mercoledì 22 aprile 2015

QUANDO CANTA IL GALLETTI


 Il democristiano Galletti, oggi ministro dell'ambiente italiano dopo varie sfortunate peripezie elettorali in quel di Bologna - dove, in campagna elettorale, si dichiarava "favorevole alla localizzazione della produzione di energia nucleare in Emilia Romagna purché il sito sia considerato sicuro e conveniente" - tranquillizza la Sardegna sul fatto che "nessuna decisione e' stata presa" in merito alla creazione nell'Isola del sito per il deposito di scorie radioattive". Questo perche' il processo decisionale al riguardo e' ancora in corso ed e' "un processo molto trasparente, molto partecipato..". Cosi' trasparente e partecipato che, oopppssss, dimentica che gia' il 97% dei sardi, con un referendum, ha detto NO alle scorie nucleari nell’Isola. 
Le finte rassicurazioni di questo personaggio ci danno dunque fondati motivi per ritenere che esiste la concreta intenzione di realizzare quel deposito proprio in Sardegna! Allora occhio!!! Ha gia' cantato ben piu' di due volte!!
Nucleare: Galletti, sito rifiuti? Sardegna puo' star tranquilla 
(AGI) - Firenze, 20 apr. - "Nessuna decisione e' stata presa. La Sardegna puo' star tranquilla". Cosi' il ministro per l'Ambiente Gian Luca Galletti, a margine della conferenza mondiale sull'impatto ambientale promossa da Iaia, ai giornalisti che gli chiedevano un commento alle preoccupazione della Sardegna, in seguito alle voci che darebbero questa regione come sito scelto per il deposito nucleare unico dei rifiuti radioattivi.(AGI) Fi3/Mav (Segue)
Nucleare: Galletti, sito rifiuti? Sardegna puo' star tranquilla (2)
(AGI) - Firenze, 20 apr. - "Non e' stata presa, da parte del governo, alcuna decisione - ha spiegato Galletti - perche' e' in corso un processo molto trasparente, molto partecipato che si concludera' con l'inizio dell'anno nuovo. Oggi noi stiamo valutando, come ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico, la carta fornita dall'Ispra e dalla Sogin che individua tutti i siti, in tutto il territorio nazionale, che hanno le caratteristiche tecniche per poter ospitare quel sito. Dopodiche' ci sara' una consultazione pubblica, un dibattito pubblico molto ampio - ha concluso Galletti - e alla fine di questo processo partecipato si decidera' il sito". (AGI)

venerdì 13 marzo 2015

CI SEI O CI FAI?

(di Tritone)
Le allarmanti notizie diramate sulle pagine del quotidiano L’UNIONE SARDA lo scorso 7 marzo pare che solo oggi abbiano messo qualcuno a conoscenza del triste primato che l’isola ha il merito di vantare: il territorio più inquinato d’Italia!
E’ da anni che il nostro Comitato lo fa presente - e non per capriccio - ma sulla base di inconfutabili ricerche e documenti pubblicati da studiosi, e quindi noti e visionabili per chiunque possa nutrire qualche interesse in proposito.
Se tanto mi da tanto, rileviamo tristemente che mamma Regione ha manifestato un disinteresse assoluto sull’argomento. L’alternanza dei decisori politici non ha infatti portato alcun beneficio all’isola. Ci permettiamo di dire che queste persone, di cui è ormai certificata l’inadeguatezza, hanno anzi messo in evidenza proprio il contrario, ossia la loro - e di conseguenza anche nostra - strutturale debolezza nel contraddittorio con la Terra, il paesaggio e l’immenso patrimonio custodito dal nostro territorio. Stanno pensando ad altro, chissà a cosa, ma di sicuro non sono in grado di toglierci dalle sabbie mobili dove ci hanno scaraventato e che sempre più ci inghiottiscono!
A proposito di questa per noi semplice ma per loro imbarazzante deduzione, è  però corretto rilevare che l’indagine epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità che ha denunciato il primato isolano non ha interessato  tutte le aree della nostra martoriata isola, tenendo fuori dalla contesa, udite udite: la piana di Ottana, l’area di Sarroch e le aree militari di Quirra e Teulada. Luoghi dove si muore per malattie come il tumore, il linfoma e la leucemia. Cosa vuoi che sia! Che necessità e che urgenze ci sono per far cambiare rotta a coloro che allegramente governano?
A parte il disgustoso e sprezzante contenuto del mio preambolo, devo dire che il motivo per cui mi sono trovato a scrivere queste due righe è dovuto al fatto che proprio nei giorni scorsi, a proposito del disprezzo per il nostro territorio e di tutte le sue attività produttive, navigando fiduciosamente sul web alla disperata ricerca invece di buone nuove, mi sono imbattuto sulla prima pagina del quotidiano on line L’UNIONE SARDA.it. Nel pezzo, il direttore Emanuele Dessì si ergeva - ahinoi - a difensore e paladino della nostra terra intitolando l’articolo: “La Sardegna, un dono di Dio che nessuno valorizza”.
Ma non è - mi sono chiesto - che stiamo per caso parlando dello stesso Dessì che lodava il Progetto Galsi mentre “moderava” il Convegno organizzato per la sua presentazione (il 23 novembre 2009 al T-Hotel di Cagliari) dalla generosa compagine algerina che, lancia in resta e grazie alle gambe spalancate della nostra lungimirante (taddannu!) Giunta Regionale, volevano sventrare il nostro territorio a favore del miracoloso metano? Come è che si chiamava l’incontro? Ah si, “Il gasdottoGalsi: nuova energia per la Sardegna”. No, non può essere lo stesso Dessì che, mentre l’allora assessore regionale della programmazione Giorgio La Spisa motivava la volontà della Regione di voler procedere alla costruzione del metanodotto  - ovviamente per il nostro bene e per il lussureggiante futuro delle nostre prolifiche industrie - al pari degli organizzatori invitava le forze dell’ordine presenti in sala a limitare i brusii che pervenivano dal fondo della sala dove alcuni “facinorosi del NoGalsi” (quattro persone) andavano sedati in quanto disturbavano la quiete di chi allegramente se le cantava e suonava come voleva, tanto…., meglio proseguire nella farsa fra pochi intimi e senza interlocutori invece di azzardare un contraddittorio con chi la pensava diversamente, e non per capriccio, ma perché correttamente informati e documentati sul tema. Così è davvero tutto troppo facile, ed è quantomeno triste constatare come la Regione ancora una volta si sia irresponsabilmente resa complice, alle spalle dei Sardi, nell’allestimento di questa commedia.
Oooooh, a proposito, ma non è che stiamo parlando di quel Dessì che conduceva tempo fa sull’emittente Videolina la trasmissione “MONITOR”? No, certamente no. Non può essere quello che presentò la puntata del 15 febbraio 2012 - intitolata “Gassintegrato” - accogliendo il presidente di Galsi S.p.A. come un messia inviatoci dal Signore, e conducendo spudoratamente una trasmissione pro gasdotto al pari di Mauro Pili, Alessandra Zedda, Tonino Tilocca e lo stesso presidente della società Roberto Potì, badando bene di concedere il minimo spazio ai sostenitori della linea opposta: Claudia Zuncheddu, Cristiano Sabino, Sergio Diana del Comitato, Bustianu Cumpostu etc…. Eppure mi sembra proprio di ricordare fosse lui a chiudere la trasmissione con un rassicurante sorriso rivolto all’indirizzo di Potì e al pubblico a casa, affermando che per fortuna dei Sardi e per buona pace dei contrari al metanodotto, quell’opera insulsa si sarebbe giustamente realizzata.
E allora, se i fatti sono questi e ha scritto quelle cose, stai a vedere che questo signore - se di lui si tratta - pare si sia redento o sia in procinto di farlo. Nel suo pezzo parla infatti “di folgorazione sulle vie della Sardegna”, da lui girata in lungo e in largo per registrare programmi televisivi.
Accipicchia, se così fosse c’è davvero voluto parecchio tempo per destarlo dal suo torpore e dalle sue convinzioni. Non è che per caso ha anche finalmente compreso che si trattava della peggiore speculazione nella storia industriale dell’isola? Un danno incalcolabile per la Sardegna intera ed i suoi pacifici abitanti, e poi prosegue affermando “di provare vergogna per non aver contribuito a svegliare il sonno della ragione della nostra classe politica, incapace di tutto”.
Auspichiamo che queste meritevoli e peraltro veritiere affermazioni siano frutto di una persuasione non occasionale, e comunque, visto il ruolo che ricopre e l’attività che esercita, se così non fosse non mancheranno le occasioni per comprenderlo. Anche perché purtroppo non è solo lo spettro del metanodotto Galsi ad incombere ancora sulle nostre teste. D’altronde cosa ci si può attendere dall’attuale classe politica e da chi ci amministra?
La nostra terra, per scelte politiche assurde prorogatesi nel tempo e per le quali nessuno ha mai pagato dazio, a parte noi cittadini, ma anche a causa di una purtroppo scadente, a volte di parte, e quindi scorretta informazione giornalistica, è purtroppo diventata una vera pattumiera a disposizione dei maneggioni di turno (pale eoliche, anche off shore, trivelle, bio raffinerie, impianti fotovoltaici, di smaltimento di biomasse e termo solari etc….), un attacco frontale e costante in una kasbah totalmente priva di regole. Peraltro in una regione che non ha bisogno di nulla perché sufficiente dal punto di vista  energetico.
Altro che Piano energetico regionale, poveri noi! E chi lo dovrebbe studiare e disciplinare, personaggi facili prede di lobby senza scrupoli? Ma pogaridadi! Non ne mancano mai, ed oggi infatti tremiamo all’idea che nell’assordante silenzio della inconsistente politica possa - però a cose ormai fatte - addirittura prendere realmente corpol’ipotesi che in Sardegna venga a breve istituito il deposito nazionale dellescorie nucleari. Altro che “Isola dei longevi” da presentare all’imminente apertura dell’Expo milanese. Mai immagine può essere più falsa considerato che in Sardegna un abitante su tre vive - meglio dire sopravvive - in una zona inquinata.
Rimbocchiamoci le maniche tutti, altro che storie, e ciascuno in coscienza faccia la propria parte! Anche nella nostra isola devono esistere i diritti di tutti: quello al lavoro, alla salute e ad un ambiente salubre. Chi sa dirmi dov’è tutto questo? L’alternativa è andarsene e liberare il campo. E forse è proprio questo il disegno che qualcuno va perpetrando.

