mercoledì 17 settembre 2014

Ha da passà 'a nuttata.....

DECRETO SBOCCA ITALIA: un balordo bluff che accellera il declino di un Paese allo sbando. Mafia e lobby energetiche ringraziano. Nessuna prospettiva di occupazione sana e stabile. Folli investimenti su fonti energetiche non rinnovabili e nessuna garanzia circa la soluzione urgente dei problemi energetici del Paese. Licenza di continuare a compromettere il nostro ambiente e le nostre risorse. Fretta incontrollabile nelle procedure, con successivo esproprio delle competenze previste dall’art. 117 della Costituzione.
Oltre che con la costituzione, non credo che renzi abbia fatto ancora bene i conti ne con l'UE, ne con i sindaci seri e ne con quelli che chiama "COMITATINI".
.....Le attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere d’interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili.
I relativi decreti autorizzativi comprendono, pertanto, la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi.
Inoltre, per i procedimenti di valutazione d’impatto ambientale in corso presso le Regioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi, la Regione presso la quale è stato avviato il procedimento, deve concludere il procedimento entro il 31 dicembre 2014. Decorso inutilmente tale termine, la Regione trasmette la relativa documentazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare."....

mercoledì 10 settembre 2014

NOI CI ANDIAMO, E VOI?

Capo Frasca 13 settembre 2014: Manifestazione contro esercitazioni, poligoni e servitù militari!






lunedì 1 settembre 2014

Alla canna del gas II


Qualche giorno fa lo davamo per morto e sepolto. Invece no. Nei caldi pomeriggi d'agosto, il fantasma del GALSI continua ad aggirarsi nelle stanze vuote di Viale Trento, lasciando segnali un po' ovunque, al fine di convincere la Regione a ripensarci, riesumando il progetto almeno per un supplemento di autopsia e, in ogni caso, per realizzarne almeno una parte: la cosiddetta, mitica, “Dorsale”. E, secondo noi, e' proprio li che tutti i nostri illuminati politici e amministratori andranno a parare. Infatti, il temporaneo black out di GALSI pare dovuto proprio alla ricerca di un nuovo nome da dare al progetto, mutilato della parte a mare. Come si chiamera'? GASRI (Gasdotto Sardegna Rinascita)? GASPERS (Gas Per i Sardi)? SGASVIC (Sardegna Gas Sviluppo e Crescita)? Chissa'? Probabilmente si lancera' un concorso di idee nelle scuole, soprattutto in quelle del Sulcis, di Porto Torres o di Ottana, tutti territori beneficiari delle innovative ed efficaci politiche industriali avviate sinora inSardegna. Intanto volano via ancora soldi – sempre i nostri –, questa volta per pagare la consulenza di improbabili “advisor” che sopperiscano alla carenza di neuroni nostrana “aiutando la SFIRS nelle decisioni da prendere”. Scommettiamo che il grande esperto viene da casa GALSI? Al riguardo c'e' anche da chiedersi perche' andare a cercare altrove gli “advisor” quando da noi abbondano! Basta leggere le dichiarazioni di Giacomo Migheli, segretario dellaFilctem-Cgil, confederazione sindacale impegnata nel “promuovere una vera e propria politica industriale integrata nei confronti del Governo e delle imprese su innovazione di processo e di prodotto, per puntare su maggiore efficienza energetica”. Nel frattempo si perdono 1000 posti di lavoro al giorno, la gente continua ad indebitarsi, le aziende falliscono, i giovani vanno via e non tornano, le tasse aumentano, mancano i servizi e le infrastrutture fondamentali.....Ovviamente tutto a causa della mancanza di gas!
In realta', al becero regime che governa da lungo – troppo - tempo, tutto questo non interessa. Noncuranti di quanto sta accadendo, continuano imperterriti a proporre le stesse ricette buone per tutte le stagioni e fondate sui soliti pedanti slogan, quali, oltre al “gas”, la “crescita”, lo “sviluppo”, la competitivita'”, etc., etc..Tanto a loro la poltroncina, il posticino di potere e lo stipendietto non manca, e continuano a mantenere lo stesso bel tenore di vita, impensabile in un Paese civile soprattutto in considerazione dei “risultati”.
Ad esempio, giusto per comprendere ancora meglio con chi si ha a che fare, leggete questo estratto da un  articolo apparso recentemente su un quotidiano locale:
"....Nulla è ancora deciso, sono diverse le soluzioni sul tavolo. Il trasporto con le metaniere non legherebbe la Regione a un fornitore unico: anzi le permetterebbe di comprare il gas in forma liquida dove conviene di più"! Non vi viene spontaneo domandarvi: ma perché hanno perso così tanto tempo, soldi e risorse umane per il progetto GALSI, se sapevano che le navi metaniere convenivano di più??? Boh...Ma puo' essere che l'illuminazione di queste personcine è troppo elevata per noi!!!
La realta' e' che non abbiamo bisogno di gas
Abbiamo urgente bisogno di gente che usa il cervello e lo mette a disposizione dei reali interessi dell'Isola, per il benessere e la felicita' dei suoi abitanti. 
Abbiamo urgente bisogno di scelte coraggiose, anche se impopolari. 
Abbiamo bisogno, finalmente, di programmare saggiamente le poche risorse finanziarie a disposizione e, finalmente, utilizzare le immense ricchezze e l'enorme patrimonio che la Sardegna ci mette a disposizione, invece di distruggerlo, svenderlo e disprezzarlo impunemente, in cambio di qualche posto di lavoro finto e del potere efimero di cui beneficiano pochi sciagurati.
Ma il tempo a disposizione e' poco. Ed e' fantascienza sperare che qualcuno ammetta la propria inadeguatezza ad affrontare quanto sta accadendo, facendosi una buona volta da parte, e per sempre.
La realta' e' che e' la Sardegna ad essere, ormai, “alla canna del gas”!

sabato 30 agosto 2014

CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

Nessuna risposta! Nessuna spiegazione! Nessun commento!  
Un progettino da 3 miliardi di € nostri e 120 milioni dell'UE (nostri pure quelli). Una SpA con Capitale Sociale di € 37.419.179  di cui una quota della SFIRS (uscita recentemente dalla compagine) dell' 11,51% (circa 11 milioni di €!!!!). Uffici a Milano in Foro Bonaparte. Un CdA, un Presidente, Direttori, funzionari, consulenti, progettisti...Una nave che scorrazzava allegramente nel Mediterraneo...Una rete di politici e amministratori ben leccata sia a livello regionale (qui sotto riportiamo una perla: il discorso a favore del GALSI tenuto in Consiglio Regionale dall'ex consigliere PD Giampiero Diana) che nazionale......
Nessun accenno al GALSI nel divertente piano/bluff "Sblocca Italia" annunciato recentemente da Renzi? Niente paura! 
In Regione e' gia' pronto un'altro valido alibi alla loro mancanza di idee, di fondi, di capacita' e di neuroni.......E, se non stiamo in campana,  sfodderanno ugualmente la nostra Isola in due, potete contarci!
Mentre il resto del mondo usa con successo le fonti rinnovabili, i sardi - mischinetti - non possono farlo. 
O il gas o niente. 
E intanto, le potenti industrie della Sardegna che il mondo ci invidia..Languono...Per mancanza di gas!


