lunedì 17 novembre 2014
domenica 12 ottobre 2014
ALT, QUI NON SI PASSA!
E’ risaputo che ognuno
a casa propria possa comportarsi come ritiene opportuno con chi lo viene a
trovare: parenti, amici, ospiti, visitatori improvvisati o stagionali, etc.
A casa propria però!
Ciò che ancora oggi accade nella nostra bella isola di Sardegna, invece, non
trova esattamente corrispondenza con queste normali regole di civiltà ed
educazione.
Esempi? A bizzeffe, e
c’è da vergognarsene davvero! C’è davvero l’imbarazzo della scelta! E tutti
quelli meritevoli di menzione - si fa per dire - sono a scapito nostro, della
nostra salute e quella del territorio, e della nostra cultura improntata
sull’ospitalità e il rispetto di chi ci troviamo di fronte, chiunque esso sia.
A lungo andare, però,
i misfatti e le continue vessazioni imposte dallo Stato al paziente popolo
sardo - con la colpevole partecipazione delle istituzioni regionali, a tutti i
livelli - hanno cominciato a produrre effetti negativi sulla nostra visione di
cordiale accoglienza, e sul reale interesse che i decisori politici manifestano
per il nostro territorio ed i suoi educati e pacifici abitanti.
Proviamo però a
chiederci come la Sardegna - in questi ultimi anni - sia spesso riuscita a
divincolarsi dalla stretta morsa speculativa dei soliti rapaci affamati, pronti
ad avventarsi sull’ambita preda per soddisfare la loro fame. Come è stato
possibile arginare questo perverso meccanismo fino ad accertare l’inversione di rotta da parte di “pericolosi protagonisti
senza scrupoli” su alcuni progetti assolutamente speculativi, quali il GALSI o
le trivelle etc….?
E’
presto detto, grazie
ai Comitati spontanei di cittadini. Loro, e solo loro si sono fatti
portavoce
di un malessere diffuso capace di generare in ciascuno una presa di
coscienza
importante: certificare l’inadeguatezza della classe politica nazionale -
per quel che ci interessa, soprattutto di quella sarda - e quindi
scendere in
campo per combattere, a tutela dei propri diritti e della propria
libertà, per
invertire la rotta di un percorso ormai consolidato, sempre a scapito
nostro ma
a favore dei soliti noti, e così liberarci dalla stretta morsa di chi
allegramente
ci governa, gentaglia addirittura capace di condurre la Sardegna e noi
Sardi in
questa ingiusta ma ormai, purtroppo, estrema condizione di
sopravvivenza.
Altro che “comitatini”
come li ha definiti il premier Renzi. I cittadini italiani hanno deciso di difendere il loro patrimonio
e le loro bellezze, e anche noi sardi ci siamo ribellati. Il mare, la cultura,
l’arte, i nuraghi, i prodotti enogastronomici, la storia antichissima della nostra
terra sono beni inestimabili che non può portarci via nessuno, per nessun
motivo nè tantomeno con i soprusi. ALT, QUI NON SI PASSA! E’ questo il
messaggio che viene trasmesso dai Comitati ai vecchi e nuovi barbari dominatori
e, forse, il Governo regionale comincia a sentire qualcosa. Speriamo non sia solo
una sensazione.
TRITONE
mercoledì 17 settembre 2014
Ha da passà 'a nuttata.....
DECRETO SBOCCA ITALIA: un balordo bluff che
accellera il declino di un Paese allo sbando. Mafia e lobby energetiche
ringraziano. Nessuna prospettiva di occupazione sana e stabile. Folli
investimenti su fonti energetiche non rinnovabili e nessuna
garanzia circa la soluzione urgente dei problemi energetici del Paese.
Licenza di continuare a compromettere il nostro ambiente e le nostre
risorse. Fretta incontrollabile nelle procedure, con successivo
esproprio delle competenze previste dall’art. 117 della Costituzione.
Oltre che con la costituzione, non credo che renzi abbia fatto ancora
bene i conti ne con l'UE, ne con i sindaci seri e ne con quelli che
chiama "COMITATINI".
.....Le
attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi e quelle
di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere
d’interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e
indifferibili.I relativi decreti autorizzativi comprendono, pertanto, la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi.
Inoltre, per i procedimenti di valutazione d’impatto ambientale in corso presso le Regioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi, la Regione presso la quale è stato avviato il procedimento, deve concludere il procedimento entro il 31 dicembre 2014. Decorso inutilmente tale termine, la Regione trasmette la relativa documentazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare."....
sabato 13 settembre 2014
GASDOTTO TAP: IL SALENTO DICE ANCORA NO!
Il gasdotto dovrebbe approdare nel Salento, a Melendugno,
ma i cittadini del tacco d'Italia non lo vogliono si mobiliteranno
sabato prossimo verso Bari per manifestare il loro dissenso, n occasione
della cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante alla quale
parteciperà il premier Matteo Renzi.
mercoledì 10 settembre 2014
lunedì 1 settembre 2014
Alla canna del gas II
Qualche
giorno fa lo davamo per morto e sepolto. Invece no. Nei caldi
pomeriggi d'agosto, il fantasma del GALSI continua ad aggirarsi nelle
stanze vuote di Viale Trento, lasciando
segnali un po' ovunque,
al
fine di convincere la Regione a ripensarci,
riesumando il progetto almeno per un supplemento di autopsia e, in
ogni caso, per realizzarne almeno una parte: la cosiddetta, mitica,
“Dorsale”. E, secondo noi, e' proprio li che tutti i nostri
illuminati politici e amministratori andranno a parare. Infatti, il
temporaneo black out di GALSI pare dovuto proprio alla ricerca di un
nuovo nome da dare al progetto, mutilato della parte a mare. Come si
chiamera'? GASRI (Gasdotto Sardegna Rinascita)? GASPERS (Gas Per i
Sardi)? SGASVIC (Sardegna Gas Sviluppo e Crescita)? Chissa'?
Probabilmente si lancera' un concorso di idee nelle scuole,
soprattutto in quelle del Sulcis, di Porto Torres o di Ottana, tutti
territori beneficiari delle innovative ed efficaci politiche
industriali avviate sinora inSardegna.
Intanto volano via ancora soldi – sempre i nostri –, questa volta
per pagare la consulenza di improbabili “advisor” che
sopperiscano alla carenza di neuroni nostrana “aiutando la SFIRS
nelle decisioni da prendere”. Scommettiamo che il grande esperto
viene da casa GALSI? Al riguardo c'e' anche da chiedersi perche'
andare a cercare altrove gli “advisor” quando da noi abbondano!
Basta leggere le dichiarazioni
di Giacomo Migheli,
segretario dellaFilctem-Cgil, confederazione sindacale impegnata nel
“promuovere una vera e propria politica industriale integrata nei
confronti del Governo e delle imprese su innovazione di processo e di
prodotto, per puntare su maggiore efficienza energetica”. Nel
frattempo si perdono 1000 posti di lavoro al giorno, la gente
continua ad indebitarsi, le aziende falliscono, i giovani vanno via e
non tornano, le tasse aumentano, mancano i servizi e le
infrastrutture fondamentali.....Ovviamente tutto a causa della
mancanza di gas!
In
realta', al becero regime che governa da lungo – troppo - tempo,
tutto questo non interessa. Noncuranti di quanto sta accadendo,
continuano imperterriti a proporre le stesse ricette buone per tutte
le stagioni e fondate sui soliti pedanti slogan, quali, oltre al
“gas”, la “crescita”, lo “sviluppo”, la competitivita'”,
etc., etc..Tanto a loro la poltroncina, il posticino di potere e lo
stipendietto non manca, e continuano a mantenere lo stesso bel tenore
di vita, impensabile in un Paese civile soprattutto in considerazione
dei “risultati”.
Ad
esempio, giusto per comprendere ancora meglio con chi si ha a che
fare, leggete questo estratto da un articolo apparso
recentemente su un quotidiano locale:
"....Nulla
è ancora deciso, sono diverse le soluzioni sul tavolo. Il trasporto
con le metaniere non legherebbe la Regione a un fornitore unico: anzi
le permetterebbe di comprare il gas in forma liquida dove conviene di
più"! Non vi viene spontaneo domandarvi: ma
perché hanno perso così tanto tempo, soldi e risorse umane per il
progetto GALSI, se sapevano che le navi metaniere convenivano di
più??? Boh...Ma puo' essere che l'illuminazione di queste personcine
è troppo elevata per noi!!!
La
realta' e' che non abbiamo bisogno di gas.
Abbiamo
urgente bisogno di gente che usa il cervello e lo mette a
disposizione dei reali interessi dell'Isola, per il benessere e la
felicita' dei suoi abitanti.
Abbiamo
urgente bisogno di scelte coraggiose, anche se impopolari.