domenica 8 marzo 2015

LA SARDEGNA E' "ANCORA" LA REGIONE PIU' INQUINATA D'ITALIA

(di Sergio)
L'ennesima conferma arriva dal quotidiano locale l'UNIONE SARDA che riprende un'articolo pubblicato dalla Nuova Sardegna circa 4 anni fa, per l'esattezza nel novembre del 2011. In quell'articolo si illustravano i dati  allarmanti contenuti nel rapporto sui siti di interesse nazionale che devono essere bonificati, elaborato da Greenpeace con il Sin Italy. In quel tempo durissima fu la reazione di Cappellacci, allora presidente della Regione, che tuonava: "si dovrà dare il via in tempi brevissimi ai primi interventi urgenti finalizzati alla rimozione delle situazioni di pericolo, nonchè per fronteggiare i danni conseguenti all'inquinamento del territorio", e di Giorgio Oppi, allora assessore all'ambiente, che non lesinava un: "Finora è stato speso pochissimo, stiamo lavorando per accelerare al massimo gli interventi".
La notizia non pare abbia destato grande scalpore ne allora ne ieri. Evidentemente ai sardi non interessa se bevono Carignano al piombo ne, tantomeno, se la notizia vola anche dove non dovrebbe, cioe' nelle case di coloro che vedevano la Sardegna come "luogo incontaminato" dove trascorrere le vacanze. Tutti sappiamo bene che ai nostri illuminati amministratori interessa piu' l'industria chimica piuttosto che quella turistica, anche se nessuno sa bene perche'. Probabilmente perche' in determinate aree dell'Isola vengono  votati da una parte della popolazione che ha piu' a cuore il proprio misero orticello, piuttosto che l'interesse comune alla salute e al benessere. Ma ora la cosa dovrebbe farsi seria poiche' ne va della salute di tutti noi e delle generazioni future. Eppure no. Non succede nulla. "Destra" e "sinistra" si alternano allegramente al governo di una Regione che sta morendo ma...Niente. Nulla cambia. Tantomeno le facce di coloro che, sempre gli stessi e ben pagati, giocano da decenni nell'assurdo sport regionale di "fottere l'Isola". Forse, le persone intelligenti e per bene di questa Terra martoriata di Sardegna, dovrebbero sedersi intorno a un tavolo, guardarsi negli occhi e decidere finalmente se fare qualcosa per mandarli tutti a casa e, finalmente, Governare l'Isola per il benessere e la felicita' dei suoi abitanti. Oppure, considerando tutto cio' una battaglia persa, andarsene. Si, andare via. Perche' restare significa rischiare la vita.

sabato 7 marzo 2015

Teramo, esplode Gasdotto. Nessuna lezione per gli amanti del gas nostrani

 Noi dei "comitatini" dobbiamo fare parecchia attenzione quando difondiamo certe notizie. Le classiche reazioni di chi le commenta (ovviamente in privato e guardandosi bene dal legittimarci come interlocutore) oppure e' costretto a prenderle in considerazione a causa del ruolo istituzionale che svolge in materia sono, nell'ordine, le seguenti:
- sembra che non vedano l'ora che accadano incidenti per dimostrare che avevano ragione loro;
- un incidente e' un'incidente...sono cose che possono capitare;
- portano sfiga.
Non e' questa la sede per lanciare un dibattito sul ruolo dei Comitati di Cittadini in Sardegna e sulla considerazione, inesistente, che ad essi viene prestata dalle istituzioni a tutti i livelli. Ci limitiamo dunque a riportare la notizia cosi' com'e', senza commenti e con un video: 
Per quanto ci riguarda, e' comunque difficile non trarre delle conclusioni da questo triste evento.
Immaginiamo la nostra Terra tagliata in due da una trincea di 272 km
 
oltre alle diramazioni da questa verso le poche zone servite dal gas. 
Immaginiamo interminabili lavori che durano, andando bene, almeno 10 anni.
 
Immaginiamo anche l'improbabile ipotesi che, quando e se i lavori saranno finiti, ci sia ancora del gas da trasportare. 
Immaginiamo un'estate calda anche a causa degli incendi che certi "sardi" regalano ogni anno alla loro Isola:
BUM!
Ma questo non e' che il frutto della fantasia morbosa di una di quelle inutili aggregazioni di cittadini nate per difendere la Terra in cui vivono, non si sa bene da chi e da che cosa, considerato che la Regione e' sempre ben informata e aggiornata, ha sempre la situazione sotto controllo, le idee chiare e, soprattutto, ha a cuore unicamente il  benessere e la felicita' di tutti noi. Che bisogno ha di sentire i cittadini? Cosa ne sanno loro di energia, di ambiente e di "sviluppo"? Meglio consultare CONFINDUSTRIA o la sua associazione ambientalista: LEGAMBIENTE
I cittadini ed i comitatini sono un ostacolo e basta! 
L'ultimo convegno sull'energia organizzato a Cagliari da Confindustria. Ovviamente, dei "comitatini" nemmeno l'ombra.


martedì 13 gennaio 2015

VERGOGNA!!

