbiamo indirizzata direttamente a Mario Monti e abbiamo indicato questa correlazione fatale tra i progetti TAV tunnel Firenze e quello in Val di Susa da un lato e la imminente crisi finanziaria italiana dall’altro.
Care amiche e cari amici,
E la Germania… qui è veramente tutto diverso? Il Baden-Württemberg, questa regione ricca… ci possiamo veramente salvare da questa crisi europea? Sinceramente credo che sia un inganno.
Rammento:
- Spagna e Italia fino a 3 anni fa avevano il 2° migliore rating delle agenzie Moody’s, Standard & Poors e Fitch: vale a dire che questi paesi erano solidi, “investment-grade”:  l’acquisto di BOT e altri investimenti del genere venivano consigliati a tutto il mondo;
- l’Irlanda fino a 3 anni fa era quotata con triplice A (AAA), la quotazione migliore di queste agenzie, a lungo è stata definita la “tigre celtica”.
Nel frattempo i titoli di stato di Irlanda e Spagna sono diventati carta straccia, quelli italiani sono considerati insicuri, rischiosi, con previsione negativa.
La Germania ha una montagna di debiti pubblici che corrisponde ormai al 80% del PIL. Prima dell’inizio della crisi, nel 2008, il debito si aggirava al 66%. Il tetto massimo consentito dagli accordi di Maastricht del 1992 è il 60%. Anche il “figliol prodigo” dell’UE sta esagerando, allora.
La Deutsche Bahn AG partiva all’inizio del 1994 con zero debito, il debito accumulato delle ferrovie federali se l’era accollato lo Stato. Nel frattempo la DB AGsi è indebitata con 18 miliardi di euro. Con ciò le ferrovie hanno accumulato in diciannove anni una montagna di debiti equivalente a quelli prodotti dalle Ferrovie Federali Tedesche negli anni dal 1949 al 1989, quindi in quarant’anni.
Queste sono notevoli ipoteche finanziarie che, attraverso la corresponsabilità per i diversi ombrelli di salvataggio, aumenteranno in modo notevole.La Germania è ormai garante decisivo per questi ombrelli di salvataggio (che si riveleranno ombrellini nel momento in cui l’Italia sarà colpita dalla crisi).
La Germania è soprattutto minacciata da una nuova crisi di economia reale. L’economia tedesca è enormemente dipendente dalle esportazioni, dipendente il doppio dal commercio mondiale rispetto a quella francese o italiana. Tutta l’eurozona dalla fine del 2011 si trova in una nuova crisi di economia reale. I programmi di risparmio applicati in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna vi contribuiscono. Osserviamo in questo momento una depressione crescente. Nell’eurozona siamo già arrivati al temuto “double-dip”- alla crisi del 2008-2009 segue, interrotta da una debole fase di ripresa nel 2010/2011, una nuova crisi. Il crollo della congiuntura si prevede anche negli USA per l’autunno 2012. In Cina la crescita rallenta da metà 2012. Sono condizioni circostanti decisamente critiche.
All’inizio dell’attuale crisi, nel 2007/08, gli stati avevano ancora un notevole margine finanziario. Questo è stato usato per sostenere con più di un miliardo di Dollari le banche del Nord America e dell’Europa, e per iniziare qualche programma di sostegno di congiuntura. Parola chiave: premio di rottamazione. Le banche hanno accettato questo regalo di soldi pubblici con gratitudine e vi vedevano il permesso di continuare come prima.
La conseguenza: girano di nuovo le ruote della speculazione con conseguenze incalcolabili per l’economia mondiale. Se arriva veramente una nuova crisi, nel settore finanziario, nelle borse e soprattutto nella cosiddetta economia reale, dal punto di vista capitalista non c’è più margine per programmi di sostegno di congiuntura, nessuna possibilità per una contromanovra Keynesiana.