Abbiamo
bisogno, finalmente, di programmare saggiamente le poche risorse
finanziarie a disposizione e, finalmente, utilizzare le immense
ricchezze e l'enorme patrimonio che la Sardegna ci mette a
disposizione, invece di distruggerlo, svenderlo e disprezzarlo
impunemente, in cambio di qualche posto di lavoro finto e del potere
efimero di cui beneficiano pochi sciagurati.
Ma
il tempo a disposizione e' poco. Ed e' fantascienza sperare che
qualcuno ammetta la propria inadeguatezza ad affrontare quanto sta
accadendo, facendosi una buona volta da parte, e per sempre.
La
realta' e' che e' la Sardegna ad essere, ormai, “alla canna del
gas”!
sabato 30 agosto 2014
CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA
Nessuna risposta! Nessuna spiegazione! Nessun commento!
Un progettino da 3 miliardi di € nostri e 120 milioni dell'UE (nostri pure quelli). Una SpA con Capitale Sociale di € 37.419.179
di cui una quota della SFIRS (uscita recentemente dalla compagine) dell' 11,51% (circa 11 milioni di €!!!!). Uffici a Milano in Foro Bonaparte. Un CdA, un Presidente, Direttori, funzionari, consulenti, progettisti...Una nave che scorrazzava allegramente nel Mediterraneo...Una rete di politici e amministratori ben leccata sia a livello regionale (qui sotto riportiamo una perla: il discorso a favore del GALSI tenuto in Consiglio Regionale dall'ex consigliere PD Giampiero Diana) che nazionale......
Nessun accenno al GALSI nel divertente piano/bluff "Sblocca Italia" annunciato recentemente da Renzi? Niente paura!
In Regione e' gia' pronto un'altro valido alibi alla loro mancanza di idee, di fondi, di capacita' e di neuroni.......E, se non stiamo in campana, sfodderanno ugualmente la nostra Isola in due, potete contarci!
Mentre il resto del mondo usa con successo le fonti rinnovabili, i sardi - mischinetti - non possono farlo.
O il gas o niente.
E intanto, le potenti industrie della Sardegna che il mondo ci invidia..Languono...Per mancanza di gas!
O il gas o niente.
E intanto, le potenti industrie della Sardegna che il mondo ci invidia..Languono...Per mancanza di gas!
"......L’UNICA POSSIBILITA’ E’ QUEL TUBO CHE ALIMENTA LA RETE TRANSEUROPEA DA CUI NOI SPILLIAMO QUALCHE CENTINAIO DI METRI CUBI DI METANO MA QUEL METANODOTTO SERVE PER PORTARE OTTO MILIARDI DI METRI CUBO ALLA RETE TRANSEUROPEA E ATTENZIONE, ANCHE TECNICAMENTE, BADATE E’ BANALE, IO NON SO COSA ABBIA DETTO IL PRESIDENTE DELLA SFIRS E MI DISIPACE NON ESSERE STATO PRESENTE, NOI DIVENTIAMO UN NODO DI UN SISTEMA A RETE EUROPEO. MA E’ EVIDENTE, E’ EVIDENTE CHE IN SARDEGNA CI DEVE ESSERE UNA GRANDE STAZIONE DI POMPAGGIO PERCHE’ DEVE TRASMETTERE IN QUEL METANODOTTO OTTO MILIARDI DI METRI CUBI, ATTENZIONE LA REVERSIBILITA’ DEL TUBO INTERVIENE, LO DICO BADATE CON MOLTA MODESTIA, SE NOI ABBASSIAMO LA PRESSIONE CHE SERVE PER SPINGERE OTTO MILIARDO DI METRI CUBO DI METANO BASTA ABBASSARE QUELLA PRESSIONE E BADATE E’ COME I VASI COMUNICANTI, POI ARRIVA OVVIAMENTE DAL RESTO DELLA RETE IL METANO IN SARDEGNA. SE NON CI FOSSE LA POSSIBILITA’ DI ADDUZIONE DALL’ALGERIA. STIAMO PARLANDO DI QUESTO. IO SON D’ACCORDO INVECE CON ALCUNI COLLEGHI CHE INTERVENGONO SULLE CONDIZIONI... EHHH COME DIRE..DI FINANZIAMENTO PERCHE’ CREDO CHE SU QUESTO PUNTO...". Giampiero Diana
venerdì 13 giugno 2014
ECCO COS'E' LEGAMBIENTE!
Ecco la verita' sull'unica associazione "ambientalista" che in Sardegna sostiene il GALSI. Vediamo perche':
La principale organizzazione ambientalista italiana ha quote in alcune società, come Azzero CO2 che investe sulle fonti rinnovabili grazie anche agli incentivi pubblici e ha come clienti alcuni colossi dell'energia. Oltre ai potenziali conflitti di interesse, c'è il rischio di incompatibilità tra affari e settore non profit di utilità sociale. La replica dell'associazione: "Il nostro impegno concreto è utile a indirizzare le scelte industriali e ambientali del Paese"
Oltre 115mila tra iscritti e sostenitori. Più di 3mila giovani che
partecipano ai suoi campi di volontariato. Tante iniziative a
difesa di natura e territorio. Ma Legambiente
non è solo questo: la più importante e influente organizzazione
ambientalista italiana fa anche business. Su che cosa? Su ambiente
e fonti rinnovabili, con tanto di potenziali conflitti di
interesse. Ma non solo, perché Legambiente è una onlus,
un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale. E secondo gli
esperti interpellati da ilfattoquotidiano.it, il docente
di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Milano Ugo
Minneci e il consulente su legislazione e fiscalità degli enti non
profit Carlo Mazzini, “una onlus non potrebbe detenere
partecipazioni in grado di garantirle il controllo di società di
capitali, pena la perdita dello status stesso di onlus e delle
conseguenti "agevolazioni fiscali”. Senza contare
che quando non è la stessa Legambiente a fare impresa, ci pensano
diversi suoi dirigenti e consiglieri nazionali ad aggiungere al
loro ruolo di ambientalisti quello di imprenditori.
Azzerare la CO2? Con la srl
è meglio
Per combattere il surriscaldamento globale la soluzione è una: limitare le emissioni di anidride carbonica. Dall’enunciare un sacrosanto principio ambientalista a farci sopra affari il passo è breve. Tanto che il principale braccio operativo di Legambiente si chiama proprio Azzero CO2, una srl con 119mila euro di capitale sociale che offre diversi servizi, dalla consulenza in ambito energetico alla progettazione e realizzazione di impianti che sfruttano fonti rinnovabili. Il business tira, grazie anche a clienti come il colosso Enel, Edison e Sorgenia, tutti attivi nel settore energia.
Per combattere il surriscaldamento globale la soluzione è una: limitare le emissioni di anidride carbonica. Dall’enunciare un sacrosanto principio ambientalista a farci sopra affari il passo è breve. Tanto che il principale braccio operativo di Legambiente si chiama proprio Azzero CO2, una srl con 119mila euro di capitale sociale che offre diversi servizi, dalla consulenza in ambito energetico alla progettazione e realizzazione di impianti che sfruttano fonti rinnovabili. Il business tira, grazie anche a clienti come il colosso Enel, Edison e Sorgenia, tutti attivi nel settore energia.
Legambiente possiede direttamente il 36% della società, mentre il
15% è in mano alla fondazione Legambiente Innovazione,
che per l’associazione si occupa dei premi alle imprese che
sviluppano prodotti innovativi dal punto di vista della sostenibilità
ambientale. Gli altri due soci sono il circolo di
Legambiente ‘Festambiente’ (9%) e
l’associazione Kyoto Club (40%), anch’essi legati
alla onlus ambientalista. I circoli, nello statuto, sono infatti
definiti “organi decentrati di Legambiente”. Kyoto club invece è
un’organizzazione non profit presieduta dal neo presidente di
Terna Catia Bastioli che tra i propri soci ha la
stessa Legambiente insieme a molte società che operano nel settore
dell’energia e alle industrie dell’eolico che fanno parte dell’Anev
(Associazione nazionale energia del vento). Tra i suoi scopi, si
legge sul sito, c’è quello di “stimolare proposte e politiche di
intervento mirate e incisive nel settore energetico-ambientale”.
Fare lobby, insomma, con il supporto di
Legambiente, che in Kyoto club può contare sul vice presidente Francesco
Ferrante, membro del direttivo dell’organizzazione
verde ed ex parlamentare del Pd.
(Infografica di Pierpaolo Balani)
Il ruolo di Legambiente nella gestione di Azzero CO2 è evidente:
tutti i vertici della società fanno parte anche degli organismi
dirigenti della onlus che, va detto, contano più di 400 persone.
Il presidente di Azzero CO2 Giuseppe Gamba è un
membro della presidenza del comitato scientifico di Legambiente,
l’amministratore delegato Mario Gamberale è nel
consiglio nazionale, mentre il consigliere della srl Sandro
Scollato è nel direttivo nazionale e ha sostituito poco
più di un mese fa un altro dirigente di Legambiente, Mario
Zambrini. E gli altri due consiglieri di
amministrazione? Edoardo Zanchini è il vice
presidente della onlus, mentre Andrea Poggio ne
è il vice direttore generale. Azzero CO2, insomma, è una diretta
emanazione di Legambiente.