Fotovoltaico a Villasor, presunta truffa da 62 milioni: ecco gli indagati sardi 

E il fantomatico Piano Energetico regionale? Come volevasi dimostrare, questa Giunta prosegue sulla stessa linea della precedente:
- nessuna programmazione
- nessuna regola
- nessun coinvolgimento delle popolazioni interessate
- nessuna innovazione
- via libera a imbroglioni e mafiosi (locali e non)
- via libera all'improvvisazione di amministratori incapaci e incompetenti, in tutti i livelli.
Continuiamo cosi', facciamoci del male!


martedì 30 dicembre 2014

Rassegna stampa di fine anno....

Rassegna stampa di fine anno non tanto rassicurante, soprattutto se consideriamo il fatto che la nostra Regione sta decidendo di investire su quella pericolosa fonte energetica. Ecco in cosa si trova immischiata la nostra Isola, ed ecco da cosa dovrebbe dipendere il nostro futuro energetico.... 

Nessun@ si potra' permettere di dire: "Non lo sapevamo"!!

Buona lettura. 

IL FATTO QUOTIDIANO: Crisi russa, Unicredit presta 390 milioni al gigante del gas di Putin, Gazprom

Crisi russa, Unicredit presta 390 milioni al gigante del gas di Putin, Gazprom


L’accordo, secondo l'azionista di maggioranza del naufragato consorzio South Stream, è "di grande importanza storica" anche per "l'ampliamento della cooperazione di Gazprom con i circoli finanziari dell’Italia e dell’intera Europa"

*****

RAI NEWS: 

  • Eni cede a Gazprom la quota di partecipazione nel gasdotto South Stream - La società era stata messa in piedi per costruire la parte offshore del gasdotto South Stream, progetto bloccato di recente da Mosca 

  • Gazprom: paesi Ue paghino la costruzione del gasdotto alternativo a South Stream -Secondo la stampa russa, Gazprom punta alla Turchia per portare il gas in Europa, bypassando l'Ucraina e attraverso condotte che dovrebbero giacere sui fondali del Mar Nero

 
 SEMPRE RAI NEWS:

Eni cede a Gazprom la quota di partecipazione nel gasdotto South Stream

La società era stata messa in piedi per costruire la parte offshore del gasdotto South Stream, progetto bloccato di recente da Mosca

- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/eni-cede-quota-partecipazione-progetto-south-stream-bloccato-da-putin-890f4d46-9e87-4262-bcd2-8ad94282b2b5.html#sthash.MsX8eslP.dpuf

ni cede a Gazprom la quota di partecipazione nel gasdotto South Stream

La società era stata messa in piedi per costruire la parte offshore del gasdotto South Stream, progetto bloccato di recente da Mosca



- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/eni-cede-quota-partecipazione-progetto-south-stream-bloccato-da-putin-890f4d46-9e87-4262-bcd2-8ad94282b2b5.html#sthash.MsX8eslP.dpuf

LA STAMPA: Putin gela l’Ue e chiude l’autostrada del gas. Renzi: per noi il progetto non è fondamentale Saipem a picco a Piazza Affari: -10,8 per cento - Lo stop del Cremlino alla costruzione del gasdotto South Stream spiazza Bruxelles

mercoledì 17 dicembre 2014

TRANQUILLI, CI PENSA PIRAS!



Dopo le stabilianti performance di Alessandra Zedda, assessora all'industria della Giunta Cappellaci che, come e' noto a tutti, ha risollevato le sorti dell'industria sarda, ora e' il turno di Maria Grazia Piras, incaricata dall'attuale Giunta Pigliaru di proseguire nel proficuo e produttivo lavoro svolto dalla sua predecessora di cui i risultati sono dinanzi agli occhi di tutti. 
La brillante assessora della sinistra indipendentista sarda, attualmente al governo, punta questa volta su un elemento nuovo al quale nessuno aveva ancora pensato, proponendo di dedicare tempo, risorse e investimenti a cio' che lei e la sua Giunta considerano "un elemento fondamentale di riequilibrio dello svantaggio competitivo della Sardegna". Non si tratta di affrontare la disastrosa situazione infrastrutturale di un'Isola dove spostarsi con qualunque mezzo o collegarsi a internet e' un'impresa. Neppure del problema dei collegamenti con il resto del Mondo o delle penalizzazioni che soffre la  Sardegna in termini di costi di trasporto, servitu', etc...Il genio della Signora Piras non si sofferma neanche su trascurabili problemucci  abbondantemente gia' visti e affrontati quali, ad esempio, la piaga della disoccupazione, della dispersione scolastica, quella dello spopolamento o quella -che conosce bene dopo anni di impegno presso l'API- dell'impressionante tasso di mortalita' delle imprese (e degli imprenditori). La lucida analisi dell'amministratrice e della sua Giunta prescindono anche da fattori ormai trascurabili quali, ad esempio, la tradizionale incapacita' a programmare e gestire le risorse finanziarie che, sin dagli anni 80, hanno impinguato le casse regionali; oppure la nutrita schiera di enti, agenzie e organismi di varia reputazione e provenienza che, ormai da decenni, pescano dalle casse regionali anche per gestire o attuare fantomatici "programmi di sviluppo". L'elemento fondamentale di "riequilibrio" del nostro beneamato "svantaggio" non passa neppure dalla soluzione dei gravissimi problemi di inquinamento causati dalle industrie multinazionali preda-e-vinci, che hanno messo e mettono in ginocchio le tradizionali e reali economie (turismo, cultura, agro-alimentare, ambiente) di intere aree della nostra Isola, ormai la regione piu' inquinata d'Italia. No, niente di tutto questo. Secondo la spumeggiante esponente della Giunta, che ha ovviamente sondato scrupolosamente tutte le possibilita' offerte dal progresso e dalle piu' moderne tecnologie oggi a disposizione,  la soluzione e' la metanizzazione dell'Isola. Si, avete letto bene. La novita' appena uscita dalla bacchetta magica della Signora Piras e' proprio questa: la METANIZZAZIONE. Un progetto al quale sta lavorando con grande impegno e che, sia ben chiaro, non ha affatto abbandonato dopo la fuoriuscita dal Galsi. E i soldi per realizzarla (circa 1 miliardo e 200 milioni di euro)? Nessun problema! L'operazione e' a costo zero per noi. Il danaro ce lo daranno lo Stato, i privati e la stessa Unione europea. I tempi? Si fara' in fretta applicando il ben noto e collaudato approccio 131. E poi, che ci vuole a sventrare in due un'Isola come la nostra? Ma la Signora Piras rilancia: alcune "criticita'" energetiche, quali ad esempio la E.On di Fiumesanto (Porto Torres) ormai "fuori norma"; Ottana Energia che, mischinetta, e' stata colpita dalla crisi europea, oppure il sito Enel del Sulcis anche quello, mischino, colpito da una "debolezza strutturale", verrebbero immediatamente risolti. Come? Alimentandoli col gas! Semplice no!
Dunque possiamo stare tranquilli. Adesso ci pensa Piras!