 "......L’UNICA POSSIBILITA’ E’ QUEL TUBO CHE ALIMENTA LA RETE TRANSEUROPEA DA CUI NOI SPILLIAMO QUALCHE CENTINAIO DI METRI CUBI DI METANO MA QUEL METANODOTTO SERVE PER PORTARE OTTO MILIARDI DI METRI CUBO ALLA RETE TRANSEUROPEA E ATTENZIONE, ANCHE TECNICAMENTE, BADATE E’ BANALE, IO NON SO COSA ABBIA DETTO IL PRESIDENTE DELLA SFIRS E MI DISIPACE NON ESSERE STATO PRESENTE, NOI DIVENTIAMO UN NODO DI UN SISTEMA A RETE EUROPEO. MA E’ EVIDENTE, E’ EVIDENTE CHE IN SARDEGNA CI DEVE ESSERE UNA GRANDE STAZIONE DI POMPAGGIO PERCHE’ DEVE TRASMETTERE IN QUEL METANODOTTO OTTO MILIARDI DI METRI CUBI, ATTENZIONE LA REVERSIBILITA’ DEL TUBO INTERVIENE, LO DICO BADATE CON MOLTA MODESTIA,  SE NOI ABBASSIAMO LA PRESSIONE CHE SERVE PER SPINGERE OTTO MILIARDO DI METRI CUBO DI METANO BASTA ABBASSARE QUELLA PRESSIONE  E BADATE E’ COME I VASI COMUNICANTI, POI ARRIVA OVVIAMENTE DAL RESTO DELLA RETE IL METANO IN SARDEGNA. SE NON CI FOSSE LA POSSIBILITA’ DI ADDUZIONE DALL’ALGERIA. STIAMO PARLANDO DI QUESTO. IO SON D’ACCORDO INVECE CON ALCUNI COLLEGHI CHE INTERVENGONO SULLE CONDIZIONI... EHHH COME DIRE..DI FINANZIAMENTO PERCHE’ CREDO CHE SU QUESTO PUNTO...". Giampiero Diana

venerdì 13 giugno 2014

ECCO COS'E' LEGAMBIENTE!

Ecco la verita' sull'unica associazione "ambientalista" che in Sardegna sostiene il GALSI. Vediamo perche':

La principale organizzazione ambientalista italiana ha quote in alcune società, come Azzero CO2 che investe sulle fonti rinnovabili grazie anche agli incentivi pubblici e ha come clienti alcuni colossi dell'energia. Oltre ai potenziali conflitti di interesse, c'è il rischio di incompatibilità tra affari e settore non profit di utilità sociale. La replica dell'associazione: "Il nostro impegno concreto è utile a indirizzare le scelte industriali e ambientali del Paese"

