sabato 28 luglio 2012
venerdì 20 luglio 2012
GALSI, TAP e la diffusione di false informazioni
Pubblichiamo un articolo apparso sull'edizione di Bari de La Repubblica. Sono tantissime le similitudini con la nostra esperienza GALSI in Sardegna, dove la diffusione di false informazioni*, anche grazie alla connivenza con alcuni mezzi di "informazione", è all'ordine del giorno ed ha caratterizzato, sin dall'inizio, tutto il percorso del GALSI. In questo periodo, il nostro Comitato sta terminando la fase di raccolta di tutti gli elementi utili a far valere le ragioni dell'Isola presso tutte le istanze possibili, sia nazionali che internazionali.
Esistono le leggi e vanno applicate.
* Alcune "chicche" le possiamo apprezzare nella trasmissione di videolina MONITOR dal titolo "gassintegrati", finalmente online....
*******
"Quante bugie sul gasdotto", esposto dei No Tap in procura
Gli ambientalisti attaccano la "diffusione di false informazioni" attraverso la stampa e gli incontri pubblici con i cittadini, come quelle sul "misuratore di gas" che in realtà sarebbe una centrale di depressurizzazione. Il colosso: "Comitato indisponibile al dialogo, tuteleremo la nostra immagine"
di CHIARA SPAGNOLO
L'ombra di una sistematica campagna di disinformazione si addensa sul progetto per la realizzazione del gasdotto che dovrebbe approdare a San Foca. La guerra tra gli ambientalisti salentini e la Tap, colosso multinazionale che vorrebbe portare in Italia il gas dell'Adzerbajan, finisce in Procura. Sulla scrivania del procuratore della Repubblica Cataldo Motta, per la precisione, al quale nei giorni scorsi è stato consegnato l'esposto firmato da Alfredo Fasiello del Comitato No Tap, affinché ne disponga l'assegnazione a uno o più magistrati in servizio a Lecce. Con tutta probabilità la vicenda finirà nelle mani del pool reati ambientali, coordinato dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, anche se la denuncia presentata da Fasiello tramite l'avvocato Vincenzo Vantaggiato si concentra soprattutto sull'eventualità che la Trans Adriatic Pipeline si sia resa responsabile della "diffusione di false informazioni". Troppi buchi neri, a suo dire, nell'iter seguito per la realizzazione dell'opera, troppe "notizie rassicuranti", ma non del tutto corrispondenti alla realtà, che, secondo il Comitato, potrebbero indurre in errore la popolazione.
In particolare nell'esposto Fasiello punta il dito contro le notizie relative alla centrale di depressurizzazione che dovrebbe essere realizzata ad Acquarica, piccola frazione di Vernole, "in una zona ricca di uliveti e muretti a secco, in prossimità di un sito archeologico e di resti di insediamenti messapici". La centrale, secondo l'interpretazione degli ambientalisti, sarebbe un vero e proprio depressurizzatore, deputato a riscaldare il gas per abbassarne la pressione prima di immetterlo nella rete, mentre, stando alle dichiarazioni dei vertici di Tap, sarebbe semplicemente un misuratore di gas, che non provocherebbe alcun danno all'ambiente e alla popolazione. "Il normale funzionamento del terminale di ricezione del gasdotto, il cui scopo principale è quello di misurare il flusso del gas gasdotto - ha ulteriormente precisato il country manager Tap Paolo Pasteris - non prevede emissioni in aria né tanto meno l'installazione di turbine".
Tesi completamente opposte dunque, fino a pochi giorni fa veicolate tramite giornali e televisioni, negli incontri pubblici organizzati dal Comitato e in quelli ai quali hanno partecipato i responsabili della società così come previsto dalla legge. E se gli ambientalisti lamentano la "campagna poco chiara di informazione" realizzata dal colosso del gas, la società, dal canto suo, precisa di "aver invitato più volte il comitato No Tap ad unirsi al dialogo sul progetto all'interno di un quadro istituzionale efficiente ma, fino ad ora, No Tap ha sempre rifiutato questo invito. Mesi fa, Tap ha chiesto al vice-presidente della Regione Loredana Capone la costituzione di un tavolo tecnico che riunisse la Regione, la Provincia di Lecce, i comuni interessati, le organizzazioni non governative e il comitato No Tap. Speriamo che questo tavolo presieduto dalla Regione possa concretizzarsi". "Tap - ha proseguito Pasteris - dal gennaio 2011 ha continuato a dialogare con autorità locali, associazioni, organizzazioni non governative e le comunità. Sul nostro sito, abbiamo messo a disposizione anche un'apposita area di dialogo http://www. trans-adriatic-pipeline.com/it/dialogo/ per ricevere domande sul progetto e dare risposte al pubblico sul progetto".
All'attacco a muso duro di Fasiello, dunque, la Trans Adriatic risponde con altrettanta decisione, aggiungendo di non avere avuto ancora alcuna notifica in merito all'esposto presentato alla magistratura ma di essere pronta a "percorrere le vie necessarie per preservare la propria immagine", nel momento in cui ciò dovesse accadere. Quel momento, però, è ancora piuttosto lontano. Di certo, per ora c'è che alla Procura è stato chiesto di chiarire se le informazioni divulgate siano corrette e di verificare anche "la compatibilità del progetto Tap con il territorio prescelto", in riferimento a problematiche idrogeologiche, alla presenza di siti archeologici, di zone d'interesse ambientale (tra i quali i siti di nidificazione delle tartarughe) e di aree ad alta concentrazione turistica.
Questioni che i Comuni interessati dalla realizzazione dell'opera, Melendugno e Vernole, hanno già analizzato, deliberando in Consiglio il no al gasdotto, e ottenendo poi il conforto delle amministrazioni limitrofe di Caprarica e Castrì. Una ferma opposizione è giunta anche da privati cittadini, associazioni ambientaliste e di categoria, che hanno inviato al ministero dell'Ambiente centinaia di osservazioni da tenere in considerazione durante la procedura di valutazione del progetto. Proprio il ministero, qualche settimana fa ha concesso alla Trans Adriatic la proroga di 90 giorni, chiesta per integrare la documentazione Esia presentata per ottenere la Via. Una sospensione "volontaria delle proprie attività di valutazione sul territorio - precisano dalla Tap - per i mesi di giugno, luglio ed agosto, al fine di rispettare totalmente la stagione turistica della zona, come da impegni presi con le comunità locali".
A una ventina di chilometri di distanza, a Otranto, intanto Igi-Poseidon va avanti nell'iter per la realizzazione di un altro gasdotto, che dovrebbe portare in Italia il gas dal Mar Caspio passando per la Turchia e la Grecia. Lo stato di avanzamento del progetto - che ha già ottenuto l'ok dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente - è stato illustrato lunedì a Bari dall'amministratore delegato della società formata dall'italiana Edison e dalla greca Depa, Elio Ruggeri, al presidente di Confindustria Puglia, Angelo Bozzetto, e al sindaco della città dei martiri, Luciano Cariddi. "Confermiamo l'impegno a concludere tutte le attività necessarie per la decisione di investimento entro la metà del 2013 - ha spiegato Ruggeri - così da consentire la realizzazione dell'opera entro il 2017". Igi Poseidon ha avviato a giugno la gara per l'assegnazione dei servizi di ingegneria, fornitura e costruzione del tratto terrestre della condotta e dalla cabina di riduzione e misura: il valore delle opere nel territorio idruntino è di circa 70 milioni di euro e le manifestazioni di interesse andranno presentate entro il 14 settembre 2012. Poseidon, dunque, va avanti a tutta velocità mentre Tap rallenta l'iter alla ricerca di ulteriore documentazione per ottenere la Via e si prepara a fronteggiare le possibili grane derivanti dall'apertura di un'inchiesta penale sui primi passi mossi dall'opera in Puglia. L'ultima parola, in merito al gasdotto di San Foca, spetta comunque al consorzio Shaz Denize, il quale deciderà se portare il gas in Italia tramite il corridoio scelto da Tap o da Nabucco West entro giugno 2013.
I salentini, dal canto loro, guardano con apprensione ai due progetti: l'eventualità che due gasdotti possano sorgere nel raggio di trenta chilometri appare davvero paradossale a chi crede che lo sviluppo di questa terra sia nel turismo.
In particolare nell'esposto Fasiello punta il dito contro le notizie relative alla centrale di depressurizzazione che dovrebbe essere realizzata ad Acquarica, piccola frazione di Vernole, "in una zona ricca di uliveti e muretti a secco, in prossimità di un sito archeologico e di resti di insediamenti messapici". La centrale, secondo l'interpretazione degli ambientalisti, sarebbe un vero e proprio depressurizzatore, deputato a riscaldare il gas per abbassarne la pressione prima di immetterlo nella rete, mentre, stando alle dichiarazioni dei vertici di Tap, sarebbe semplicemente un misuratore di gas, che non provocherebbe alcun danno all'ambiente e alla popolazione. "Il normale funzionamento del terminale di ricezione del gasdotto, il cui scopo principale è quello di misurare il flusso del gas gasdotto - ha ulteriormente precisato il country manager Tap Paolo Pasteris - non prevede emissioni in aria né tanto meno l'installazione di turbine".
Tesi completamente opposte dunque, fino a pochi giorni fa veicolate tramite giornali e televisioni, negli incontri pubblici organizzati dal Comitato e in quelli ai quali hanno partecipato i responsabili della società così come previsto dalla legge. E se gli ambientalisti lamentano la "campagna poco chiara di informazione" realizzata dal colosso del gas, la società, dal canto suo, precisa di "aver invitato più volte il comitato No Tap ad unirsi al dialogo sul progetto all'interno di un quadro istituzionale efficiente ma, fino ad ora, No Tap ha sempre rifiutato questo invito. Mesi fa, Tap ha chiesto al vice-presidente della Regione Loredana Capone la costituzione di un tavolo tecnico che riunisse la Regione, la Provincia di Lecce, i comuni interessati, le organizzazioni non governative e il comitato No Tap. Speriamo che questo tavolo presieduto dalla Regione possa concretizzarsi". "Tap - ha proseguito Pasteris - dal gennaio 2011 ha continuato a dialogare con autorità locali, associazioni, organizzazioni non governative e le comunità. Sul nostro sito, abbiamo messo a disposizione anche un'apposita area di dialogo http://www. trans-adriatic-pipeline.com/it/dialogo/ per ricevere domande sul progetto e dare risposte al pubblico sul progetto".
All'attacco a muso duro di Fasiello, dunque, la Trans Adriatic risponde con altrettanta decisione, aggiungendo di non avere avuto ancora alcuna notifica in merito all'esposto presentato alla magistratura ma di essere pronta a "percorrere le vie necessarie per preservare la propria immagine", nel momento in cui ciò dovesse accadere. Quel momento, però, è ancora piuttosto lontano. Di certo, per ora c'è che alla Procura è stato chiesto di chiarire se le informazioni divulgate siano corrette e di verificare anche "la compatibilità del progetto Tap con il territorio prescelto", in riferimento a problematiche idrogeologiche, alla presenza di siti archeologici, di zone d'interesse ambientale (tra i quali i siti di nidificazione delle tartarughe) e di aree ad alta concentrazione turistica.