Allo scenario di questa crisi che si sta generalizzando si evidenzia che le grandi opere inutili contrastano diametralmente rispetto a queste tendenze. La pressione a fermarle aumenta sempre di più con questa crisi.
Se interpreto in modo corretto le ultime notizie, anche il nuovo governo francese di François Hollande vuole fermare i progetti di TGV-TAV- con ciò anche la tratta da Lione al confine italiano sarebbe in dubbio. E la crisi, che del resto ha conseguenze sociali catastrofiche, avrebbe un risultato positivo e sosterebbe obbiettivamente le nostre amiche e i nostri amici della Valle di Susa.
Care amiche e cari amici, abbiamo vissuto a Stoccarda un momento enorme ed esemplare per il nostro paese e per l’Europa, e lo viviamo anche oggi come ci dimostra la 133esima manifestazione del lunedì.
Ci sono stati grandi successi. C’è stato un colpo brutale alla nuca, subito dopo la mediazione di Geissler e dovuto al verdetto di Heiner, il meschino; e c’è stata una sconfitta amara con il referendum del 27 novembre 2011. Qui si tratta di una vittoria della ottimamente coordinata lobby di capitale S21 di imprese edili, banche e industria automobilistica, guidata dai capi delle ferrovie che supportano il business della concorrenza nelle politiche di trasporto.
Questo successo della controparte è stato possibile in quanto la nostra parte era indebolita dalla politica del governo verde, perché decine di migliaia di oppositrici ed oppositori a S21 erano irritati e centinaia di migliaia di persone che avevano votato Verdi ela SPDerano amaramente delusi.
Ma tutto ciò non ha cambiato la correttezza dei nostri argomenti. Proprio dopo il 27 novembre ci sono state tante conferme nuove per la critica a S21.
Ne sono assolutamente certo: S21 non sarà fatto. So che molti del governo a Berlino e alla guida delle Ferrovie lo sanno. Per loro era ed è soprattutto importante dimostrare che un movimento democratico come quello contro Stuttgart 21 non deve avere successo. Potrebbe costituire un terribile esempio.
Perciò il credo da quelle parti è “bisogna spezzare il collo a questo movimento”.
La cancelliera Angela Merkel l’ha precisato prima delle elezioni regionali in Baden-Württemberg dicendo: “Se non possiamo imporre Stuttgart 21, non possiamo pretendere il risparmio dalla Grecia”. Suona stupido, ma è saggio. La signora Merkel sostiene che bisognerebbe far capire a tutti come devono funzionare le cose.
Date queste premesse sarebbe poco bello se i promotori di S21 dovessero ammettere che il progetto alla fine è fallito per problemi di finanziamento, o per imprevedibili e irrisolvibili problemi tecnici (gestione della falda idrica, sorgenti di acqua minerale, terreni gessosi, ecc.).
La finanza e la tecnica alla fine giocheranno un ruolo importante, ma altrettanto vale considerare che il progetto Stuttgart 21 fallirà anche grazie a noi e grazie alla lotta contro il progetto. Lo sta a dimostrare questa 133esima manifestazione del lunedì con tremila partecipanti anche in questo periodo di ferie e con un aumento di partecipazione rispetto a qualche tempo fa.
È importante mantenere in vita questa lotta e di ravvivarla; è un bene se, come fatto da Walter Sittler e dai Parkschützer, si piantano gli alberelli della speranza. Soprattutto però è importante che continuiamo a scendere in piazza, che ci sia una continuità nel movimento, che i nostri argomenti vengano ribaditi e concretizzati.
Care amiche e cari amici, continueremo a camminare con la schiena dritta, ci impegneremo per grandi progetti utili: per i nostri figli, per l’ambiente, il clima, la nostra città e per la nostra stazione…
Grazie.