Oltre 115mila tra iscritti e sostenitori. Più di 3mila giovani che partecipano ai suoi campi di volontariato. Tante iniziative a difesa di natura e territorio. Ma Legambiente non è solo questo: la più importante e influente organizzazione ambientalista italiana fa anche business. Su che cosa? Su ambiente e fonti rinnovabili, con tanto di potenziali conflitti di interesse. Ma non solo, perché Legambiente è una onlus, un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale. E secondo gli esperti interpellati da ilfattoquotidiano.it, il docente di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Milano Ugo Minneci e il consulente su legislazione e fiscalità degli enti non profit Carlo Mazzini, “una onlus non potrebbe detenere partecipazioni in grado di garantirle il controllo di società di capitali, pena la perdita dello status stesso di onlus e delle conseguenti "agevolazioni fiscali”. Senza contare che quando non è la stessa Legambiente a fare impresa, ci pensano diversi suoi dirigenti e consiglieri nazionali ad aggiungere al loro ruolo di ambientalisti quello di imprenditori.
Azzerare la CO2? Con la srl è meglio
Per combattere il surriscaldamento globale la soluzione è una: limitare le emissioni di anidride carbonica. Dall’enunciare un sacrosanto principio ambientalista a farci sopra affari il passo è breve. Tanto che il principale braccio operativo di Legambiente si chiama proprio Azzero CO2, una srl con 119mila euro di capitale sociale che offre diversi servizi, dalla consulenza in ambito energetico alla progettazione e realizzazione di impianti che sfruttano fonti rinnovabili. Il business tira, grazie anche a clienti come il colosso Enel, Edison e Sorgenia, tutti attivi nel settore energia.
Legambiente possiede direttamente il 36% della società, mentre il 15% è in mano alla fondazione Legambiente Innovazione, che per l’associazione si occupa dei premi alle imprese che sviluppano prodotti innovativi dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Gli altri due soci sono il circolo di Legambiente ‘Festambiente’ (9%) e l’associazione Kyoto Club (40%), anch’essi legati alla onlus ambientalista. I circoli, nello statuto, sono infatti definiti “organi decentrati di Legambiente”. Kyoto club invece è un’organizzazione non profit presieduta dal neo presidente di Terna Catia Bastioli che tra i propri soci ha la stessa Legambiente insieme a molte società che operano nel settore dell’energia e alle industrie dell’eolico che fanno parte dell’Anev (Associazione nazionale energia del vento). Tra i suoi scopi, si legge sul sito, c’è quello di “stimolare proposte e politiche di intervento mirate e incisive nel settore energetico-ambientale”. Fare lobby, insomma, con il supporto di Legambiente, che in Kyoto club può contare sul vice presidente Francesco Ferrante, membro del direttivo dell’organizzazione verde ed ex parlamentare del Pd.
(Infografica di Pierpaolo Balani)
Il ruolo di Legambiente nella gestione di Azzero CO2 è evidente: tutti i vertici della società fanno parte anche degli organismi dirigenti della onlus che, va detto, contano più di 400 persone. Il presidente di Azzero CO2 Giuseppe Gamba è un membro della presidenza del comitato scientifico di Legambiente, l’amministratore delegato Mario Gamberale è nel consiglio nazionale, mentre il consigliere della srl Sandro Scollato è nel direttivo nazionale e ha sostituito poco più di un mese fa un altro dirigente di Legambiente, Mario Zambrini. E gli altri due consiglieri di amministrazione? Edoardo Zanchini è il vice presidente della onlus, mentre Andrea Poggio ne è il vice direttore generale. Azzero CO2, insomma, è una diretta emanazione di Legambiente.
Niente che l’organizzazione ambientalista abbia mai tenuto nascosto. Anzi ne ha sempre fatto una ragione di vanto, visto che secondo i vertici con il business bisogna sporcarsi le mani per indirizzare le scelte industriali e ambientali del Paese. Il vice presidente Zanchini, che per Legambiente è anche responsabile del settore Energia, spiega infatti: ”Quando qualche anni fa abbiamo creato Azzero CO2, l’idea era quella di promuove il settore dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Se dobbiamo cambiare il mondo una parte di questo sforzo dobbiamo farla anche noi. Ad Azzero CO2 diamo un mandato preciso, di fare campagne che altrimenti non farebbe nessun altro, come quella per la sostituzione di coperture di amianto con il fotovoltaico. Il nostro obiettivo è fare gli interessi del Paese andando nella direzione delle rinnovabili, non far guadagnare Azzero CO2″. 
Ma c’è un rischio. Se da un lato si partecipa alla definizione delle leggi come maggiore associazione ambientalista italiana e dall’altro lato si fa impresa, per esempio grazie agli incentivi alle fonti rinnovabili, si cade nel più classico dei conflitti di interesse. E si finisce per essere accusati da altre associazioni ambientaliste, come Italia Nostra, di essere “una potente lobby con solidi legami con il mondo economico e con il mondo politico”. Del resto Legambiente ha radici ben piantate nel Pd, soprattutto negli Ecodem del suo presidente onorario Ermete Realacci, e fronde che crescono veloci nella nuova formazione Green Italia. Mentre diverse industrie, alcune del settore energia, sono state spesso generose a garantire alla onlus sponsorizzazioni e partnership.
Dirigenti della onlus in prima linea
Se non è Legambiente a fare affari attraverso Azzero CO2, a farli, o almeno a provarci, sono diversi suoi dirigenti attraverso altre società. Come nel caso del consigliere nazionale dell’associazione ambientalista Lorenzo Partesotti, che con la sua Solaris negli anni scorsi si è speso invano per la costruzione di un impianto eolico su monte dei Cucchi, sull’Appennino Bolognese. Chi realizzò lo studio di impatto ambientale favorevole al progetto, in quel caso? Ambiente italia, una srl che fino a poco più di un mese fa era socia di Azzero CO2, prima di essere sostituita dal circolo di Grosseto Festambiente. Ambiente Italia è una srl fondata tra gli altri da Realacci, che ha partecipato anche alla nascita del Kyoto club. Realacci a un certo punto ne è uscito, ma tra i proprietari di Ambiente Italia ci sono ancora ben cinque membri del vertice nazionale di Legambiente: Giulio Conte, Duccio Bianchi, Marina Alberti, Maria Berrini e ancora una volta Mario Zambrini, che oltre a essere socio è anche amministratore unico della società. E che cosa fa Ambiente Italia? Oltre a studi di impatto ambientale per la costruzione di impianti eolici per clienti come Agsm e Sorgenia, offre servizi di consulenza al gruppo Salini costruzioni e al colosso del cemento Colacem.
(Infografica di Pierpaolo Balani)
Zanchini in tutto ciò non vede alcun problema: “Siamo felici che ci sia contaminazione nel gruppo dirigente di Legambiente – spiega -. Ci sono persone che magari non la pensano come noi, lontane da noi, ma che sono interessate ai nostri temi e ai nostri obiettivi. Così facciamo in modo che facciano parte del gruppo dirigente. Noi cerchiamo di spingere in certe direzioni di cambiamento e quindi coinvolgiamo esplicitamente anche gli imprenditori”.
Ma così quelli che dovrebbero essere i soggetti controllati dagli ambientalisti finiscono per essere i clienti dei vertici della principale associazione ambientalista o, attraverso Azzero CO2, dell’associazione stessa. E gli affari vanno pure bene. Azzero CO2 nel 2013 ha realizzato ricavi per 4,6 milioni di euro e un utile di 34mila euro, limitando le conseguenze della crisi e del taglio degli incentivi sui 6,4 milioni di ricavi e i 136mila euro di utili registrati nel 2012. Ambiente Italia ha incassato nel 2012 2,1 milioni, con un utile di 129mila euro.
Un sistema di società che fa business sull’ambiente
Le ramificazioni che partono da Legambiente vanno oltre Azzero CO2. Che infatti possiede al 100% la società di servizi editoriali Qualenergia e quattro srl (Eternet Free 1, Eternet Free 2, Eternet Free 7, Eternet Free Azzero CO2) che fanno affari installando impianti fotovoltaici sui tetti, un business che gode degli incentivi pubblici e che è stato spinto anche dalla campagna di Legambiente ‘Eternet Free’, finalizzata a promuovere la sostituzione di coperture in eternit con celle fotovoltaiche. Eternit Free Azzero CO2, per esempio, nel 2012 ha realizzato impianti per un valore complessivo di quasi 600mila euro, come indicato in bilancio. Azzero CO2 possiede inoltre il 10% in Esco Lazio srl, una società con interessi nel biogas e nel fotovoltaico con ricavi che nel 2012 sono stati di 1,2 milioni di euro e con quote in altre quattro società che operano nel settore energia.
Una piccola holding, questo è anche Legambiente. Che è pure socia al 10% di Menowatt GE srl, una società che si occupa di tecnologie per l’illuminazione pubblica e per motori efficienti e che fino alla fine del 2013 era posseduta al 70% da Sorgenia, la società del gruppo Cir della famiglia De Benedetti che partecipa all’azionariato della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, finita al centro di un’inchiesta della procura di Savona con ipotesi di reato che vanno dal disastro ambientale all’omicidio colposo. E che dovrebbe pertanto essere un nemico giurato degli ambientalisti, piuttosto che un alleato. “Abbiamo fatto dure battaglie contro le centrali a carbone di gruppi come Sorgenia o Enel – ribatte Zanchini -. Quando però queste società fanno interventi di efficienza energetica e di rinnovabili non abbiamo problemi a collaborare con loro e fare accordi che vanno nella direzione verso cui spingiamo”. Nessun imbarazzo, dunque, in Legambiente. Del resto Sorgenia ha sempre garantito alla onlus laute sponsorizzazioni e tuttora ha in pegno il 14% delle azioni di Menowatt GE. 
Ma i business di Legambiente non finiscono qui. La onlus possiede anche il 50% di Vivilitalia, una società che si occupa di turismo sostenibile, mentre il suo circolo Festambiente ha in portafoglio anche il 40% di Solaria, un’altra srl attiva nel settore delle rinnovabili. E’ stata invece chiusa Car Sharing Italia, una srl per il noleggio di vetture ecologiche messa in liquidazione dopo la perdita da 206mila euro registrata nel 2009. Da non dimenticare poi l’Editoriale la Nuova Ecologia, la società cooperativa promossa da Legambiente per pubblicare la rivista dell’associazione.
Una onlus che fa impresa? Per gli esperti è vietato
Favorire le leggi sugli incentivi alle fonti rinnovabili e poi sfruttare tali incentivi per fare affari? Di certo c’è un problema di opportunità e di potenziali conflitti di interesse. Ma non è tutto. Perché Legambiente è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Può una onlus fare impresa attraverso altre società, come Azzero CO2? No, secondo gli esperti contattati da ilfattoquotidiano.it. Carlo Mazzini, consulente sulla legislazione e sulla fiscalità degli enti non profit e curatore del sito Quinonprofit, spiega: “Attraverso alcune circolari l’Agenzia delle entrate ha stabilito in passato che una onlus non può avere partecipazioni tali da poter gestire, dirigere e indicare gli amministratori di una società, a meno che tale società non sia un’impresa sociale che non distribuisce gli utili”. Una regola che è in conflitto con la situazione di Legambiente e Azzero CO2, il cui statuto addirittura dà diritto ai soci “che siano associazioni ambientaliste riconosciute” di ricevere una percentuale maggiorata degli utili.
“La ratio delle indicazioni dell’Agenzia delle entrate – continua Mazzini – è che una onlus possa investire in società di capitali solo con finalità di risparmio, ma senza avere partecipazioni di controllo. In modo da evitare che si possa fare impresa con soldi che provengono da donazioni, e quindi da una fiscalità agevolata”. Analoga l’opinione di Ugo Minneci, docente di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Milano: “La onlus non si può trasformare in una sorta di capogruppo di società di capitali, altrimenti finisce per tradire la sua vocazione. E rischia di perdere lo stato di onlus e le conseguenti agevolazioni fiscali”.
Argomentazioni a cui Zanchini replica così: “La partecipazione è divisa tra diversi soggetti e noi non esprimiamo il controllo di Azzero CO2, perché il controllo lo fa il management”. Ma se il management fa parte del vertice di Legambiente? “L’accusa mi fa ridere – risponde il vice presidente della onlus -. Mario Gamberale (amministratore delegato di Azzero CO2, ndr) è un cittadino che decide di dare una mano a un’associazione ambientalista e fa parte del suo consiglio direttivo, come alcune centinaia di persone. Il management non dipende da noi. Come Legambiente esprimiamo solo gli indirizzi di Azzero CO2 per quanto riguarda le scelte sulle campagne e sulle iniziative che ci interessano. E controlliamo che non vengano fatte cose che vanno contro le nostre idee. Per esempio abbiamo posto il veto sulla realizzazione di impianti fotovoltaici a terra”. Parole che di certo non negano la partecipazione di Legambiente alla gestione della società.

mercoledì 4 giugno 2014

Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia

Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti in corso. Il Pd si divide. Realacci parla di "eccesso di critica dei magistrati", Casson bolla il testo come un "regalo alle lobby".

