venerdì 22 febbraio 2013

Narbolia: Serre fotovoltaiche illegittime. I cittadini e l'Adiconsum chiedono le dimissioni immediate di Oscar Cherchi

Non si ferma la protesta dei cittadini di Narbolia contro la costruzione di un impianto fotovoltaico del colosso cinese dell’energia solare Winsun Group.
La società cinese controlla la EnervitaBio Santa Reparata, titolare del progetto che prevede 1.614 serre fotovoltaiche da 200 mq ciascuna su 66 ettari di terreno fertile per un totale 110 ettari di terreno destinati a produrre energia in tre impianti fotovoltaici da un megawatt ciascuno.
Le serre “sono state costruite con tutte le autorizzazioni necessarie”, sostiene il sindaco Fais.
Ma i cittadini contestano e rimbroverano al primo cittadino non solo l’illegittimità del Comune a rilasciare autorizzazioni all’esercizio di questo genere di attività con una sola Suap, ma anche l’assenza di ritorno economico per i cittadini ed il territorio in uno lembo di terra fertile che, di fatto, è reso inutilizzabile dalle serre.
Insieme ai cittadini, riuniti in comitato spontaneo sin dall’avvio dei lavori lo , Comitato “S’arrieddu per Narbolia”, lo scorso febbraio 2012, l’Adiconsum e Italia Nostra. Una protesta ferma e decisa, sin dal primo giorno con oltre 200 persone che tentarono di fermare le ruspe nel giorno dell’inizio dei lavori.
Cosa si contesta? L’illegittimità formale delle autorizzazioni e dell’intera “operazione serre” per le quali si è provveduto non solo a ricorsi al Tar Sardegna, alla Procura della Repubblica di Oristano nonchè alla Corte d’Appello di Cagliari, ma anche “l’assoluta irrilevanza di ritorno per il territorio”.
Tre posti di lavoro a fronte di 200 metri quadri di impianto e 7 milioni di euro di incentivi statali per l’installazione che finiranno, sostiene Giorgio Vargiu, segretario regionale dell’Adiconsum, non nelle casse di una società italiana ma nel conto in banca della società madre cinese.

I cittadini protestano, dunque, per ragioni di merito e di “pubblico interesse” e per ragioni di metodo: solo la Regione avrebbe potuto dare l’assenso alla costruzione dell’impianto. Invece, l’impianto sarebbe stato costruito con una sola autorizzazione Suap del Comune.
“La Regione poi, intervenne, sostiene Giorgio Vargiu, con un decreto “ad personam” il 27 luglio scorso con il quale si dava la possibilità “a tutte le aziende che ne avrebbero fatto richiesta i placet locali”. Scadenza della presentazione delle domande: agosto.

Firmatario del decreto “spugna ” l’assessore all’agricoltura Oscar Cherchi di cui ora si chiedono le dimissioni e a cui si chiede quale siano le ragioni di “pubblico interesse” di cui si fa cenno nel documento Decreto  N. 1163DecA75.
Il decreto, è un colpo di spugna per le aziende che avevano una posizione non legittima di autorizzazione per le serre fotovoltaiche, ha dichiarato Vargiu, aggiungendo di aver segnalato nell’immediato l’illegittimità di tale provvedimento, denunciando il fatto che fosse un provvedimento “ad aziendam”. Cherchi, allora, aveva parlato di un decreto di pubblica utilità che soddisfaceva le richieste di una valanga di aziende. In realtà, denunciano gli autori dell’esposto, il decreto dell’assessore Cherchi avrebbe rimesso in gioco la Enervitabio sia a Narbolia che a Santadi e di fatto avrebbe permesso l’accesso della società ai contributi statali. La verità ha continuato Vargiu, è che la Regione ha fatto carte false per favorire la multinazionale cinese e la Enervitabio, appoggiando interessi che non sono quelli dei sardi e della Sardegna, per tale ragione, continua Vargiu, noi abbiamo il dovere di chiedere le dimissioni dell’assessore Cherchi e insieme a noi tutti i sardi.
Precisiamo, continua Giorgio Vargiu, che non siamo contrari alla scelta di una economia energetica in verde ma ci opponiamo con fermezza a qualunque operazione che riterremo improduttiva quando non disperdente denaro pubblico che meglio si potrebbe indirizzare.
Ci siamo opposti con fermezza agli impianti delle pale eoliche nel Golfo di Oristano, continua, Vargiu, nel quale indirettamente ritornava il nome dell’attuale assessore Oscar Cherchi, il cui studio presto consulenze alla società proponente il progetto; ci opponiamo ora ad un progetto che non da ricchezza ma sperpera fondi pubblici, sottrae terreni fertili destinabili all’agricoltura, non fornisce alcun beneficio occupazionale né energetico a chi abita a Narbolia.
22 febbraio 2013

martedì 19 febbraio 2013

TEMPO PERSO

Ormai parlare di GALSI è tempo perso. Il  rinvio di sei mesi in sei mesi a cui ci hanno abituato, già da diversi anni,  gli algerini della SONATRACH è semplicemente ridicolo. Come è ridicolo il balletto di favorevoli e contrari ad un gasdotto senza gas. Ad un tubo che ha lo scopo sia di salvare il culo di una "amministrazione" regionale allo sbando, senza programmi ne piani, tantomeno in campo energetico; che di illudere qualche impresuccia in fallimento, con annesse associazioni di categoria, circa la possibilità di fare qualche soldino con la propria ruspa e, infine, di procurare tanti, tanti bei denari ad una SpA, inclusi grassi stipendi per chi la amministra. Questo è il GALSI. Il resto è pura "fiction". 
Ma, evidentemente, il senso del ridicolo non prevale sulla libertà di disinformare la gente, monopolio di gran parte dei quotidiani nazionali e regionali. E così  il Sole24ore, seguito a ruota da Sardegna Quotidiano, si prendono la libertà di decidere quali siano le priorità di una Regione autonoma, sancendo la necessità di un bel gasdotto come soluzione dei suoi problemi e lamentando la tremenda delusione (dei sardi) per il fatto che, alla fine, quel tubo si rivela essere una delle tante speculazioni (ma gli accorti giornalisti si guardano bene dall'utilizzare quel termine) in tempi di "crisi" e ai danni delle popolazioni locali, tenute rigorosamente lontane dalla verità.


lunedì 4 febbraio 2013

GALSI: A Manca pro s'Indipendentzia conferma il suo NO!