Energia: Giunta al bivio, gasdotto Toscana e rigassificatore
Annuncio dell'assessore Piras in Commissione Consiglio
CAGLIARI

(ANSA) - CAGLIARI, 16 DIC - La metanizzazione della Sardegna passa attraverso due ipotesi sulle quali sta lavorando la Giunta regionale e in particolare l'assessorato dell'Industria: "la realizzazione di un gasdotto Sardegna-Toscana che sarebbe la più conveniente per tutti gli utilizzatori finali (industrie e famiglie) o di un rigassificatore, certamente più oneroso sotto tutti gli aspetti". Lo ha annunciato l'assessore regionale dell'Industria Maria Grazia Piras nell'audizione davanti alla commissione Attività produttive del Consiglio regionale, presieduta da Luigi Lotto (Pd). "I costi del gasdotto, secondo una stima attendibile, sarebbero di 1 miliardo e 200 milioni di euro, cifra che - ha aggiunto l'assessore Piras - potrebbe essere coperta dal concorso di più soggetti, dallo Stato ai privati, alla stessa Unione europea che potrebbe inserire il progetto nel programma di investimenti finalizzati alla crescita che sta per essere varato". Secondo l'esponente della Giunta la metanizzazione rappresenta "un elemento fondamentale di riequilibrio dello svantaggio competitivo della Sardegna: un progetto al quale stiamo lavorando con grande impegno e che non abbiamo affatto abbandonato con la fuoriuscita dal Galsi". Piras ha, infine, sostenuto che "la proroga del regime di essenzialità per il sistema energetico sardo è strategica per il governo regionale. Per ora l'abbiamo ottenuta fino ad aprile 2015 ma il nostro obiettivo è estenderla a tutto l'anno e definire con il Governo nazionale i termini della questione energetica. Inoltre i tre principali poli energetici della Sardegna presentano significative criticità - ha concluso - E.On di Fiumesanto (Porto Torres) formalmente in vendita ed in procinto di andare fuori norma nel 2016, Ottana Energia colpita dalla crisi europea che ha investito Ottana polimeri, il sito Enel del Sulcis, che ha una sua debolezza strutturale". (ANSA).

domenica 12 ottobre 2014

ALT, QUI NON SI PASSA!

E’ risaputo che ognuno a casa propria possa comportarsi come ritiene opportuno con chi lo viene a trovare: parenti, amici, ospiti, visitatori improvvisati o stagionali, etc.
A casa propria però! Ciò che ancora oggi accade nella nostra bella isola di Sardegna, invece, non trova esattamente corrispondenza con queste normali regole di civiltà ed educazione.
Esempi? A bizzeffe, e c’è da vergognarsene davvero! C’è davvero l’imbarazzo della scelta! E tutti quelli meritevoli di menzione - si fa per dire - sono a scapito nostro, della nostra salute e quella del territorio, e della nostra cultura improntata sull’ospitalità e il rispetto di chi ci troviamo di fronte, chiunque esso sia.
A lungo andare, però, i misfatti e le continue vessazioni imposte dallo Stato al paziente popolo sardo - con la colpevole partecipazione delle istituzioni regionali, a tutti i livelli - hanno cominciato a produrre effetti negativi sulla nostra visione di cordiale accoglienza, e sul reale interesse che i decisori politici manifestano per il nostro territorio ed i suoi educati e pacifici abitanti.
Proviamo però a chiederci come la Sardegna - in questi ultimi anni - sia spesso riuscita a divincolarsi dalla stretta morsa speculativa dei soliti rapaci affamati, pronti ad avventarsi sull’ambita preda per soddisfare la loro fame. Come è stato possibile arginare questo perverso meccanismo fino ad accertare l’inversione di rotta da parte di “pericolosi protagonisti senza scrupoli” su alcuni progetti assolutamente speculativi, quali il GALSI o le trivelle etc….?
E’ presto detto, grazie ai Comitati spontanei di cittadini. Loro, e solo loro si sono fatti portavoce di un malessere diffuso capace di generare in ciascuno una presa di coscienza importante: certificare l’inadeguatezza della classe politica nazionale - per quel che ci interessa, soprattutto di quella sarda - e quindi scendere in campo per combattere, a tutela dei propri diritti e della propria libertà, per invertire la rotta di un percorso ormai consolidato, sempre a scapito nostro ma a favore dei soliti noti, e così liberarci dalla stretta morsa di chi allegramente ci governa, gentaglia addirittura capace di condurre la Sardegna e noi Sardi in questa ingiusta ma ormai, purtroppo, estrema condizione di sopravvivenza.
Altro che “comitatini” come li ha definiti il premier Renzi. I cittadini italiani  hanno deciso di difendere il loro patrimonio e le loro bellezze, e anche noi sardi ci siamo ribellati. Il mare, la cultura, l’arte, i nuraghi, i prodotti enogastronomici, la storia antichissima della nostra terra sono beni inestimabili che non può portarci via nessuno, per nessun motivo nè tantomeno con i soprusi. ALT, QUI NON SI PASSA! E’ questo il messaggio che viene trasmesso dai Comitati ai vecchi e nuovi barbari dominatori e, forse, il Governo regionale comincia a sentire qualcosa. Speriamo non sia solo una sensazione. 
TRITONE

mercoledì 17 settembre 2014

Ha da passà 'a nuttata.....

DECRETO SBOCCA ITALIA: un balordo bluff che accellera il declino di un Paese allo sbando. Mafia e lobby energetiche ringraziano. Nessuna prospettiva di occupazione sana e stabile. Folli investimenti su fonti energetiche non rinnovabili e nessuna garanzia circa la soluzione urgente dei problemi energetici del Paese. Licenza di continuare a compromettere il nostro ambiente e le nostre risorse. Fretta incontrollabile nelle procedure, con successivo esproprio delle competenze previste dall’art. 117 della Costituzione.
Oltre che con la costituzione, non credo che renzi abbia fatto ancora bene i conti ne con l'UE, ne con i sindaci seri e ne con quelli che chiama "COMITATINI".
.....Le attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere d’interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili.
I relativi decreti autorizzativi comprendono, pertanto, la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi.
Inoltre, per i procedimenti di valutazione d’impatto ambientale in corso presso le Regioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi, la Regione presso la quale è stato avviato il procedimento, deve concludere il procedimento entro il 31 dicembre 2014. Decorso inutilmente tale termine, la Regione trasmette la relativa documentazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare."....

mercoledì 10 settembre 2014

NOI CI ANDIAMO, E VOI?

Capo Frasca 13 settembre 2014: Manifestazione contro esercitazioni, poligoni e servitù militari!