Questioni che i Comuni interessati dalla realizzazione dell'opera, Melendugno e Vernole, hanno già analizzato, deliberando in Consiglio il no al gasdotto, e ottenendo poi il conforto delle amministrazioni limitrofe di Caprarica e Castrì. Una ferma opposizione è giunta anche da privati cittadini, associazioni ambientaliste e di categoria, che hanno inviato al ministero dell'Ambiente centinaia di osservazioni da tenere in considerazione durante la procedura di valutazione del progetto. Proprio il ministero, qualche settimana fa ha concesso alla Trans Adriatic la proroga di 90 giorni, chiesta per integrare la documentazione Esia presentata per ottenere la Via. Una sospensione "volontaria delle proprie attività di valutazione sul territorio - precisano dalla Tap - per i mesi di giugno, luglio ed agosto, al fine di rispettare totalmente la stagione turistica della zona, come da impegni presi con le comunità locali".
A una ventina di chilometri di distanza, a Otranto, intanto Igi-Poseidon va avanti nell'iter per la realizzazione di un altro gasdotto, che dovrebbe portare in Italia il gas dal Mar Caspio passando per la Turchia e la Grecia. Lo stato di avanzamento del progetto - che ha già ottenuto l'ok dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente - è stato illustrato lunedì a Bari dall'amministratore delegato della società formata dall'italiana Edison e dalla greca Depa, Elio Ruggeri, al presidente di Confindustria Puglia, Angelo Bozzetto, e al sindaco della città dei martiri, Luciano Cariddi. "Confermiamo l'impegno a concludere tutte le attività necessarie per la decisione di investimento entro la metà del 2013 - ha spiegato Ruggeri - così da consentire la realizzazione dell'opera entro il 2017". Igi Poseidon ha avviato a giugno la gara per l'assegnazione dei servizi di ingegneria, fornitura e costruzione del tratto terrestre della condotta e dalla cabina di riduzione e misura: il valore delle opere nel territorio idruntino è di circa 70 milioni di euro e le manifestazioni di interesse andranno presentate entro il 14 settembre 2012. Poseidon, dunque, va avanti a tutta velocità mentre Tap rallenta l'iter alla ricerca di ulteriore documentazione per ottenere la Via e si prepara a fronteggiare le possibili grane derivanti dall'apertura di un'inchiesta penale sui primi passi mossi dall'opera in Puglia. L'ultima parola, in merito al gasdotto di San Foca, spetta comunque al consorzio Shaz Denize, il quale deciderà se portare il gas in Italia tramite il corridoio scelto da Tap o da Nabucco West entro giugno 2013.
I salentini, dal canto loro, guardano con apprensione ai due progetti: l'eventualità che due gasdotti possano sorgere nel raggio di trenta chilometri appare davvero paradossale a chi crede che lo sviluppo di questa terra sia nel turismo.
venerdì 13 luglio 2012
TEATRINO GALSI: è ora che cali il sipario
E adesso, cosa ne sara' dell'assoluta incapacità e inadeguatezza -sia dell'attuale governo regionale che di gran parte dei governi provinciali quali, ad esempio, quello di Sassari - a dotare l'Isola di una seria e concreta politica, oltreché di programmazione e interventi urgenti, rivolta alla diffusione nell'Isola delle energie rinnovabili?
Ciò anche per adempiere agli obblighi sanciti dall'UE ed evitare le durissime sanzioni che poi, tanto, pagheremo in ogni caso noi sardi. Sinora, questi personaggi - che avremo senz'altro l'accortezza di mandare al più presto a casa - hanno mascherato la loro incapacità, scaricando la loro incompetenza e le proprie responsabilità sui presunti "ritardi" nella costruzione del gasdotto GALSI. Un alibi che regge ormai da anni. Come più volte illustrato, sia da noi che dagli stessi esperti algerini, si sapeva invece da tempo che oltre che a noi sardi, il GALSI non conviene neppure all'Algeria. Ma i veri motivi per accettare quel tubo erano, come abbiamo anticipato qui, ben altri. Nessun interesse per la Sardegna, nessun interesse ad avere energia pulita e a basso costo, nessun interesse all'indipendenza energetica...Solo lo squallido e triste interesse a mascherare vigliaccamente e sulla nostra pelle la loro inadeguatezza e incapacità a fare il proprio dovere nell'interesse dell'Isola.
Ciò anche per adempiere agli obblighi sanciti dall'UE ed evitare le durissime sanzioni che poi, tanto, pagheremo in ogni caso noi sardi. Sinora, questi personaggi - che avremo senz'altro l'accortezza di mandare al più presto a casa - hanno mascherato la loro incapacità, scaricando la loro incompetenza e le proprie responsabilità sui presunti "ritardi" nella costruzione del gasdotto GALSI. Un alibi che regge ormai da anni. Come più volte illustrato, sia da noi che dagli stessi esperti algerini, si sapeva invece da tempo che oltre che a noi sardi, il GALSI non conviene neppure all'Algeria. Ma i veri motivi per accettare quel tubo erano, come abbiamo anticipato qui, ben altri. Nessun interesse per la Sardegna, nessun interesse ad avere energia pulita e a basso costo, nessun interesse all'indipendenza energetica...Solo lo squallido e triste interesse a mascherare vigliaccamente e sulla nostra pelle la loro inadeguatezza e incapacità a fare il proprio dovere nell'interesse dell'Isola.
Che sia ben chiara una cosa: anche se questi sciagurati decidessero di proseguire sino a novembre nel tenere appeso a un tubo il destino energetico dell'Isola..Sappiano che in questi mesi di silenzio abbiamo raccolto tanti di quegli elementi che bastano e avanzano per bloccare quell'odiosa speculazione nei secoli a venire. Lo sappiamo noi e lo sanno bene anche gli algerini della Sonatrach.
Care signore e cari signori...Che cali dunque definitivamente il sipario sul triste teatrino del GALSI.
Il gruppo energetico algerino Sonatrach ha deciso di rinviare a novembre ogni decisione sull'opportunità di abbandonare o sviluppare il progetto sul gasdotto Galsi, che dovrebbe collegare Algeria ed Italia, passando per la Sardegna.
Lo ha annunciato il presidente e direttore generale di Sonatrach, Abdelhamid Zerguine. Zerguine ha detto che gli investitori, compresa Sonatrach, non hanno ritenuto utile, al momento, impegnarsi nell'opera che, a regime, dovrebbe fare arrivare in Italia otto miliardi di metri cubi di gas. Zerguine ha poi aggiunto che la decisione di ritardare la decisione di abbracciare il progetto deriva dai contrasti relativi alle "formule del prezzo" che, ha spiegato, gli altri soci "vogliono imporre al suo gruppo". "Possiamo impegnarci - ha detto - se abbiamo dei contratti chiusi, le quantità dedicate (a questa canalizzazione, ndr) sono lì", auspicando che cessino le pressioni sui prezzi. I contrasti sarebbero legati soprattutto al meccanismo di indicizzazione dei prezzi in base alle quotazioni del petrolio che da parte algerina non viene considerata praticabile. "Pensiamo - ha detto ancora Zerguine - che non dobbiamo investire senza che tali investimenti non siano garantiti e protetti". Nella società del progetto del gasdotto Galsi - in cui sono coinvolte Eni ed Edison - Sonatrach detiene il 41,6 per cento.
venerdì 25 maggio 2012
Metanodotto Sardegna-Algeria, il fronte del ‘no’ boccia il progetto: «Inutile»
mercoledì 23 maggio 2012
'Sardaigne, jolie poubelle pour marchand de canon'
SARDEGNA: GRAZIOSO IMMONDEZZAIO DEI MERCANTI D'ARMI
Mariella Cao, del Comitato Gettiamo le Basi, segnala la seconda puntata delle trasmissioni su radio e Tv francesi dove si parla anche di Teulada. Varie interviste sono in italiano, radio e video sono comprensibili anche conoscendo poco il francese.
Fate girare
Cari amici,
Cari amici,
Vi segnalo due trasmissioni interessanti su questo argomento.
La più recente, passata su France 3 il 16 maggio 2012 'Dans les poubelles des marchands darmes' (1h circa):
http://programmes.france3.fr/pieces-a-conviction/
sintesi e aggiornamento di due ottime trasmissioni radiofoniche passate su France Inter il 6 e 7 febbraio 2012:
'Sardaigne, jolie poubelle pour marchand de canon'
1a parte (51', inizia al 9° minuto, circa):
http://www.franceinter.fr/player/reecouter?play=280101
2a parte (55', inizia al 10° minuto), finalmente sbloccata e di nuovo udibile:
http://www.franceinter.fr/player/reecouter?play=280867
IL METANODOTTO, CHE FARE? Incontro-dibattito sul gasdotto GALSI Algeria-Sardegna-Italia.
Al fine di promuovere la conoscenza e la consapevolezza nella cittadinanza dell’importanza della scelta effettuata autonomamente dal Consiglio Regionale della Regione Sardegna di cofinaziare e consentire la realizzazione di una grande opera destinata al trasporto nel resto d’Italia di una fonte energetica non disponibile nell’Isola, l’Italia dei Valori – Coordinamento cittadino di Sassari, ha organizzato una conferenza-dibattito il giorno sabato 26 maggio p.v. alle ore 17,30 presso la sala conferenze del Comando dei Vigili Urbani a Sassari, in Via Carlo Felice.
Siete tutti/e invitati/e a partecipare.
Siete tutti/e invitati/e a partecipare.
mercoledì 16 maggio 2012
BUGIA!!! ECCO I VERI PREZZI DELL'ENERGIA
Questa è la settimana decisiva per le sorti del V Conto Energia. Questo è il momento di farsi sentire e di far conoscere a tutti la verità sul sistema energetico italiano. La nostra grande forza è la rete, usiamola per fare vera informazione. Sos Rinnovabili nei prossimi giorni vi invierà alcune informazioni che è molto importante che i cittadini italiani conoscano. Aiutateci a diffonderle. La coscienza civica e le informazioni sconfiggono le lobby.
Domenica 13 maggio l'elettricità, nelle ore di sole, fra le 8 e le 18 costava circa 3 centesimi di euro per kWh mentre raggiungeva i 9 centesimi di euro per kWh la sera in assenza dell'effetto fotovoltaico.
Esaminiamo invece un giorno lavorativo: lunedì 14 maggio la domanda è maggiore e le rinnovabili non sono sufficienti a tenere bassi i prezzi. Dalle 8 alle 18 il prezzo è intorno a 7 centesimi di euro per kWh. Da notare che la sera alle 21, senza l'effetto fotovoltaico, il prezzo sale fino a 10 centesimi di euro per kWh !!