Il NO di A Manca pro s’Indipendentzia al progetto Galsi è sempre stato netto e chiaro. Ora i fatti dimostrano che ancora una volta ci avevamo visto giusto e che si trattava dell’ennesimo bidone coloniale. Un’opera faraonica, un gasdotto lungo 837 Km  che avrebbe squartato la nostra terra con l’abbaglio di facili guadagni, della metanizzazione e la falsa prospettiva di nuovi posti di lavoro che avrebbero arricchito l’economia dell’isola.....

giovedì 31 gennaio 2013

ECCO I NOSTRI "PARTNER" ENERGETICI!!

La regione Sardegna, insieme alla sua finanziaria SFIRS, si sceglie bene i partner per risolvere quelli che considera i problemi energetici della nostra Isola. Dopo le infiltrazioni mafiose nell'eolico, dove sindaci corrotti con qualche € e qualche prostituta svendono il loro territorio al miglior offerente, ecco l'allegra compagnia del GALSI. Che vergogna!!!

Lo scandalo algerino che fa tremare Eni e Saipem 

Il dittatore algerino Bouteflika

 


martedì 29 gennaio 2013

IL PARLAMENTO EUROPEO CI ASCOLTA E CONTINUA A VIGILARE. ANSA E UNIONESARDA DISTORCONO LE NOTIZIE DA BRUXELLES

 Il 22 gennaio scorso ci siamo recati a Bruxelles presso il Parlamento Europeo che ha accolto una nostra Petizione presentata nel 2010. La Commissione Petizioni del PE ci ha dato la possibilità di intervenire al dibattito con la Commissione europea, vari parlamentari europei ed i rappresentanti delle altre istituzioni dell'UE. In 5 minuti di tempo (tante petizioni da esaminare, la nostra era la numero 18) abbiamo articolato il nostro discorso che trovate allegato qui sotto. La Presidente della Commissione Petizioni, dopo aver ascoltato il nostro intervento e quello della Commissione Europea, ha deciso di mantenere aperta la nostra Petizione. Il che significa che il nostro Comitato, insieme alla massima Assemblea Europea, continuerà a vigilare sul GALSI e sulla decisione della Commissione UE di sostenere quel progetto con 120 milioni di € dei contribuenti europei. La Commissione UE, nel suo intervento, ha confermato infatti che il sostegno europeo al gasdotto è condizionato dall'osservanza delle prescrizioni ambientali. Il che, in parole povere, significa che quei 120 milioni di € la GALSI non li vedrà mai! Ricordiamo che solo la VIA (valutazione di impatto ambientale) prevede oltre 100 prescrizioni vincolanti!!
Putroppo lamentiamo l'ennesima distorsione dell'informazione, questa volta non solo ad opera della solita unionesarda ma, purtroppo, anche da parte dell'ANSA che, travisando i fatti, presentano agli ignari cittadini l'ennesimo risultato "positivo" di un progetto ormai irrealizzabile ma tuttora presente come voce di costo in alcuni bilanci, tra cui quello della Sardegna (150 milioni di €!!). Sia ANSA che unionesarda danno dunque una notizia distorta. Ma ciò è normale, considerando il fatto che ne l'una e ne l'altra capiscono cosa sia una Petizione al Parlamento Europeo, come funziona la procedura ne quali siano i risultati. Infatti omettono di evidenziare proprio IL RISULTATO FINALE della Riunione della Commissione Petizioni a cui siamo stati invitati a partecipare che, in sintesi, è questo: HA DECISO DI MANTENERE APERTA LA NOSTRA PETIZIONE! Ma, ovviamente, ne ANSA ne unionesarda ne trattano!
L'impegno del nostro Comitato è stato dunque premiato anche se, purtroppo, i costi dell'intera operazione sono stati interamente sostenuti da noi.
Segnaliamo, infine, l'assenza assoluta dell'euro-parlamentare-per caso: UGGIAS, capace solo di spararle dai quotidiani locali, evitando acuratamente gli incontri istituzionali, soprattutto quando è presente un minimo di contradditorio!
Per il resto ci siamo sentiti confortati e sostenuti da una Istituzione importante come il Parlamento Europeo, soprattutto pensando che già da diversi anni il Consiglio Regionale della Sardegna non ha nemmeno risposto alle nostre richieste di essere sentiti circa il GALSI.....
Ma questo è un'altro discorso.......

PETIZIONE 70/2010,  presentata da Sergio Diana, cittadino italiano, a nome del Comitato Sardo ProSardegnaNoGasdotto, sulla discrepanza tra gli obiettivi di politica energetica dell'UE e il finanziamento del GALSI (Gasdotto Algeria Sardegna Italia). - Dichiarata ricevibile il 27 aprile 2010. La Commissione è stata invitata a fornire informazioni (articolo 202, paragrafo 6, del RIUNIONE DELLA COMMISSIONE PER LE PETIZIONI
(Bruxelles, 22 gennaio 2013 – h. 10:10 circa)