Niente che l’organizzazione ambientalista abbia mai tenuto
nascosto. Anzi ne ha sempre fatto una ragione di vanto, visto che
secondo i vertici con il business bisogna sporcarsi le mani per indirizzare
le scelte industriali e ambientali del Paese. Il vice
presidente Zanchini, che per Legambiente è anche responsabile del
settore Energia, spiega infatti: ”Quando qualche anni fa abbiamo
creato Azzero CO2, l’idea era quella di promuove il settore
dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Se dobbiamo
cambiare il mondo una parte di questo sforzo dobbiamo farla anche
noi. Ad Azzero CO2 diamo un mandato preciso, di fare campagne che
altrimenti non farebbe nessun altro, come quella per la
sostituzione di coperture di amianto con il fotovoltaico. Il
nostro obiettivo è fare gli interessi del Paese andando nella
direzione delle rinnovabili, non far guadagnare Azzero CO2″.
Ma c’è un rischio. Se da un lato si partecipa alla definizione
delle leggi come maggiore associazione ambientalista
italiana e dall’altro lato si fa impresa, per esempio grazie
agli incentivi alle fonti rinnovabili, si cade nel più
classico dei conflitti di interesse. E si finisce per essere
accusati da altre associazioni ambientaliste, come Italia Nostra,
di essere “una potente lobby con solidi legami con il mondo
economico e con il mondo politico”. Del resto Legambiente
ha radici ben piantate nel Pd, soprattutto
negli Ecodem del suo presidente onorario Ermete Realacci,
e fronde che crescono veloci nella nuova formazione Green
Italia. Mentre diverse industrie, alcune del
settore energia, sono state spesso generose a garantire alla onlus
sponsorizzazioni e partnership.
Dirigenti della onlus in
prima linea
Se non è Legambiente a fare affari attraverso Azzero CO2, a farli, o almeno a provarci, sono diversi suoi dirigenti attraverso altre società. Come nel caso del consigliere nazionale dell’associazione ambientalista Lorenzo Partesotti, che con la sua Solaris negli anni scorsi si è speso invano per la costruzione di un impianto eolico su monte dei Cucchi, sull’Appennino Bolognese. Chi realizzò lo studio di impatto ambientale favorevole al progetto, in quel caso? Ambiente italia, una srl che fino a poco più di un mese fa era socia di Azzero CO2, prima di essere sostituita dal circolo di Grosseto Festambiente. Ambiente Italia è una srl fondata tra gli altri da Realacci, che ha partecipato anche alla nascita del Kyoto club. Realacci a un certo punto ne è uscito, ma tra i proprietari di Ambiente Italia ci sono ancora ben cinque membri del vertice nazionale di Legambiente: Giulio Conte, Duccio Bianchi, Marina Alberti, Maria Berrini e ancora una volta Mario Zambrini, che oltre a essere socio è anche amministratore unico della società. E che cosa fa Ambiente Italia? Oltre a studi di impatto ambientale per la costruzione di impianti eolici per clienti come Agsm e Sorgenia, offre servizi di consulenza al gruppo Salini costruzioni e al colosso del cemento Colacem.
Se non è Legambiente a fare affari attraverso Azzero CO2, a farli, o almeno a provarci, sono diversi suoi dirigenti attraverso altre società. Come nel caso del consigliere nazionale dell’associazione ambientalista Lorenzo Partesotti, che con la sua Solaris negli anni scorsi si è speso invano per la costruzione di un impianto eolico su monte dei Cucchi, sull’Appennino Bolognese. Chi realizzò lo studio di impatto ambientale favorevole al progetto, in quel caso? Ambiente italia, una srl che fino a poco più di un mese fa era socia di Azzero CO2, prima di essere sostituita dal circolo di Grosseto Festambiente. Ambiente Italia è una srl fondata tra gli altri da Realacci, che ha partecipato anche alla nascita del Kyoto club. Realacci a un certo punto ne è uscito, ma tra i proprietari di Ambiente Italia ci sono ancora ben cinque membri del vertice nazionale di Legambiente: Giulio Conte, Duccio Bianchi, Marina Alberti, Maria Berrini e ancora una volta Mario Zambrini, che oltre a essere socio è anche amministratore unico della società. E che cosa fa Ambiente Italia? Oltre a studi di impatto ambientale per la costruzione di impianti eolici per clienti come Agsm e Sorgenia, offre servizi di consulenza al gruppo Salini costruzioni e al colosso del cemento Colacem.
(Infografica di Pierpaolo Balani)
Zanchini in tutto ciò non vede alcun problema: “Siamo felici che
ci sia contaminazione nel gruppo dirigente di Legambiente – spiega
-. Ci sono persone che magari non la pensano come noi, lontane da
noi, ma che sono interessate ai nostri temi e ai nostri obiettivi.
Così facciamo in modo che facciano parte del gruppo dirigente. Noi
cerchiamo di spingere in certe direzioni di cambiamento e quindi
coinvolgiamo esplicitamente anche gli imprenditori”.
Ma così quelli che dovrebbero essere i soggetti controllati dagli
ambientalisti finiscono per essere i clienti dei vertici della
principale associazione ambientalista o, attraverso Azzero CO2,
dell’associazione stessa. E gli affari vanno pure bene. Azzero CO2
nel 2013 ha realizzato ricavi per 4,6 milioni di euro e un utile
di 34mila euro, limitando le conseguenze della crisi e del taglio
degli incentivi sui 6,4 milioni di ricavi e i 136mila euro di
utili registrati nel 2012. Ambiente Italia ha incassato nel 2012
2,1 milioni, con un utile di 129mila euro.
Un sistema di società che
fa business sull’ambiente
Le ramificazioni che partono da Legambiente vanno oltre Azzero CO2. Che infatti possiede al 100% la società di servizi editoriali Qualenergia e quattro srl (Eternet Free 1, Eternet Free 2, Eternet Free 7, Eternet Free Azzero CO2) che fanno affari installando impianti fotovoltaici sui tetti, un business che gode degli incentivi pubblici e che è stato spinto anche dalla campagna di Legambiente ‘Eternet Free’, finalizzata a promuovere la sostituzione di coperture in eternit con celle fotovoltaiche. Eternit Free Azzero CO2, per esempio, nel 2012 ha realizzato impianti per un valore complessivo di quasi 600mila euro, come indicato in bilancio. Azzero CO2 possiede inoltre il 10% in Esco Lazio srl, una società con interessi nel biogas e nel fotovoltaico con ricavi che nel 2012 sono stati di 1,2 milioni di euro e con quote in altre quattro società che operano nel settore energia.
Le ramificazioni che partono da Legambiente vanno oltre Azzero CO2. Che infatti possiede al 100% la società di servizi editoriali Qualenergia e quattro srl (Eternet Free 1, Eternet Free 2, Eternet Free 7, Eternet Free Azzero CO2) che fanno affari installando impianti fotovoltaici sui tetti, un business che gode degli incentivi pubblici e che è stato spinto anche dalla campagna di Legambiente ‘Eternet Free’, finalizzata a promuovere la sostituzione di coperture in eternit con celle fotovoltaiche. Eternit Free Azzero CO2, per esempio, nel 2012 ha realizzato impianti per un valore complessivo di quasi 600mila euro, come indicato in bilancio. Azzero CO2 possiede inoltre il 10% in Esco Lazio srl, una società con interessi nel biogas e nel fotovoltaico con ricavi che nel 2012 sono stati di 1,2 milioni di euro e con quote in altre quattro società che operano nel settore energia.
Una piccola holding, questo è anche
Legambiente. Che è pure socia al 10% di Menowatt GE srl,
una società che si occupa di tecnologie per
l’illuminazione pubblica e per motori efficienti e che
fino alla fine del 2013 era posseduta al 70% da Sorgenia, la
società del gruppo Cir della famiglia De Benedetti
che partecipa all’azionariato della centrale a carbone Tirreno
Power di Vado Ligure, finita al centro di un’inchiesta
della procura di Savona con ipotesi di reato che vanno dal
disastro ambientale all’omicidio colposo. E che dovrebbe pertanto
essere un nemico giurato degli ambientalisti, piuttosto che un
alleato. “Abbiamo fatto dure battaglie contro le centrali a
carbone di gruppi come Sorgenia o Enel – ribatte Zanchini -.
Quando però queste società fanno interventi di efficienza
energetica e di rinnovabili non abbiamo problemi a collaborare con
loro e fare accordi che vanno nella direzione verso cui
spingiamo”. Nessun imbarazzo, dunque, in Legambiente. Del resto
Sorgenia ha sempre garantito alla onlus laute
sponsorizzazioni e tuttora ha in pegno il 14% delle
azioni di Menowatt GE.