lunedì 1 settembre 2014

Alla canna del gas II


Qualche giorno fa lo davamo per morto e sepolto. Invece no. Nei caldi pomeriggi d'agosto, il fantasma del GALSI continua ad aggirarsi nelle stanze vuote di Viale Trento, lasciando segnali un po' ovunque, al fine di convincere la Regione a ripensarci, riesumando il progetto almeno per un supplemento di autopsia e, in ogni caso, per realizzarne almeno una parte: la cosiddetta, mitica, “Dorsale”. E, secondo noi, e' proprio li che tutti i nostri illuminati politici e amministratori andranno a parare. Infatti, il temporaneo black out di GALSI pare dovuto proprio alla ricerca di un nuovo nome da dare al progetto, mutilato della parte a mare. Come si chiamera'? GASRI (Gasdotto Sardegna Rinascita)? GASPERS (Gas Per i Sardi)? SGASVIC (Sardegna Gas Sviluppo e Crescita)? Chissa'? Probabilmente si lancera' un concorso di idee nelle scuole, soprattutto in quelle del Sulcis, di Porto Torres o di Ottana, tutti territori beneficiari delle innovative ed efficaci politiche industriali avviate sinora inSardegna. Intanto volano via ancora soldi – sempre i nostri –, questa volta per pagare la consulenza di improbabili “advisor” che sopperiscano alla carenza di neuroni nostrana “aiutando la SFIRS nelle decisioni da prendere”. Scommettiamo che il grande esperto viene da casa GALSI? Al riguardo c'e' anche da chiedersi perche' andare a cercare altrove gli “advisor” quando da noi abbondano! Basta leggere le dichiarazioni di Giacomo Migheli, segretario dellaFilctem-Cgil, confederazione sindacale impegnata nel “promuovere una vera e propria politica industriale integrata nei confronti del Governo e delle imprese su innovazione di processo e di prodotto, per puntare su maggiore efficienza energetica”. Nel frattempo si perdono 1000 posti di lavoro al giorno, la gente continua ad indebitarsi, le aziende falliscono, i giovani vanno via e non tornano, le tasse aumentano, mancano i servizi e le infrastrutture fondamentali.....Ovviamente tutto a causa della mancanza di gas!
In realta', al becero regime che governa da lungo – troppo - tempo, tutto questo non interessa. Noncuranti di quanto sta accadendo, continuano imperterriti a proporre le stesse ricette buone per tutte le stagioni e fondate sui soliti pedanti slogan, quali, oltre al “gas”, la “crescita”, lo “sviluppo”, la competitivita'”, etc., etc..Tanto a loro la poltroncina, il posticino di potere e lo stipendietto non manca, e continuano a mantenere lo stesso bel tenore di vita, impensabile in un Paese civile soprattutto in considerazione dei “risultati”.
Ad esempio, giusto per comprendere ancora meglio con chi si ha a che fare, leggete questo estratto da un  articolo apparso recentemente su un quotidiano locale:
"....Nulla è ancora deciso, sono diverse le soluzioni sul tavolo. Il trasporto con le metaniere non legherebbe la Regione a un fornitore unico: anzi le permetterebbe di comprare il gas in forma liquida dove conviene di più"! Non vi viene spontaneo domandarvi: ma perché hanno perso così tanto tempo, soldi e risorse umane per il progetto GALSI, se sapevano che le navi metaniere convenivano di più??? Boh...Ma puo' essere che l'illuminazione di queste personcine è troppo elevata per noi!!!
La realta' e' che non abbiamo bisogno di gas
Abbiamo urgente bisogno di gente che usa il cervello e lo mette a disposizione dei reali interessi dell'Isola, per il benessere e la felicita' dei suoi abitanti. 
Abbiamo urgente bisogno di scelte coraggiose, anche se impopolari. 
Abbiamo bisogno, finalmente, di programmare saggiamente le poche risorse finanziarie a disposizione e, finalmente, utilizzare le immense ricchezze e l'enorme patrimonio che la Sardegna ci mette a disposizione, invece di distruggerlo, svenderlo e disprezzarlo impunemente, in cambio di qualche posto di lavoro finto e del potere efimero di cui beneficiano pochi sciagurati.
Ma il tempo a disposizione e' poco. Ed e' fantascienza sperare che qualcuno ammetta la propria inadeguatezza ad affrontare quanto sta accadendo, facendosi una buona volta da parte, e per sempre.
La realta' e' che e' la Sardegna ad essere, ormai, “alla canna del gas”!

sabato 30 agosto 2014

CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

Nessuna risposta! Nessuna spiegazione! Nessun commento!  
Un progettino da 3 miliardi di € nostri e 120 milioni dell'UE (nostri pure quelli). Una SpA con Capitale Sociale di € 37.419.179  di cui una quota della SFIRS (uscita recentemente dalla compagine) dell' 11,51% (circa 11 milioni di €!!!!). Uffici a Milano in Foro Bonaparte. Un CdA, un Presidente, Direttori, funzionari, consulenti, progettisti...Una nave che scorrazzava allegramente nel Mediterraneo...Una rete di politici e amministratori ben leccata sia a livello regionale (qui sotto riportiamo una perla: il discorso a favore del GALSI tenuto in Consiglio Regionale dall'ex consigliere PD Giampiero Diana) che nazionale......
Nessun accenno al GALSI nel divertente piano/bluff "Sblocca Italia" annunciato recentemente da Renzi? Niente paura! 
In Regione e' gia' pronto un'altro valido alibi alla loro mancanza di idee, di fondi, di capacita' e di neuroni.......E, se non stiamo in campana,  sfodderanno ugualmente la nostra Isola in due, potete contarci!
Mentre il resto del mondo usa con successo le fonti rinnovabili, i sardi - mischinetti - non possono farlo. 
O il gas o niente. 
E intanto, le potenti industrie della Sardegna che il mondo ci invidia..Languono...Per mancanza di gas!


 "......L’UNICA POSSIBILITA’ E’ QUEL TUBO CHE ALIMENTA LA RETE TRANSEUROPEA DA CUI NOI SPILLIAMO QUALCHE CENTINAIO DI METRI CUBI DI METANO MA QUEL METANODOTTO SERVE PER PORTARE OTTO MILIARDI DI METRI CUBO ALLA RETE TRANSEUROPEA E ATTENZIONE, ANCHE TECNICAMENTE, BADATE E’ BANALE, IO NON SO COSA ABBIA DETTO IL PRESIDENTE DELLA SFIRS E MI DISIPACE NON ESSERE STATO PRESENTE, NOI DIVENTIAMO UN NODO DI UN SISTEMA A RETE EUROPEO. MA E’ EVIDENTE, E’ EVIDENTE CHE IN SARDEGNA CI DEVE ESSERE UNA GRANDE STAZIONE DI POMPAGGIO PERCHE’ DEVE TRASMETTERE IN QUEL METANODOTTO OTTO MILIARDI DI METRI CUBI, ATTENZIONE LA REVERSIBILITA’ DEL TUBO INTERVIENE, LO DICO BADATE CON MOLTA MODESTIA,  SE NOI ABBASSIAMO LA PRESSIONE CHE SERVE PER SPINGERE OTTO MILIARDO DI METRI CUBO DI METANO BASTA ABBASSARE QUELLA PRESSIONE  E BADATE E’ COME I VASI COMUNICANTI, POI ARRIVA OVVIAMENTE DAL RESTO DELLA RETE IL METANO IN SARDEGNA. SE NON CI FOSSE LA POSSIBILITA’ DI ADDUZIONE DALL’ALGERIA. STIAMO PARLANDO DI QUESTO. IO SON D’ACCORDO INVECE CON ALCUNI COLLEGHI CHE INTERVENGONO SULLE CONDIZIONI... EHHH COME DIRE..DI FINANZIAMENTO PERCHE’ CREDO CHE SU QUESTO PUNTO...". Giampiero Diana

venerdì 13 giugno 2014

ECCO COS'E' LEGAMBIENTE!