Prezzo dell'elettricità in borsa per oggi 16 maggio: circa 6 centesimi di euro per KWh tra le 13 e le 14 mentre fra le 18 e le 24 i consumi calano ma i prezzi salgono a oltre 9 centesimi di euro al kWh alle 21!!. In quelle ore ( fra le 18 e le 24) non c'è l'effetto fotovoltaico.
Esaminiamo invece un giorno lavorativo: lunedì 14 maggio la domanda è maggiore e le rinnovabili non sono sufficienti a tenere bassi i prezzi. Dalle 8 alle 18 il prezzo è intorno a 7 centesimi di euro per kWh. Da notare che la sera alle 21, senza l'effetto fotovoltaico, il prezzo sale fino a 10 centesimi di euro per kWh !!
Prezzo dell'elettricità in borsa per oggi 16 maggio: circa 6 centesimi di euro per KWh tra le 13 e le 14 mentre fra le 18 e le 24 i consumi calano ma i prezzi salgono a oltre 9 centesimi di euro al kWh alle 21!!. In quelle ore ( fra le 18 e le 24) non c'è l'effetto fotovoltaico.
Per gli scettici... andate a consultare sul sito ufficiale del GME (www.mercatoelettrico.org). I dati sono a disposizione.. basta leggerli!
SVEGLIAMOCI!
Diciamo no a chi diffonde menzogne. Le rinnovabili abbassano e non alzano il prezzo dell'elettricità.
Diciamo no a chi vuole distruggere con il V° Conto Energia 100.000 posti di lavoro.
Se vuoi aiutarci, diffondi questo messaggio quanto più puoi e invita i tuoi contatti a verificare come stanno realmente le cose sul sito del GME.
Solo la verità è la nostra forza!
lunedì 14 maggio 2012
GRAZIE ARITZO!!
Aritzo non è tra i comuni attraversati dal GALSI. Ciononostante il gruppo Eventos, costituito da giovani particolarmente attivi nella zona, con il sostegno del Comune ha organizzato l'incontro con l'obiettivo di capire il progetto GALSI che alimenterebbe la rete di gas in fase di realizzazione nella zona. E' stato un bellissimo incontro. Oltre ai numerosi/e cittadini/e erano presenti, oltre al Sindaco, pressoché tutti gli amministratori, interessati a vederci chiaro nel progetto prima di prendere decisioni al riguardo. Ciò in controtendenza rispetto alla generalità delle amministrazioni coinvolte direttamente dal GALSI che, senza conoscerlo, hanno invece deciso che si deve realizzare, in quanto “imperdibile opportunità” per lo “sviluppo, la crescita e la competitività” dei loro territori.
Ritengo che il nostro intervento abbia chiarito quali gravissimi rischi si corrono nel consegnare il sistema energetico della zona a un progetto assolutamente inaffidabile e dannoso quale è, appunto, il GALSI.
Immerso in un ambiente naturale mozzafiato, con una qualità della vita che in Qatar nemmeno si sognano, a Aritzo non pare ci sia particolare interesse ad essere competitivi e a sgomitare nel mercato globale. I numerosi interventi dal pubblico hanno animato un interessante dibattito da cui sono emersi vari spunti di riflessione, anche circa l'opportunità di affrancarsi da un sistema - non solo energetico - perverso come quello attuale, che finirà senz'altro per distruggere le tantissime risorse che fanno della zona una terra ricca, rispettata e amata dalla gente che ci vive. Già solo il silenzio, la purezza dell'aria e dell'acqua, la bontà del vino e dei prodotti che la terra offre generosa, senza considerare la cultura millenaria che pervade ogni angolo del territorio e la deliziosa ospitalità degli abitanti, costituiscono risorse impagabili e sempre più rare, che il resto d'Europa ci invidia.
Aritzo, come tanti altri territori dell'Isola, costituisce una delle roccaforti di un sistema che, se adeguatamente valorizzato e incentivato può, da solo, porre solide basi in Sardegna per un nuovo approccio economico e sociale, rivolto alla felicità ed al benessere delle persone e non all'aumento del PIL, alimentato dalla crescita ossessiva e dalla corsa sfrenata a tutti i costi, non si sa bene verso dove ne sino a quando.
La via per uscire dalla "crisi" inizia da qui e non di certo dal GALSI!!
mercoledì 9 maggio 2012
CASTA ROSSA NEWS: Il Pd salva i maxi stipendi dei manager Hera, l'azionista di GALSI
Un doppio salvataggio, e per giunta in meno di una settimana. Protagonista il Comune di Bologna, che è riuscito a salvare per ben due volte i maxi stipendi dei “super manager” di Hera, il colosso a maggioranza pubblica che gestisce rifiuti, acqua, energia elettrica e gas a Bologna, in un po’ tutta l’Emilia E....AZIONISTA DI GALSI QUASI CON LA STESSA QUOTA DELLA NOSTRA SFIRS (ndr).
dal Fatto Quotidiano
dal Fatto Quotidiano
Non si tratta di piccole cifre.Il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, nel 2011 si è portato a casa 350mila euro di compenso fisso, 117mila euro alla voce “bonus e altri incentivi”, 6mila euro di “benefici non monetari” e 2mila alla voce “altri compensi”. In totale 475mila euro.
Maurizio Chiarini, amministratore delegato del gruppo, ha superato di 18mila il mezzo miliardo di euro. Ma la sua annata è stata un po’ gonfiata, ad esempio dai 37mila euro di ferie maturate e non godute come dirigente Hera dal primo gennaio 2011 al 3 maggio dello stesso anno, e dai 75mila euro di stipendio sempre riferiti ai primi quattro mesi dell’anno. Nel 2011 i 18 membri del consiglio di amministrazione Hera sono costati 2 milioni e 300mila euro. A decidere sui compensi dei membri del cda è l’assemblea di azionisti, controllata col 61% dai vari comuni dell’Emilia-Romagna. Venerdì scorso il presidente del patto di sindacato che controlla Hera (e nomina il cda), il sindaco di Imola Daniele Manca, ha chiesto ai manager di ridursi lo stipendio. La risposta la riferisce il sindaco di Minerbio, Lorenzo Minganti: “Il presidente di Hera Tommasi ci ha risposto di non essere in debito con nessuno e che la sua retribuzione è assolutamente giusta e congrua”. Al momento del voto molti sindaci del bolognese si sono astenuti, i fondi di investimento e altri singoli soci hanno votato contro. A salvare i due top manager ci ha pensato però il Comune di Bologna con la sua quota del 13,7%. Senza quel pacchetto di azioni le retribuzioni proposte per Tommasi e Chiarini sarebbero state bocciate col 51,7% dei voti. Il secondo salvataggio invece arriva direttamente in consiglio comunale, dove il pidiellino Michele Facci ha chiesto un voto per procedere verso la diminuzione dei compensi dei manager della partecipate dal Comune di Bologna. Hera compresa dunque. I 16 no della maggioranza a guida Pd hanno respinto l’ordine del giorno non ammettendolo ai lavori e dirottandolo in commissione. “Con questo voto – ha detto Facci – il Comune ha dato uno schiaffo a tutti coloro che stanno chiedendo alla politica di ridurre i costi. Dov’è finito il rispetto per la cittadinanza?”
Maurizio Chiarini, amministratore delegato del gruppo, ha superato di 18mila il mezzo miliardo di euro. Ma la sua annata è stata un po’ gonfiata, ad esempio dai 37mila euro di ferie maturate e non godute come dirigente Hera dal primo gennaio 2011 al 3 maggio dello stesso anno, e dai 75mila euro di stipendio sempre riferiti ai primi quattro mesi dell’anno. Nel 2011 i 18 membri del consiglio di amministrazione Hera sono costati 2 milioni e 300mila euro. A decidere sui compensi dei membri del cda è l’assemblea di azionisti, controllata col 61% dai vari comuni dell’Emilia-Romagna. Venerdì scorso il presidente del patto di sindacato che controlla Hera (e nomina il cda), il sindaco di Imola Daniele Manca, ha chiesto ai manager di ridursi lo stipendio. La risposta la riferisce il sindaco di Minerbio, Lorenzo Minganti: “Il presidente di Hera Tommasi ci ha risposto di non essere in debito con nessuno e che la sua retribuzione è assolutamente giusta e congrua”. Al momento del voto molti sindaci del bolognese si sono astenuti, i fondi di investimento e altri singoli soci hanno votato contro. A salvare i due top manager ci ha pensato però il Comune di Bologna con la sua quota del 13,7%. Senza quel pacchetto di azioni le retribuzioni proposte per Tommasi e Chiarini sarebbero state bocciate col 51,7% dei voti. Il secondo salvataggio invece arriva direttamente in consiglio comunale, dove il pidiellino Michele Facci ha chiesto un voto per procedere verso la diminuzione dei compensi dei manager della partecipate dal Comune di Bologna. Hera compresa dunque. I 16 no della maggioranza a guida Pd hanno respinto l’ordine del giorno non ammettendolo ai lavori e dirottandolo in commissione. “Con questo voto – ha detto Facci – il Comune ha dato uno schiaffo a tutti coloro che stanno chiedendo alla politica di ridurre i costi. Dov’è finito il rispetto per la cittadinanza?”
Bye bye Tore
Uno dopo l'altro vogliamo vedervi scomparire per sempre dalla scena politica isolana. Ecco il primo che se ne va, finalmente, a godersi la meritata pensioncina, accumulata negli anni grazie ai nostri soldi. Già sindaco di Carbonia, lodato da una parte dei cittadini solo per aver fatto il proprio dovere; presidente di una provincia fantasma e portavoce della cultura del disastro che, ormai da troppo tempo, attanaglia il Sulcis, terra ricchissima governata da poveri di spirito. Fu rappresentante dei comuni sardi allo sbando e, sino alla fine, strenuo difensore del GALSI e della miseria che quel progetto si trascina dietro.
mercoledì 2 maggio 2012
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Il 22 dicembre dell'anno scorso, gli enti locali e varie istituzioni della Sardegna, nel corso della Conferenza di servizi tenutasi a Roma, hanno dato parere favorevole alla realizzazione del gasdotto GALSI in Sardegna. Qualche giorno fa, come è noto, la Giunta regionale ha emanato il Decreto che, formalmente, ne autorizza la realizzazione e l’esercizio. Manca solo l'atto finale da parte del Ministero italiano competente che, peraltro, tramite il proprio Ministro Passera, ha recentemente annunciato un'accelerazione nella procedura.
A seguito di ciò e considerato che le decisioni sono ormai state prese, il Comitato ProSardegnaNoGasdotto ha deciso di sospendere la propria attività di informazione e sensibilizzazione sull’intero territorio regionale, inclusa la proiezione del film “Ecran de fumèe”, per concentrare le proprie risorse su altri interventi ritenuti maggiormente “strategici”.