Ma i business di Legambiente non finiscono qui. La onlus possiede
anche il 50% di Vivilitalia, una società che si
occupa di turismo sostenibile, mentre il suo circolo Festambiente
ha in portafoglio anche il 40% di Solaria,
un’altra srl attiva nel settore delle rinnovabili. E’ stata invece
chiusa Car Sharing Italia, una srl per il
noleggio di vetture ecologiche messa in liquidazione dopo la
perdita da 206mila euro registrata nel 2009. Da non dimenticare
poi l’Editoriale la Nuova Ecologia, la società
cooperativa promossa da Legambiente per pubblicare la rivista
dell’associazione.
Una onlus che fa impresa?
Per gli esperti è vietato
Favorire le leggi sugli incentivi alle fonti rinnovabili e poi sfruttare tali incentivi per fare affari? Di certo c’è un problema di opportunità e di potenziali conflitti di interesse. Ma non è tutto. Perché Legambiente è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Può una onlus fare impresa attraverso altre società, come Azzero CO2? No, secondo gli esperti contattati da ilfattoquotidiano.it. Carlo Mazzini, consulente sulla legislazione e sulla fiscalità degli enti non profit e curatore del sito Quinonprofit, spiega: “Attraverso alcune circolari l’Agenzia delle entrate ha stabilito in passato che una onlus non può avere partecipazioni tali da poter gestire, dirigere e indicare gli amministratori di una società, a meno che tale società non sia un’impresa sociale che non distribuisce gli utili”. Una regola che è in conflitto con la situazione di Legambiente e Azzero CO2, il cui statuto addirittura dà diritto ai soci “che siano associazioni ambientaliste riconosciute” di ricevere una percentuale maggiorata degli utili.
Favorire le leggi sugli incentivi alle fonti rinnovabili e poi sfruttare tali incentivi per fare affari? Di certo c’è un problema di opportunità e di potenziali conflitti di interesse. Ma non è tutto. Perché Legambiente è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Può una onlus fare impresa attraverso altre società, come Azzero CO2? No, secondo gli esperti contattati da ilfattoquotidiano.it. Carlo Mazzini, consulente sulla legislazione e sulla fiscalità degli enti non profit e curatore del sito Quinonprofit, spiega: “Attraverso alcune circolari l’Agenzia delle entrate ha stabilito in passato che una onlus non può avere partecipazioni tali da poter gestire, dirigere e indicare gli amministratori di una società, a meno che tale società non sia un’impresa sociale che non distribuisce gli utili”. Una regola che è in conflitto con la situazione di Legambiente e Azzero CO2, il cui statuto addirittura dà diritto ai soci “che siano associazioni ambientaliste riconosciute” di ricevere una percentuale maggiorata degli utili.
“La ratio delle indicazioni dell’Agenzia delle entrate – continua
Mazzini – è che una onlus possa investire in società di capitali
solo con finalità di risparmio, ma senza avere
partecipazioni di controllo. In modo da evitare che si possa fare
impresa con soldi che provengono da donazioni, e quindi da una
fiscalità agevolata”. Analoga l’opinione di Ugo Minneci,
docente di Diritto commerciale all’Università degli Studi di
Milano: “La onlus non si può trasformare in una sorta di
capogruppo di società di capitali, altrimenti finisce per tradire
la sua vocazione. E rischia di perdere lo stato di onlus e le
conseguenti agevolazioni fiscali”.
Argomentazioni a cui Zanchini replica così: “La partecipazione è
divisa tra diversi soggetti e noi non esprimiamo il controllo di
Azzero CO2, perché il controllo lo fa il management”. Ma se il
management fa parte del vertice di Legambiente? “L’accusa mi fa
ridere – risponde il vice presidente della onlus -. Mario
Gamberale (amministratore delegato di Azzero CO2, ndr) è
un cittadino che decide di dare una mano a un’associazione
ambientalista e fa parte del suo consiglio direttivo, come alcune
centinaia di persone. Il management non dipende da noi. Come
Legambiente esprimiamo solo gli indirizzi di Azzero CO2 per quanto
riguarda le scelte sulle campagne e sulle iniziative che ci
interessano. E controlliamo che non vengano fatte cose che vanno
contro le nostre idee. Per esempio abbiamo posto il veto sulla
realizzazione di impianti fotovoltaici a terra”. Parole che di
certo non negano la partecipazione di Legambiente alla gestione
della società.
mercoledì 4 giugno 2014
Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia
LA GRANDE TRUFFA DELLA LEGGE SUI REATI AMBIENTALI
Inizia in Campania ma interessa anche la Sardegna. Di seguito il comunicato stampa che il CO.RE.Ri. -
Coordinamento Regionale rifiuti Campania ha condiviso con altre
realtà territoriali regionali e nazionali in merito all'iter
legislativo del testo di legge sui reati ambientali.
contatti@rifiuticampania.org
http:// www.facebook.com/ CoordinamentoRegionalerifiutiC ampania
contatti@rifiuticampania.org
http:// www.facebook.com/
LA GRANDE TRUFFA DELLA LEGGE SUI
REATI AMBIENTALI
Gli anni di lotta sul tema della tutela ambientale, le
mobilitazioni di massa, la grande scossa alle coscienze della
società civile, non sono bastati al mondo politico-istituzionale
per slegarsi dalle logiche di collusione e sottomissione agli interessi
lobbistici che da sempre lucrano sulla devastazione ambientale e sullo
sfruttamento dei territori.
Il disegno di Legge 1345,
sintesi delle due proposte Micillo-Realacci,licenziato alla
Camera e da qualche mese in discussione nelle Commissioni Ambiente e
Giustizia al Senato, doveva recepire l’articolo 3 della direttiva
europea 99/2008, introducendo nel nostro codice penale i delitti
sull’ambiente: da quello di “inquinamento
dell’ambiente” fino a quello ben più grave di
“disastro ambientale”, colmando così un vuoto
legislativo a cui finora si è sopperito con le sanzioni previste
per i delitti contro la pubblica incolumità (art. 434 del codice
penale) e che, grazie all’elaborazione della giurisprudenza della
Corte costituzionale, è divenuto in materia
ambientale “disastro
innominato”. In tal modo, con norme
efficaci, dissuasive e mirate all’incriminazione del
pericolo concreto e del danno, si sarebbero dovuti colpire
penalmente i reati ambientali, in un contesto più efficace e meglio
orientato contro atti offensivi dell’ambiente e della salute
umana.
QUEL TESTO RISCHIA INVECE DI
DIVENTARE IL SALVACONDOTTO PER QUALSIASI CRIMINE
AMBIENTALE!!!
Fino ad oggi, a fatica, i magistrati
potevano applicare, con interpretazione estensiva, la fattispecie del
“disastro innominato” qualificandolo come comportamento
offensivo che produce un danno dell’ambiente; questo potrebbe
paradossalmente non essere più possibile a causa di un
testo che è stato strutturato e manipolato per diventare il
lasciapassare di violazioni gravissime.
Le ragioni che ravvediamo, confortate
anche dall’opinione di autorevoli magistrati che denunciano il
rischio di impossibilità di applicazione di quelle norme, sono
molteplici:
-
La definizione di “disastro ambientale” si sarebbe dovuta basare su contenuti chiari e processabili quali l’effettiva capacità diffusiva/offensiva del danno ambientale prodotto; la sua straordinarietà quale atto grave e complesso, non necessariamente foriero di danni irreversibili, ma con prorompente diffusione; l’accadimento di dimensioni straordinarie, anche se non immani, atto a produrre effetti dannosi gravi, complessi ed estesi e dunque idoneo a causare un pericolo concreto per la vita o l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone, senza che peraltro sia richiesta anche l'effettiva verificazione della morte o delle lesioni di uno o più soggetti (Corte Costituzionale - 1 Agosto 2008, sentenza n. 327 ed altre).
L’attuale disegno di legge definisce invece “disastro ambientale” “l'alterazione irreversibile dell'equilibrio dell'ecosistema”, fatto di per sé assai difficile se non impossibile da dimostrare data la totale aleatorietà del concetto che meglio si sposerebbe con quello di persistenza nel tempo ed estensione del danno.
-
Si subordina la punibilità del reato di “inquinamento ambientale”a violazioni di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative spesso poco severe ed insufficienti a garantire la tutela della salute; per quello di “disastro ambientale” si estende il reato anche alla eventuale ed assai vaga casistica di inquinamento “abusivo” depotenziando di fatto la portata e l’efficacia di entrambe le norme. In altre parole, potrebbe diventare impossibile procedere, come pure avvenuto ad es. per la centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, al sequestro di un impianto se le sue emissioni pur inquinando e mettendo in pericolo la salute degli abitanti di quel territorio, non sono in violazione della legge o delle continue deroghe in essa contenute.