Ecco la verita' sull'unica associazione "ambientalista" che in Sardegna sostiene il GALSI. Vediamo perche':

La principale organizzazione ambientalista italiana ha quote in alcune società, come Azzero CO2 che investe sulle fonti rinnovabili grazie anche agli incentivi pubblici e ha come clienti alcuni colossi dell'energia. Oltre ai potenziali conflitti di interesse, c'è il rischio di incompatibilità tra affari e settore non profit di utilità sociale. La replica dell'associazione: "Il nostro impegno concreto è utile a indirizzare le scelte industriali e ambientali del Paese"

Oltre 115mila tra iscritti e sostenitori. Più di 3mila giovani che partecipano ai suoi campi di volontariato. Tante iniziative a difesa di natura e territorio. Ma Legambiente non è solo questo: la più importante e influente organizzazione ambientalista italiana fa anche business. Su che cosa? Su ambiente e fonti rinnovabili, con tanto di potenziali conflitti di interesse. Ma non solo, perché Legambiente è una onlus, un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale. E secondo gli esperti interpellati da ilfattoquotidiano.it, il docente di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Milano Ugo Minneci e il consulente su legislazione e fiscalità degli enti non profit Carlo Mazzini, “una onlus non potrebbe detenere partecipazioni in grado di garantirle il controllo di società di capitali, pena la perdita dello status stesso di onlus e delle conseguenti "agevolazioni fiscali”. Senza contare che quando non è la stessa Legambiente a fare impresa, ci pensano diversi suoi dirigenti e consiglieri nazionali ad aggiungere al loro ruolo di ambientalisti quello di imprenditori.
Azzerare la CO2? Con la srl è meglio
Per combattere il surriscaldamento globale la soluzione è una: limitare le emissioni di anidride carbonica. Dall’enunciare un sacrosanto principio ambientalista a farci sopra affari il passo è breve. Tanto che il principale braccio operativo di Legambiente si chiama proprio Azzero CO2, una srl con 119mila euro di capitale sociale che offre diversi servizi, dalla consulenza in ambito energetico alla progettazione e realizzazione di impianti che sfruttano fonti rinnovabili. Il business tira, grazie anche a clienti come il colosso Enel, Edison e Sorgenia, tutti attivi nel settore energia.
Legambiente possiede direttamente il 36% della società, mentre il 15% è in mano alla fondazione Legambiente Innovazione, che per l’associazione si occupa dei premi alle imprese che sviluppano prodotti innovativi dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Gli altri due soci sono il circolo di Legambiente ‘Festambiente’ (9%) e l’associazione Kyoto Club (40%), anch’essi legati alla onlus ambientalista. I circoli, nello statuto, sono infatti definiti “organi decentrati di Legambiente”. Kyoto club invece è un’organizzazione non profit presieduta dal neo presidente di Terna Catia Bastioli che tra i propri soci ha la stessa Legambiente insieme a molte società che operano nel settore dell’energia e alle industrie dell’eolico che fanno parte dell’Anev (Associazione nazionale energia del vento). Tra i suoi scopi, si legge sul sito, c’è quello di “stimolare proposte e politiche di intervento mirate e incisive nel settore energetico-ambientale”. Fare lobby, insomma, con il supporto di Legambiente, che in Kyoto club può contare sul vice presidente Francesco Ferrante, membro del direttivo dell’organizzazione verde ed ex parlamentare del Pd.
(Infografica di Pierpaolo Balani)
Il ruolo di Legambiente nella gestione di Azzero CO2 è evidente: tutti i vertici della società fanno parte anche degli organismi dirigenti della onlus che, va detto, contano più di 400 persone. Il presidente di Azzero CO2 Giuseppe Gamba è un membro della presidenza del comitato scientifico di Legambiente, l’amministratore delegato Mario Gamberale è nel consiglio nazionale, mentre il consigliere della srl Sandro Scollato è nel direttivo nazionale e ha sostituito poco più di un mese fa un altro dirigente di Legambiente, Mario Zambrini. E gli altri due consiglieri di amministrazione? Edoardo Zanchini è il vice presidente della onlus, mentre Andrea Poggio ne è il vice direttore generale. Azzero CO2, insomma, è una diretta emanazione di Legambiente.
Niente che l’organizzazione ambientalista abbia mai tenuto nascosto. Anzi ne ha sempre fatto una ragione di vanto, visto che secondo i vertici con il business bisogna sporcarsi le mani per indirizzare le scelte industriali e ambientali del Paese. Il vice presidente Zanchini, che per Legambiente è anche responsabile del settore Energia, spiega infatti: ”Quando qualche anni fa abbiamo creato Azzero CO2, l’idea era quella di promuove il settore dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Se dobbiamo cambiare il mondo una parte di questo sforzo dobbiamo farla anche noi. Ad Azzero CO2 diamo un mandato preciso, di fare campagne che altrimenti non farebbe nessun altro, come quella per la sostituzione di coperture di amianto con il fotovoltaico. Il nostro obiettivo è fare gli interessi del Paese andando nella direzione delle rinnovabili, non far guadagnare Azzero CO2″. 
Ma c’è un rischio. Se da un lato si partecipa alla definizione delle leggi come maggiore associazione ambientalista italiana e dall’altro lato si fa impresa, per esempio grazie agli incentivi alle fonti rinnovabili, si cade nel più classico dei conflitti di interesse. E si finisce per essere accusati da altre associazioni ambientaliste, come Italia Nostra, di essere “una potente lobby con solidi legami con il mondo economico e con il mondo politico”. Del resto Legambiente ha radici ben piantate nel Pd, soprattutto negli Ecodem del suo presidente onorario Ermete Realacci, e fronde che crescono veloci nella nuova formazione Green Italia. Mentre diverse industrie, alcune del settore energia, sono state spesso generose a garantire alla onlus sponsorizzazioni e partnership.
Dirigenti della onlus in prima linea
Se non è Legambiente a fare affari attraverso Azzero CO2, a farli, o almeno a provarci, sono diversi suoi dirigenti attraverso altre società. Come nel caso del consigliere nazionale dell’associazione ambientalista Lorenzo Partesotti, che con la sua Solaris negli anni scorsi si è speso invano per la costruzione di un impianto eolico su monte dei Cucchi, sull’Appennino Bolognese. Chi realizzò lo studio di impatto ambientale favorevole al progetto, in quel caso? Ambiente italia, una srl che fino a poco più di un mese fa era socia di Azzero CO2, prima di essere sostituita dal circolo di Grosseto Festambiente. Ambiente Italia è una srl fondata tra gli altri da Realacci, che ha partecipato anche alla nascita del Kyoto club. Realacci a un certo punto ne è uscito, ma tra i proprietari di Ambiente Italia ci sono ancora ben cinque membri del vertice nazionale di Legambiente: Giulio Conte, Duccio Bianchi, Marina Alberti, Maria Berrini e ancora una volta Mario Zambrini, che oltre a essere socio è anche amministratore unico della società. E che cosa fa Ambiente Italia? Oltre a studi di impatto ambientale per la costruzione di impianti eolici per clienti come Agsm e Sorgenia, offre servizi di consulenza al gruppo Salini costruzioni e al colosso del cemento Colacem.
