giovedì 30 maggio 2013

GALSI E LA MANCANZA DI SENSO DEL RIDICOLO

Nella famosa fiaba, la folla plaudiva alla bellezza della veste del re, che però “sfilava” nudo. Fu un bimbo innocente a gridare: “ Il re è nudo!”. Quella pura e ingenua verità svelava la nudità del re ma, al contempo, anche la mancanza di senso del ridicolo che aveva contagiato un intero popolo.
Il senso del ridicolo non é un'emozione. Non può nemmeno essere percepito dai nostri sensi, rientrando nella pura razionalità.
Per questo, senso del ridicolo e senso di responsabilità vanno sempre a braccetto.
Dai credenti la mancanza di senso del ridicolo dovrebbe essere considerata un peccato. 
Io concordo con chi la considera un vero e proprio reato. Un reato verso noi stessi e verso le generazioni future.
Non so perchè ma é questa la riflessione che suscitava in me la recente stampa locale, in merito all'ennesimo e annunciato rinvio circa la realizzazione del gasdotto GALSI.
Una brutta storia che, tra le tante, da quasi 5 anni regala alla Regione, ai sindacati e alla gran parte della "classe politica" un ottimo alibi per mascherare la loro assoluta inadeguatezza a governare, estremamente ridicola agli occhi di qualsiasi Popolo che si consideri civile.
In sostanza, ripercorrendo la storia del GALSI, é difficile non accorgersi che, chi ci governa, si copre e ci copre di ridicolo senza che si riesca a coglierne appieno la gravità.
C’è un solo modo per liberarsi di governanti che non hanno o hanno perso il senso del ridicolo: considerarli finalmente per quello che sono: ridicoli!

lunedì 20 maggio 2013

Et Voilà!

SONATRACH: GASDOTTO TRA ALGERIA E ITALIA ANCORA RINVIATO
Il progetto di gasdotto tra Algeria e Italia, il Galsi, sarà ulteriormente rinviato, stavolta a causa della diminuzione della domanda di gas da parte degli italiani. Lo ha detto al quotidiano algerino Al Watan, Abdelhamid Zerguine, l'amministratore delegato della Sonatrach, l'azienda pubblica degli idrocarburi algerina. "La decisione sugli investimenti da destinare al progetto di gasdotto Galsi sarà sicuramente rinviata all'anno prossimo", ha affermato Zerguine.
(Da Il Mondo del 18-5-2013)

venerdì 3 maggio 2013

IL GALSI OPERA INCOMPIUTA? ATTESO ANCHE QUESTO MESE UN NUOVO RINVIO DELLA DECISIONE ALGERINA

Più che una tra le tante incompiute che abelliscono la Sardegna, si tratta semmai di un "disastro scongiurato", come ha giustamente commentato qualcuna o, se si preferisce, una tra le "grandi opere inutili", ben descritte dall'economista tedesco Winfried Wolf. Intanto siamo tutti/e in trepidante attesa della "decisione di investimento" che la compagnia energetica di Stato algerina rinvia sin dall'anno 2009! Il prossimo tentativo di sblocco dell'eterno rinvio impegnerà i "partner" algerini durante una nuova riunione convocata per il 30 maggio prossimo. L'esito della riunione è scontato:  se ne riparlerà tra 6 mesi! I continui rinvii sono sempre stati ufficialmente motivati con "ragioni tecniche", che nascondono invece tutte le insuperabili difficoltà della Sonatrach ad aderire ad un progetto, quale è il GALSI, non solo irrealizzabile ma assolutamente non redditizio ne conveniente per un Paese fortemente dipendente dal proprio gas e, quindi, non in grado di garantire maggiori impegni di fornitura al mercato internazionale. Intanto in Sardegna entra nel dimenticatoio la "grande opera fondamentale per la rinascita dell'Isola" o, se si preferisce, il gasdotto senza gas che piace tanto alla gran parte dei "politici" nostrani.... e per niente alla popolazione.

domenica 21 aprile 2013

MI CHIEDO PERCHE'

La lettera del Sindaco di Perfugas, Mario Satta, a Giorgio Napolitano....