LA GRANDE TRUFFA DELLA LEGGE SUI REATI AMBIENTALI

Inizia in Campania ma interessa anche la Sardegna. Di seguito il comunicato stampa che il CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale rifiuti Campania ha condiviso con altre realtà territoriali regionali e nazionali in merito all'iter legislativo del testo di legge sui reati ambientali.

contatti@rifiuticampania.org
http:// www.facebook.com/CoordinamentoRegionalerifiutiCampania



LA GRANDE TRUFFA DELLA LEGGE SUI REATI AMBIENTALI
Gli anni di lotta sul tema della tutela ambientale, le mobilitazioni di massa, la grande scossa alle coscienze della società civile, non sono bastati al mondo politico-istituzionale per slegarsi dalle logiche di collusione e sottomissione agli interessi lobbistici che da sempre lucrano sulla devastazione ambientale e sullo sfruttamento dei territori.
Il disegno di Legge 1345, sintesi delle due proposte Micillo-Realacci,licenziato alla Camera e da qualche mese in discussione nelle Commissioni Ambiente e Giustizia al Senato, doveva recepire l’articolo 3 della direttiva europea 99/2008, introducendo nel nostro codice penale i delitti sull’ambiente: da quello di “inquinamento dell’ambiente” fino a quello ben più grave di “disastro ambientale”, colmando così un vuoto legislativo a cui finora si è sopperito con le sanzioni previste per i delitti contro la pubblica incolumità (art. 434 del codice penale) e che, grazie all’elaborazione della giurisprudenza della Corte costituzionale, è divenuto in materia ambientale “disastro innominato”. In tal modo, con norme  efficaci, dissuasive e mirate all’incriminazione del pericolo concreto e del danno, si sarebbero dovuti colpire penalmente i reati ambientali, in un contesto più efficace e meglio orientato contro atti offensivi dell’ambiente e della salute umana.
QUEL TESTO RISCHIA INVECE DI DIVENTARE IL SALVACONDOTTO PER QUALSIASI CRIMINE AMBIENTALE!!!
Fino ad oggi, a fatica, i magistrati potevano applicare, con interpretazione estensiva, la fattispecie del “disastro innominato” qualificandolo come comportamento offensivo che produce un danno dell’ambiente; questo potrebbe paradossalmente non essere più possibile a causa di un testo che è stato strutturato e manipolato per diventare il lasciapassare di violazioni gravissime.
Le ragioni che ravvediamo, confortate anche dall’opinione di autorevoli magistrati che denunciano il rischio di impossibilità di applicazione di quelle norme, sono molteplici:
  • La definizione di “disastro ambientale” si sarebbe dovuta basare su contenuti chiari e processabili quali l’effettiva capacità diffusiva/offensiva del danno ambientale prodotto; la sua straordinarietà quale atto grave e complesso, non necessariamente foriero di danni irreversibili, ma con prorompente diffusione; l’accadimento di dimensioni straordinarie, anche se non immani, atto a produrre effetti dannosi gravi, complessi ed estesi e dunque idoneo a causare un pericolo concreto per la vita o l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone, senza che peraltro sia richiesta anche l'effettiva verificazione della morte o delle lesioni di uno o più soggetti (Corte Costituzionale - 1 Agosto 2008, sentenza n. 327 ed altre).
    L’attuale disegno di legge definisce invece “disastro ambientale” “l'alterazione irreversibile dell'equilibrio dell'ecosistema”, fatto di per sé assai difficile se non impossibile da dimostrare data la totale aleatorietà del concetto che meglio si sposerebbe con quello di persistenza nel tempo ed estensione del danno.
  • Si subordina la punibilità del reato di “inquinamento ambientale”a violazioni di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative spesso poco severe ed insufficienti a garantire la tutela della salute; per quello di “disastro ambientalesi estende il reato anche alla eventuale ed assai vaga casistica di inquinamento “abusivo” depotenziando di fatto la portata e l’efficacia di entrambe le norme. In altre parole, potrebbe diventare impossibile procedere, come pure avvenuto ad es. per la centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, al sequestro di un impianto se le sue emissioni pur inquinando e mettendo in pericolo la salute degli abitanti di quel territorio, non sono in violazione della legge o delle continue deroghe in essa contenute.

  • Il reato di disastro ambientale viene nei fatti configurato solo come reato di danno e non più di pericolo concreto (quando lo si correla all' “offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l'estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte al pericolo”). Per poter quindi accertare il nuovo reato di disastro ambientale si dovrebbero poter produrre dati certi sull’estensione ed il numero delle persone coinvolte nonché la incontrovertibile correlazione tra decessi, malattie o offese e gli eventi inquinanti, ma la realtà dimostra, come nel caso dell’amianto, che il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività.

  • Si introduce il ravvedimento operoso con beneficio di riduzione di pena (fino ai due terzi) per l’inquinatore che si dichiari d’accordo ad operare una bonifica dei luoghi. Nella migliore delle ipotesi si tratta di una norma tesa a favorire finte strategie di “ravvedimento” per lasciare nei fatti le cose come sono; nella peggiore si prefigura un condono che, combinato con quanto disposto nell’art 4 del decreto ‘Destinazione Italia’, e cioè con la possibilità per chi inquina di stipulare accordi di programma “per l’attuazione di progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nei siti di interesse nazionale (SIN)”, sottoscrivendo i quali potrà usufruire di contributi pubblici e vantaggi fiscali, sancisce, in contrasto al principio di “chi inquina paga”, il principio che chi inquina non rischia niente, anzi sarà ripagato. Unulteriore favore a chi hainteresse a continuare a speculare su quelle aree (si pensi solo al pullulare di centri commerciali) o a buttarsi nel business della produzione della cosiddetta Green Energy premiata dal nuovo pacchetto di incentivi o ancora al cambiamento della destinazione d’uso di aree o territori agricoli a favore delle coltivazioni no food destinate ad alimentare impianti a biomasse.
Non meno preoccupante è la seconda parte del disegno di legge “Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale” introdotta per il Testo unico ambientale che si applica “alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali”. Anche in questo caso siamo davanti ad un condono mascherato, per di più facilitato dal fatto che nella maggior parte dei casi i reati ambientali, anche le stesse discariche illegali di rifiuti tossici, non producono un danno immediato. Basterà dunque seguire le prescrizioni indicate dalla polizia giudiziaria e pagare una sanzione pari ad un quarto del massimo della contravvenzione per sanare l’illecito e procederne all’archiviazione.  
Ma quello che è più grave è che si carichi la polizia giudiziaria di compiti di carattere tecnico/amministrativo estranei alla sua funzione e alle sue competenze, rendendo ancora più inefficace l’opera di prevenzione sul territorio e l’accertamento reale dei danni. Infatti, a differenza della procedura sin qui adottata, la polizia giudiziaria (carabinieri, guardia forestale, ecc.) da braccio esecutivo della magistratura si trasformerà in un organo di valutazione delle violazioni, impartendo al responsabile del reato le prescrizioni tecniche e i tempi di risistemazione ambientale, accerta il loro effettivo adempimento e riscuote la contravvenzione comunicando al PM l’estinzione del reato affinché ci sia l’archiviazione.
È facilmente immaginabile, alla luce anche della possibilità data al responsabile del reato di eliminare le conseguenze pericolose con modalità diverse da quelle prescritte, come questo possa favorire finte bonifiche, se non addirittura fenomeni, non estranei sui nostri territori, di collusione e complicità.
Per tutte queste ragioni questo testo legislativo RISCHIA DI RIVELARSI UN VERO E PROPRIO BOOMERANG PER LE COMUNITÀ LOCALI IN LOTTA DA ANNI ED UN TOCCASANA PER LE LOBBIES INQUINATRICI.
Se dovesse passare così com’è, gli effetti nefasti di questa sanatoria li vedremmo immediatamente sui processi in corso per disastri come quelli di Porto Tolle, Vado Ligure e Taranto. Grandi inquinatori come Enel, Tirreno Power, Ilva, Eni, che, non a caso, guardano con approvazione al disegno di legge, potranno usare queste nuove norme per difendersi nelle aule di tribunale. E’ vergognoso che tutte le forze politiche,  comprese quelle che più hanno sbandierato propagandisticamente la necessità di colpire chi inquina, si facciano garanti dell’impunità di chi mette quotidianamente in pericolo la salute dei cittadini.
I COMITATI E LE REALTA’ CHE SONO IMPEGNATE CONCRETAMENTE IN CAMPANIA CONTRO LA PERDURANTE DEVASTAZIONE AMBIENTALE ED A FAVORE DELLA TUTELA DEI PROPRI TERRITORI RESPINGONO IN TOTO UN TESTO CHE ANCORA UNA VOLTA MOSTRA LA SUBALTERNITÀ DELLA POLITICA ALLE LOBBIES DEI POTENTATI INDUSTRIALI E FINANZIARI.
 
MAI PIU’ REGALI AGLI INQUINATORI, MAI PIU’ REGALI AI CRIMINALI!!!