DICHIARAZIONE DEL PORTAVOCE DEL COMITATO PROSARDEGNANOGASDOTTO, SERGIO DIANA

Ringraziamo l’On. Parlamento Europeo per aver accolto la nostra petizione dandoci la possibilità di discuterla insieme. In essa contestiamo la decisione di concedere a GALSI un finanziamento di 120 milioni di euro dei contribuenti europei e ci appelliamo al Regolamento 663/2009 e successive modifiche. Siamo qui tra voi perché le prescrizioni ed i termini previsti da tale disciplina sono stati disattesi e le risposte fornite dalla Commissione europea non sono state in grado di rispondere alle nostre domande circa l’osservanza della norma europea sul sostegno che si intende concedere al GALSI che, fortunatamente, non rientra più tra le priorità dell’UE.
In questi minuti insistiamo sulle criticità del GALSI quali:
  1. GRADO DI MATURITA' DEL PROGETTO richiesto dalla legge, CHE DOVEVA ESSERE RAGGIUNTO ENTRO IL 2010!
  2. IMPATTO DEL PROGETTO che non è dato conoscere ne dal punto di vista ambientale, ne culturale ne socio-economico;
  3. Mancato coinvolgimento delle popolazioni, delle imprese e dei territori interessati;
  4. Incertezza assoluta sui tempi;
  5. Inaffidabilità del progetto, sia in merito alla partnership ed ai problemi con la giustizia di taluni membri, che circa la mancanza della Decisione di investimento,  oltre all’incompatibilità rispetto alle strategie energetiche europee e alla carenza di qualsiasi programmazione regionale e nazionale che inquadri il progetto.
IN RELAZIONE ALLA MATURITA’: Che maturità può avere un progetto di gasdotto senza gas? L’Algeria non intende fornirlo alle condizioni ed ai prezzi attuali che resteranno tali chissà sino a quando. Manca quindi la materia prima da trasportare. Vi rimandiamo alle dichiarazioni rilasciate dagli economisti algerini, consulenti del governo, nel film-inchiesta sul GALSI ”Ecran de Fumée”).
IN MERITO AGLI ASPETTI AMBIENTALI: La Commissione Europea dichiara che il GALSI avrebbe ottenuto “l’autorizzazione ambientale”, riferendosi alla VIA che invece non autorizza nulla, anzi impone ben 112 prescrizioni vincolanti, nessuna delle quali ci risulta osservata, così come non risulta il parere che la Commissione avrebbe dovuto  concedere ai sensi del DPR 357/97 e mai richiesto dalle autorità italiane. Inoltre, nella VIA si specifica che comunque persiste un’incidenza negativa sull’habitat tutelato. Ci si riferisce al dannoso impatto sulla prateria di Posidonia oceanica, per cui il Ministero dell’ambiente impone solo minime modifiche al tracciato, dimenticando  il devastante impatto sulla più grande concentrazione di Pinna Nobilis del Mediterraneo! E i pareri ancora da acquisire sul vincolo idrogeologico? Sull’autorizzazione integrata ambientale circa la centrale di compressione di Olbia, contestata anche dal Comune e dalla Provincia che negheranno qualsiasi autorizzazione di loro competenza? E che ne è del piano di caratterizzazione per l’attraversamento delle aree minerarie o delle prescrizioni del Ministero dell’ambiente circa l’attraversamento del “Santuario dei Cetacei”? E sui materiali di escavo marino? E l'impatto sulle risorse culturali? Si prevede una centrale di rilancio in un'area archeologica di pregio dove, sino ad oggi, sono stati rinvenuti ben 8 nuraghi...E nulla si dice sulle risorse economiche fondamentali per l'Isola, quali i vigneti e gli agriturismi, che verranno letteralmente rasi a suolo (al riguardo vi rimandiamo ancora al film-inchiesta “Ecran de Fumée”). Senza considerare che la realizzazione del gasdotto, che non contribuisce certo alla riduzione delle emissioni di carbonio, è in contraddizione con gli obiettivi dell’UE per il 2020.
Siamo dunque qui con voi per chiedere alla Commissione Europea che maturità può avere un progetto dove gli ultimi a crederci sono i suoi stessi partner. Che ne è infatti della  decisione d'investimento che, secondo la legge europea, i promotori del progetto avrebbero dovuto firmare entro la fine del 2010?
 A TUTTO CIO’ OCCORRE AGGIUNGERE il mancato coinvolgimento delle popolazioni interessate. Prove abbondanti dimostrano la violazione della Convenzione di Arhus e l’inosservanza delle leggi nazionali e internazionali in materia.
IN MERITO AI TEMPI ED ALL’INAFFIDABILITA’ DEL PROGETTO si può affermare che:
·        Sono indefiniti i tempi di realizzazione (la messa in gas era prevista per il 2009!).
·        Non esistono ad oggi documenti programmatici regionali o nazionali che inquadrano tale  infrastruttura che, è bene ricordarlo, non contempla NESSUNA analisi costi/benefici e non presenta indicatori di progetto.
·        Visto che il GALSI attraverserebbe una delle più grandi e antiche isole d’Europa -  boschi, aree protette, zone archeologiche, agriturismi, aziende agricole, agrumeti, vigneti, oliveti, sugherete, fiumi, laghi, etc…- andrebbero quantomeno individuati chiaramente gli impatti territoriali e quantificati i costi ambientali e sociali.
·        Mancano le carte di rischio idrogeologico e archeologico.
·        Sonatrach e ENI indagate dalla Procura di Milano per corruzione internazionale. I vertici della Sonatrach vengono continuamente rimossi anche per problemi con la giustizia. E purtroppo, le recenti cronache algerine riportano dei gravissimi atti di terrorismo contro le infrastrutture del gas.
CONCLUDO:
in un periodo in cui ai cittadini europei vengono chiesti gravosi sacrifici, è fondamentale evitare il sostegno a quelle “grandi opere inutili”, ben analizzate dal noto economista tedesco Winfried Wolf. In questo breve spazio di tempo, riteniamo di aver dimostrato che il GALSI vi rientra in pieno, quanto a:
-         Inosservanza della normativa europea;
-         Immaturità;
-         Devastante impatto ambientale, culturale e socio-economico;
-         Incompatibilità con le strategie europee;
-         Mancanza assoluta di coinvolgimento delle popolazioni, delle imprese e dei territori interessati;
-         Inesistenza di una decisione di investimento sul progetto;
-         Inaffidabilità della partnership e incertezza assoluta circa: tempi, costi e durata della realizzazione;
-         .....
Onorevoli membri di questa Commissione, riteniamo che tutto ciò basta e avanza per cogliere l’occasione di liberarci dalla imbarazzante Decisione di finanziare il GALSI.  Il nostro Comitato si permette, infine, di far presente che è in possesso di solidi elementi di ricorso, anche fondati su gravi violazioni di legge, che intende far valere presso tutte le istanze nazionali, europee e internazionali. E i nostri ricorsi si aggiungeranno a quelli di altri cittadini, enti, associazioni e imprese della nostra Isola....
Grazie