venerdì 17 agosto 2012

Caro signor Passera

Passerà anche questo?
Caro signor Passera,
stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l’Italia petrolizzata.
Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni ‘60 per aggiustare l’Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro.
Invece qui sono pianti amari, perche’ non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa.
Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso.
Lei non e’ stato eletto da nessuno e non puo’ pensare di “risanare” l’Italia trivellando il bel paese in lungo ed in largo.
Lei parla di questo paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall’Algeria, corridoio Sud dell’Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi.
E la gente dove deve andare a vivere di grazia?Ci dica.
Dove e cosa vuole bucare?Ci dica.
I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d’Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria? I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell’Emilia? Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti?
Ci dica.
Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l’esplosione di tumori come all’Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte?
Vorrei tanto sapere dove vive lei.
Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse sua moglie ad avere partorito bambini deformi, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perche’ la sua regione – quella che ci dara’ questo 20% della produzione nazionale – e’ la piu’ povera d’Italia.
Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c’e’. Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissa’, amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere.
Lo so che e’ facile far cassa sull’ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verra’ domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l’Italia e’ corrotta. E’ facile, lo so.
Ma qui non parliamo di soldi, tasse e dei tartassamenti iniqui di questo governo, parliamo della vita della gente. Non e’ etico, non e’ morale pensare di sistemare le cose avvelenando acqua, aria e pace mentale della gente, dopo averli lasciati in mutande perche’ non si aveva il coraggio di attaccare il vero marciume dell’Italia.
E no, non e’ possibile trivellare in rispetto dell’ambiente. Non e’ successo mai. Da nessuna parte del mondo. Mai.
Ma non vede cosa succede a Taranto?
Che dopo 50 anni di industrializzazione selvaggia – all’italiana, senza protezione ambientale, senza controlli, senza multe, senza amore, senza l’idea di lasciare qualcosa di buono alla comunita’ – la gente muore, i tumori sono alle stelle, la gente tira fuori piombo nelle urine?
E adesso noialtri dobbiamo pure pagare il ripristino ambientale?
E lei pensa che questo e’ il futuro?
Dalla mia adorata California vorrei ridere, invece mi si aggrovigliano le budella.
Qui il limite trivelle e’ di 160 km da riva, come ripetuto ad infinitum caro “giornalista” Luca Iezzi. Ed e’ dal 1969 che non ce le mettiamo piu’ le trivelle in mare perche’ non e’ questo il futuro. Qui il futuro si chiama high tech, biotech, nanotech, si chiamano Google, Facebook, Intel, Tesla, e una miriade di startup che tappezzano tutta la California.
Il futuro si chiama uno stato di 37 milioni di persone che produce il 20% della sua energia da fonti rinnovabili adesso, ogni giorno, e che gli incentivi non li taglia a beneficio delle lobby dei petrolieri.
Il futuro si chiamano programmi universitari per formare chi lavorera’ nell’industria verde, si chiamano 220,000 posti di lavoro verde, si chiama programmi per rendere facile l’uso degli incentivi.
Ma non hanno figli questi? E Clini, che razza di ministro dell’ambiente e’?
E gli italiani cosa faranno?
Non lo so.
So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook che chiunque seguira’ questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l’Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre.
Maria Rita d’Orsogno è una ricercatrice Italiana che vive a Los Angeles, California, USA
http://www.csun.edu/~dorsogna/ — con Monica Capo e altre 10 persone.
http://dorsogna.blogspot.it/
Altro: 
L’ENI, la vera grande azienda corrotta italiana – J Assange Antonio Sorgi: just say no! 
Giorgio Mazzenga: vada a trivellare a casa sua!

martedì 14 agosto 2012

PASSERA SCATENATO SUL PIL = più lordi è impossibile!

Il ministro lancia la campagna di ferragosto. A corto di idee sullo sviluppo economico, rilancia sul GALSI e sulla distruzione delle nostre coste per far posto a "infrastrutture strategiche". L'alibi della loro carenza continua a reggere e, in mancanza di una seria politica energetica, di idee e di programmi concreti per "uscire dalla crisi", tanto i sindacati, come la maggioranza e la cosiddetta opposizione sono tutti comodamente d'accordo. Le lobby mafiose ringraziano, esultano e si preparano all'ennesimo assalto in nome della crescita, della competitività e dello sviluppo.
"PIL = più lordi è impossibile!" (Saul Arpino)
"PIL = più lordi è impossibile!" (Saul Arpino)