Napoli 3/6/2014

Sottoscrivono il documento:
CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI
COMITATO NO INCENERITORE GIUGLIANO
CCF Coordinamento Comitati Fuochi
Coordinamento No inceneritori – Ponticelli
CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale Rifiuti Campania
FEDERAZIONE ASSOCAMPANIAFELX - Giugliano Acerra Nola
RETE CAMPANA SALUTE E AMBIENTE
RETE COMMONS
Associazione PeaceLink
Comitato Taranto Futura
Brindisi Bene Comune
Am.be.com - Presidio no discarica (Falcognana)
Legamjonici contro l'inquinamento
NoSmog (Trieste)
Crotone ci mette la faccia
 
 

mercoledì 28 maggio 2014

Mentre in Sardegna vagano nel buio e pensano ancora al gas e alle fonti fossili....



Proposte per le nuove politiche di efficienza energetica. Gli Amici della Terra hanno presentato ieri a Roma le proprie Proposte per le nuove politiche di efficienza energetica, nel corso di una conferenza a cui hanno partecipato il Commissario dell'Enea Giovanni Lelli, il presidente degli Stati Generali dell'efficienza energetica Alessandro Ortis e Marcella Pavan dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas.

Comuni Rinnovabili 2014: energia pulita in tutti i comuni. Una mappa sulla diffusione delle fonti rinnovabili nei Comuni italiani e sull’innovazione delle reti energetiche nel nostro Paese. 

Torre eolica ad energia solare: il primo impianto sara' installato in Arizona. Un sistema, questo, che secondo i progettisti permetterà di produrre energia pulita 24 ore al giorno, per 365 giorni l’anno. Non resta quindi che attendere la fine dei lavori di installazione della torre eolica solare in Arizona, prevista entro l’anno 2018. Nel frattempo, per maggiori informazioni si può fare riferimento a questo sito.

Energia dal mare: come sfruttare il movimento delle onde. Sfruttare l'energia pulita del mare attraverso una speciale istallazione 'cinetica' che cattura le onde. Stiamo parlando di 'IRIS', una struttura progettata dagli architetti libanesi Najjar & Najjar Architects, capace di catturare il moto ondoso e trasformarlo in energia elettrica pulita per gli abitanti del litorale di Beirut.

Produrre energia sostenibile con la luce ad infrarosso vicino (NIR - near infrared light). E' questo, in sintesi, l'obiettivo del progetto europeo OSNIRO, che vuole favorire lo studio dei materiali organici in grado di assorbire ed emettere luce ad infrarosso vicino, da utilizzare per ottenere nuovi prodotti come sensori, rilevatori e celle solari in grado di produrre energia sostenibile.


venerdì 16 maggio 2014

GALSI E LE NOTTI INSONNI DI TIANA (LEGAMBIENTE)

Non si sono fatte attendere le brucianti dichiarazioni di Vincenzo Tiana, il Presidente a vita di Legambiente Sardegna, l'associazione pseudo-ambientalista che rappresenta gli interessi degli industriali e dei costruttori edili in Sardegna, non a caso la Regione piu' inquinata d'Italia. Tiana e' preoccupato per il fatto di dover usare i pochi neuroni rimasti, allo scopo di trovare un'alternativa sostenibile alle energie rinnovabili, non lucrative per gli interessi che lui ben rappresenta in Sardegna. Un po' di confusione (giustificata dalla complessita' della materia) in casa CISL:  per la FILCA-CISL “Rinunciare al Galsi è una decisione inaccettabile”. Sempre la CISL, ma da un'altra poltrona (Cgil-Cisl-Uil), la decisione di abbandonare GALSI e' invece una “Scelta realistica”.
Bell'ambientino!

giovedì 15 maggio 2014

LA FINE DELL'INCUBO GALSI

Finalmente una bella notizia, non solo per noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto ma anche per tutti/e coloro che, in questi anni, hanno condiviso con noi la lotta contro quell'inutile e dannosa speculazione chiamata GALSI. Una bella notizia anche per tutta l'Isola, forse finalmente libera da una - tra le tante - servitu' che ne strangolano l'economia e il benessere. 
Il 13 maggio 2014, con l’atto di indirizzo relativo alla metanizzazione della Sardegna, discusso nella seduta della Giunta regionale presieduta da Francesco Pigliaru, la  Giunta Regionale ha approvato la delibera che  autorizza la SFIRS ad uscire dal progetto GALSI, esercitando la clausola di recupero delle somme versate. La Giunta ha specificato che "non si tratta di interrompere il processo di metanizzazione, ma di creare un gruppo di lavoro e avviare immediatamente il confronto con il Governo per la definizione degli interventi infrastrutturali a carico dello Stato che permettano in tempi brevi alla Sardegna di avviare la metanizzazione in modo differente.". 
Non bisogna comunque abbassare la guardia. Abbiamo vinto una battaglia ma non la guerra, e non ci facciamo illusioni: l'idea del "tubo" che sventra la Sardegna e' sempre li. Conoscendo la capacita' e la fantasia di chi si alterna al Governo dell'Italia, non pare ci siano molte alternative ad un "intervento infrastrutturale" in grado di "metanizzare" la Sardegna "in tempi brevi", soprattutto in assenza (oltre che di quattrini) di piani e programmi energetici (sia statali che regionali) all'altezza del progresso tecnologico sinora raggiunto in materia.
Con tutta probabilita', l'"intervento infrastrutturale" di cui trattasi non attraversera' piu' il Mediterraneo per portare da noi il gas - che gli algerini non ci daranno mai - ma inizia e finisce in Sardegna, partendo dai rigassificatori alimentati dal gas scaricato dalle navi metaniere che, attraverso quella che chiamano "la dorsale", ossia il tubo che sventra la Sardegna da Nord a Sud, andrebbe ad alimentare le reti di gas cittadino, quelle poche che esistono. In attesa che trascorrano i "tempi brevi" che ben conosciamo (vedi, ad esempio, la SS 131) continueremo ad inquinare con energia ancora piu' sporca del gas e, se un giorno questo arrivera' nelle case e nelle aziende, sara' ormai una fonte energetica superata, costosa o esaurita
E il tubo e la disperazione resteranno.
Per adesso, comunque, godiamoci la bella notizia, in attesa di conoscere da chi sara' composto il "gruppo di lavoro" creato al riguardo dalla Giunta (ci saranno anche i Comitati di cittadini?).
Intanto ecco le prime reazioni indignate che giungono dall'altra parte, alle quali ci sentiamo di commentare solo cosi': "tranquilli, tranquilli, che tra cinque anni potrete ricominciare con il vostro bel GALSI. Per ora lasciateci godere di questo "intervento infrastrutturale"!!
COMUNICATO STAMPA

Galsi, Cossa (Riformatori): l’addio al progetto dimostra il pressapochismo di questa Giunta. Abbandonano il Galsi senza avere un’alternativa alla metanizzazione dell’Isola. Il loro progetto non è rivendicare un diritto ma andare a Roma col cappello in mano per chiedere di intervenire chissà quando e chissà come

CAGLIARI 13/05/2014. “L’addio al Galsi senza avere un’alternativa valida è estremamente grave. Significa che questa Giunta non ha uno straccio di idea su cosa fare per la Sardegna e tantomeno di come metanizzare l’Isola. Il dilettantismo può essere letale”. Lo dichiara il coordinatore regionale dei Riformatori sardi, Michele Cossa, commentando la decisione della Giunta di dire addio al progetto Galsi.