venerdì 18 gennaio 2013

GALSI: qualcuno tuona da Strasburgo

Isolamento, insabbiamento, logiche occulte...Tutto tranne: speculazione, strumentalizzazione a fini politici e imposizione dell'ennesima, inutile, servitu' ai danni della Sardegna. I tuoni che giungono da Strasburgo, ad opera dell'ennesimo Europarlamentare-per caso, frutto della beneficenza di un partito italiano, risultano in linea con quelli della gran parte della "classe politica" isolana che,   stretta nella morsa di una affrettata campagna elettorale, si avvinghia al  GALSI "progetto di importanza strategica". GALSI, GALSI e ancora GALSI, dunque! Facile slogan per "politici" a corto di idee e per amministratori senza programmi ne scrupoli. Per i pochi sfortunati che si sono presi la briga di leggersi il progetto si tratta invece dell'ennesima e inutile servitu'. Così è anche per la gran parte della popolazione della Sardegna. Regione allo stremo, assediata ormai da anni da rapaci energetici e stanca di veder buttar via i propri quattrini in dannose speculazioni - rigorosamente in nome della mitica "creazione di occupazione", della "crescita", dello "sviluppo" e della "competitività - chiede solo di essere lasciata in pace e di decidere il proprio destino, anche energetico, usando il cervello e non i pruriti  elettorali di "politici" destinati all'estinzione. La stampa odierna farfuglia così di "accuse pesanti come macigni" rivolte all'Unione Europea che, peccato , non e' composta solo da italiani e dove gli italiani contano poco o nulla. Chi le lancia non solo non conosce il progetto ma fa finta di non sapere che, se l'UE ha deciso che il GALSI non e' piu' strategico ci sara' pur qualche motivo, sicuramente diverso da quelle logiche occulte che l'Europarlamentare-per caso, da buon italiano, conosce perfettamente. 
In realtà, al resto dell'UE non piace regalare ad una societa' privata (quale e' appunto la GALSI SpA) i soldi dei contribuenti europei. Fenomeni come GALSI e Stretto di Messina SpA li lasciano agli italiani.

LA NUOVA SARDEGNA del 17 gennaio 2013
Trasporti e infrastrutture: Uggias: «Senza il Galsi perdiamo un miliardo di euro»
OLBIA - Niente Galsi per la Sardegna che ora sul fronte delle reti energetiche rischia l’isolamento. Ieri mattina a Strasburgo, durante la seduta del Parlamento europeo, Giommaria Uggias (Idv) ha lanciato accuse pesanti come macigni: «Stiamo assistendo a una vera e propria truffa internazionale ai danni dell'Unione europea, dell'Italia e dei sardi. Una spietata spartizione di interessi finanziari che impedisce a una intera regione di avere energia a un costo pari al resto dell'Europa». Del progetto Galsi si è parlato a Strasburgo perché il Parlamento ha approvato una risoluzione sul «ruolo della politica di coesione nell'attuazione della nuova politica europea in materia di energia». «In pratica - ha semplificato Uggias - entro il 2015 nessuna regione dell'Ue dovrà restare isolata rispetto alle reti europee del gas e dell'elettricità. Si tratta di un obiettivo ambizioso indicato nella risoluzione approvata oggi che rispecchia pienamente il significato delle politiche di coesione al quale stiamo lavorando per il periodo di programmazione 2014-2020». Il problema è che, alla luce dell’insabbiamento del progetto Galsi, la Sardegna rischia di restare al palo, completamente isolata dalle reti energetiche. «E questo - aggiunge Giommaria Uggias - nonostante siano stati stanziati centinaia di milioni di euro per il progetto Galsi, che mira alla realizzazione di un gasdotto destinato all'importazione di gas naturale dall'Algeria all'Italia continentale attraverso la Sardegna. Un progetto di importanza strategica da anni bloccato da logiche occulte». Nel rilevare la concreta fattibilità di un progetto alternativo che colleghi la Sardegna e la Corsica al continente italiano, l’europarlamentare sardo lancia l’allarme: «Stiamo lasciando inutilizzato nelle casse pubbliche quasi un miliardo di euro, mentre la disoccupazione assume dimensioni sempre più drammatiche e le imprese sono condannate al fallimento. Questa è un'offesa nei confronti dei cittadini, delle imprese e dell'economia di un'intera regione. Quelli del settennio 2014-2020, infatti, saranno gli unici fondi che circoleranno nell'Unione europea in ambito energetico e infrastrutturale per cercare di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati con la strategia Ue 2020. Perdere questo treno sarebbe gravissimo».

lunedì 7 gennaio 2013

INCREDIBILE!! POTENZA DELLA GLOBALIZZAZIONE!!

Il Comitato ha ricevuto questa mail da un'azienda cinese che vende tutto ciò che occorre per metter su un gasdotto! Nella mail si legge che il nostro recapito gli è stato dato da "un loro cliente" così zelante da informarli sul fatto che noi ne avremmo bisogno! Ovviamente, sappiamo bene di essere finiti nei motori di ricerca e in tutto ciò che ha a che vedere con i gasdotti...Ma se non fosse così non ci resta che ringraziare la GALSI!
E se per caso qualche amministratore fosse ancora interessato a gasare il suo territorio...Ora sa a chi rivolgersi.
 
 
Dear Manager ,
                                                                     Thank
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lunedì 10 dicembre 2012

ENI E SONATRACH INDAGATE PER CORRUZIONE. SE NE ACCORGE ANCHE LANUOVASARDEGNA!

Già diverso tempo fa e in vari post annunciammo la notizia:
- Eni: la procura di Milano indaga sulle attività in Algeria (aprile 2011)
- GALSI: ci mancava solo la camorra!(dicembre 2011)
Qualche giorno fa si sveglia lanuovasardegna con lo scoop dell'anno: Lo scandalo Saipem rischia di cancellare il gasdotto Galsi. Confessiamo che, leggendo la "notizia", speravamo in qualche dato nuovo e non conosciuto circa l'inchiesta della Procura di Milano ma siamo stati delusi. L'articolo era soltanto un triste pretesto per santificare Tore Cherchi che ha spiegato a tutti come stanno le cose "con la schiettezza e l’onestà intellettuale che l’hanno sempre contraddistinto". La leccata a mezzo stampa giunge da un tal Signor Piredda, a cui lanuovasardegna ha evidentemente concesso tale licenza. Non pago, Piredda si insinua persino in Viale Trento dove, utilizzando con sagacia e pregevole spregiudicatezza l'eccezionale mezzo di informazione che ha a disposizione,  strappa all'Assessora regionale all'Industria  la sfida dell'anno: "Che sia attraverso il Galsi, oppure con qualsiasi altro tubo, il metano deve comunque arrivare in Sardegna". Ci auguriamo che quel tubo misterioso, prima di soddisfare le esigenze energetiche delle future generazioni, venga adeguatamente testato da talune attuali autorità regionali.

sabato 1 dicembre 2012

LA PALESTINA E' IL 194º STATO DEL MONDO!!!!