Figli di trivella... ora vogliono stravolgere l’ambiente marino italiano, per mezzo punto di PIL in più
Riempiranno le nostre coste di trivellazioni visibili di petrolio e gas, devasteranno aree ancora bellissime ed ecologicamente sane con campi di estrazione inquinanti e pericolosi. Costruiranno altri due gasdotti dall’Africa e quattro pericolosi rigassificatori sulle sponde del nostro bel mare. Torri di ferraglia ovunque, tubazioni enormi che arrivano sulle coste… orribili ed enormi impianti di metallo….
Inquinamento dell’acqua, dell’aria, della terra, dell’anima…
Un disastro. La principale aggressione al nostro ambiente e al nostro paesaggio mai perpetrata da un governo, sta per essere attuata. Con la scusa della crisi economica indotta da chi adesso si è impadronito della politica e vuole comprare a ribasso i nostri beni e devastare il nostro ambiente.. Per cupidigia, al servizio di poteri anticoscienza.
Questo il piano presentato dal Ministro Passera come il toccasana per uscire dalla crisi. Presentato in modo acritico ed esaltatorio dalle “trombe” dei poteri oscuri, come Repubblica ed altri. Un grande piano energetico per aumentare di ben “mezzo punto “ il PIL del paese. Di mezzo punto?
Una devastazione così massiccia per mezzo punto di PIL?
Ma tenetevelo il mezzo punto di un indice che non dice nulla, se non alimentare la schiavitù della gente dal mondo della finanza.
Ben più di quel mezzo punto si poteva ottenere con un piano di rilancio delle nostre bellezze naturali ed artistiche e con una appropriata campagna di salvaguardia, di ripulitura, di propaganda a livello mondiale delle bellezze italiane. Ma loro non amano il bello che è amore, loro sono schiavi della bruttezza che è figlia dei poteri anticoscienza dai quali acriticamente dipendono.
Noi vogliamo un mare pulito, un paesaggio che possa ancora parlare al cuore, un Paese che punti sulla propria bellezza e non sul proprio imbruttimento.
Quanti punti di PIL si perderanno per la riduzione di turismo dovuta all'imbruttimento? Questo non ce lo dicono. Perché? Perché loro in effetti non vogliono nemmeno il PIL, loro sono gli automi di poteri di morte e devastazione.
Per questi tecnici, freddi calcolatori senza cuore, evidentemente l’ideale sono i deserti di pietre ma ricchi di petrolio dell’Arabia Saudita, le coste devastate dei Paesi produttori di petrolio… E’ ideale una popolazione che invece di interagire con una natura meravigliosa sta annichilita chiusa nel pollaio di un megastore, o in casa a guardare la televisione o ad abbuffarsi di realtà virtuale cibernetica…
Essere privi di amore significa non vedere l’amore che è ovunque nella bellezza di madre Terra.

Significa respingere questo amore che è vita per la nostra anima.

Ma loro sono morti dentro, al lavoro per i poteri della morte. Solo la droga della cupidigia e dell'ambizione li tiene in piedi. Così li hanno resi schiavi.

Noi non siamo morti dentro ed amiamo la vita e la bellezza. E non siamo pochi. Ci batteremo con tutte le nostre forze perché questo scempio non avvenga. Prepariamoci ad una megabattaglia per salvare il nostro ambiente.

Sarà una bella battaglia, fatta per amore. Dovremo essere tanti!

Seguiremo da vicino i dettagli del progetto di questo scempio e ve ne terremo informati.

Fausto Carotenuto

  «Il Galsi deve essere realizzato» 
da l'unione sarda
Arriva dal ministero dello Sviluppo economico un segnale positivo sul fronte del Galsi, il gasdotto Algeria-Sardegna-Italia. Il ministro Corrado Passera, sottolineando l'opportunità di sostenere le politiche per lo sviluppo e il rilancio delle attività produttive, ha indicato come prioritarie alcune azioni sul versante delle infrastrutture strategiche. E tra quelle legate all'energia ha segnalato anche la realizzazione del gasdotto Galsi.
«L'iniziativa ministeriale - commenta il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta (Industria) - potrebbe rappresentare, finalmente, una svolta per quanto riguarda i temi inerenti alla politica energetica per la Sardegna, creando finalmente le condizioni per realizzare una infrastruttura da tempo agognata dalla comunità sarda. Si tratta ora, come regione Sardegna, di garantire tutte le condizioni perché i ritardi finora accumulati sul progetto vengano finalmente colmati e anche i sardi possano disporre di una soluzione energetica in linea col resto della comunità nazionale». Per questo, la Cisl sarda sollecita l'immediata approvazione del Piano energetico regionale e l'appropriata definizione del ruolo che il metano deve assumere sul versante dell'assetto energetico sardo. «L'iniziativa del ministero rappresenta un'occasione importante - aggiunge Matta - perché la realizzazione del gasdotto costituisce certamente una risposta non solo per l'abbattimento della bolletta energetica per imprese e famiglie, ma anche una grande occasione di lavoro. Sui 3 miliardi stabiliti come costo per la realizzazione dell'intera opera, un terzo, infatti, riguarda le infrastrutture da realizzare nell'Isola». La Cisl sarda chiede pertanto che «la Regione vigili affinché sia rispettato l'impegno del Governo per il via libera all'opera entro novembre 2012».
Attualmente infatti il progetto è in stand-by: Sonatrach, il gruppo energetico algerino ( che detiene il 41,6% di Galsi), scioglierà ogni sua riserva solo a novembre, quando sarà in grado di stabilire la redditività dell'investimento che dovrebbe fare arrivare in Italia circa otto miliardi di metri cubi di gas. In sostanza gli investitori vogliono certezze, trattandosi di un'opera che sarà realizzata con capitali privati. «Ora il segnale che arriva dal ministero - dice Matta - induce gli azionisti del Galsi ad andare avanti. Una carta che la Regione deve giocarsi bene per non vanificare il tutto: Regione e Governo devono assicurare agli investitori garanzie sicure».