-
Il reato di disastro ambientale viene nei fatti configurato solo come reato di danno e non più di pericolo concreto (quando lo si correla all' “offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l'estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte al pericolo”). Per poter quindi accertare il nuovo reato di disastro ambientale si dovrebbero poter produrre dati certi sull’estensione ed il numero delle persone coinvolte nonché la incontrovertibile correlazione tra decessi, malattie o offese e gli eventi inquinanti, ma la realtà dimostra, come nel caso dell’amianto, che il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività.
-
Si introduce il ravvedimento operoso con beneficio di riduzione di pena (fino ai due terzi) per l’inquinatore che si dichiari d’accordo ad operare una bonifica dei luoghi. Nella migliore delle ipotesi si tratta di una norma tesa a favorire finte strategie di “ravvedimento” per lasciare nei fatti le cose come sono; nella peggiore si prefigura un condono che, combinato con quanto disposto nell’art 4 del decreto ‘Destinazione Italia’, e cioè con la possibilità per chi inquina di stipulare accordi di programma “per l’attuazione di progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nei siti di interesse nazionale (SIN)”, sottoscrivendo i quali potrà usufruire di contributi pubblici e vantaggi fiscali, sancisce, in contrasto al principio di “chi inquina paga”, il principio che chi inquina non rischia niente, anzi sarà ripagato. Unulteriore favore a chi hainteresse a continuare a speculare su quelle aree (si pensi solo al pullulare di centri commerciali) o a buttarsi nel business della produzione della cosiddetta Green Energy premiata dal nuovo pacchetto di incentivi o ancora al cambiamento della destinazione d’uso di aree o territori agricoli a favore delle coltivazioni no food destinate ad alimentare impianti a biomasse.
Non meno preoccupante
è la seconda parte del disegno di legge
“Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi
e penali in materia di tutela ambientale” introdotta
per il Testo unico ambientale che si applica
“alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno
cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di
danno alle risorse ambientali”. Anche in questo
caso siamo davanti ad un condono mascherato, per di
più facilitato dal fatto che nella maggior parte dei casi i reati
ambientali, anche le stesse discariche illegali di rifiuti tossici, non
producono un danno immediato. Basterà dunque seguire le
prescrizioni indicate dalla polizia giudiziaria e pagare una sanzione pari
ad un quarto del massimo della contravvenzione per sanare l’illecito
e procederne all’archiviazione.
Ma quello che è
più grave è che si carichi la polizia giudiziaria di compiti
di carattere tecnico/amministrativo estranei alla sua funzione e
alle sue competenze, rendendo ancora più inefficace
l’opera di prevenzione sul territorio e l’accertamento reale
dei danni. Infatti, a differenza della procedura sin qui adottata, la
polizia giudiziaria (carabinieri, guardia forestale, ecc.) da braccio
esecutivo della magistratura si trasformerà in un organo di
valutazione delle violazioni, impartendo al responsabile del reato le
prescrizioni tecniche e i tempi di risistemazione ambientale, accerta il
loro effettivo adempimento e riscuote la contravvenzione comunicando al PM
l’estinzione del reato affinché ci sia l’archiviazione.
È facilmente
immaginabile, alla luce anche della possibilità data al
responsabile del reato di eliminare le conseguenze pericolose con
modalità diverse da quelle prescritte, come questo possa favorire
finte bonifiche, se non addirittura fenomeni, non estranei sui nostri
territori, di collusione e complicità.
Per tutte queste ragioni questo
testo legislativo RISCHIA DI RIVELARSI UN VERO E PROPRIO BOOMERANG PER LE
COMUNITÀ LOCALI IN LOTTA DA ANNI ED UN TOCCASANA PER LE LOBBIES
INQUINATRICI.
Se dovesse passare così
com’è, gli effetti nefasti di questa sanatoria li vedremmo
immediatamente sui processi in corso per disastri come quelli di Porto
Tolle, Vado Ligure e Taranto. Grandi inquinatori come Enel, Tirreno Power,
Ilva, Eni, che, non a caso, guardano con approvazione al disegno di legge,
potranno usare queste nuove norme per difendersi nelle aule di tribunale.
E’ vergognoso che tutte le forze politiche, comprese quelle
che più hanno sbandierato propagandisticamente la necessità
di colpire chi inquina, si facciano garanti dell’impunità di
chi mette quotidianamente in pericolo la salute dei
cittadini.
I COMITATI E LE REALTA’
CHE SONO IMPEGNATE CONCRETAMENTE IN CAMPANIA CONTRO LA PERDURANTE
DEVASTAZIONE AMBIENTALE ED A FAVORE DELLA TUTELA DEI PROPRI TERRITORI
RESPINGONO IN TOTO UN TESTO CHE ANCORA UNA VOLTA MOSTRA LA
SUBALTERNITÀ DELLA POLITICA ALLE LOBBIES DEI POTENTATI INDUSTRIALI
E FINANZIARI.
MAI PIU’ REGALI AGLI INQUINATORI, MAI PIU’
REGALI AI CRIMINALI!!!
Napoli 3/6/2014
Sottoscrivono il documento:
CITTADINI
CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI
COMITATO NO INCENERITORE
GIUGLIANO
CCF
Coordinamento Comitati Fuochi
Coordinamento No inceneritori –
Ponticelli
CO.RE.Ri.
- Coordinamento Regionale Rifiuti Campania
FEDERAZIONE ASSOCAMPANIAFELX - Giugliano Acerra
Nola
RETE
CAMPANA SALUTE E AMBIENTE
RETE
COMMONS
Associazione PeaceLink
Comitato Taranto Futura
Brindisi Bene Comune
Am.be.com - Presidio no discarica
(Falcognana)
Legamjonici contro
l'inquinamento
NoSmog
(Trieste)
Crotone
ci mette la faccia
mercoledì 28 maggio 2014
Mentre in Sardegna vagano nel buio e pensano ancora al gas e alle fonti fossili....
Proposte per le nuove politiche di efficienza energetica. Gli Amici della Terra hanno presentato ieri a Roma le proprie Proposte per le nuove politiche di efficienza energetica, nel corso di una conferenza a cui hanno partecipato il Commissario dell'Enea Giovanni Lelli, il presidente degli Stati Generali dell'efficienza energetica Alessandro Ortis e Marcella Pavan dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas.
Comuni Rinnovabili 2014: energia pulita in tutti i comuni. Una mappa sulla diffusione delle fonti rinnovabili nei Comuni italiani e sull’innovazione delle reti energetiche nel nostro Paese.
Torre eolica ad energia solare: il primo impianto sara' installato in Arizona. Un sistema, questo, che secondo i progettisti permetterà di produrre energia pulita 24 ore al giorno, per 365 giorni l’anno. Non resta quindi che attendere la fine dei lavori di installazione della torre eolica solare in Arizona, prevista entro l’anno 2018. Nel frattempo, per maggiori informazioni si può fare riferimento a questo sito.
Energia dal mare: come sfruttare il movimento delle onde. Sfruttare l'energia pulita del mare attraverso una speciale istallazione 'cinetica' che cattura le onde. Stiamo parlando di 'IRIS', una struttura progettata dagli architetti libanesi Najjar & Najjar Architects, capace di catturare il moto ondoso e trasformarlo in energia elettrica pulita per gli abitanti del litorale di Beirut.
Produrre energia sostenibile con la luce ad infrarosso vicino (NIR - near infrared light). E' questo, in sintesi, l'obiettivo del progetto europeo OSNIRO, che vuole favorire lo studio dei materiali organici in grado di assorbire ed emettere luce ad infrarosso vicino, da utilizzare per ottenere nuovi prodotti come sensori, rilevatori e celle solari in grado di produrre energia sostenibile.
venerdì 16 maggio 2014
GALSI E LE NOTTI INSONNI DI TIANA (LEGAMBIENTE)
Non si sono fatte attendere le brucianti dichiarazioni di Vincenzo Tiana, il Presidente a vita di Legambiente Sardegna, l'associazione pseudo-ambientalista che rappresenta gli interessi degli industriali e dei costruttori edili in Sardegna, non a caso la Regione piu' inquinata d'Italia. Tiana e' preoccupato per il fatto di dover usare i pochi neuroni rimasti, allo scopo di trovare un'alternativa sostenibile alle energie rinnovabili, non lucrative per gli interessi che lui ben rappresenta in Sardegna. Un po' di confusione (giustificata dalla complessita' della materia) in casa CISL: per la FILCA-CISL “Rinunciare al Galsi è una decisione inaccettabile”. Sempre la CISL, ma da un'altra poltrona (Cgil-Cisl-Uil), la decisione di abbandonare GALSI e' invece una “Scelta realistica”.
Bell'ambientino!
giovedì 15 maggio 2014
LA FINE DELL'INCUBO GALSI
Finalmente una bella
notizia, non solo per noi del Comitato ProSardegnaNoGasdotto ma anche
per tutti/e coloro che, in questi anni, hanno condiviso con noi la lotta
contro quell'inutile e dannosa speculazione chiamata GALSI. Una bella
notizia anche per tutta l'Isola, forse finalmente libera da una - tra le
tante - servitu' che ne strangolano l'economia e il benessere.