La prossima proiezione del film-inchiesta in calendario si terrà ad Aritzo, il prossimo 12 maggio. Procederemo al più presto alla pubblicazione della locandina dell’evento sul nostro Blog.
Sarà comunque nostra cura continuare a tenervi informati anche circa la possibilità di ulteriori proiezioni.
Vi ringraziamo e vi salutiamo.
Comitato ProSardegnaNoGasdotto
giovedì 19 aprile 2012
Terza Elementare
Mia figlia, terza elementare, questo pomeriggio studiava scienze: " L'ecosistema". Mi chiede di interrogarla, mi spiega come funzione l'ecosistema in uno stagno: "Mamma,è un piccolo mondo dove esseri viventi (di specie diverse) e non viventi vivono insieme e dipendono l'uno dall'altro. Basta cambiare o togliere un elemento e tutto il sistema si rompe, come succederà a Porto Botte quando metteranno quella specie di tubo!!!!"..... Lo ha capito una bambina di otto anni...............e questi mascalzoni continuano a dire che non ci sarà nessun danno ambientale!!!! Cosa sarà delle future generazioni? (Annarita)
Ecco come Sardegna Democratica parla di Galsi e di metano
Ecco, dal sito di Sardegna Democratica, la presentazione dell'evento organizzato anche da loro il prossimo 20 aprile. Vi invito a leggere anche i commenti (ne evidenzio qui sotto uno a caso) lasciati da numerosi cittadini e cittadine, che non lasciano dubbi su come gli organizzatori dell'evento siano ormai fuori dal mondo. A conferma di ciò vi faccio notare come la nota sottolinei in modo particolare che all'evento "Parteciperanno esponenti di tutte le
forze politiche del centrosinistra", quasi a voler ulteriormente rimarcare la profonda e incolmabile voragine che ormai separa il "centrosinistra" sardo dal resto della popolazione, dai giovani e dai numerosi movimenti e comitati spontanei che, quasi quotidianamente, nasconono e lottano per difendere la Terra, il lavoro e le risorse. Tutta Gente che guarda alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni.
Sicuramente il prossimo 20 aprile non mancheranno di andare ad ascoltarli, guardandoli bene negli occhi.
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Venerdì 20 aprile alle ore 16,30 all’Exma di Cagliari si discuterà di Galsi e di metanizzazione della Sardegna. Organizzano Sardegna Democratica, Rossomori, Italia dei valori, La Sinistra, Circolo Lussu di SEL. Vi parteciperanno esponenti di tutte le forze politiche del centrosinistra, fra i quali due ex Presidenti della Regione, Federico Palomba e Renato Soru. L’iniziativa intende riprendere il filo di aspirazioni e battaglie che hanno riguardato la metanizzazione della Sardegna. Una vicenda che rischia nuovamente di impantanarsi, come era accaduto negli anni 80 del 900, quando rilevanti interessi economici lasciarono, unica regione italiana, la Sardegna priva della rete del metano.
Dal pantano si uscì nel 2006 grazie al progetto di gasdotto che dall’Algeria attraversa la Sardegna per raggiungere poi il continente italiano e collegarsi alla rete nazionale, progetto elaborato e sostenuto dal consorzio GALSI (Gasdotto Algeria Sardegna Italia), cui partecipa anche la SFIRS, che si è assunto l’onere dell’investimento, finanziato in parte anche dall’UE.
Prendeva corpo così la vecchia aspirazione della Sardegna di poter contare, come le altre regioni, su una fonte di energia meno inquinante e meno costosa, per imprese e famiglie, dei derivati dal petrolio, cui oggi la Sardegna ricorre per il 75% delle fonti di energia. Su quel progetto, e sulle reti di distribuzione del gas in tutte le aree dell’isola, si è proceduto con passi avanti e con momenti di stallo, uno stop and go che ha portato a un ritardo di almeno 5 anni, dato che l’inizio dei lavori era previsto per il 2009 e la conclusione con immissione del gas in rete nel 2012.
Le ragioni del ritardo sono molte e non tutte comprensibili. Quello che è chiaro è che, accanto a interessi favorevoli alla realizzazione dell’impianto, ne esistono altri che si muovono in direzione opposta e che rischiano di avere la meglio se le ragioni della Sardegna non vengono ribadite con forza e con convinzione.
Ora siamo di fronte ad una nuova spinta in avanti, visto che il 22 dicembre scorso la conferenza dei servizi fra gli enti interessati ha concluso il lungo iter procedurale e ha stabilito per il 2014 la nuova data per l’inizio dei lavori. E tuttavia il rischio che il progetto subisca nuove difficoltà e rallentamenti non è affatto scongiurato.
Il dibattito del 20 aprile, coordinato dal direttore de La Nuova Sardegna Paolo Catella, intende rimettere in fila le ragioni forti dell’interesse della Sardegna per la realizzazione del metanodotto, insieme con i vincoli e le prescrizioni necessari per garantire il rispetto delle condizioni ambientali e storico- culturali dell’isola.
Al dibattito interverranno Pietro Maurandi, Lorenzo Mocci, Giampaolo Diana, Federico Palomba, Laura Stochino, Luca Pizzuto, Renato Soru, Gesuino Muledda.
COMMENTO DI: Giuseppe Piga
19/04/2012 03:06
Cari Amici Il tema del dibattito è interessantissimo, e direi
quantomai opportuno. Mi farebbe molto piacere presenziare, temo che
ciò mi sarà difficile, tuttavia farò di tutto per
esserci, anche perchè avrei alcune cose da dire in proposito.
Argomenti per così dire,in controtendenza. Si capisce però
dall'impostazione "pragmatica" data all'articolo -firmato non
a caso dalla redazione- che la linea sia quella di un sostegno convinto
tanto al progetto, quanto alla filosofia di approvvigionamento
energetico conseguente ad esso, che vedendo nel gas una fonte credibile
e funzionale alle nostre esigenze, dà impulso allo costruzione
del "tubo della discordia". Sostenendo con ciò che il
gas abbia una sua vantaggiosità, evidente e necessaria. Peccato
che se questo-almeno dal punto di vista dei costi legati all'energia-
fosse sicuramente vero negli anni '80, non lo fosse già
più all'alba del cammino del Galsi, oramai sei anni fa, con
l'Accordo firmato dalla Giunta Soru (ahimè). Questo accordo, e
l'Opera che dovrebbe seguirne, nasce purtroppo su presupposti
completamente sbagliati, che non collimano nemmeno in minima parte tanto
con le esigenze dei sardi in fatto di contenimento dei costi, quanto
alle esigenze dell'industria, per non parlare delle ricadute lavorative
e degli sconquassi ambientali. Qualche dato, nell'ordine: -E' stato
stimato che il fabbisogno complessivo del gas in Sardegna tenendo conto
di tutti gli usi connessi corrisponda al quantitativo di SETTE navi
gasiere, reperibile da qualunque mercato dunque potenzialmente
più vantaggioso economicamente, per cui non se ne intravvede la
funzionalità pratica. -Non solo non esiste una rete capillare di
distribuzione del gas, ma le Società che fanno parte del Galsi
non se ne accolleranno il costo. Tale onere, ricadrà sulla SFIRS-
cioè sulla Regione, ossia Noi- e davvero non si comprende dove o
quando mai la Regione- specificatamente la Giunta Cappellacci, e poi chi
gli succederà- riusciranno a reperire i soldi necessari, visto
che la stima dei costi si aggira sui 4 Miliardi di euro (ricordo a tutti
che l'ultima Finanziaria del governo B. ci ha destinato a malapena 300
milioni). Ho detto stima, chisà dove arriverebbe il costo finale,
visti i precedenti. Insomma, ci toccherebbe pagare l'opera con le
tasse, di tasca nostra, con dilatazione dei lavori alle Calende Greche.
-Affinchè sia funzionale alle necessità dell'industria
Sarda, il gas deve costituire un vantaggio dal punto di vista dei costi.
Purtroppo, questo non è così già oggi, e in futuro
ciò non potrà che peggiorare, per ovvi motivi legati alla
sua limitata disponibilità sul pianeta. In questo ambito, le
risorse algerine (sorgente del Galsi) sono state stimate esauribili in
un arco di tempo che, secondo le previsioni più rosee, non arriva
a oltre il 2030. A ciò, si aggiunga il fatto che l'Algeria sta
tentando già adesso, ai più alti livelli politici, di
rivedere gli accordi presi. Questo sia perchè il 90%
dell'apparato produttivo del Paese è mosso dal gas, sia
perchè attualmente- al netto del Galsi- l'impegno di estrazione
del gas destinato agli accordi in essere è superiore alla quota
disponibile, per cui si ha difficoltà a soddisfare il fabbisogno
interno. Figurarsi a rispettare gli accordi: insomma, un bel giorno
potrebbero decidere di..chiudere inopinatamente i rubinetti. Con
inevitabili traersie per il Comparto industriale nostrano e la nostra
fragile occupazione. Dunque, appare fortemente improbabile che quel gas
potrà mai arrivare fino a noi, e a costi regionevoli. (mancu
mali!) -Il Galsi sarà invece certamente fonte di nuova
servitù del territorio imposto ai sardi "nel loro
interesse". Una fascia larga quasi cento metri di territorio, per
oltre 200 km. di percorso verrà alienata, o espropriata ai suoi
legittimi proprietari, per far passare il tubo- in polietilene , dunque
estrememente intaccabile dal calore degli incendi- cancellando
proprietà, mettendo a rischio siti archeologici e/o identitari, e
deturpando il paesaggio, da Porto Botte- vicino a dove abito io- fino ad
Olbia, con larghi tratti del tubo che saranno visibili, dunque
pericolosi e impattanti il paesaggio. Ricordo che
"espropriare"significa dare un piatto di lenticchie- non
adeguata compensazione, che in molti casi sarebbe eventualmente non
quantificabile: quanto vale la vigna dei tuoi avi?- se va bene, ai
proprietari di terreni, aziende, ecc. -Altro dato certo regalatoci dal
Galsi saranno i danni che esso causerà all'ambiente, in primis-
per ordine di importanza- al mare. Il passaggio del tubo causerà
quasi certamente la sparizione delle praterie di Posidonia oceanica,
pianta (NON alga) indispensabile all'intero ecosistema marino (una cosa
nota finanche al più scarso studente di primo anno di Biologia
marina quanto al più incapace dei pescatori). Esse costituiscono
anche uno degli ultimi habitat naturali del Mediterraneo (e
pressocchè UNICO sito in Italia) della Pinna Nobilis, mollusco
bivalve conosciuto dalle mie parti come "nàccara", dal
quale si estraggono filamenti naturali che, una volta cardati e lavorati
secondo un'antichissima tradizione che ancora oggi sopravvive nell'Isola
di S. Antioco, danno origine al Bisso, il filato che nell'Antico Egitto
era destinato solo ai capi più preziosi dei Faraoni. Col
passaggio del gasdotto e i lavori di posa del Galsi, tutto questo quasi
certamente sparirebbe per sempre. E questo senza voler accennare che
sommariamente ai danni che esso comportarebbe per la pesca, e ancor
più per il Turismo. Le spiagge del sud di S.Antioco e quella di
Porto Pino sono tra le più belle e scenografiche della Sardegna.