venerdì 20 luglio 2012

GALSI, TAP e la diffusione di false informazioni

Pubblichiamo un articolo apparso sull'edizione di Bari de La Repubblica. Sono tantissime le similitudini con la nostra esperienza GALSI in Sardegna, dove la diffusione di false informazioni*, anche grazie alla connivenza con alcuni mezzi di "informazione", è all'ordine del giorno ed ha caratterizzato, sin dall'inizio, tutto il percorso del GALSI. In questo periodo, il nostro Comitato sta terminando la fase di raccolta di tutti gli elementi utili a far valere le ragioni dell'Isola presso tutte le istanze possibili, sia nazionali che internazionali.

Esistono le leggi e vanno applicate.


* Alcune "chicche" le possiamo apprezzare nella trasmissione di videolina MONITOR dal titolo "gassintegrati", finalmente online....
*******

"Quante bugie sul gasdotto", esposto dei No Tap in procura

Gli ambientalisti attaccano la "diffusione di false informazioni" attraverso la stampa e gli incontri pubblici con i cittadini, come quelle sul "misuratore di gas" che in realtà sarebbe una centrale di depressurizzazione. Il colosso: "Comitato indisponibile al dialogo, tuteleremo la nostra immagine"

di CHIARA SPAGNOLO
L'ombra di una sistematica campagna di disinformazione si addensa sul progetto per la realizzazione del gasdotto che dovrebbe approdare a San Foca. La guerra tra gli ambientalisti salentini e la Tap, colosso multinazionale che vorrebbe portare in Italia il gas dell'Adzerbajan, finisce in Procura. Sulla scrivania del procuratore della Repubblica Cataldo Motta, per la precisione, al quale nei giorni scorsi è stato consegnato l'esposto firmato da Alfredo Fasiello del Comitato No Tap, affinché ne disponga l'assegnazione a uno o più magistrati in servizio a Lecce. Con tutta probabilità la vicenda finirà nelle mani del pool reati ambientali, coordinato dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, anche se la denuncia presentata da Fasiello tramite l'avvocato Vincenzo Vantaggiato si concentra soprattutto sull'eventualità che la Trans Adriatic Pipeline si sia resa responsabile della "diffusione di false informazioni". Troppi buchi neri, a suo dire, nell'iter seguito per la realizzazione dell'opera, troppe "notizie rassicuranti", ma non del tutto corrispondenti alla realtà, che, secondo il Comitato, potrebbero indurre in errore la popolazione.
In particolare nell'esposto Fasiello punta il dito contro le notizie relative alla centrale di depressurizzazione che dovrebbe essere realizzata ad Acquarica, piccola frazione di Vernole, "in una zona ricca di uliveti e muretti a secco, in prossimità di un sito archeologico e di resti di insediamenti messapici". La centrale, secondo l'interpretazione degli ambientalisti, sarebbe un vero e proprio depressurizzatore, deputato a riscaldare il gas per abbassarne la pressione prima di immetterlo nella rete, mentre, stando alle dichiarazioni dei vertici di Tap, sarebbe semplicemente un misuratore di gas, che non provocherebbe alcun danno all'ambiente e alla popolazione. "Il normale funzionamento del terminale di ricezione del gasdotto, il cui scopo principale è quello di misurare il flusso del gas gasdotto  -  ha ulteriormente precisato il country manager Tap Paolo Pasteris -  non prevede emissioni in aria né tanto meno l'installazione di turbine".
Tesi completamente opposte dunque, fino a pochi giorni fa veicolate tramite giornali e televisioni, negli incontri pubblici organizzati dal Comitato e in quelli ai quali hanno partecipato i responsabili della società così come previsto dalla legge. E se gli ambientalisti lamentano la "campagna poco chiara di informazione" realizzata dal colosso del gas, la società, dal canto suo, precisa di "aver invitato più volte il comitato No Tap ad unirsi al dialogo sul progetto all'interno di  un quadro istituzionale efficiente ma, fino ad ora, No Tap ha sempre rifiutato questo invito. Mesi fa, Tap ha chiesto al vice-presidente della Regione Loredana Capone la costituzione di un tavolo tecnico che riunisse la Regione, la Provincia di Lecce, i comuni interessati, le organizzazioni non governative e il comitato No Tap. Speriamo che questo tavolo presieduto dalla Regione possa concretizzarsi". "Tap  -  ha proseguito Pasteris - dal gennaio 2011 ha continuato a dialogare con autorità locali, associazioni, organizzazioni non governative e le comunità. Sul nostro sito, abbiamo messo a disposizione anche un'apposita area di dialogo http://www. trans-adriatic-pipeline.com/it/dialogo/ per ricevere domande sul progetto e dare risposte al pubblico sul progetto".