“Il problema energia per la Sardegna – dice ancora Cossa – è tra i più gravi handicap infrastrutturali che la nostra regione deve sopportare. La decisione dell’esecutivo sul Galsi si ripercuoterà ancora una volta sulle famiglie e sulle imprese che saranno costrette chissà ancora per quanto tempo a sopportare costi dell’energia infinitamente più alti rispetto agli altri cittadini italiani. Il loro progetto non è rivendicare un diritto ma andare a Roma col cappello in mano per chiedere di intervenire chissà quando e chissà come”.

venerdì 17 gennaio 2014

AUTORIZZATE LE TRIVELLE A CUGLIERI


Come ci si poteva immaginare l'attività della Giunta Regionale non si è fermata nemmeno a ridosso delle festività di fine anno! Si tratta dell'ennesima gratuita violenza riservata al territorio sardo da parte della compagine guidata da Ugo Cappellacci che, non si comprende bene da quale spirito di servizio sia stato incensato - stabilendo a priori di non assoggettare ad ulteriore procedura di Valutazione di Impatto Ambientale l'intervento di ricerca di risorse geotermiche in quel di Cuglieri - concede liberamente alle devastanti trivelle di imprenditori toscani la possibilità di procedere nella loro opera di distruzione del nostro territorio. Proprio lo stesso territorio - assieme all’ambiente immacolato che lo circonda - che il presidente Cappellacci va dicendo da tempo in giro essere la risorsa su cui puntare per il progresso e sviluppo della nostra isola con garanzia di occupazione.

LA NUOVA SARDEGNA del 15 gennaio 2014
A caccia del geotermico: via libera alle trivelle
Seneghe, per la Regione non serve la Valutazione di impatto ambientale. Per cinque anni la Exergia potrà effettuare sondaggi nel Montiferru (di Piero Marongiu)
La giunta regionale con una delibera dello scorso 30 dicembre, ha stabilito di non assoggettare a ulteriore procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) l’intervento denominato “Permesso di ricerca di risorse geotermiche Cuglieri” limitatamente alle indagini di superficie. Di fatto dà così il via libera alla concessione delle autorizzazioni richieste dall’Exergia Toscana Srl ai sondaggi relativi alla ricerca di risorse geotermiche. Lo stop alle indagini preliminari era arrivato qualche mese fa dopo l’intervento del Ministero dell’ambiente, che aveva chiesto all’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente proprio se le procedure per il rilascio del Via fossero state espletate regolarmente. Invece, dopo che l’assessore Andrea Biancareddu, ha fornito tutti gli elementi necessari al fine del pronunciamento, la Giunta ha ritenuto di accogliere le proposte dello stesso assessore e ha deliberato in favore della concessione dei permessi. In termini più semplici: se la società è in regola e garantisce il rispetto delle norme richiamate dalla delibera della Giunta, per i prossimi cinque anni potrà effettuare tutte le attività preliminari di ricerca necessarie ad appurare la presenza di risorse geotermiche in un’area (oltre 120 chilometri quadrati di territorio tra il Montiferru occidentale e la Planargia) di altissimo pregio paesaggistico e ambientale, con buona pace dei residenti che avevano espresso più volte la loro contrarietà alle trivelle. Per gli uffici della Regione e per il Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti (Savi), quindi, alla luce della documentazione fornita dall’Exergia Toscana a corredo del “progetto Cuglieri”, non ci sarebbero rischi per l’ambiente e quindi la società può procedere con l’attività prevista. Amarezza, mista a rabbia, tra i cittadini seneghesi e degli altri Comuni del Montiferru. Dice il sindaco di Seneghe, Antonio Luchesu: «Sul nostro futuro – dice – vorremmo essere noi a decidere. Ma soprattutto, con l’approssimarsi della scadenza elettorale per il rinnovo della Consiglio regionale, vorrei sapere se c’è qualche candidato disposto a fare propria la nostra battaglia e dire un no chiaro agli speculatori arrivati dalla penisola che voglio fare scempio dei nostri boschi senza portare alcun tipo di benessere alle popolazioni locali».

giovedì 17 ottobre 2013

GALSI: PROSEGUE LA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE

I giornaletti locali, Unione Sarda e Nuova Sardegna, proseguono nell'annosa campagna di disinformazione sul GALSI. Se solo di disinformazione si tratta. Non si comprende infatti se i "cronisti" siano solo in malafede oppure a questa si aggiunge anche una massiccia dose di ignoranza, in particolare sul funzionamento delle istituzioni UE che, ormai, dovrebbero conoscere tanto quanto quelle nazionali o regionali.
La loro e' una disinformazione pericolosa. 1) perche' concerne il progetto di sventrare in due la nostra Isola con un tubo inutile, facendolo passare per necessario; 2) perche' prosegue nell'odioso slogan circa la conquista dei finanziamenti europei, che solo chi e' in gamba, chi e' nel giusto e chi ha il grande progetto "strategico" riesce ad ottenere. Se l'UE ti finanzia significa che sei nel giusto. Altrimenti sei solo una merdaccia! Inviterei i "cronisti" a fare un giro nell'eterno cantiere SS131, anche per ammirare la marea di capannoni e di ruderi, frutto di mirabili progetti finanziati con i nostri soldi e con quelli della UE! 3) Perche' si da per scontato che si tratti di un elenco di progetti da finanziare, quando non e' assolutamente cosi'. Stiamo infatti trattando di un ELENCO di progetti PROPOSTO della Commissione Europea che, per essere approvato, dovra' superare il normale iter previsto dal Diritto Europeo e, quindi, il confronto in seno al Parlamento Europeo.
E il nostro Comitato sara' presente in quel confronto, al fine di tutelare i legittimi interessi dei sardi e degli europei a non disperdere le risorse in progetti inutili e dannosi, decidendo liberamente il proprio futuro energetico.

 

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L'UNIONE SARDA del 15 ottobre 2013 Finanziamenti europei per il gasdotto (che passerebbe in Corsica) e il vecchio elettrodotto «Galsi e Sacoi opere strategiche» La Ue inserisce i due progetti tra le infrastrutture necessarie
Ci sono anche due opere che riguardano la Sardegna all'interno dei 31 progetti infrastrutturali selezionati dall'Unione europea per le connessioni energetiche. Il cavo di collegamento elettrico tra la Sardegna e la Corsica, il vecchio Sacoi (oggi soppiantato dal nuovo Sapei, che lega la Sardegna direttamente alla penisola italiana) e il Galsi, il metanodotto che dall'Algeria porterebbe il metano nell'Isola, per poi passare dalla Corsica, sono infatti tra le opere strategiche selezionate dalla Ue nell'ambito dei 248 progetti infrastrutturali ritenuti necessari sul fronte del gas, dell'elettricità, delle smart grid (tecnologie intelligenti) e del petrolio. L'inserimento delle due infrastrutture nell'elenco darà la possibilità di accedere ai finanziamenti, 5,85 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, previsti dalla Ue all'interno della strategia di facilitazione delle connessioni energetiche europee. 
LE OPERE Dei 31 progetti selezionati per l'Italia, 19 riguardano connessioni elettriche, dieci il gas, uno il petrolio e uno le smart grid. Le regioni che potranno usufruire dei finanziamenti sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Abruzzo. Per ottenere i fondi, si dovrà inviare una richiesta a Bruxelles: l'Unione europea promuoverà bandi ogni anno. Il primo partirà nel 2014. La Ue deciderà quale opera finanziare tra le domande arrivate e ogni Stato avrà tre anni per avviare i lavori, con la possibilità di ottenere permessi più veloci rispetto alle normali procedure. Ogni due anni la lista sarà aggiornata. 
LE OPERE SARDE Non deve stupire l'inserimento del Sacoi, il vecchio collegamento elettrico tra la Sardegna, la Corsica e l'Italia, tra le opere considerate strategiche. Da quando è stata attivata la nuova connessione elettrica tra la Sardegna e la penisola italiana (il Sapei), Terna ha comunque proceduto a potenziare il vecchio Sacoi, per avere un'alternativa in più. 
IL GALSI Diverso il discorso per il Galsi, inserito tra le opere strategiche come i gasdotti Tap (che porterà il gas dal Mar Caspio in Italia) e Itgi (la pipeline Turchia-Grecia-Italia). Da tempo si parla della realizzazione del Galsi, ma il metanodotto tra l'Algeria, la Sardegna e la Toscana è su un binario morto, nonostante l'inserimento tra le opere strategiche europee, che però prevede un nuovo piano, con il passaggio dalla Corsica, secondo le schede della Ue. Il vero problema, al momento, è rappresentato dal prezzo del gas: gli algerini vorrebbero fissare oggi il costo del metano con tariffe che, nei prossimi anni, potrebbero risultare troppo care rispetto alle oscillazioni del mercato. La Regione, dunque, sta tentando di riaprire la trattativa, ma l'arrivo del gas nell'Isola per ora resta poco più di un sogno. ( g. d. )
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La Nuova Sardegna del 15.10.13 C’è anche il progetto Galsi tra i finanziamenti dell’Ue CAGLIARI La Commissione europea ha pubblicato la lista dei progetti energetici prioritari Ue fino al 2020 che potranno accedere a finanziamenti europei; tra i 31 progetti italiani c’è anche il Galsi, il metanodotto tra Algeria e Sardegna, che peraltro è praticamente saltato. La lista include i progetti in principio candidati ad usare i fondi europei stanziati a questo scopo, per un totale di 5,85 miliardi di euro fino alla fine del decennio. La Commissione rivedrà la lista ogni due anni. Il commissario all’energia Gunther Oettinger ha detto che tra i progetti più importanti ci sono le infrastrutture nel Corridoio Sud, «che sono strategiche». Tra i progetti italiani ci sono gli interconnettori per la rete elettrica con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; un nuovo rigassificatore nel nord dell’Adriatico; i gasdotti nel corridoio sud, inclusi il Tap, l’Itgi e il Nabucco, l’ampliamento della capacità dell’oleodotto Tal tra la Germania e Trieste; lo sviluppo di reti intelligenti e, come detto, il Galsi.