Poche ore fa l'ONU ha votato in modo schiacciante per il riconoscimento della Palestina, che è diventata così il 194° stato del mondo!!! 
E' una vittoria incredibile per il popolo palestinese, per la pace e tutti/e noi.
Persone da tutto il mondo si stanno unendo alle folle oceaniche in Palestina per festeggiare.
Il governo americano e quello israeliano, spinti da gruppi estremisti molto potenti (sì, tristemente anche Obama ha ceduto), hanno portato avanti ogni tipo d'intimidazione per cercare di far fallire il voto, dalle minacce economiche alla possibilità di deporre il Presidente palestinese se fosse andato avanti. Quello europeo è stato un voto chiave ma incerto fino all'ultimo: sotto l'enorme pressione degli USA i leader europei fino a due settimane fa erano per non sostenere il riconoscimento dello stato palestinese.
Fondamentale il ruolo di organizzazioni come AVAAZ che, con la velocità e la forza democratica di cui c'era bisogno per vincere, ha avuto un ruolo determinante ne condizionare la scelta decisiva dei governi europei.
Uno dopo l'altro, stati chiave in Europa hanno rotto con gli USA per rispondere alla richiesta di giustizia e ai loro cittadini. Nel conteggio del voto finale che abbiamo ottenuto da poco, solo 9 paesi su 193 hanno votato contro! Francia, Spagna, Italia, Svezia e gran parte dell'Europa ha votato a favore della Palestina.
Gli USA e Israele hanno sostenuto inizialmente che il riconoscimento avrebbe costituito una minaccia per la pace, e poi, dopo aver perso, che il risultato non avrebbe contato poiché si trattava di un voto simbolico. Ma se fosse stato solo simbolico non avrebbero fatto tutto il possibile per cercare di fermarlo. E dopo anni di negoziati in malafede e di accettazione da parte di Israele dello status quo, mentre colonizzava altri territori palestinesi, questa mossa mostra agli USA e a Israele che se non gestiranno i rapporti internazionali in buona fede, i palestinesi e il mondo intero andranno avanti senza di loro. Si tratta di una base di partenza più equilibrata per delle reali trattative di pace. E questa è la migliore alternativa alla violenza portata avanti tanto dal governo israeliano quanto da Hamas a Gaza nello scorso mese.
Per decenni il popolo palestinese ha sofferto a causa della dittatura militare israeliana, con controlli repressivi sui loro spostamenti e sul lavoro, una continua negazione dei loro diritti e la minaccia costante dovuta all'insicurezza e alla violenza. In questo giorno di 65 anni fa l'ONU riconosceva lo stato di Israele, iniziando un percorso per stabilire una patria sicura per il popolo ebraico. Oggi i palestinesi compiono un passo avanti lungo lo stesso percorso e guadagnano, agli occhi della comunità internazionale, la dignità che è stata loro negata per una generazione. E' da quella dignità che potremo costruire le fondamenta per la pace.
Con speranza e gioia.

lunedì 26 novembre 2012

CHI CREDE ANCORA NEL GALSI?


L'ignoranza e' una brutta bestia. Siete al corrente dell'esistenza di una cosa chiamata UILCEM, ovvero:
"UNIONE ITALIANA LAVORATORI CHIMICA ENERGIA MANUFATTURIERO"? Io no! E sapete che il rappresentante di codesta "Unione" si chiama Manconi? Io non lo sapevo. Eppure, questo Signore e la sua "Unione", trovano spazio in un quotidiano locale per stupirsi del fatto che ormai il pacco del GALSI viene considerato tale anche dallo stesso Governo italiano, anche se non seguito dal lungimirante governo regionale. Dimenticato dal Governo? Assolutamente no! E’ gia´da diverso tempo, e con un certo imbarazzo, che quella speculazione e' stata eliminata definitivamente da tutte le strategie dell'Unione Europea. Il Governo italiano si e' limitato a fare altrettanto. Con i tempi che corrono e con le enormi difficolta' anche nell'approvazione del bilancio della UE, nessuno vuole piu' regalare quattrini a progetti inutili e dannosi, troppo spesso made in Italy tipo ponte sullo Stretto di Messina o roba del genere. Ma il bello e’ che anche gli stessi algerini l'hanno capito e, con altrattanto imbarazzo, si smarcano dal proggetto GALSI adducendo storie di prezzi. In realta' stanno semplicemente prendendo le distanze da un pacco che potrebbe compromettere la loro affidabilitá in un mercato internazionale cosi' difficile quale e', appunto, quello del gas. Dunque, tirando le somme: ne il Governo italiano, ne l'UE e neppure gli algerini credono piu' nel GALSI. 
Gli unici che continuano ancora a crederci sono solo alcuni sardi! Chi attualmente continua ad occupare il governo regionale ci crede perche' non ha altro in cui credere. Non uno straccio di idea, di programma, di piano o di politica - tantomeno energetica - regionale. E neppure il becco di un quattrino! Ovvio che risulta comodo dare la colpa di tutto ai "ritardi" nella realizzazione del gasdotto! Sugli altri paladini del GALSI, personcine come Tore Cherchi, Pili, etc.., non c'e' bisogno di soffermarsi. E' ormai noto che vivono di slogan facili facili, e quello del gasdotto, tutt'uno con lo sviluppo, la crescita e la mitica competitivita', e' uno dei piu' comodi da sbattere in faccia a chi chiede risposte che, da loro, non avra' mai e poi mai. E poi arriva Manconi. Vuole trascinarci addirittura al centro dell'Europa, senza dirci che cazzo ci facciamo noi, al centro dell'Europa! Tra l'altro, la mirabile operazione avverrebbe, secondo Manconi e la sua UILCEM, iniziando a costruire un tubo che taglia in due la nostra Isola senza trasportare nulla. L'importante e' partire con i cantieri. Poi si vedra´. 
Se la situazione non fosse tremendamente grave ci sarebbe pure da ridere.
Ma e' preferibile stare seri e, soprattutto, vigili. Qui si gioca con il futuro nostro e delle nuove generazioni. C’e’ poco da scherzare.