Il
13 maggio 2014, con l’atto di indirizzo relativo alla metanizzazione
della Sardegna, discusso nella seduta
della Giunta regionale presieduta da Francesco Pigliaru, la Giunta
Regionale ha approvato la delibera che autorizza la SFIRS ad uscire dal
progetto
GALSI, esercitando la clausola di recupero delle somme versate. La
Giunta ha specificato che "non si
tratta di interrompere il processo di metanizzazione, ma di creare un
gruppo di lavoro e avviare immediatamente il confronto con il Governo
per la definizione degli interventi infrastrutturali a carico dello
Stato che permettano in tempi brevi alla Sardegna di avviare la
metanizzazione in modo differente.".
Non
bisogna comunque abbassare la guardia. Abbiamo vinto una battaglia ma
non la guerra, e non ci facciamo illusioni: l'idea del "tubo" che
sventra la Sardegna e' sempre li. Conoscendo la capacita' e la fantasia
di chi si alterna al Governo dell'Italia, non pare ci siano molte
alternative ad un "intervento infrastrutturale" in grado di "metanizzare"
la Sardegna "in tempi brevi", soprattutto in assenza (oltre che di
quattrini) di piani e programmi energetici (sia statali che regionali)
all'altezza del progresso tecnologico sinora raggiunto in materia.
Con
tutta probabilita', l'"intervento infrastrutturale" di cui trattasi non
attraversera' piu' il Mediterraneo per portare da noi il gas - che
gli algerini non ci daranno mai - ma inizia e finisce in Sardegna,
partendo dai rigassificatori alimentati dal gas scaricato dalle navi
metaniere che, attraverso quella che chiamano "la dorsale", ossia il
tubo che sventra la Sardegna da Nord a Sud, andrebbe ad alimentare le
reti di gas cittadino, quelle poche che esistono. In attesa che
trascorrano i "tempi brevi" che ben conosciamo (vedi, ad esempio, la SS
131) continueremo ad inquinare con energia ancora piu' sporca del gas e,
se un giorno questo arrivera' nelle case e nelle aziende, sara' ormai
una fonte energetica superata, costosa o esaurita.
E il tubo e la disperazione resteranno.
Per
adesso, comunque, godiamoci la bella notizia, in attesa di conoscere da
chi sara' composto il "gruppo di lavoro" creato al riguardo dalla
Giunta (ci saranno anche i Comitati di cittadini?).
Intanto
ecco le prime reazioni indignate che giungono dall'altra parte, alle
quali ci sentiamo di commentare solo cosi': "tranquilli, tranquilli, che
tra cinque anni potrete ricominciare con il vostro bel GALSI. Per ora
lasciateci godere di questo "intervento infrastrutturale"!!
COMUNICATO STAMPA
Galsi, Cossa (Riformatori): l’addio al progetto dimostra il pressapochismo di questa Giunta. Abbandonano il Galsi senza avere un’alternativa alla metanizzazione dell’Isola. Il
loro progetto non è rivendicare un diritto ma andare a Roma col
cappello in mano per chiedere di intervenire chissà quando e chissà come
CAGLIARI 13/05/2014. “L’addio
al Galsi senza avere un’alternativa valida è estremamente grave.
Significa che questa Giunta non ha uno straccio di idea su cosa fare per
la Sardegna e tantomeno di come metanizzare l’Isola. Il dilettantismo
può essere letale”. Lo dichiara il coordinatore regionale dei
Riformatori sardi, Michele Cossa, commentando la decisione della Giunta
di dire addio al progetto Galsi.
“Il
problema energia per la Sardegna – dice ancora Cossa – è tra i più
gravi handicap infrastrutturali che la nostra regione deve sopportare.
La decisione dell’esecutivo sul Galsi si ripercuoterà ancora una volta
sulle famiglie e sulle imprese che saranno costrette chissà ancora per
quanto tempo a sopportare costi dell’energia infinitamente più alti
rispetto agli altri cittadini italiani. Il loro progetto non è
rivendicare un diritto ma andare a Roma col cappello in mano per
chiedere di intervenire chissà quando e chissà come”.
venerdì 17 gennaio 2014
AUTORIZZATE LE TRIVELLE A CUGLIERI
Come ci si poteva immaginare l'attività della Giunta Regionale non si è fermata nemmeno a ridosso delle festività di fine anno! Si tratta dell'ennesima gratuita violenza riservata al territorio sardo da parte della compagine guidata da Ugo Cappellacci che, non si comprende bene da quale spirito di servizio sia stato incensato - stabilendo a priori di non assoggettare ad ulteriore procedura di Valutazione di Impatto Ambientale l'intervento di ricerca di risorse geotermiche in quel di Cuglieri - concede liberamente alle devastanti trivelle di imprenditori toscani la possibilità di procedere nella loro opera di distruzione del nostro territorio. Proprio lo stesso territorio - assieme all’ambiente immacolato che lo circonda - che il presidente Cappellacci va dicendo da tempo in giro essere la risorsa su cui puntare per il progresso e sviluppo della nostra isola con garanzia di occupazione.
LA NUOVA SARDEGNA del 15 gennaio 2014
A caccia del geotermico: via libera alle trivelle
Seneghe, per la Regione non serve la Valutazione di impatto ambientale. Per cinque anni la Exergia potrà effettuare sondaggi nel Montiferru (di Piero Marongiu)
La giunta regionale con una delibera dello scorso 30 dicembre, ha stabilito di non assoggettare a ulteriore procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) l’intervento denominato “Permesso di ricerca di risorse geotermiche Cuglieri” limitatamente alle indagini di superficie. Di fatto dà così il via libera alla concessione delle autorizzazioni richieste dall’Exergia Toscana Srl ai sondaggi relativi alla ricerca di risorse geotermiche. Lo stop alle indagini preliminari era arrivato qualche mese fa dopo l’intervento del Ministero dell’ambiente, che aveva chiesto all’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente proprio se le procedure per il rilascio del Via fossero state espletate regolarmente. Invece, dopo che l’assessore Andrea Biancareddu, ha fornito tutti gli elementi necessari al fine del pronunciamento, la Giunta ha ritenuto di accogliere le proposte dello stesso assessore e ha deliberato in favore della concessione dei permessi. In termini più semplici: se la società è in regola e garantisce il rispetto delle norme richiamate dalla delibera della Giunta, per i prossimi cinque anni potrà effettuare tutte le attività preliminari di ricerca necessarie ad appurare la presenza di risorse geotermiche in un’area (oltre 120 chilometri quadrati di territorio tra il Montiferru occidentale e la Planargia) di altissimo pregio paesaggistico e ambientale, con buona pace dei residenti che avevano espresso più volte la loro contrarietà alle trivelle. Per gli uffici della Regione e per il Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti (Savi), quindi, alla luce della documentazione fornita dall’Exergia Toscana a corredo del “progetto Cuglieri”, non ci sarebbero rischi per l’ambiente e quindi la società può procedere con l’attività prevista. Amarezza, mista a rabbia, tra i cittadini seneghesi e degli altri Comuni del Montiferru. Dice il sindaco di Seneghe, Antonio Luchesu: «Sul nostro futuro – dice – vorremmo essere noi a decidere. Ma soprattutto, con l’approssimarsi della scadenza elettorale per il rinnovo della Consiglio regionale, vorrei sapere se c’è qualche candidato disposto a fare propria la nostra battaglia e dire un no chiaro agli speculatori arrivati dalla penisola che voglio fare scempio dei nostri boschi senza portare alcun tipo di benessere alle popolazioni locali».
giovedì 17 ottobre 2013
GALSI: PROSEGUE LA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE
I giornaletti locali, Unione Sarda e Nuova Sardegna, proseguono nell'annosa campagna di disinformazione sul GALSI. Se solo di disinformazione si tratta. Non si comprende infatti se i "cronisti" siano solo in malafede oppure a questa si aggiunge anche una massiccia dose di ignoranza, in particolare sul funzionamento delle istituzioni UE che, ormai, dovrebbero conoscere tanto quanto quelle nazionali o regionali.
La loro e' una disinformazione pericolosa. 1) perche' concerne il progetto di sventrare in due la nostra Isola con un tubo inutile, facendolo passare per necessario; 2) perche' prosegue nell'odioso slogan circa la conquista dei finanziamenti europei, che solo chi e' in gamba, chi e' nel giusto e chi ha il grande progetto "strategico" riesce ad ottenere. Se l'UE ti finanzia significa che sei nel giusto. Altrimenti sei solo una merdaccia! Inviterei i "cronisti" a fare un giro nell'eterno cantiere SS131, anche per ammirare la marea di capannoni e di ruderi, frutto di mirabili progetti finanziati con i nostri soldi e con quelli della UE! 3) Perche' si da per scontato che si tratti di un elenco di progetti da finanziare, quando non e' assolutamente cosi'. Stiamo infatti trattando di un ELENCO di progetti PROPOSTO della Commissione Europea che, per essere approvato, dovra' superare il normale iter previsto dal Diritto Europeo e, quindi, il confronto in seno al Parlamento Europeo.