Metterne a repentaglio la bellezza e l'integrità, mi pare del
tutto inaccettabile! Altrettanto insopportabile mi pare rischiare di
distruggere i fragili ecosistemi paludosi sito di passaggio e
nidificazione di moltissime specie di uccelli, dal falco pescatore-
altrove estinto e qui ancora presente- a fenicotteri, aironi, garzette
ecc. che sono attrazione ambita da qualsiasi "birdwatcher", e
che sarebbero interessati (eufemismo) dal passaggio del Gasdotto che
proprio là prenderebbe terra. O continuare a mettere a
repentaglio la pregiatissima produzione dell'ormai famoso nel mondo
Carignano del Sulcis, uno dei vini più pregiati a livello
globale. Insomma, danni ovunque ci si giri.. -Ricadute lavorative? Zero,
o quasi. Nessuna ditta sarda è coinvolta nella costruzione
dell'opera, e quasi tutta la manodopera- ci scommetto ad occhi chiusi-
non sarà reperita in Sardegna, in quanto gli Accordi non lo
prevedono. Al più, con un pò di fortuna, e magari qualche
"buona parola", ci sarà un pò di lavoro a
livello di Ditte di subappalto, specie movimento e trasporto terra.
Briciole, insomma. Come al solito. Tutto ciò, aggravato dal
fatto che: - Il "VIA" (Valutazione di Impatto Ambientale)
è stato affrettato, con la solita procedura d'urgenza, quindi
plausibilmente fatto con i piedi, il 14 Novembre scorso dalla
Prestigiacomo (una che passerà alla storia come il primo Ministro
alla distruzione dell'Ambiente). Tale "VIA" non prevedeva
NESSUNA analisi certificata dei rischi connessi al passaggio e
all'esercizio del progetto, nè è stato stabilito chi
dovrebbe essere a pagare gli eventuali danni. Voglio vedere, poi, chi si
assumerà colpe e responsabilità eventuali. -Il 22 Dicembre
scorso, come riportato dalla Redazione, "la Conferenza dei servizi
fra gli enti interessati ha concluso il lungo iter procedurale"
alla fase di avvio. Coscenziosamente, il giorno dopo (23 Dicembre) La
Giunta Cappellacci CANCELLAVA improvvisamente il Progetto portato avanti
dal Consorzio CRS-4 relativo alla realizzazione di un impianto di
PRODUZIONE energetica per ciascun polo industriale sardo basato sul
concetto del Solare Termodinamico, ossia il presente ma ancor più
il solido futuro dell'approvvigionamento energetico più avanzato-
e sostenibile- al mondo, peraltro sviluppato dal Nobel Carlo Rubbia
sulla base dell'intuizione descritta da Archimede di Siracusa, che ci
avrebbe permesso- QUELLO SI- di abbattere drasticamente i costi legati
all'energia, liberando le ali del nostro comparto industriale. Un
progetto fortemente voluto dalla Giunta Soru, che però non mi
risulta sia stato sufficientemente posto in risalto da parte di chi
avrebbe dovuto difenderlo a spada tratta(come mi aspettavo
sinceramente)mettendolo all'attenzione, sempre vigile ma in questo caso
assente, dell'Opinione Pubblica, complice il silenzio di tutti i media
(eccezion fatta per il sito di Tiscali, dal quale ho dapprima tratto, e
poi dato l massimo della diffusione in Rete- e che avrei voluto vedere
maggiormente difeso dal nostro Presidente. Cosa di cui mi piacerebbe
chiedergli conto. Anche perchè, come ho detto, avrebbe modificato
sensibilmente, e in meglio, la nostra bilancia energetica, da subito e
per sempre (o almeno per il prossimo milione di anni). Insomma, vedere
questo atteggiamento ben più che pragmatico della discussione,
per non dire velatamente favorevole, proprio nell'area politica e da
quegli uomini che rappresentano per me un riferimento quasi assoluto, mi
lascia completamente sgomento, e incredulo. Possibile che, a fronte di
tutto quanto descritto, ancora non si sia capito che questa strada
è da abbandonare completamente, per fare del progetto Energetico
basato su Solare Termodinamico ed eolico integrati il Cavallo di
Battaglia della prossima Campagna Elettorale??? Il presente, e ancor
più il Futuro della Sardegna passa prima di tutto dalla
Sovranità energetica sostenibile proveniente da fonti rinovabili!
Non dal prossimo paese che ci venderà a caro prezzo- e con danni
potenzialmente incalcolabili- le sue costose risorse da idrocarburi o
gas? Non mi pare che il mio sia un atteggiamento
"integralista"; ciò che ho espresso sono dubbi non solo
leggittimi ma ben fondati e circostanziati, dunque, nel caso non potessi
esserci di persona, mi piacerebbe che fosse il mio amico Gavino a farsi
carico, coscenziosamente e con la buona fede che gli è propria,
dell'esposizione di questi quesiti, pretendendone risposte credibili e
sincere. Come credo avverrà... Nel caso, comunque, attendo
circostanziate smentite. A si biri ;)
La Regione ha autorizzato il GALSI
In barba alla legge e agli interessi dei sardi, ha dato il via libera all'inutile sventramento della nostra Isola per la realizzazione del gasdotto GALSI.
Questa Giunta regionale ha quindi deciso di assumersi la gravissima responsabilita' di deliberare che, entro un anno dalla concessione dell'Autorizzazione Unica Governativa, dovranno iniziare i lavori. L'infausta decisione è stata assunta non solo senza la necessaria conoscenza del progetto e la verifica dei presupposti minimi - che qualsiasi persona di buon senso, a maggior ragione se investita di responsabilità nei confronti dei cittadini, riterrebbe imprescindibili - ma in presenza di numerose violazioni di legge e di interessi privati, considerati, evidentemente, prevalenti rispetto all'interesse pubblico che un'opera così impattante non può esimersi dal rispettare. Il nostro Comitato ha chiesto - e in parte ottenuto - l'accesso a vari atti regionali e ministeriali che hanno caratterizzato il percorso burocratico dell'opera. Dall'esame dettagliato del contenuto di questi documenti, e dal rifiuto da parte del Ministero e della stessa Regione - in particolare l'Assessorato all'Industria - di produrre gli atti da noi richiesti, si rilevano numerose e gravissime violazioni delle leggi in vigore sia nazionali che europee e internazionali.
Siamo dunque all'epilogo di questa triste vicenda.
Un lungo periodo che ci ha visto protagonisti nell'opera di divulgazione in tutto il territorio regionale sulle reali verità di questa ennesima, dannosissima e pericolosissima "opportunità imperdibile".
Pertanto, adesso la parola passerà alla Magistratura competente.
L'impegno di chi ha ancora voglia di proseguire questa assurda battaglia si sposterà quindi nelle aule dei tribunali. Come al solito (vedi caso Quirra), in Sardegna se non intervengono i giudici la maggioranza dei Sardi si dimostra ancora una volta incapace - o peggio, disinteressata - alla difesa del proprio territorio, del proprio futuro e di quello delle nuove generazioni alle quali, purtroppo, si è in procinto di consegnare la Regione più inquinata d'Italia, campione assoluto di malessere, disoccupazione, depressione, nonche' incapace di dare un futuro ai propri giovani, oltrechè bersaglio e crocevia delle peggiori malefatte che ancora si possono realizzare nell'Area Mediterranea....
mercoledì 18 aprile 2012
FERMIAMOLI!!!
Dannosi e inutili gasdotti che
sventrano la nostra Terra. Trivelle che violentano le nostre risorse
ambientali. Inceneritori a cielo aperto spacciati come occasioni di
lavoro "verdi". Potenti quanto costose e inutili macchine,
che producono solo campi elettromagnetici, distruggendo l'immagine
delle nostre coste. Imprese mafiose spacciate come “opportunità”,
che lasciano solo tumori e miseria. Sostegno incondizionato a
investimenti che hanno fatto della nostra Isola la regione piu'
inquinata d'Italia.....
E chi piu' ne ha piu' ne metta....
E a imporli sono sempre gli stessi
che, "governando" ormai da decenni, ci stanno trascinando
sull'orlo del pozzo, senza fondo, della miseria, della disoccupazione
e della disperazione. Distruggono le nostre uniche e preziose risorse
o le svendono al miglior offerente senza nessuna vergogna, senza
un minimo di dignità.
Sono i sindacati senza scrupoli.
Sono gli amministratori di province, ricettacoli di vergognosi
privilegi e clientele. Sono gli amministratori di una Regione
governata da folli e da persone profondamente ignoranti. Sono i
dirigenti di centinaia di enti inutili, piazzati li grazie a tutto
meno che al loro curriculum...
Fermiamoli! O sarà troppo tardi.
Stanno distruggendo la nostra Terra,
la nostra cultura, le nostre risorse e la nostra identità.
Anche se non fanno altro che
piangere miseria hanno i soldi, tanti soldi, i nostri soldi. Una
parte li distribuiscono a pioggia nel loro giro, il resto sono
costretti a restituirlo (ad esempio all'Unione Europea), perché non
sanno come fare a programmarlo e a spenderlo.
Non hanno idee, non hanno programmi
ne progetti. Si limitano a copiare quelli degli altri senza neppure
leggerseli, o a ratificare e sostenere, di nascosto, quelli proposti
dal mafioso di turno. Non importa di cosa si tratti ne se sia
disastroso, l'importante e che sia per lo "sviluppo", la
"crescita", la "competitività"; per loro facili
slogan, buoni per tutte le occasioni; per noi invece, ormai solo
brutti incubi.
Fermiamoli. Mandiamoli via per
sempre. Ne va del futuro nostro e dei nostri figli e figlie.
LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Energia, per i sardi la bolletta è più salata
18.04.2012
La Cisl ha provato a stanare la Regione sui contenuti del piano energetico, una sorta di araba fenice che tutti considerano indispensabile ma i cui contorni non sono definiti. In un sistema come quello sardo, unica regione d’Italia a non disporre del gas condannando i propri cittadini a pagare la bolletta più cara in assoluto, alla Regione è stato chiesto di chiarire la “visione politica” sul futuro dello sviluppo. Le domande proposte da Mario Medde, segretario generale della Cisl, e da Giovanni Matta, responsabile dell’Industria, sono rimaste sospese: l’assessore Alessandra Zedda ha fatto il punto sulla situazione esistente e ha dato rassicurazioni sul progetto della metanizzazione ma non ha potuto chiarire che cosa faremo dell’energia prodotta se il sistema non si libera dai freni. «Il Piano», afferma Giovanni Matta, «non può essere solo un dato tecnico perché è parte di una visione politica». Certo non è facile con l’industria regionale ferita, ridotta a una produzione che, al netto delle costruzioni, arriva all’undici per cento del Pil, meno della metà della media nazionale. E senza tenere conto che la freddezza delle statistiche calcola tra gli occupati del settore industriale ben diecimila cassintegrati che hanno perso il lavoro forse per sempre. L’incontro sulla politica energetica mette a confronto sindacato e Regione partendo dai dati dell’Enea a dimostrazione delle anomalie di un sistema dipendente dal petrolio per il 66% e per poco meno di un terzo dai combustibili solidi. All’ultimo minuto si defila il rappresentante di Galsi, la società che deve cambiare il corso della storia portando il metano in Sardegna. L’assenza provoca cattivi pensieri: «La sensazione è che siano stati indotti a non venire», afferma Giovanni Matta. «Anche da parte della Regione notiamo qualche incertezza, c’è l’impressione che non si voglia dar fastidio ai tanti nemici del progetto». Nessuno nomina l’Eni ma in molti sono pronti a individuare nell’ente petrolifero un nemico del gasdotto. L’assessore all’Industria, Alessandra Zedda, smentisce: «Non c’è alcuna incertezza, la Regione sostiene il Galsi e non c’è ritardo. L’ultima conferenza risale allo scorso dicembre e la Regione, in quell’occasione, ha ribadito le scelte fatte. Da qui a pochi giorni ci saranno le intese con lo Stato, entro un anno il quadro sarà definito». Pazienza per gli assessori all’Industria precedenti che avevano assicurato la partenza del gasdotto per l’aprile del 2009, l’importante, a giudizio del sindacato, è che si faccia: «Oltre a colmare la mancanza del metano, è un’opera che solo sul suolo sardo prevede investimenti per un miliardo di euro. Un motivo che da solo, in tempi di magra, non dovrebbe essere dimenticato». Manca il metano, ma l’energia è prodotta in grande abbondanza da 17 impianti idroelettrici, altrettanti termoelettrici cui si aggiungono 31 eolici e 7.630 fotovoltaici. Un surplus che, altra anomalia, non agevola il sistema, anzi sembrerebbe un onere: «I costi di produzione in Sardegna attestano che, nonostante ci siano alcuni impianti alimentati a carbone, un megawatt costi all’origine 109 euro contro una media nazionale di 66 euro». Ecco perché ilpiano energetico regionale dovrebbe risolvere questo problema; per ora sembra puntare buona parte delle possibilità di crescita sulle fonti rinnovabili. Ma i dati esposti da Andrea Fidanza dell’Enea lasciano da pensare anche sul busines dell’energia rinnovabile, sospinta da cospicui incentivi che in realtà defluiscono verso la Cina, massimo produttore di pannelli solari. Mille aspetti da chiarire e su tutti il rebus delle grandi centrali. «Che cosa si vuol fare di Fiumesanto»? chiede Giovanni Matta, «se come si vocifera dovessero subentrare nuovi imprenditori la Regione deve chiedere il rispetto delle intese raggiunte». Nel piano energetico dev’essere chiarito il ruolo della Saras in vista dell revisione delle agevolazioni del governo (il Cip 6), e infine la definizione della questione carbone Sulcis: sarà un risorsa nazionale, visto che Nuraxi Figus è l’unico sito carbonifero del Paese o si perderà»? La risposta può venire solo dal piano energetico della Regione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Cisl ha provato a stanare la Regione sui contenuti del piano energetico, una sorta di araba fenice che tutti considerano indispensabile ma i cui contorni non sono definiti. In un sistema come quello sardo, unica regione d’Italia a non disporre del gas condannando i propri cittadini a pagare la bolletta più cara in assoluto, alla Regione è stato chiesto di chiarire la “visione politica” sul futuro dello sviluppo. Le domande proposte da Mario Medde, segretario generale della Cisl, e da Giovanni Matta, responsabile dell’Industria, sono rimaste sospese: l’assessore Alessandra Zedda ha fatto il punto sulla situazione esistente e ha dato rassicurazioni sul progetto della metanizzazione ma non ha potuto chiarire che cosa faremo dell’energia prodotta se il sistema non si libera dai freni. «Il Piano», afferma Giovanni Matta, «non può essere solo un dato tecnico perché è parte di una visione politica». Certo non è facile con l’industria regionale ferita, ridotta a una produzione che, al netto delle costruzioni, arriva all’undici per cento del Pil, meno della metà della media nazionale. E senza tenere conto che la freddezza delle statistiche calcola tra gli occupati del settore industriale ben diecimila cassintegrati che hanno perso il lavoro forse per sempre. L’incontro sulla politica energetica mette a confronto sindacato e Regione partendo dai dati dell’Enea a dimostrazione delle anomalie di un sistema dipendente dal petrolio per il 66% e per poco meno di un terzo dai combustibili solidi. All’ultimo minuto si defila il rappresentante di Galsi, la società che deve cambiare il corso della storia portando il metano in Sardegna. L’assenza provoca cattivi pensieri: «La sensazione è che siano stati indotti a non venire», afferma Giovanni Matta. «Anche da parte della Regione notiamo qualche incertezza, c’è l’impressione che non si voglia dar fastidio ai tanti nemici del progetto». Nessuno nomina l’Eni ma in molti sono pronti a individuare nell’ente petrolifero un nemico del gasdotto. L’assessore all’Industria, Alessandra Zedda, smentisce: «Non c’è alcuna incertezza, la Regione sostiene il Galsi e non c’è ritardo. L’ultima conferenza risale allo scorso dicembre e la Regione, in quell’occasione, ha ribadito le scelte fatte. Da qui a pochi giorni ci saranno le intese con lo Stato, entro un anno il quadro sarà definito». Pazienza per gli assessori all’Industria precedenti che avevano assicurato la partenza del gasdotto per l’aprile del 2009, l’importante, a giudizio del sindacato, è che si faccia: «Oltre a colmare la mancanza del metano, è un’opera che solo sul suolo sardo prevede investimenti per un miliardo di euro. Un motivo che da solo, in tempi di magra, non dovrebbe essere dimenticato». Manca il metano, ma l’energia è prodotta in grande abbondanza da 17 impianti idroelettrici, altrettanti termoelettrici cui si aggiungono 31 eolici e 7.630 fotovoltaici. Un surplus che, altra anomalia, non agevola il sistema, anzi sembrerebbe un onere: «I costi di produzione in Sardegna attestano che, nonostante ci siano alcuni impianti alimentati a carbone, un megawatt costi all’origine 109 euro contro una media nazionale di 66 euro». Ecco perché ilpiano energetico regionale dovrebbe risolvere questo problema; per ora sembra puntare buona parte delle possibilità di crescita sulle fonti rinnovabili. Ma i dati esposti da Andrea Fidanza dell’Enea lasciano da pensare anche sul busines dell’energia rinnovabile, sospinta da cospicui incentivi che in realtà defluiscono verso la Cina, massimo produttore di pannelli solari. Mille aspetti da chiarire e su tutti il rebus delle grandi centrali. «Che cosa si vuol fare di Fiumesanto»? chiede Giovanni Matta, «se come si vocifera dovessero subentrare nuovi imprenditori la Regione deve chiedere il rispetto delle intese raggiunte». Nel piano energetico dev’essere chiarito il ruolo della Saras in vista dell revisione delle agevolazioni del governo (il Cip 6), e infine la definizione della questione carbone Sulcis: sarà un risorsa nazionale, visto che Nuraxi Figus è l’unico sito carbonifero del Paese o si perderà»? La risposta può venire solo dal piano energetico della Regione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
ARBOREA. Il paese
intero tenta di bloccare il progetto Saras a S'Ena Arrubia - I No-Gas blindano lo
stagno - Comincia la battaglia
contro la ricerca del metano (Nicola Pinna)
ARBOREA
La protesta è silenziosa, giusto per non spaventare i cavalieri
d'Italia. I manifestanti arrivano a S'Ena Arrubia quando nello stagno
è in corso una festa: mancano i fenicotteri, ma a dare spettacolo ci
pensa il falco di palude. «Questo è un santuario della natura, non
è possibile che a pochi metri da questo stagno vogliano installare
le trivelle per la ricerca del gas - dice Francesco Guillot, il
coordinatore regionale della Lipu - Venire a S'Ena Arrubia, per noi
ambientalisti è come fare un pellegrinaggio a Lourdes. Questo è un
luogo sacro della natura e lo scenario che si vede stamattina è la
vera risorsa da sfruttare». Eppure, proprio qui la Saras è convinta
di trovare il gas. Nel terreno scelto per realizzare i pozzi, ieri
mattina, c'è stata l'invasione pacifica dei manifestanti. L'invito
del comitato popolare l'hanno raccolto in tanti, anche se la pioggia
ha scoraggiato una parte della truppa.
IL
COMITATO La lotta per l'ambiente, gli
abitanti di Arborea, hanno deciso di affrontarla con una tecnica di
guerra ecologica. Niente baccano, ma una lunga e silenziosa
passeggiata tra le campagne che separano il paese dall'oasi di S'Ena
Arrubia, attraversando un'interminabile pista ciclabile e qualche
campo di mais. Il secondo atto della battaglia è quello che si
combatterà con le carte bollate. «La Regione ha già ricevuto 180
osservazioni contro il progetto - sottolinea il coordinatore del
comitato popolare, Davide Rullo - Per il momento l'unico che non si è
schierato è il Comune di Arborea, speriamo lo faccia al più
presto».
IL CORO
DI “NO” Il fenicottero con la maschera
antigas è il simbolo della protesta. E ieri mattina tutti si sono
presentati con una maglietta stampata appositamente. Ci sono famiglie
intere, non solo ambientalisti, nel lungo corteo partito dalla piazza
del municipio. Qualcuno si è portato appresso anche il cane e
qualcun altro è venuto in bicicletta. Ci sono i cittadini di
Arborea, ma in molti sono partiti da lontano: da Oristano e anche da
Cagliari. «Siamo pronti alla battaglia per salvaguardare la nostra
salute - dice Laura Magnani - Sul progetto della Saras non tutto è
chiaro, ma proprio in questi giorni abbiamo visto che danni hanno
provocato impianti simili a quello che vogliono realizzare nel nostro
territorio».
I DUBBI
Quelli che ancora devono essere chiariti sono tutti riassunti in un
volantino che i manifestanti si passano di mano in mano. «Questo è
un progetto poco chiaro, anzi poco trasparente - attacca il
veterinario Angelo Ruiu - La ricerca del gas è incompatibile con la
nostra realtà produttiva e con un progetto di sviluppo futuro legato
alla terra. Tra l'altro non ci sembra che esistano ricadute positive
per la popolazione».