LA NUOVA SARDEGNA - Trasporti e infrastrutture: «Galsi dimenticato dal governo Monti» 20.11.2012
«Chi si aspettava che la recente visita ad Algeri del presidente del consiglio, Mario Monti, portasse una spinta positiva al progetto Galsi è rimasto deluso». Parole e critica del segretario provinciale della Uilcem, Giuseppe Manconi, che segue da vicino l’evoluzione del progetto che dovrebbe portare il gas in Sardegna, attenuando così il deficit energetico dell’isola. «L’incontro ad Algeri – attacca Manconi – avrebbe prodotto ben altri risultati se il presidente Monti avesse indicato chiaramente che il gasdotto è una infrastruttura strategica ed essenziale per lo sviluppo della Sardegna». Invece, a quanto pare, tutto è rinviato a data da destinarsi, lasciando nell’incertezza le aziende che aspettano il gas per abbattere i costi energetici. Ottana Energia in primo luogo. «Abbiamo già richiamato l’attenzione della politica e della Regione – dice il segretario della Uilcem – sulla necessità che il gasdotto venga considerato dal governo un’opera strategica. Invece, il Galsi continua a essere trascurato dal Sen (documento sulla strategia energetica nazionale) che lo colloca in secondo piano rispetto alla necessità del progetto per lo sviluppo della Sardegna». L’opera, che, stando alle aspettative, avrebbe dovuto essere ultimata nel 2012, continua a rimane imbrigliata nella rete degli interessi internazionali sui prezzi dell’energia e, secondo il leader della Uilcem, anche dalla mancanza di una strategia unitaria per chiedere con forza l’avvio del cantiere. «Il progetto Galsi – sottolinea Manconi – è indispensabile per dare alla Sardegna la possibilità di competere con i costi energetici delle altre regioni d’Italia, avvicinando l’isola al centro d’Europa. A questo punto – conclude Manconi – occorre una battaglia unitaria di tutto il sindacato, della parte imprenditoriale e della politica della nostra isola affinché il governo consideri il Galsi un progetto strategico e indispensabile per la Sardegna».

lunedì 12 novembre 2012

VIA DAL GALSI! SUBITO!!

Mentre la regione Sardegna fa finta, da troppi anni, di volersi dotare di un piano energetico, che dovrebbe essere costruito sulla base delle reali esigenze energetiche dei nostri territori, delle aziende e della gente; quelli si giocano in borsa il nostro futuro e continuano, rigorosamente alle nostre spalle, a negoziarsi le tariffe e le formule più convenienti per loro.
Intanto, da troppi anni, gli elefantini della sfirs, rigorosamente in tutu, danzano il loro ridicolo balletto, al suono del piffero abilmente maneggiato da GALSI. Quest'ultima, ben lungi dall'interessarsi al nostro sistema energetico, continua a riscuotere lauti stipendi per l'articolata e variegata compagine aziendale. Chi sta meglio di loro? Chi sta meglio di chi fa finta di amministrare una regione o il suo povero "sistema" industriale? Chi sta meglio di colui che riscuote, ogni santo mese, 15 mila euro per fare il "politico" e vivere di rendita, anche sparando cazzate energetiche? Nessuno di loro, credo. Come nessuno di loro, credo, ha interesse a che quel balletto finisca, anzi! Più dura e meglio è! 
E' invece interesse di tutti noi far cessare, adesso, subito, questa situazione.
E non si tratta solo di GALSI! 

domenica 28 ottobre 2012

In arrivo il “salutare” metano. La spina dorsale economica della Sardegna

Da L'UNIONE SARDA del 26 ottobre 2012 (da "La pagina dei lettori", pag.13)
La Sardegna, perla del Mediterraneo, si può già rallegrare, perché fra non molto diventerà più forte, perché avrà una spina dorsale di cemento lunga 272 chilometri e nelle sue vene scorreranno miliardi di metri cubi di salutare metano. È questo il suo nuovo destino? Dopo lo scempio delle belle coste e altri disastri inferti alla sua superficie, ora giunge minaccioso il disastro delle sue viscere, nascoste nel suo sottosuolo. Opera nefasta - il GALSI - resa urgente anche dal ministro dello Sviluppo Passera, che raccomanda di realizzare il progetto quanto prima. Passera fra pochi mesi passerà, ma tale opera - tanto irreparabile quanto inutile - resterà per sempre a rovina e sfregio della Sardegna. Ancora una volta un'occupazione, con la solita promessa di lavoro, che sarà un inganno. Infatti lo scavo e la messa in opera dei tubi avverrà con le scavatrici e con le gru e la manodopera sarà marginale e i sardi saranno, come sempre, beffati. Se le imprese vogliono creare veramente lavoro, la Sardegna è il posto più adatto, così ricca di sole e di vento, per gl'impianti eolico e fotovoltaico, con quattro centrali situate nel posto giusto, senza impiastricciarne l'ambiente, per fornire energia elettrica, non solo per la Sardegna, anche da venderne. Grava ancora sull'Isola il triste destino del suo asservimento agli stranieri? Saranno i sardi, le pubbliche istituzioni e soprattutto la Regione a cambiarne il corso, col suo presidente che, proclamato all'unanimità presidente delle Regioni Europee, ha già dichiarato di avere un piano di «iniziative specifiche per prevedere un adeguato sostegno per potenziare gli investimenti locali e regionali a favore dell'energia sostenibile». Mentre al fosco orizzonte i dominatori avanzano verso la rovina della Sardegna, ci dobbiamo rattristare? No, perché stavolta “non praevalebunt” (non prevarranno).
Vincenzo Mereu
(Ex direttore didattico)

lunedì 22 ottobre 2012

Tra diplomazia attendista, hub e contratti oil-linked: cronaca di un pacco con vari mittenti

I mittenti del "pacco" GALSI sono tanti e vari. Dal politicante di turno, che lo usa agevolmente come slogan laddove si tratta di energia; al "giornalista" a cui permettono di trattare argomenti che qualcuno ingenuamente reputa "di alto livello" e che sfuggirebbero, quindi, alla comprensione di noi poveri e comuni mortali; sino al lobbysta, portatore di interessi privati, ormai entrati di prepotenza nella sfera pubblica attraverso amministratori (nazionali, regionali, provinciali e locali) incapaci, brutalmente ignoranti e facili prede di chi è dotato di tutti i mezzi necessari per convincere, indirizzare e programmare al posto loro. 

Ecco a voi le ultime due perle. Ci chiediamo: quando sarà finita col GALSI a cosa si appiglieranno questi signori e signore per continuare a spararle?