(Infografica di Pierpaolo Balani)
Zanchini in tutto ciò non vede alcun problema: “Siamo felici che ci sia contaminazione nel gruppo dirigente di Legambiente – spiega -. Ci sono persone che magari non la pensano come noi, lontane da noi, ma che sono interessate ai nostri temi e ai nostri obiettivi. Così facciamo in modo che facciano parte del gruppo dirigente. Noi cerchiamo di spingere in certe direzioni di cambiamento e quindi coinvolgiamo esplicitamente anche gli imprenditori”.
Ma così quelli che dovrebbero essere i soggetti controllati dagli ambientalisti finiscono per essere i clienti dei vertici della principale associazione ambientalista o, attraverso Azzero CO2, dell’associazione stessa. E gli affari vanno pure bene. Azzero CO2 nel 2013 ha realizzato ricavi per 4,6 milioni di euro e un utile di 34mila euro, limitando le conseguenze della crisi e del taglio degli incentivi sui 6,4 milioni di ricavi e i 136mila euro di utili registrati nel 2012. Ambiente Italia ha incassato nel 2012 2,1 milioni, con un utile di 129mila euro.
Un sistema di società che fa business sull’ambiente
Le ramificazioni che partono da Legambiente vanno oltre Azzero CO2. Che infatti possiede al 100% la società di servizi editoriali Qualenergia e quattro srl (Eternet Free 1, Eternet Free 2, Eternet Free 7, Eternet Free Azzero CO2) che fanno affari installando impianti fotovoltaici sui tetti, un business che gode degli incentivi pubblici e che è stato spinto anche dalla campagna di Legambiente ‘Eternet Free’, finalizzata a promuovere la sostituzione di coperture in eternit con celle fotovoltaiche. Eternit Free Azzero CO2, per esempio, nel 2012 ha realizzato impianti per un valore complessivo di quasi 600mila euro, come indicato in bilancio. Azzero CO2 possiede inoltre il 10% in Esco Lazio srl, una società con interessi nel biogas e nel fotovoltaico con ricavi che nel 2012 sono stati di 1,2 milioni di euro e con quote in altre quattro società che operano nel settore energia.
Una piccola holding, questo è anche Legambiente. Che è pure socia al 10% di Menowatt GE srl, una società che si occupa di tecnologie per l’illuminazione pubblica e per motori efficienti e che fino alla fine del 2013 era posseduta al 70% da Sorgenia, la società del gruppo Cir della famiglia De Benedetti che partecipa all’azionariato della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, finita al centro di un’inchiesta della procura di Savona con ipotesi di reato che vanno dal disastro ambientale all’omicidio colposo. E che dovrebbe pertanto essere un nemico giurato degli ambientalisti, piuttosto che un alleato. “Abbiamo fatto dure battaglie contro le centrali a carbone di gruppi come Sorgenia o Enel – ribatte Zanchini -. Quando però queste società fanno interventi di efficienza energetica e di rinnovabili non abbiamo problemi a collaborare con loro e fare accordi che vanno nella direzione verso cui spingiamo”. Nessun imbarazzo, dunque, in Legambiente. Del resto Sorgenia ha sempre garantito alla onlus laute sponsorizzazioni e tuttora ha in pegno il 14% delle azioni di Menowatt GE. 
Ma i business di Legambiente non finiscono qui. La onlus possiede anche il 50% di Vivilitalia, una società che si occupa di turismo sostenibile, mentre il suo circolo Festambiente ha in portafoglio anche il 40% di Solaria, un’altra srl attiva nel settore delle rinnovabili. E’ stata invece chiusa Car Sharing Italia, una srl per il noleggio di vetture ecologiche messa in liquidazione dopo la perdita da 206mila euro registrata nel 2009. Da non dimenticare poi l’Editoriale la Nuova Ecologia, la società cooperativa promossa da Legambiente per pubblicare la rivista dell’associazione.
Una onlus che fa impresa? Per gli esperti è vietato
Favorire le leggi sugli incentivi alle fonti rinnovabili e poi sfruttare tali incentivi per fare affari? Di certo c’è un problema di opportunità e di potenziali conflitti di interesse. Ma non è tutto. Perché Legambiente è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Può una onlus fare impresa attraverso altre società, come Azzero CO2? No, secondo gli esperti contattati da ilfattoquotidiano.it. Carlo Mazzini, consulente sulla legislazione e sulla fiscalità degli enti non profit e curatore del sito Quinonprofit, spiega: “Attraverso alcune circolari l’Agenzia delle entrate ha stabilito in passato che una onlus non può avere partecipazioni tali da poter gestire, dirigere e indicare gli amministratori di una società, a meno che tale società non sia un’impresa sociale che non distribuisce gli utili”. Una regola che è in conflitto con la situazione di Legambiente e Azzero CO2, il cui statuto addirittura dà diritto ai soci “che siano associazioni ambientaliste riconosciute” di ricevere una percentuale maggiorata degli utili.
“La ratio delle indicazioni dell’Agenzia delle entrate – continua Mazzini – è che una onlus possa investire in società di capitali solo con finalità di risparmio, ma senza avere partecipazioni di controllo. In modo da evitare che si possa fare impresa con soldi che provengono da donazioni, e quindi da una fiscalità agevolata”. Analoga l’opinione di Ugo Minneci, docente di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Milano: “La onlus non si può trasformare in una sorta di capogruppo di società di capitali, altrimenti finisce per tradire la sua vocazione. E rischia di perdere lo stato di onlus e le conseguenti agevolazioni fiscali”.
Argomentazioni a cui Zanchini replica così: “La partecipazione è divisa tra diversi soggetti e noi non esprimiamo il controllo di Azzero CO2, perché il controllo lo fa il management”. Ma se il management fa parte del vertice di Legambiente? “L’accusa mi fa ridere – risponde il vice presidente della onlus -. Mario Gamberale (amministratore delegato di Azzero CO2, ndr) è un cittadino che decide di dare una mano a un’associazione ambientalista e fa parte del suo consiglio direttivo, come alcune centinaia di persone. Il management non dipende da noi. Come Legambiente esprimiamo solo gli indirizzi di Azzero CO2 per quanto riguarda le scelte sulle campagne e sulle iniziative che ci interessano. E controlliamo che non vengano fatte cose che vanno contro le nostre idee. Per esempio abbiamo posto il veto sulla realizzazione di impianti fotovoltaici a terra”. Parole che di certo non negano la partecipazione di Legambiente alla gestione della società.