martedì 15 ottobre 2013

A volte ritornano

Nonostante gli algerini ripetano da anni e in tutti i modi che gas per il GALSI non ce n'e'. Nonostante sia stato ampiamente dimostrato che il GALSI e' null'altro che una delle tante speculazioni energetiche che assediano la nostra Isola. Nonostante sia ancora pendente al Parlamento Europeo una nostra petizione, con cui la Massima Assemblea europea si e' impegnata, insieme a noi, a vigilare sull'evoluzione di una "infrastruttura" di dubbia utilita' per gli interessi degli europei. Nonostante i "politici" nostrani, allegri sostenitori del far west energetico che attualmente impazza nella nostra Isola, abbiano quasi unanimamente e da tempo mollato la presa, considerando finalmente il GALSI per quello che effetivamente e': un pacco! Nonostante tutto cio' la Commissione europea, istituzione ormai facile preda delle lobby in tutti i settori dove circola denaro e potere, con un improvvisato taglia/incolla di parti di documenti ormai scaduti o superati, si ostina a mantenere il GALSI (guarnito con un improbabile passaggio in Corsica!!!) tra le infrastrutture considerate "strategiche". La potente lobby della GALSI SpA continua dunque a funzionare benissimo con l'unico obiettivo, ormai noto a tutti, di mantenere in piedi il succulento progetto che assicura a una nutrita schiera di furbacchioni, stipendi e benefici pagati da noi. L'UE, ormai noncurante delle reali esigenze degli europei, prosegue imperterrita nella promozione delle fonti fossili, ostacolando e ritardando ulteriormente i necessari sforzi verso l'utilizzo delle energie rinnovabili che, ovviamente, danneggerebbero l'attuale sistema favorevole ai grandi gruppi multinazionali dell'energia.
Il Comitato ProSardegnaNoGasdotto reagira' all'ennesima presa in giro targata GALSI, rinfrescando la Petizione tutt'ora aperta e chiedendo al Parlamento Europeo di chiedere spiegazioni alla Commissione UE circa l'intenzione di spendere denaro dei contribuenti europei per sostenere la realizzazione di un gasdotto inutile, rifiutato dalle popolazioni interessate e....senza gas! 

L'elenco di progetti presentato dalla Commissione Europea dovra' essere approvato dal Parlamento Europeo. Il GALSI NON PASSERA'!!! 

La Sardegna deve essere libera di decidere di quante e quali risorse energetiche dotarsi. 


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L'UNIONE SARDA del 15 ottobre 2013 Finanziamenti europei per il gasdotto (che passerebbe in Corsica) e il vecchio elettrodotto «Galsi e Sacoi opere strategiche» La Ue inserisce i due progetti tra le infrastrutture necessarie
Ci sono anche due opere che riguardano la Sardegna all'interno dei 31 progetti infrastrutturali selezionati dall'Unione europea per le connessioni energetiche. Il cavo di collegamento elettrico tra la Sardegna e la Corsica, il vecchio Sacoi (oggi soppiantato dal nuovo Sapei, che lega la Sardegna direttamente alla penisola italiana) e il Galsi, il metanodotto che dall'Algeria porterebbe il metano nell'Isola, per poi passare dalla Corsica, sono infatti tra le opere strategiche selezionate dalla Ue nell'ambito dei 248 progetti infrastrutturali ritenuti necessari sul fronte del gas, dell'elettricità, delle smart grid (tecnologie intelligenti) e del petrolio. L'inserimento delle due infrastrutture nell'elenco darà la possibilità di accedere ai finanziamenti, 5,85 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, previsti dalla Ue all'interno della strategia di facilitazione delle connessioni energetiche europee. 
LE OPERE Dei 31 progetti selezionati per l'Italia, 19 riguardano connessioni elettriche, dieci il gas, uno il petrolio e uno le smart grid. Le regioni che potranno usufruire dei finanziamenti sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Abruzzo. Per ottenere i fondi, si dovrà inviare una richiesta a Bruxelles: l'Unione europea promuoverà bandi ogni anno. Il primo partirà nel 2014. La Ue deciderà quale opera finanziare tra le domande arrivate e ogni Stato avrà tre anni per avviare i lavori, con la possibilità di ottenere permessi più veloci rispetto alle normali procedure. Ogni due anni la lista sarà aggiornata. 
LE OPERE SARDE Non deve stupire l'inserimento del Sacoi, il vecchio collegamento elettrico tra la Sardegna, la Corsica e l'Italia, tra le opere considerate strategiche. Da quando è stata attivata la nuova connessione elettrica tra la Sardegna e la penisola italiana (il Sapei), Terna ha comunque proceduto a potenziare il vecchio Sacoi, per avere un'alternativa in più. 
IL GALSI Diverso il discorso per il Galsi, inserito tra le opere strategiche come i gasdotti Tap (che porterà il gas dal Mar Caspio in Italia) e Itgi (la pipeline Turchia-Grecia-Italia). Da tempo si parla della realizzazione del Galsi, ma il metanodotto tra l'Algeria, la Sardegna e la Toscana è su un binario morto, nonostante l'inserimento tra le opere strategiche europee, che però prevede un nuovo piano, con il passaggio dalla Corsica, secondo le schede della Ue. Il vero problema, al momento, è rappresentato dal prezzo del gas: gli algerini vorrebbero fissare oggi il costo del metano con tariffe che, nei prossimi anni, potrebbero risultare troppo care rispetto alle oscillazioni del mercato. La Regione, dunque, sta tentando di riaprire la trattativa, ma l'arrivo del gas nell'Isola per ora resta poco più di un sogno. ( g. d. )

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La Nuova Sardegna del 15.10.13 C’è anche il progetto Galsi tra i finanziamenti dell’Ue CAGLIARI La Commissione europea ha pubblicato la lista dei progetti energetici prioritari Ue fino al 2020 che potranno accedere a finanziamenti europei; tra i 31 progetti italiani c’è anche il Galsi, il metanodotto tra Algeria e Sardegna, che peraltro è praticamente saltato. La lista include i progetti in principio candidati ad usare i fondi europei stanziati a questo scopo, per un totale di 5,85 miliardi di euro fino alla fine del decennio. La Commissione rivedrà la lista ogni due anni. Il commissario all’energia Gunther Oettinger ha detto che tra i progetti più importanti ci sono le infrastrutture nel Corridoio Sud, «che sono strategiche». Tra i progetti italiani ci sono gli interconnettori per la rete elettrica con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; un nuovo rigassificatore nel nord dell’Adriatico; i gasdotti nel corridoio sud, inclusi il Tap, l’Itgi e il Nabucco, l’ampliamento della capacità dell’oleodotto Tal tra la Germania e Trieste; lo sviluppo di reti intelligenti e, come detto, il Galsi.

mercoledì 17 luglio 2013

LO STALLO DEL GASDOTTO GALSI SECONDO MRI

Segnaliamo e condividiamo questo interessante ed equilibrato articolo di MRI.