L'UNIONE SARDA - Economia: Galsi, quindici giorni per decidere 16.10.2012
I tempi sono maturi per capire che ne sarà del Galsi: entro quindici giorni il colosso algerino Sonatrach scioglierà le sue riserve, ma c'è chi prevede che la “schiarita” arriverà solo dopo, tra novembre e i primi mesi del 2013. La fase è di quelle che la diplomazia istituzionale definisce “attendista”, fatta di “necessarie interlocuzioni tra le parti”. In attesa è soprattutto la Regione, che attraverso la Sfirs detiene l'11% del capitale di Galsi spa (la società che realizzerà il gasdotto) e che nell'ultima finanziaria ha stanziato 150 milioni per la capitalizzazione finalizzata alla realizzazione dell'opera. Le bocche sono cucite ma il sentore è che il metanodotto deputato a trasportare 8 miliardi di metri cubi di gas dall'Algeria alla Toscana passando per la Sardegna, potrebbe subire un nuovo stop. IL PRESSING Se dal punto di vista delle autorizzazioni mancano da sciogliere solo alcune formalità (a settimane, forse giorni, la Regione Toscana incontrerà il ministro Passera per chiudere la parte di sua competenza), continuano le operazioni di mediazione sui prezzi. E a cascata sugli investimenti. Sonatrach ascolta il rumore di ogni foglia che si muove sul suolo italiano. E le recentissime parole dell'Ad di Eni, Paolo Scaroni, sulle formule “oil linked” dei tradizionali contratti di lungo periodo con clausole “take or pay” (sono blindati nel tempo e nel costo e ancorati al prezzo del petrolio) non fanno «che togliere certezza al Galsi», tuona il deputato sardo Mauro Pili, “padre” dell'opera, che nacque con lui alla presidenza della Regione. CONVENIENZA DELLE PARTI Il nodo da sciogliere è relativo ai prezzi: gli algerini per vendere il gas - e continuare a stare dentro il progetto Galsi - chiedono un prezzo fisso, con contratti take or pay, minimo decennali. Vogliono garantirsi il principio di fondo che sta alla base di quel tipo di contratto: l'acquirente (i soci italiani) deve corrispondere comunque al compratore (Sonatrach), interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas anche nell'eventualità che non ritiri questo gas. Sono anche contratti oil-linked, quindi agganciati al prezzo del petrolio e suoi derivati: è questo uno degli aspetti sui quali si sta giocando la partita. I soci italiani, commerciali e industriali, di Sonatrach in Galsi (Enel, al 15,6% in Galsi, Edison, al 20,8% ed Hera, al 10,4%) rigettano i take or pay e vogliono invece un costo ancorato a parametri diversi, come il prezzo-spot di alcune Borse gas europee, il costo dell'elettricità prodotta con il gas o il prezzo dell'idrocarburo trasportato via nave (Gnl, gas naturale liquefatto). GLI ALTRI MOVIMENTI Intanto, ieri Eni ha completato l'operazione di cessione a Cassa Depositi e Prestiti del 30% meno un'azione del capitale di Snam Rete gas, che si occuperà della messa in esercizio della sezione italiana del progetto (a Saipem, controllata dell'Eni, spetterà la progettazione dell'ingegneria della sezione a terra). Sempre ieri, il socio bolognese Hera, con il via libera dell'assemblea alla fusione con Acegas, ha dato vita a una realtà che vale 4,5 miliardi. Il secondo gruppo italiano tra le local utilities. NOVEMBRE DECISIVO? CHISSÀ E mentre il Governo mette a punto la nuova strategia energetica italiana (assurdo, in questa fase, il silenzio su un'opera ritenuta dallo stesso Passera strategica) mancherebbero solo 15 giorni per conoscere il futuro del Galsi. Sonatrach manterrà fede alla scadenza di novembre, termine per prendere la decisione? Vista la situazione, sembra più facile che un cammello passi dentro la cruna di un ago. Emanuela Zoncu

 

Denuncia della Uilcem: la Regione intervenga per cambiare strategia

Galsi assente dal piano Monti

«Il Galsi non fa parte delle opere più importanti del piano energetico nazionale». A lanciare l'allarme è il segretario provinciale della Uilcem di Nuoro, Giuseppe Manconi, che in una nota, nella quale affronta il problema dell'energia a basso costo, punta il dito contro il Governo, dopo le preoccupazioni espresse da più parti per la posizione assunta dal colosso algerino Sonatrach sul prezzo del gas.
Manconi, chiedendo l'intervento del presidente della Regione, ricorda il documento sulla “Strategia energetica nazionale” (Sen), messo a punto dall'esecutivo e presentato a Roma dal presidente Mario Monti, nell'ambito della legge di stabilità. «Nella Sen - ricorda Manconi - viene inequivocabilmente indicato che il gas rappresenti il principale strumento che concorrerà al raggiungimento degli obiettivi trasformando l'Italia nel principale hub del gas sud europeo. Tale soluzione prevede il potenziamento dei canali di approvvigionamento, tramite nuovi gasdotti e terminali di rigasificazione, così da evitare posizioni di monopolio da parte dei paesi fornitori. A questo punto, la Sen dovrebbe sancire l'urgenza e l'inderogabilità del Galsi che toglierebbe la Sardegna dallo stato di isolamento energetico, ponendola allo stesso livello competitivo del resto dell'Italia».
GOVERNO CONTRO Invece, aggiunge Manconi, «in tale documento il Galsi non viene classificato come una infrastruttura strategica ma un'opera di secondo livello alla quale non vengono garantiti né il finanziamento pubblico né le corsie preferenziali autorizzative, né tantomeno i benefici che garantirebbero, oltre la realizzazione, la remunerazione del sistema, in particolare per i primi anni di esercizio e in attesa che la Sardegna si doti di tutte le infrastrutture per l'utilizzo del gas». Una denuncia del comportamento del Governo che non attribuirebbe al progetto la stessa primaria importanza riconosciuta in Sardegna. «Il Galsi ha rappresentato in questi anni una aspettativa di soluzione ricca di riflessi positivi sia per il tessuto produttivo che per le famiglie sarde - sottolinea il sindacalista della Uilcem - se la Sen, nella sua stesura definitiva, non integrerà queste criticità funzionali a garantire all'Isola l'approvvigionamento del gas a prezzi competitivi (col Galsi o con altri sistemi), saremo tagliati fuori dalla possibilità di una ripresa economica che, quando avverrà nel resto del Paese, vedrà la Sardegna, ancora una volta, impossibilitata a competere. In tale caso il Sapei (il cavo elettrico sottomarino che ci ha collegato al resto d'Italia) avrebbe lo scopo più negativo: aver trasformato la nostra Isola in un cliente che non potrà prodursi l'energia necessaria e sarà costretto ad acquistarla dalla penisola