All'attacco a muso duro di Fasiello, dunque, la Trans Adriatic risponde con altrettanta decisione, aggiungendo di non avere avuto ancora alcuna notifica in merito all'esposto presentato alla magistratura ma di essere pronta a "percorrere le vie necessarie per preservare la propria immagine", nel momento in cui ciò dovesse accadere. Quel momento, però, è ancora piuttosto lontano. Di certo, per ora c'è che alla Procura è stato chiesto di chiarire se le informazioni divulgate siano corrette e di verificare anche "la compatibilità del progetto Tap con il territorio prescelto", in riferimento a problematiche idrogeologiche, alla presenza di siti archeologici, di zone d'interesse ambientale (tra i quali i siti di nidificazione delle tartarughe) e di aree ad alta concentrazione turistica.
Questioni che i Comuni interessati dalla realizzazione dell'opera, Melendugno e Vernole, hanno già analizzato, deliberando in Consiglio il no al gasdotto, e ottenendo poi il conforto delle amministrazioni limitrofe di Caprarica e Castrì. Una ferma opposizione è giunta anche da privati cittadini, associazioni ambientaliste e di categoria, che hanno inviato al ministero dell'Ambiente centinaia di osservazioni da tenere in considerazione durante la procedura di valutazione del progetto. Proprio il ministero, qualche settimana fa ha concesso alla Trans Adriatic la proroga di 90 giorni, chiesta per integrare la documentazione Esia presentata per ottenere la Via. Una sospensione "volontaria delle proprie attività di valutazione sul territorio - precisano dalla Tap - per i mesi di giugno, luglio ed agosto, al fine di rispettare totalmente la stagione turistica della zona, come da impegni presi con le comunità locali".
A una ventina di chilometri di distanza, a Otranto, intanto Igi-Poseidon va avanti nell'iter per la realizzazione di un altro gasdotto, che dovrebbe portare in Italia il gas dal Mar Caspio passando per la Turchia e la Grecia. Lo stato di avanzamento del progetto  -  che ha già ottenuto l'ok dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente  - è stato illustrato lunedì a Bari dall'amministratore delegato della società formata dall'italiana Edison e dalla greca Depa, Elio Ruggeri, al presidente di Confindustria Puglia, Angelo Bozzetto, e al sindaco della città dei martiri, Luciano Cariddi. "Confermiamo l'impegno a concludere tutte le attività necessarie per la decisione di investimento entro la metà del 2013 - ha spiegato Ruggeri -  così da consentire la realizzazione dell'opera entro il 2017". Igi Poseidon ha avviato a giugno la gara per l'assegnazione dei servizi di ingegneria, fornitura e costruzione del tratto terrestre della condotta e dalla cabina di riduzione e misura: il valore delle opere nel territorio idruntino è di circa 70 milioni di euro e le manifestazioni di interesse andranno presentate entro il 14 settembre 2012. Poseidon, dunque, va avanti a tutta velocità mentre Tap rallenta l'iter alla ricerca di ulteriore documentazione per ottenere la Via e si prepara a fronteggiare le possibili grane derivanti dall'apertura di un'inchiesta penale sui primi passi mossi dall'opera in Puglia. L'ultima parola, in merito al gasdotto di San Foca, spetta comunque al consorzio Shaz Denize, il quale deciderà se portare il gas in Italia tramite il corridoio scelto da Tap o da Nabucco West entro giugno 2013.
I salentini, dal canto loro, guardano con apprensione ai due progetti: l'eventualità che due gasdotti possano sorgere nel raggio di trenta chilometri appare davvero paradossale a chi crede che lo sviluppo di questa terra sia nel turismo.