LE
AUTORIZZAZIONI Qualche dubbio sul progetto
“Eleonora” lo ha avanzato nei giorni scorsi anche il Ministero
dell'Ambiente. «Da Roma chiedono che si faccia la Valutazione
d'incidenza ambientale perché l'impianto rientra nell'area
interessata dal progetto Life Nature, dove nidificano diverse specie
di uccelli sotto tutela - spiega la biologa Manuela Pintus - Noi
puntiamo ad ottenere anche la Valutazione d'impatto ambientale: per
legge non è obbligatoria solo perché le trivelle le vogliono
costruire a 180 metri dalla Zona di protezione speciale e dal Sito di
interesse comunitario». L'ultimo dubbio lo aggiunge l'ex sindaco di
Arborea, Bepi Costella: «Il nostro progetto per la pista ciclabile
era stato bocciato perché passava vicino allo stagno. E ora proprio
qui vogliono dare il via alla ricerca del gas?».
LA SOCIETA' CIVILE SARDA NON E' PIU' SOLA: NASCE SARDIGNA LIBERA
Sabato 21 Aprile , tutti/e noi impegnati contro la realizzazione in Sardegna del gasdotto GALSI siamo invitati/e alla conferenza Stampa per la
presentazione del Movimento Sardigna Libera, promosso da Claudia Zuncheddu. L'incontro si tiene a Cagliari alle ore 10:00, presso l’Hotel Regina
Margherita (per visualizzare la mappa clicca QUI).
Conosciamo Claudia ed il suo intenso lavoro che, possiamo dirlo, insieme a pochissimi altri politici sardi è sempre stata in prima fila per cercare di evitare, o di riparare i danni, provocati da una "classe politica" abietta e dedita unicamente al proprio tornaconto personale o degli squallidi gruppi di potere che la sponsorizzano. Accogliamo dunque volentieri il suo invito e assicuriamo la nostra presenza.
Ecco il comunicato stampa.
Dopo
tre anni di attività istituzionale a servizio delle lotte dei sardi e
della difesa del nostro ambiente, come consigliera Indipendentista della
RAS, ritengo che sia giunto il momento di accogliere le fortissime
sollecitazioni provenienti da tutto il territorio perché si coordini
concretamente questa esperienza in una rete politica di movimento, con
una struttura organizzativa agile e democratica. Il tutto per garantire
maggiori risposte coordinate, politiche e organizzative, per combattere
la crisi economica, sociale e culturale che mai come oggi attanaglia noi
sardi rischiando di farci scomparire dal contesto mondiale.
Non
possiamo più assistere inermi e disorganizzati alla distruzione delle
nostre economie, dei nostri territori e della speranza di una vita
migliore e più equa per il nostro Popolo. L’esperienza fallimentare dei
partiti politici tradizionali, nati nella crisi della Seconda Repubblica
Italiana e nello stesso tempo, i “cloni” che sono nati dalla loro
esplosione, riproducendo le stesse contraddizioni che hanno portato al
fallimento dei partiti d’origine, sono un segnale inequivocabile della
necessità di porre fine alle baronie della politica che sino ad oggi
hanno guidato il nostro Popolo e la nostra Terra verso il baratro e la
povertà.
Il
fallimento politico del modello autonomista è il segnale della
necessità di costruire un nuovo modello di pratica politica adeguato ai
bisogni delle collettività, dei territori e legata alla storia culturale
e politica del nostro Popolo. La nostra è una storia originale e
irripetibile che ci fa ancor più dire che “la Sardegna non è Italia”, e
che ancor meno siamo disposti ad accettare, passivamente e con
l’inganno, di essere una colonia interna all’Italia o il Sud della
globalizzazione mondiale. Il fallimento, ormai conclamato, di 60 anni di
c.d. Autonomia Regionale, hanno visto il saccheggio delle nostre
risorse e il tentativo politico e culturale di annientare la storia del
nostro Popolo e della Nazione Sarda, tentativo gestito in prima persona
da gran parte della classe politica sarda.
In
questi tre anni di attività istituzionale, ogni mia scelta politica, è
nata dalle relazioni strette con i territori, per cui il mio ruolo è
stato ed è quello di portavoce dei bisogni e delle aspirazioni delle
nostre collettività all’interno del Consiglio Regionale (che preferirei
chiamare Nazionale) della Sardegna. Ritengo che questo sia il metodo più
corretto, più democratico e più giusto per restituire il senso della
Politica ai sardi.
Da
ciò ritengo di poter affermare che dietro le mie innumerevoli battaglie
istituzionali e nel territorio, c’è un movimento di base fortissimo
rappresentato da sardi che lottano fuori dalle dinamiche dei partiti, da
Comitati di cittadini, da movimenti per la difesa dell’ambiente, del
territorio e delle sue economie tradizionali, dei diritti civili, del
diritto al “lavoro che non uccide”, per una scuola e una cultura
nazionale accessibile a tutti e per la possibilità per i sardi di
qualsiasi età di costruirsi il proprio futuro sicuro e dignitoso.
Il
Movimento Sardigna Libera nasce da queste esigenze di rappresentanza e
dalla consapevolezza che il Popolo sardo, in quanto tale, non può
rinunciare alla lotta per la riappropriazione del proprio Territorio,
inteso come diritto alla sua stessa esistenza ambientale, economica,
culturale e politica. Tutto ciò in un processo politico di ampia
partecipazione democratica che porti all’Autogoverno delle collettività,
all’Autogestione delle nostre risorse, al recupero e all’affermazione
della nostra cultura, in un percorso politico e identitario che conduca
alla liberazione nazionale del nostro Popolo, alla sua
Autodeterminazione, alla Sovranità e alla costruzione di una Nazione
Sarda libera e indipendente nel mondo.
Il
progetto politico di Sardigna Libera, condiviso e partecipato nei
territori, non solo è già tracciato, ma è in parte concretizzato
nell’attività politica che ho svolto e che conduco all’interno della
Massima Assemblea dei Sardi.
E’ su queste premesse, che vi invito a partecipare attivamente a questo percorso di costruzione di Sardigna Libera.
Claudia Zuncheddu
lunedì 16 aprile 2012
IL METANO DA UNA MANO A TISCALI. CRONACA DI UNO STRANO CAMBIO DI OPINIONE
*
"Il metano dà una mano a Tiscali"
tratto da SASSARI SERA (2006).
“Life’s a gas”, cantavano i Ramones, celeberrimo gruppo punk americano. Se ne è accorto anche Renato Soru, alla fine: la vita è un gas. Meglio se naturale e a basso costo. Come il metano algerino.Quello stesso metano algerino, tanto caro al suo predecessore Mauro Pili (Fi), che in campagna elettorale Mr. Tiscali aveva indicato come una truffa, se non peggio. Certamente come un progetto strampalato da abortire prima ancora che potesse emettere i primi vagiti. Diventato governatore, Soru si è improvvisamente innamorato del gas, tanto da gettarsi anima e corpo nella corsa al metanodotto Algeria-Sardegna-Italia. Viaggi ad Algeri, trattative diplomatiche serrate, proclami pubblici e tanti misteri: sono questi gli ingredienti del metanodotto alla sanlurese.
Ma facciamo un passo indietro.E’ la fine di novembre del 2001 e pochi giorni dopo, ai primi di dicembre, la Giunta presieduta dal ‘Bel Mauro’ adotta la prima delibera relativa al metanodotto. Il 16 maggio del 2002, il Comitato delle Regioni dell’Unione europea adotta all’unanimità il parere proposto dal presidente sardo, riconoscendo alle regioni insulari la priorità per la realizzazione dei progetti energetici. Di metanodotto si parla anche nel piano energetico regionale, per la cui redazione la Giunta dà mandato all’Università di Cagliari il 2 agosto 2002. La bozza sarà consegnata il 31 dicembre e approvata dall’esecutivo il 28 maggio dell’anno successivo. Nel dicembre del 2002, il Parlamento approva la legge per la progettazione e la realizzazione del metanodotto, su cui saranno riconosciuti diritti ventennali ai soggetti che investiranno nell’opera (è il sistema detto del project financing). Per il triennio 2002-2004 vengono stanziati dal Cipe 223 milioni di euro. I soggetti interessati a prendere parte all’impresa si impegnano a costituire un consorzio denominato Galsi. La dichiarazione di intenti viene sottoscritta da Sonatrach, società nazionale idrocarburi algerina, per una quota azionaria del 40%; da Edison Gas, per il 20%; da Enelpower, società di ingegneria dell’Enel, e da Wintershall, operatore energetico tedesco facente capo al gruppo Basf, con il 15% ciascuno; da Eos Energia, società di trading energetico controllata da Hera, con il 10%. Il 10 dicembre del 2002, la Giunta affida l’incarico per la redazione del piano di metanizzazione della Sardegna alla G. & Fint S.r.l.
Il 29 gennaio del 2003 si costituisce la Galsi S.p.A., in cui entra come azionista anche la Regione.Le quote sono così ripartite: 36% a Sonatrach, 18% a Edison, 13,50% ciascuna a Enel Produzione e Wintershall, 9% a Hera Trading, 5% ciascuna a Sfirs e Progemisa, le due società con cui la Regione entra a far parte del consorzio. Scopo sociale di Galsi è lo studio di fattibilità per la realizzazione del metanodotto. Il capitale sociale iniziale è fissato in 3 milioni 850 mila euro. Il 25 febbraio del 2003 viene siglato, tra il Ministero delle Attività produttive e la Regione, il protocollo d’intesa per la metanizzazione della Sardegna, che prevede l’aggiornamento dell’accordo di programma quadro già definito. Il 15 aprile si riunisce per la prima volta il Cda della Galsi, di cui è nominato presidente Renato Pozzi, già direttore tecnico di Edison Gas. Il 28 maggio, la Giunta Pili approva il piano energetico regionale, che tra le principali fonti di approvvigionamento indica il metanodotto, la cui entrata a regime è prevista per il 2010. Un anno dopo, il 3 maggio del 2004, la nuova Giunta presieduta da Italo Masala (An) adotta il piano di metanizzazione. Nel testo della delibera, il costo previsto per lo studio di fattibilità per il metanodotto è già salito a 9 milioni 339 mila euro, quasi tre volte il capitale sociale di Galsi.
Di lì a poco, si sarebbe installato in viale Trento Mr. Tiscali, il paladino della lotta contro un’opera che considera inutile e faraonica. Fatto sta che, a pochi mesi dall’insediamento, Soru cambia repentinamente opinione e comincia a organizzare spedizioni diplomatiche in quel di Algeri. La condotta sottomarina è tornata a essere una priorità della Sardegna e per questo il governatore pensa a rafforzare i rapporti di cooperazione con il paese nordafricano anche in altri settori.