lunedì 15 ottobre 2012

AFFARI D'ORO PER LA "MULTIUTILITY" ROMAGNOLA DEL PD


Tomaso Tommasi di Vignano, presidente di Hera, la società del Partito Democratico che distribuisce utili tra i comuni dell'Emilia Romagna, tranquillizza gli azionisti: dalla fusione tra HERA e ACEGAS nascerà una nuova realtà da 4,5 miliardi di €; il terzo gruppo italiano tra le "multiutility" nella vendita di gas. Dunque, affari d'oro per il PD e per i comuni romagnoli, oltre che per i manager di Hera, con i loro stipendietti e bonus milionari*.
Tutto ciò anche grazie alla Sardegna che, nel pieno esercizio della sua SOVRANITA', regala loro una buona fetta dell'Isola, attendendo impaziente che siano gli algerini a decidere se vendere o meno il gas necessario per alimentare una tra le più imponenti speculazioni mai avviate negli ultimi decenni. 
Mentre la Regione naviga a vista, dimenandosi tra facili slogan triti e ritriti e pericolose alleanze con gruppi di potere dalla fedina penale discutibile, le azioni dei vari gruppi industriali che partecipano a GALSI vanno a gonfie vele. Intanto il sistema energetico della Sardegna è allo sbando o nelle abili mani di losche lobby. Da Confindustria sino ai sindacati, passando per Ance e Anci, l'unica proposta concreta per assicurare all'Isola un futuro energetico, stabile e in grado di utilizzare le risorse di cui dispone in abbondanza, è quella di "accellerare sul GALSI".
Basta tentare di leggere una bolletta per capire che non sarà di certo quest'ultimo a tirarci fuori dai guai. Ma questa è la scelta più comoda, lo slogan più facile, la parolina magica che risolve tutti i problemi di un'Isola ormai alla deriva.



 (ANSA) - BOLOGNA, 15 OTT - Il nuovo soggetto che nascerà
dalla fusione tra Hera e AcegasAps avrà una produzione
superiore ai 4,5 miliardi di euro. E' lo scenario tracciato da
Tomaso Tommasi di Vignano, presidente di Hera, aprendo i lavori
dell'assemblea della multiutility al Cnr di Bologna che dovrà
ratificare l'operazione. Secondo Tommasi la nuova realtà potrà
contare su 750 milioni di margine industriale, 140 milioni di
utile netto e un Ebitda di 3,2.
   "Saremo il secondo gruppo nazionale tra le local
utilities", ha sottolineato Tommasi, secondo il quale dalla
fusione nascerebbe "il primo operatore italiano per rifiuti
trattati, il secondo per volume d'acqua venduto, il terzo nella
vendita di gas e il quinto nella vendita di energia elettrica".
   Il numero uno di Hera ha anche rassicurato riguardo ai
malumori espressi da alcuni comuni alla vigilia dell'
appuntamento di oggi: "Ci sarà un consolidamento della
leadership ambientale e nei servizi a rete. E contiamo di
migliorare la qualità e l'efficacia del servizio, anche in
prospettiva delle prossime gare". Oltre, ha aggiunto, "ad un
ampliamento del presidio territoriale e della sinergia
imprenditoriale". (ANSA).

domenica 14 ottobre 2012

ATTENZIONE!! Inizia la fase di analisi del Rapporto di scoping del Piano Energetico Ambientale Regionale: IL GALSI è sempre presente!!!


Du iu spic inglisc?
Un po’ per tirarsela e un po’ per rendere le cose ancora più complicate e tener ben lontani i cittadini, l'Assessora all'industria, le cui conoscenze linguistiche sono ben note a tutti/e, lancia la fase di "SCOPING" (in volgare italiano: ANALISI PRELIMINARE) relativa al Piano Energetico Ambientale Regionale - PEARS -(*). E’ fondamentale leggere il documento e far presenti le nostre posizioni sull’ELIMINAZIONE definitiva del GALSI dal sistema energetico regionale.

Nell’ambito del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica del Piano Energetico Ambientale Regionale, l’Assessorato Regionale dell’Industria, in qualità di autorità procedente, ha avviato la fase di scoping, finalizzata a definire la portata ed il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel successivo Rapporto Ambientale. A tal fine l’Assessorato dell’Industria ha predisposto il Rapporto Preliminare di Scoping, che sarà esaminato in occasione dell’incontro previsto per il giorno 25 ottobre 2012, al quale parteciperanno i soggetti competenti in materia ambientale. 



(*) Ovviamente, l'assessorato si guarda bene dal spiegare di cosa si tratta. Lo facciamo noi:
L'analisi preliminare (per gli “anglofili”: scoping)  ha la finalità di definire i riferimenti concettuali e operativi attraverso i quali si elaborerà la valutazione ambientale. In particolare, nell'ambito di questa fase vanno stabilite indicazioni di carattere procedurale (autorità coinvolte, metodi per la partecipazione pubblica, ambito di influenza, metodologia di valutazione adottata, ecc.) e indicazioni di carattere analitico (presumibili impatti attesi dall'attuazione del Piano, analisi preliminare delle tematiche ambientali del contesto di riferimento e definizione degli indicatori).
Tale fase, come disciplinata dall'art. 13, commi 1 e 2 del D.Lgs 152/06 e s.m.i., deve prevedere un processo partecipativo che coinvolga le autorità con competenze ambientali (ACA) potenzialmente interessate dall'attuazione del piano, affinché condividano il livello di dettaglio e la portata delle informazioni da produrre e da elaborare, nonché le metodologie per la conduzione dell'analisi ambientale e della valutazione degli impatti.Sinteticamente, è possibile definire i seguenti contenuti della fase di analisi preliminare, che si conclude con la redazione di un "rapporto preliminare":
  • Obiettivi strategici generali di sostenibilità;
  • Ambiti di influenza del Piano e orizzonte temporale;
  • Definizione Autorità con competenze ambientali (ACA) e pubblico coinvolti e modalità di consultazione;
  • Analisi preliminare di contesto e indicatori;
  • Individuazione di aree sensibili e di elementi di criticità;
  • Presumibili impatti del Piano;
  • Descrizione del metodo di valutazione.