venerdì 13 luglio 2012

TEATRINO GALSI: è ora che cali il sipario



E adesso, cosa ne sara' dell'assoluta incapacità e inadeguatezza -sia dell'attuale governo regionale che di gran parte dei governi provinciali quali, ad esempio, quello di Sassari - a dotare l'Isola di una seria e concreta politica, oltreché di programmazione e interventi urgenti, rivolta alla diffusione nell'Isola delle energie rinnovabili?
Ciò anche per adempiere agli obblighi sanciti dall'UE ed evitare le durissime sanzioni che poi, tanto, pagheremo in ogni caso noi sardi. Sinora, questi personaggi - che avremo senz'altro l'accortezza di mandare al più presto a casa - hanno mascherato la loro incapacità, scaricando la loro incompetenza e le proprie responsabilità sui presunti "ritardi" nella costruzione del gasdotto GALSI. Un alibi che regge ormai da anni. Come più volte illustrato, sia da noi che dagli stessi esperti algerini, si sapeva invece da tempo che oltre che a noi sardi, il GALSI non conviene neppure all'Algeria. Ma i veri motivi per accettare quel tubo erano, come abbiamo anticipato qui, ben altri. Nessun interesse per la Sardegna, nessun interesse ad avere energia pulita e a basso costo, nessun interesse all'indipendenza energetica...Solo lo squallido e triste interesse a mascherare vigliaccamente e sulla nostra pelle la loro inadeguatezza e incapacità a fare il proprio dovere nell'interesse dell'Isola.
Che sia ben chiara una cosa: anche se questi sciagurati decidessero di proseguire sino a novembre nel tenere appeso a un tubo il destino energetico dell'Isola..Sappiano che in questi mesi di silenzio abbiamo raccolto tanti di quegli elementi che bastano e avanzano per bloccare quell'odiosa speculazione nei secoli a venire. Lo sappiamo noi e lo sanno bene anche gli algerini della Sonatrach.
Care signore e cari signori...Che cali dunque definitivamente il sipario sul triste teatrino del GALSI.


Il gruppo energetico algerino Sonatrach ha deciso di rinviare a novembre ogni decisione sull'opportunità di abbandonare o sviluppare il progetto sul gasdotto Galsi, che dovrebbe collegare Algeria ed Italia, passando per la Sardegna.
Lo ha annunciato il presidente e direttore generale di Sonatrach, Abdelhamid Zerguine. Zerguine ha detto che gli investitori, compresa Sonatrach, non hanno ritenuto utile, al momento, impegnarsi nell'opera che, a regime, dovrebbe fare arrivare in Italia otto miliardi di metri cubi di gas. Zerguine ha poi aggiunto che la decisione di ritardare la decisione di abbracciare il progetto deriva dai contrasti relativi alle "formule del prezzo" che, ha spiegato, gli altri soci "vogliono imporre al suo gruppo". "Possiamo impegnarci - ha detto - se abbiamo dei contratti chiusi, le quantità dedicate (a questa canalizzazione, ndr) sono lì", auspicando che cessino le pressioni sui prezzi. I contrasti sarebbero legati soprattutto al meccanismo di indicizzazione dei prezzi in base alle quotazioni del petrolio che da parte algerina non viene considerata praticabile. "Pensiamo - ha detto ancora Zerguine - che non dobbiamo investire senza che tali investimenti non siano garantiti e protetti". Nella società del progetto del gasdotto Galsi - in cui sono coinvolte Eni ed Edison - Sonatrach detiene il 41,6 per cento.