E il nostro Comitato sara' presente in quel confronto, al fine di tutelare i legittimi interessi dei sardi e degli europei a non disperdere le risorse in progetti inutili e dannosi, decidendo liberamente il proprio futuro energetico.
******
L'UNIONE SARDA del 15 ottobre 2013
Finanziamenti europei per il gasdotto (che passerebbe in Corsica) e il vecchio elettrodotto
«Galsi e Sacoi opere strategiche»
La Ue inserisce i due progetti tra le infrastrutture necessarie
Ci sono anche due opere che riguardano la Sardegna all'interno dei 31
progetti infrastrutturali selezionati dall'Unione europea per le
connessioni energetiche. Il cavo di collegamento elettrico tra la
Sardegna e la Corsica, il vecchio Sacoi (oggi soppiantato dal nuovo
Sapei, che lega la Sardegna direttamente alla penisola italiana) e il
Galsi, il metanodotto che dall'Algeria porterebbe il metano nell'Isola,
per poi passare dalla Corsica, sono infatti tra le opere strategiche
selezionate dalla Ue nell'ambito dei 248 progetti infrastrutturali
ritenuti necessari sul fronte del gas, dell'elettricità, delle smart
grid (tecnologie intelligenti) e del petrolio. L'inserimento delle due
infrastrutture nell'elenco darà la possibilità di accedere ai
finanziamenti, 5,85 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, previsti
dalla Ue all'interno della strategia di facilitazione delle connessioni
energetiche europee.
LE OPERE Dei 31 progetti selezionati per l'Italia, 19 riguardano
connessioni elettriche, dieci il gas, uno il petrolio e uno le smart
grid. Le regioni che potranno usufruire dei finanziamenti sono Piemonte,
Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Marche,
Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Abruzzo. Per ottenere i fondi, si
dovrà inviare una richiesta a Bruxelles: l'Unione europea promuoverà
bandi ogni anno. Il primo partirà nel 2014. La Ue deciderà quale opera
finanziare tra le domande arrivate e ogni Stato avrà tre anni per
avviare i lavori, con la possibilità di ottenere permessi più veloci
rispetto alle normali procedure. Ogni due anni la lista sarà
aggiornata.
LE OPERE SARDE Non deve stupire l'inserimento del Sacoi, il vecchio
collegamento elettrico tra la Sardegna, la Corsica e l'Italia, tra le
opere considerate strategiche. Da quando è stata attivata la nuova
connessione elettrica tra la Sardegna e la penisola italiana (il Sapei),
Terna ha comunque proceduto a potenziare il vecchio Sacoi, per avere
un'alternativa in più.
IL GALSI Diverso il discorso per il Galsi, inserito tra le opere
strategiche come i gasdotti Tap (che porterà il gas dal Mar Caspio in
Italia) e Itgi (la pipeline Turchia-Grecia-Italia). Da tempo si parla
della realizzazione del Galsi, ma il metanodotto tra l'Algeria, la
Sardegna e la Toscana è su un binario morto, nonostante l'inserimento
tra le opere strategiche europee, che però prevede un nuovo piano, con
il passaggio dalla Corsica, secondo le schede della Ue. Il vero
problema, al momento, è rappresentato dal prezzo del gas: gli algerini
vorrebbero fissare oggi il costo del metano con tariffe che, nei
prossimi anni, potrebbero risultare troppo care rispetto alle
oscillazioni del mercato. La Regione, dunque, sta tentando di riaprire
la trattativa, ma l'arrivo del gas nell'Isola per ora resta poco più di
un sogno. ( g. d. )
*****
La Nuova Sardegna del 15.10.13
C’è anche il progetto Galsi tra i finanziamenti dell’Ue
CAGLIARI La Commissione europea ha pubblicato la lista dei progetti
energetici prioritari Ue fino al 2020 che potranno accedere a
finanziamenti europei; tra i 31 progetti italiani c’è anche il Galsi, il
metanodotto tra Algeria e Sardegna, che peraltro è praticamente
saltato. La lista include i progetti in principio candidati ad usare i
fondi europei stanziati a questo scopo, per un totale di 5,85 miliardi
di euro fino alla fine del decennio. La Commissione rivedrà la lista
ogni due anni. Il commissario all’energia Gunther Oettinger ha detto che
tra i progetti più importanti ci sono le infrastrutture nel Corridoio
Sud, «che sono strategiche». Tra i progetti italiani ci sono gli
interconnettori per la rete elettrica con Francia, Svizzera, Austria e
Slovenia; un nuovo rigassificatore nel nord dell’Adriatico; i gasdotti
nel corridoio sud, inclusi il Tap, l’Itgi e il Nabucco, l’ampliamento
della capacità dell’oleodotto Tal tra la Germania e Trieste; lo sviluppo
di reti intelligenti e, come detto, il Galsi.
martedì 15 ottobre 2013
A volte ritornano
Nonostante gli algerini ripetano da anni e in tutti i modi che gas per il GALSI non ce n'e'.
Nonostante sia stato ampiamente dimostrato che il GALSI e' null'altro che una delle tante speculazioni energetiche che assediano la nostra Isola.
Nonostante sia ancora pendente al Parlamento Europeo una nostra petizione, con cui la Massima Assemblea europea si e' impegnata, insieme a noi, a vigilare sull'evoluzione di una "infrastruttura" di dubbia utilita' per gli interessi degli europei.
Nonostante i "politici" nostrani, allegri sostenitori del far west energetico che attualmente impazza nella nostra Isola, abbiano quasi unanimamente e da tempo mollato la presa, considerando finalmente il GALSI per quello che effetivamente e': un pacco!
Nonostante tutto cio' la Commissione europea, istituzione ormai facile preda delle lobby in tutti i settori dove circola denaro e potere, con un improvvisato taglia/incolla di parti di documenti ormai scaduti o superati, si ostina a mantenere il GALSI (guarnito con un improbabile passaggio in Corsica!!!) tra le infrastrutture considerate "strategiche". La potente lobby della GALSI SpA continua dunque a funzionare benissimo con l'unico obiettivo, ormai noto a tutti, di mantenere in piedi il succulento progetto che assicura a una nutrita schiera di furbacchioni, stipendi e benefici pagati da noi. L'UE, ormai noncurante delle reali esigenze degli europei, prosegue imperterrita nella promozione delle fonti fossili, ostacolando e ritardando ulteriormente i necessari sforzi verso l'utilizzo delle energie rinnovabili che, ovviamente, danneggerebbero l'attuale sistema favorevole ai grandi gruppi multinazionali dell'energia.
Il Comitato ProSardegnaNoGasdotto reagira' all'ennesima presa in giro targata GALSI, rinfrescando la Petizione tutt'ora aperta e chiedendo al Parlamento Europeo di chiedere spiegazioni alla Commissione UE circa l'intenzione di spendere denaro dei contribuenti europei per sostenere la realizzazione di un gasdotto inutile, rifiutato dalle popolazioni interessate e....senza gas!
L'elenco di progetti presentato dalla Commissione Europea dovra' essere approvato dal Parlamento Europeo. Il GALSI NON PASSERA'!!!
La Sardegna deve essere libera di decidere di quante e quali risorse energetiche dotarsi.
Vai al comunicato stampa
L'elenco di progetti presentato dalla Commissione Europea dovra' essere approvato dal Parlamento Europeo. Il GALSI NON PASSERA'!!!
La Sardegna deve essere libera di decidere di quante e quali risorse energetiche dotarsi.
Vai al comunicato stampa
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L'UNIONE SARDA del 15 ottobre 2013
Finanziamenti europei per il gasdotto (che passerebbe in Corsica) e il vecchio elettrodotto
«Galsi e Sacoi opere strategiche»
La Ue inserisce i due progetti tra le infrastrutture necessarie
Ci sono anche due opere che riguardano la Sardegna all'interno dei 31 progetti infrastrutturali selezionati dall'Unione europea per le connessioni energetiche. Il cavo di collegamento elettrico tra la Sardegna e la Corsica, il vecchio Sacoi (oggi soppiantato dal nuovo Sapei, che lega la Sardegna direttamente alla penisola italiana) e il Galsi, il metanodotto che dall'Algeria porterebbe il metano nell'Isola, per poi passare dalla Corsica, sono infatti tra le opere strategiche selezionate dalla Ue nell'ambito dei 248 progetti infrastrutturali ritenuti necessari sul fronte del gas, dell'elettricità, delle smart grid (tecnologie intelligenti) e del petrolio. L'inserimento delle due infrastrutture nell'elenco darà la possibilità di accedere ai finanziamenti, 5,85 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, previsti dalla Ue all'interno della strategia di facilitazione delle connessioni energetiche europee.