mercoledì 4 giugno 2014

Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia

Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti in corso. Il Pd si divide. Realacci parla di "eccesso di critica dei magistrati", Casson bolla il testo come un "regalo alle lobby".

LA GRANDE TRUFFA DELLA LEGGE SUI REATI AMBIENTALI

Inizia in Campania ma interessa anche la Sardegna. Di seguito il comunicato stampa che il CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale rifiuti Campania ha condiviso con altre realtà territoriali regionali e nazionali in merito all'iter legislativo del testo di legge sui reati ambientali.

contatti@rifiuticampania.org
http:// www.facebook.com/CoordinamentoRegionalerifiutiCampania



LA GRANDE TRUFFA DELLA LEGGE SUI REATI AMBIENTALI
Gli anni di lotta sul tema della tutela ambientale, le mobilitazioni di massa, la grande scossa alle coscienze della società civile, non sono bastati al mondo politico-istituzionale per slegarsi dalle logiche di collusione e sottomissione agli interessi lobbistici che da sempre lucrano sulla devastazione ambientale e sullo sfruttamento dei territori.
Il disegno di Legge 1345, sintesi delle due proposte Micillo-Realacci,licenziato alla Camera e da qualche mese in discussione nelle Commissioni Ambiente e Giustizia al Senato, doveva recepire l’articolo 3 della direttiva europea 99/2008, introducendo nel nostro codice penale i delitti sull’ambiente: da quello di “inquinamento dell’ambiente” fino a quello ben più grave di “disastro ambientale”, colmando così un vuoto legislativo a cui finora si è sopperito con le sanzioni previste per i delitti contro la pubblica incolumità (art. 434 del codice penale) e che, grazie all’elaborazione della giurisprudenza della Corte costituzionale, è divenuto in materia ambientale “disastro innominato”. In tal modo, con norme  efficaci, dissuasive e mirate all’incriminazione del pericolo concreto e del danno, si sarebbero dovuti colpire penalmente i reati ambientali, in un contesto più efficace e meglio orientato contro atti offensivi dell’ambiente e della salute umana.
QUEL TESTO RISCHIA INVECE DI DIVENTARE IL SALVACONDOTTO PER QUALSIASI CRIMINE AMBIENTALE!!!
Fino ad oggi, a fatica, i magistrati potevano applicare, con interpretazione estensiva, la fattispecie del “disastro innominato” qualificandolo come comportamento offensivo che produce un danno dell’ambiente; questo potrebbe paradossalmente non essere più possibile a causa di un testo che è stato strutturato e manipolato per diventare il lasciapassare di violazioni gravissime.
Le ragioni che ravvediamo, confortate anche dall’opinione di autorevoli magistrati che denunciano il rischio di impossibilità di applicazione di quelle norme, sono molteplici:
  • La definizione di “disastro ambientale” si sarebbe dovuta basare su contenuti chiari e processabili quali l’effettiva capacità diffusiva/offensiva del danno ambientale prodotto; la sua straordinarietà quale atto grave e complesso, non necessariamente foriero di danni irreversibili, ma con prorompente diffusione; l’accadimento di dimensioni straordinarie, anche se non immani, atto a produrre effetti dannosi gravi, complessi ed estesi e dunque idoneo a causare un pericolo concreto per la vita o l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone, senza che peraltro sia richiesta anche l'effettiva verificazione della morte o delle lesioni di uno o più soggetti (Corte Costituzionale - 1 Agosto 2008, sentenza n. 327 ed altre).
    L’attuale disegno di legge definisce invece “disastro ambientale” “l'alterazione irreversibile dell'equilibrio dell'ecosistema”, fatto di per sé assai difficile se non impossibile da dimostrare data la totale aleatorietà del concetto che meglio si sposerebbe con quello di persistenza nel tempo ed estensione del danno.
  • Si subordina la punibilità del reato di “inquinamento ambientale”a violazioni di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative spesso poco severe ed insufficienti a garantire la tutela della salute; per quello di “disastro ambientalesi estende il reato anche alla eventuale ed assai vaga casistica di inquinamento “abusivo” depotenziando di fatto la portata e l’efficacia di entrambe le norme. In altre parole, potrebbe diventare impossibile procedere, come pure avvenuto ad es. per la centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, al sequestro di un impianto se le sue emissioni pur inquinando e mettendo in pericolo la salute degli abitanti di quel territorio, non sono in violazione della legge o delle continue deroghe in essa contenute.

  • Il reato di disastro ambientale viene nei fatti configurato solo come reato di danno e non più di pericolo concreto (quando lo si correla all' “offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l'estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte al pericolo”). Per poter quindi accertare il nuovo reato di disastro ambientale si dovrebbero poter produrre dati certi sull’estensione ed il numero delle persone coinvolte nonché la incontrovertibile correlazione tra decessi, malattie o offese e gli eventi inquinanti, ma la realtà dimostra, come nel caso dell’amianto, che il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività.

  • Si introduce il ravvedimento operoso con beneficio di riduzione di pena (fino ai due terzi) per l’inquinatore che si dichiari d’accordo ad operare una bonifica dei luoghi. Nella migliore delle ipotesi si tratta di una norma tesa a favorire finte strategie di “ravvedimento” per lasciare nei fatti le cose come sono; nella peggiore si prefigura un condono che, combinato con quanto disposto nell’art 4 del decreto ‘Destinazione Italia’, e cioè con la possibilità per chi inquina di stipulare accordi di programma “per l’attuazione di progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nei siti di interesse nazionale (SIN)”, sottoscrivendo i quali potrà usufruire di contributi pubblici e vantaggi fiscali, sancisce, in contrasto al principio di “chi inquina paga”, il principio che chi inquina non rischia niente, anzi sarà ripagato. Unulteriore favore a chi hainteresse a continuare a speculare su quelle aree (si pensi solo al pullulare di centri commerciali) o a buttarsi nel business della produzione della cosiddetta Green Energy premiata dal nuovo pacchetto di incentivi o ancora al cambiamento della destinazione d’uso di aree o territori agricoli a favore delle coltivazioni no food destinate ad alimentare impianti a biomasse.
Non meno preoccupante è la seconda parte del disegno di legge “Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale” introdotta per il Testo unico ambientale che si applica “alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali”. Anche in questo caso siamo davanti ad un condono mascherato, per di più facilitato dal fatto che nella maggior parte dei casi i reati ambientali, anche le stesse discariche illegali di rifiuti tossici, non producono un danno immediato. Basterà dunque seguire le prescrizioni indicate dalla polizia giudiziaria e pagare una sanzione pari ad un quarto del massimo della contravvenzione per sanare l’illecito e procederne all’archiviazione.  
Ma quello che è più grave è che si carichi la polizia giudiziaria di compiti di carattere tecnico/amministrativo estranei alla sua funzione e alle sue competenze, rendendo ancora più inefficace l’opera di prevenzione sul territorio e l’accertamento reale dei danni. Infatti, a differenza della procedura sin qui adottata, la polizia giudiziaria (carabinieri, guardia forestale, ecc.) da braccio esecutivo della magistratura si trasformerà in un organo di valutazione delle violazioni, impartendo al responsabile del reato le prescrizioni tecniche e i tempi di risistemazione ambientale, accerta il loro effettivo adempimento e riscuote la contravvenzione comunicando al PM l’estinzione del reato affinché ci sia l’archiviazione.
È facilmente immaginabile, alla luce anche della possibilità data al responsabile del reato di eliminare le conseguenze pericolose con modalità diverse da quelle prescritte, come questo possa favorire finte bonifiche, se non addirittura fenomeni, non estranei sui nostri territori, di collusione e complicità.
Per tutte queste ragioni questo testo legislativo RISCHIA DI RIVELARSI UN VERO E PROPRIO BOOMERANG PER LE COMUNITÀ LOCALI IN LOTTA DA ANNI ED UN TOCCASANA PER LE LOBBIES INQUINATRICI.
Se dovesse passare così com’è, gli effetti nefasti di questa sanatoria li vedremmo immediatamente sui processi in corso per disastri come quelli di Porto Tolle, Vado Ligure e Taranto. Grandi inquinatori come Enel, Tirreno Power, Ilva, Eni, che, non a caso, guardano con approvazione al disegno di legge, potranno usare queste nuove norme per difendersi nelle aule di tribunale. E’ vergognoso che tutte le forze politiche,  comprese quelle che più hanno sbandierato propagandisticamente la necessità di colpire chi inquina, si facciano garanti dell’impunità di chi mette quotidianamente in pericolo la salute dei cittadini.
I COMITATI E LE REALTA’ CHE SONO IMPEGNATE CONCRETAMENTE IN CAMPANIA CONTRO LA PERDURANTE DEVASTAZIONE AMBIENTALE ED A FAVORE DELLA TUTELA DEI PROPRI TERRITORI RESPINGONO IN TOTO UN TESTO CHE ANCORA UNA VOLTA MOSTRA LA SUBALTERNITÀ DELLA POLITICA ALLE LOBBIES DEI POTENTATI INDUSTRIALI E FINANZIARI.
 
MAI PIU’ REGALI AGLI INQUINATORI, MAI PIU’ REGALI AI CRIMINALI!!!

Napoli 3/6/2014

Sottoscrivono il documento:
CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI
COMITATO NO INCENERITORE GIUGLIANO
CCF Coordinamento Comitati Fuochi
Coordinamento No inceneritori – Ponticelli
CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale Rifiuti Campania
FEDERAZIONE ASSOCAMPANIAFELX - Giugliano Acerra Nola
RETE CAMPANA SALUTE E AMBIENTE
RETE COMMONS
Associazione PeaceLink
Comitato Taranto Futura
Brindisi Bene Comune
Am.be.com - Presidio no discarica (Falcognana)
Legamjonici contro l'inquinamento
NoSmog (Trieste)
Crotone ci mette la faccia