La costa del Sulcis, in Sardegna, dove è previsto l’approdo del gasdotto italo-algerino Galsi | Foto di: Wikimedia Commons

Lo scorso 28 giugno, il consorzio che controlla il giacimento di gas dell’Azerbaigian Shah Deniz ha annunciato di aver scelto il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap) – attualmente in fase di progettazione – per le future esportazioni di metano azero verso l’Unione europea. Come abbiamo spiegato in un articolo precedente, la decisione ha affossato definitivamente il progetto del gasdotto Nabucco, che era in competizione con il Tap per l’accesso alle risorse metanifere dell’Azerbaigian. Con tutta probabilità, la costruzione del TAP avrà un’altra conseguenza sulla geopolitica dei gasdotti riguardante l’Italia: il definitivo tramonto dei piani per la costruzione del gasdotto Algeria Sardegna Italia (Galsi). L’arrivo del gas azero sul mercato italiano, insieme agli alti costi di realizzazione del corridoio energetico algerino, renderebbe antieconomica la costruzione di un metanodotto tra l’Algeria e il nostro paese.
Galsi: progetto e finalità
Il consorzio societario del Galsi venne costituito nel febbraio 2003. La compagnia algerina Sonatrach detiene il 41,6% delle quote, mentre il restante 58,4% è ripartito tra le italiane Edison (20,8%), Enel (15,6%), Hera (10,4%) e la Sfirs (11,6%), che è controllata dalla regione Sardegna. Tra le società fondatrici c’era anche la tedesca Wintershall, che però è uscita dal consorzio nel febbraio 2008. Dal 2007 collabora al progetto anche Snam Rete Gas, che dovrebbe costruire la parte sarda del gasdotto.
Il Galsi dovrebbe trasportare 8 miliardi di metri cubi di gas algerino all’anno. Il gasdotto partirebbe dalle coste algerine e raggiungerebbe la Toscana dopo aver attraversato la Sardegna per circa 300 chilometri, da sud-ovest a nord-est. Sono previste due sezioni offshore del gasdotto: la prima collegherebbe l’Algeria alla Sardegna, mentre la seconda si diramerebbe dalla città sarda di Olbia per raggiungere il porto di Piombino. La lunghezza totale del Galsi è di circa 850 chilometri.
Galsi gasdotto Cartina
La realizzazione del Galsi avrebbe come obiettivo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dell’Italia e la metanizzazione della Sardegna, unica regione non collegata alla rete del gas nazionale. La Commissione europea ha riconosciuto il gasdotto come uno dei progetti infrastrutturali prioritari in campo energetico e ha assegnato un finanziamento di 120 milioni di euro per la costruzione.
Costi e impatto ambientale
Ancor prima che si materializzasse la competizione del gas azero, il progetto Galsi era stato messo in dubbio dagli alti costi di realizzazione, che la Commissione europea stima intorno ai 3 miliardi e 635 milioni di euro. La costruzione delle sezioni sottomarine del gasdotto è particolarmente dispendiosa. Il Galsi raggiungerebbe una profondità massima di 2885 metri e sarebbe così il gasdotto più profondo al mondo.
Il progetto Galsi si è poi scontrato con le proteste degli ambientalisti e della società civile sarda, secondo cui la realizzazione del gasdotto avrebbe un impatto ecologico troppo alto. Sul suo sito web, il comitato No Gasdotto Galsi sostiene che il progetto implica la deviazione di 50 fiumi e la costruzione di oltre 400 attraversamenti stradali, ferroviari e fluviali.
Gli studi del consorzio Galsi sostengono invece che il gasdotto avrebbe una ricaduta positiva sull’ambiente, in quanto diminuirebbe la dipendenza della Sardegna da fonti energetiche più sporche (carbone e petrolio) e contribuirebbe così alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
Stop al progetto e prospettive future
A gennaio 2013, il Parlamento europeo ha accolto una petizione del comitato No Galsi e affermato che continuerà a vigilare sulla decisione della Commissione europea di sostenere finanziariamente il progetto. La stessa Commissione ha annunciato che condizionerà i fondi stanziati al rispetto di ulteriori parametri ambientali.
La presa di posizione delle istituzioni europee, insieme al calo dei consumi di gas nel nostro paese legato all’attuale crisi economica, potrebbe essere uno dei motivi che, a maggio 2013, hanno indotto la compagnia algerina Sonatrach a rinviare ogni decisione sulla costruzione del Galsi fino al 2014 (anno in cui, secondo il progetto, il gasdotto avrebbe dovuto essere completato).
Quello dello scorso maggio non è stato il primo rinvio; già nei mesi precedenti la Sonatrach aveva tentato di prendere tempo prima di impegnarsi definitivamente in un progetto che appare sempre più antieconomico. La compagnia algerina da tempo si lamenta del fatto che il governo italiano sembra dare una maggiore priorità ai corridoi energetici provenienti dalla Russia, in particolare al progetto South Stream, di cui fa parte il colosso energetico nazionale ENI.
Come riportato da alcuni osservatori nei mesi scorsi, la Sonatrach abbandonerebbe il progetto Galsi se venisse realizzato anche solo uno dei due gasdotti (South Stream e Tap) che dovrebbero trasportare gas in Italia dalla Russia e dal Caucaso. L’annuncio della vendita del gas azero alla Tap lo scorso 28 giugno potrebbe così aver messo la pietra tombale sul progetto Galsi.

martedì 18 giugno 2013

VADE RETRO SATANA!

La politica dovrebbe gestire la partita senza lasciarsi condizionare da Comitati che, senza conoscere le cose, denunciano pericoli d’inquinamento ambientale”.
Firmato Alberto Scanu, presidente regionale di Confindustria.
Sua infatti la succitata dichiarazione stralciata da una lunga intervista rilasciata a La Nuova Sardegna e pubblicata sul quotidiano di lunedì scorso a pagina 5.
L’argomento in questione è quello relativo al progetto Eleonora (ricerca ed estrazione di metano), con le minacciose trivelle della Saras pronte a infliggere  mortali fendenti al territorio di Arborea.
Ma non dobbiamo preoccuparci. Infatti, secondo le ripetute rassicurazioni dei nostri sempre vigili e, nonostante tutto, ancora remunerati amministratori, le voci incontrollate che parlano di pericoli per la salute ed inquinamento sono pura fantasia di qualche male informato.
Adesso, sul tema, si aggiunge la “perla” del signor (?) Scanu.
Noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto abbiamo combattuto (e ancora combattiamo) in tutti i modi ed in tutte le sedi - regionali, nazionali ed internazionali - la costruzione del gasdotto GALSI. L’opera, definita “strategica” da personaggi evidentemente seguaci di Scanu, assieme al metano era destinata a portare nell’isola anche l’agognata “crescita” e conseguente tanto atteso “sviluppo” del nostro martoriato territorio e dei Sardi.
Mai previsione fu più sbagliata, in tutti i sensi! E noi lo sapevamo, perché avevamo studiato le Carte progettuali e perché conoscevamo il “valore e il prestigio” dei nostri amministratori, che comunque, e non si capisce come mai (!), vengono sempre premiati e saldamente mantenuti al loro posto.
Come Comitato ci permettiamo di affermare una cosa in risposta alle parole del numero uno degli industriali sardi: è proprio grazie al lavoro dei numerosi Comitati   (ma nel caso di Arborea anche di noti studiosi e numerosi Sindaci) sparsi sull’intero territorio che la nostra isola ha ancora un briciolo di speranza nel futuro. Non ci fossero i cittadini onesti che - a titolo gratuito e con l’unico interesse di tutelare i loro diritti e la loro terra - sono pronti a combattere i soprusi e le battaglie più impervie, la nostra amata e tutto sommato ancora invidiata Sardegna sarebbe già inesorabilmente sprofondata nel buio più nero. Altro che storie.
Guai pertanto ad abbassare la guardia su personaggi come lui.
VADE RETRO SATANA!