LE OPERE Dei 31 progetti selezionati per l'Italia, 19 riguardano connessioni elettriche, dieci il gas, uno il petrolio e uno le smart grid. Le regioni che potranno usufruire dei finanziamenti sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Abruzzo. Per ottenere i fondi, si dovrà inviare una richiesta a Bruxelles: l'Unione europea promuoverà bandi ogni anno. Il primo partirà nel 2014. La Ue deciderà quale opera finanziare tra le domande arrivate e ogni Stato avrà tre anni per avviare i lavori, con la possibilità di ottenere permessi più veloci rispetto alle normali procedure. Ogni due anni la lista sarà aggiornata.
LE OPERE SARDE Non deve stupire l'inserimento del Sacoi, il vecchio collegamento elettrico tra la Sardegna, la Corsica e l'Italia, tra le opere considerate strategiche. Da quando è stata attivata la nuova connessione elettrica tra la Sardegna e la penisola italiana (il Sapei), Terna ha comunque proceduto a potenziare il vecchio Sacoi, per avere un'alternativa in più.
IL GALSI Diverso il discorso per il Galsi, inserito tra le opere strategiche come i gasdotti Tap (che porterà il gas dal Mar Caspio in Italia) e Itgi (la pipeline Turchia-Grecia-Italia). Da tempo si parla della realizzazione del Galsi, ma il metanodotto tra l'Algeria, la Sardegna e la Toscana è su un binario morto, nonostante l'inserimento tra le opere strategiche europee, che però prevede un nuovo piano, con il passaggio dalla Corsica, secondo le schede della Ue. Il vero problema, al momento, è rappresentato dal prezzo del gas: gli algerini vorrebbero fissare oggi il costo del metano con tariffe che, nei prossimi anni, potrebbero risultare troppo care rispetto alle oscillazioni del mercato. La Regione, dunque, sta tentando di riaprire la trattativa, ma l'arrivo del gas nell'Isola per ora resta poco più di un sogno. ( g. d. )
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La Nuova Sardegna del 15.10.13
C’è anche il progetto Galsi tra i finanziamenti dell’Ue
CAGLIARI La Commissione europea ha pubblicato la lista dei progetti energetici prioritari Ue fino al 2020 che potranno accedere a finanziamenti europei; tra i 31 progetti italiani c’è anche il Galsi, il metanodotto tra Algeria e Sardegna, che peraltro è praticamente saltato. La lista include i progetti in principio candidati ad usare i fondi europei stanziati a questo scopo, per un totale di 5,85 miliardi di euro fino alla fine del decennio. La Commissione rivedrà la lista ogni due anni. Il commissario all’energia Gunther Oettinger ha detto che tra i progetti più importanti ci sono le infrastrutture nel Corridoio Sud, «che sono strategiche». Tra i progetti italiani ci sono gli interconnettori per la rete elettrica con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; un nuovo rigassificatore nel nord dell’Adriatico; i gasdotti nel corridoio sud, inclusi il Tap, l’Itgi e il Nabucco, l’ampliamento della capacità dell’oleodotto Tal tra la Germania e Trieste; lo sviluppo di reti intelligenti e, come detto, il Galsi.
mercoledì 17 luglio 2013
LO STALLO DEL GASDOTTO GALSI SECONDO MRI
Segnaliamo e condividiamo questo interessante ed equilibrato articolo di MRI.

Lo scorso 28 giugno, il consorzio che controlla il giacimento di gas
dell’Azerbaigian Shah Deniz ha annunciato di aver scelto il gasdotto
Trans Adriatic Pipeline (Tap) – attualmente in fase di progettazione –
per le future esportazioni di metano azero verso l’Unione europea. Come
abbiamo spiegato in un articolo precedente,
la decisione ha affossato definitivamente il progetto del gasdotto
Nabucco, che era in competizione con il Tap per l’accesso alle risorse
metanifere dell’Azerbaigian. Con tutta probabilità, la costruzione del
TAP avrà un’altra conseguenza sulla geopolitica dei gasdotti riguardante
l’Italia: il definitivo tramonto dei piani per la costruzione del
gasdotto Algeria Sardegna Italia (Galsi). L’arrivo del gas azero sul
mercato italiano, insieme agli alti costi di realizzazione del corridoio
energetico algerino, renderebbe antieconomica la costruzione di un
metanodotto tra l’Algeria e il nostro paese.
Galsi: progetto e finalità
Il consorzio societario del Galsi venne costituito nel febbraio 2003.
La compagnia algerina Sonatrach detiene il 41,6% delle quote, mentre il
restante 58,4% è ripartito tra le italiane Edison (20,8%), Enel
(15,6%), Hera (10,4%) e la Sfirs (11,6%), che è controllata dalla
regione Sardegna. Tra le società fondatrici c’era anche la tedesca
Wintershall, che però è uscita dal consorzio nel febbraio 2008. Dal 2007
collabora al progetto anche Snam Rete Gas, che dovrebbe costruire la
parte sarda del gasdotto.
Il Galsi dovrebbe trasportare 8 miliardi di metri cubi di gas
algerino all’anno. Il gasdotto partirebbe dalle coste algerine e
raggiungerebbe la Toscana dopo aver attraversato la Sardegna per circa
300 chilometri, da sud-ovest a nord-est. Sono previste due sezioni
offshore del gasdotto: la prima collegherebbe l’Algeria alla Sardegna,
mentre la seconda si diramerebbe dalla città sarda di Olbia per
raggiungere il porto di Piombino. La lunghezza totale del Galsi è di
circa 850 chilometri.
La realizzazione del Galsi avrebbe come obiettivo la diversificazione
delle fonti di approvvigionamento di gas dell’Italia e la
metanizzazione della Sardegna, unica regione non collegata alla rete del
gas nazionale. La Commissione europea ha riconosciuto il gasdotto come
uno dei progetti infrastrutturali prioritari in campo energetico e ha assegnato un finanziamento di 120 milioni di euro per la costruzione.
Costi e impatto ambientale
Ancor prima che si materializzasse la competizione del gas azero, il
progetto Galsi era stato messo in dubbio dagli alti costi di
realizzazione, che la Commissione europea stima intorno ai 3 miliardi e
635 milioni di euro. La costruzione delle sezioni sottomarine del
gasdotto è particolarmente dispendiosa. Il Galsi raggiungerebbe una
profondità massima di 2885 metri e sarebbe così il gasdotto più profondo
al mondo.
Il progetto Galsi si è poi scontrato con le proteste degli
ambientalisti e della società civile sarda, secondo cui la realizzazione
del gasdotto avrebbe un impatto ecologico troppo alto. Sul suo sito web,
il comitato No Gasdotto Galsi sostiene che il progetto implica la
deviazione di 50 fiumi e la costruzione di oltre 400 attraversamenti
stradali, ferroviari e fluviali.
Gli studi
del consorzio Galsi sostengono invece che il gasdotto avrebbe una
ricaduta positiva sull’ambiente, in quanto diminuirebbe la dipendenza
della Sardegna da fonti energetiche più sporche (carbone e petrolio) e
contribuirebbe così alla riduzione delle emissioni di anidride
carbonica.
Stop al progetto e prospettive future
A gennaio 2013, il Parlamento europeo ha accolto una petizione del
comitato No Galsi e affermato che continuerà a vigilare sulla decisione
della Commissione europea di sostenere finanziariamente il progetto. La
stessa Commissione ha annunciato che condizionerà i fondi stanziati al rispetto di ulteriori parametri ambientali.
La presa di posizione delle istituzioni europee, insieme al calo dei
consumi di gas nel nostro paese legato all’attuale crisi economica,
potrebbe essere uno dei motivi che, a maggio 2013, hanno indotto la
compagnia algerina Sonatrach a rinviare
ogni decisione sulla costruzione del Galsi fino al 2014 (anno in cui,
secondo il progetto, il gasdotto avrebbe dovuto essere completato).
Quello dello scorso maggio non è stato il primo rinvio; già nei mesi
precedenti la Sonatrach aveva tentato di prendere tempo prima di
impegnarsi definitivamente in un progetto che appare sempre più
antieconomico. La compagnia algerina da tempo si lamenta del fatto che
il governo italiano sembra dare una maggiore priorità ai corridoi
energetici provenienti dalla Russia, in particolare al progetto South Stream, di cui fa parte il colosso energetico nazionale ENI.
Come riportato da alcuni osservatori
nei mesi scorsi, la Sonatrach abbandonerebbe il progetto Galsi se
venisse realizzato anche solo uno dei due gasdotti (South Stream e Tap)
che dovrebbero trasportare gas in Italia dalla Russia e dal Caucaso.
L’annuncio della vendita del gas azero alla Tap lo scorso 28 giugno
potrebbe così aver messo la pietra tombale sul progetto Galsi.
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