L’Uomo di Sanluri si fa accompagnare, nelle sue spedizioni al di là del Mediterraneo, da nutrite delegazioni di imprenditori isolani, sotto l’esperta regia del presidente regionale di Confindustria, Gianni Biggio. Il gossip politico-finanziario narra di delegazioni parallele di Tiscali che, in veste rigorosamente non ufficiale, tratterebbero con il governo algerino la fornitura di servizi internet.Il 7 marzo del 2005, Soru firma un pre-accordo per l’acquisto di gas dalla Galsi. Il governatore si impegna ad acquistare fino a un massimo di 2 miliardi di metri cubi di metano, da utilizzare sia per scopi civili che per scopi industriali. Durata della fornitura, prezzo di vendita, quantità annuali (il metanodotto avrà una portata di 8 miliardi di metri cubi l’anno), pressione e fasce orarie di fornitura devono ancora essere definiti. Il fabbisogno medio annuo della Sardegna è stimato in 500 milioni di metri cubi. Il 22 novembre, la Giunta delibera direttive, criteri e modalità per il primo bando relativo al progetto di metanizzazione dell’Isola. Nel testo delle delibera viene svelato il punto di approdo del gasdotto: sarà il Golfo di Palmas, nel territorio di San Giovanni Suergiu. Il 30 marzo 2006, l’esecutivo delibera lo stanziamento di 86.432.400 euro di fondi Cipe per finanziare la metanizzazione. Il 21 aprile, di rientro dall’ennesimo viaggio in Algeria al fianco del governatore, il presidente della Sfirs, Giuseppe Busia, rilascia all’Ansa alcune importanti dichiarazioni.
L’Uomo di Sanluri si fa accompagnare, nelle sue spedizioni al di là del Mediterraneo, da nutrite delegazioni di imprenditori isolani, sotto l’esperta regia del presidente regionale di Confindustria, Gianni Biggio. Il gossip politico-finanziario narra di delegazioni parallele di Tiscali che, in veste rigorosamente non ufficiale, tratterebbero con il governo algerino la fornitura di servizi internet.Il 7 marzo del 2005, Soru firma un pre-accordo per l’acquisto di gas dalla Galsi. Il governatore si impegna ad acquistare fino a un massimo di 2 miliardi di metri cubi di metano, da utilizzare sia per scopi civili che per scopi industriali. Durata della fornitura, prezzo di vendita, quantità annuali (il metanodotto avrà una portata di 8 miliardi di metri cubi l’anno), pressione e fasce orarie di fornitura devono ancora essere definiti. Il fabbisogno medio annuo della Sardegna è stimato in 500 milioni di metri cubi. Il 22 novembre, la Giunta delibera direttive, criteri e modalità per il primo bando relativo al progetto di metanizzazione dell’Isola. Nel testo delle delibera viene svelato il punto di approdo del gasdotto: sarà il Golfo di Palmas, nel territorio di San Giovanni Suergiu. Il 30 marzo 2006, l’esecutivo delibera lo stanziamento di 86.432.400 euro di fondi Cipe per finanziare la metanizzazione. Il 21 aprile, di rientro dall’ennesimo viaggio in Algeria al fianco del governatore, il presidente della Sfirs, Giuseppe Busia, rilascia all’Ansa alcune importanti dichiarazioni.
Innanzitutto, l’avvio del gasdotto sarà anticipato: non più l’autunno ma la primavera del 2009. Soru è passato dal voler tirare fuori la Regione dal progetto a premere per accelerare le operazioni. Busia annuncia che il 15 maggio sarà convocata l’assemblea degli azionisti di Galsi per deliberare un aumento di capitale fino a 34 milioni di euro, “con possibilità di crescere perché Galsi si trasformi da società di studio a società che realizzerà il gasdotto”. Sempre secondo il presidente della Sfirs, tutti i soci intendono sottoscrivere l’aumento di capitale e da parte di viale Trento ci sarebbe l’intenzione di accorpare le due partecipazioni azionarie, con la finanziaria che rileverebbe la quota di Progemisa. La Regione intenderebbe inoltre costituire una società per la commercializzazione del metano che, a detta di Busia, “avrebbe buone prospettive di rientro”. Nel corso dei colloqui ad Algeri si è parlato anche della possibilità di posare un cavo sottomarino accoppiato al metanodotto. L’avvocato nuorese assicura che servirà a trasportare elettricità. Insomma, per il governatore il metanodotto non è più una fregatura da evitare a tutti i costi ma un business redditizio in cui gettarsi anima e corpo. Ma c’è chi vuole vederci chiaro.
Il 31 maggio, l’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale presenta una mozione, primo firmatario Mario Diana, con cui chiede a Soru di spiegare all’Aula: se il progetto di metanizzazione della Sardegna sarà davvero portato avanti; se l’aumento di capitale di Galsi è stato effettivamente deliberato; se, e per mezzo di quale procedura, a Galsi è già stato assegnato il compito di realizzare l’opera; se la quota di gas che Soru si è impegnato ad acquistare è realmente commisurata al fabbisogno dell’Isola; se corrisponde al vero che accanto al gasdotto sarà posato un cavo per le telecomunicazioni e, in caso affermativo, chi ne sarà il proprietario e chi potrà utilizzarne la capacità di trasporto.Nelle settimane precedenti la presentazione della mozione, infatti, è andata prendendo corpo una voce secondo cui l’approdo del metanodotto verrebbe posto in terreni di proprietà del Casic nei pressi del Porto canale, a un passo dal campus di Sa Illetta. Un cambio di programma rispetto alla prima scelta, che indicava nel Golfo di Palmas la località ideale per l’approdo? L’ultima delibera di Giunta relativa alla condotta per il gas algerino porta la data del 7 giugno. Il testo è piuttosto criptico, ma si parla del fatto che “i soci che hanno concorso alla predisposizione del progetto di fattibilità del gasdotto potrebbero essere quelli più direttamente interessati a curarne anche la fase attuativa” (ma un tempo le opere pubbliche di tale portata non si assegnavano per mezzo di gare internazionali?) e dell’aumento di capitale di Galsi, necessario a coprire le spese dello studio di fattibilità, lievitate, nell’arco di tre anni e mezzo, da 3 milioni 850 mila a 34 milioni di euro. Si parla anche, of course, della possibilità di modificare l’oggetto sociale di Galsi: non più lo studio di fattibilità ma la realizzazione del metanodotto. “Sulla base degli accordi che stanno maturando fra i soci”, sta scritto nella delibera, “appare conveniente permanere nella compagine sociale solo nell’ipotesi in cui si intenda partecipare alla realizzazione dell’opera, per la quale sono stati stimati necessari circa 2 miliardi di euro, che dovranno essere ripartiti tra i soci in ragione delle rispettive percentuali di partecipazione”. Purtroppo, però, Sfirs e Progemisa non posseggono “risorse sufficienti a consentire loro di fare fronte a impegni rilevanti quali quelli ipotizzati”. E allora? E allora la Giunta delibera di “proporre, a partire dal prossimo Dpef e negli atti a esso conseguenti (in particolare nei progetti delle leggi finanziaria e di bilancio), la copertura finanziaria necessaria al sostegno delle attività della Sfirs S.p.A. e della Progemisa S.p.A. coinvolte nell’iniziativa” e “di autorizzare la Sfirs S.p.A. e la Progemisa S.p.A. A porre in essere tutti gli atti necessari al mantenimento inalterato della propria partecipazione nella società Galsi e al sostegno della stessa nel perseguimento dei suoi nuovi obiettivi”.
Il che significa, in estrema sintesi, che la Regione si impegna a cacciare di tasca qualsiasi cifra pur di restare agganciata al progetto del metanodotto.
Quali siano le ragioni che hanno indotto il governatore a cambiare così radicalmente idea, a nessuno è dato saperlo.
*La vignetta e' tratta da L'Altravoce.net
Quali siano le ragioni che hanno indotto il governatore a cambiare così radicalmente idea, a nessuno è dato saperlo.
*La vignetta e' tratta da L'Altravoce.net
venerdì 13 aprile 2012
ALGERIA: 7 anni di guerra, 50 di indipendenza
Il prossimo luglio l’Algeria festeggera' il cinquantesimo anniversario dalla sua indipendenza, dopo una lunga guerra durata piu' di sette anni, che ha causato centinaia di migliaia di morti. Una vittoria che ha segnato un'epoca e marcato una tappa fondamentale nella lotta del "terzo mondo" contro la dominazione coloniale e la riconquista delle proprie risorse nazionali.
Qual'e' il bilancio di questi anni di indipendenza? Il petrolio e' stato veramente per l'Algeria una "maledizione"? Come mai l'Algeria, per il momento, resta ai margini della "Primavera Araba"? Di queste e di altre questioni si occupa il numero di febbraio scorso di « Manière de voir », la rivista di approfondimento di Le Monde Diplomatique, interamente dedicata all'Algeria.
L'Algérie fêtera, en juillet, le cinquantième anniversaire de son indépendance, à l'issue d'une longue guerre de sept ans, qui a fait plusieurs centaines de milliers de morts. Cette victoire a marqué l'époque à l'époque et constitué une étape dans la lutte du tiers-monde contre la domination coloniale et pour la reconquête de ses richesses nationales.
Quel est le bilan de ces années d'indépendance ? Le pétrole a-t-il vraiment été « une malédiction » ? Pourquoi l'Algérie reste-t-elle, pour l'instant, à l'écart des printemps arabes ? La France a-t-elle vraiment tourné la page de la guerre coloniale menée entre 1954 et 1962 ? Des questions abordées notamment dans le « Manière de voir » de février consacré à l'Algérie et dans les articles rassemblés dans ce dossier.
martedì 10 aprile 2012
IL 99% DI ENERGIA RINNOVABILE E’ POSSIBILE ? IL COSTA RICA CON I SUOI 4 MILIONI DI ABITANTI CI E’ RIUSCITO! FINE DI UNA UTOPIA!
Quale prezzo ha pagato il COSTA RICA per raggiungere questo orgoglioso traguardo?? Contro ogni aspettativa infatti pensò bene negli anni ’40 di eliminare il proprio esercito! Il Costa Rica oggi infatti non spende più denaro pubblico per costituire un proprio esercito, che in fin dei conti non servirebbe a nulla considerando che si trova a metà strada tra il colosso degli Stati Uniti ed il Brasile. Quindi con tutti i fondi risparmiati è riuscito ad investire in politiche efficaci. Uno fra i tanti modi per investire il denaro è stato quello di piantare nuove foreste. In pochi anni il Costa Rica è passato dall’essere uno dei paesi con più deforestazione a quello con maggiore tasso di riforestazione e senza che il tutto pesasse sul PIL…e senza mandare in fallimento uno Stato così come si vorrebbe far credere in Italia!!! Le soluzioni esistono cari amici, ma occorre formare una coscienza comune e senza demagogia, ovvero far capire che le risorse energetiche sono l’anima di una economia e che una politica energetica sbagliata rischia inevitabilmente di compromettere tutti gli sforzi EROICI di un popolo oltre che la salute del nostro ambiente!!
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