"....Mi chiedo perché ora ci volete sventrare l’isola in due con un gasdotto che vi porterà in Italia il metano algerino e a noi lascerà la solita devastazione e niente più, perché forse lei non lo sa ma se noi sardi vorremmo portare il gas nelle nostre case ci toccherà pagare di tasca. L’ennesima servitù che farà comodo solo a voi."

mercoledì 3 aprile 2013

LA CARTA DI TUNISI CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE

Delegazioni italiane di comitati hanno partecipato al Social Forum di Tunisi; è stato elaborato questo documento cui hanno collaborato delegazioni di comitati soprattutto europei e nord africani; si sono aperti canali anche verso altri gruppi in America Latina, Asia e Africa subsahariana. È stato interessante constatare che i problemi che rileviamo in Italia affliggono tutto il mondo. I progetti demenziali delle "grandi opere inutili e imposte" sono uno dei sintomi e causa della crisi economica che attanaglia il mondo. Vorremmo far rilavare la totale convergenza sulle proposizioni della "carta" da parte di tutte le delegazioni del nord e sud del mondo.


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CARTA di TUNISI(*)

adottata al FSM di Tunisi il 29 marzo 2013
Forum contro le Grandi Opere Inutili e Imposte

Noi, cittadine e cittadini, associazioni e movimenti che lottano contro le Grandi Opere Inutili e
Imposte
Constatiamo che:
  • questi progetti costituiscono per i territori interessati un disastro ecologico, socio-economico e umano, la distruzione di aree naturali e terreni agricoli, di beni artistici e culturali, generano nocività e degradazione, inquinamento ambientale con gravi conseguenze negative per gli abitanti,
  • questi progetti escludono la partecipazione effettiva delle popolazioni dal processo decisionale e le privano dell’accesso ai mezzi di comunicazione,
  • di fronte ai gravi conflitti sociali che questi progetti generano, i governi e le amministrazioni operano nell’opacità e trattano con disprezzo le proposte dei cittadini,
  • la giustificazione ufficiale per la realizzazione di queste nuove infrastrutture si basa sempre su false valutazioni di costi/benefici e di creazione di posti di lavoro,
  • la priorità data alle grandi infrastrutture è a scapito delle esigenze locali,
  • questi progetti aumentano la concorrenza tra i territori e si indirizzano verso il sempre "più grande, più veloce, più costoso, più centralizzato",
  • il sistema economico liberale che domina il mondo è in crisi profonda, i Grandi Progetti Inutili e Imposti sono strumenti che garantiscono profitti esorbitanti ai grandi gruppi industriali e finanziari, civili e militari, ormai non più in grado di ottenere tassi di profitto elevati nel mercato globale saturo,
  • la realizzazione di questi progetti inutili è sempre a carico del bilancio pubblico, produce un enorme debito e non genera la ripresa economica, concentra la ricchezza e impoverisce la società,
  • i grandi progetti permettono al capitale predatore di aumentare il suo dominio sul pianeta, generando così danni irreversibili all’ambiente e alle popolazioni,
  • gli stessi meccanismi che aumentano il debito dei Paesi più poveri dalla fine della colonizzazione diretta sono ora utilizzati anche nei paesi occidentali.
Contestiamo:
  • la logica della concentrazione geografica e funzionale che non permette lo sviluppo locale equo e i meccanismi che minacciano la sopravvivenza delle piccole e medie imprese e del sistema economico locale,
  • le infrastrutture sovradimensionate per la produzione di energia non rinnovabile, la costruzione di enormi dighe la cui tecnologia comporta forte inquinamento del suolo, dell’acqua, dell’aria, dei fondali marini e la scomparsa di interi territori che compromettono la sopravvivenza delle generazioni future,
  • le modalità di finanziamento di tali progetti che generano enormi profitti garantiti dalla disponibilità di denaro pubblico assieme ad architetture giuridico-finanziarie scandalose, a favore di imprese le cui azioni di lobby influenzano le decisioni politiche fino ad ottenere misure eccezionali per aggirare tutti gli ostacoli giuridici
  • il supporto a questi progetti da parte dei vari livelli delle strutture politiche, locali, nazionali, sovranazionali e dalle istituzioni finanziarie globali che si oppongono ai diritti, ai bisogni e alla volontà dei popoli,
  • la militarizzazione dei territori e la criminalizzazione dell'opposizione.

Affermiamo che le soluzioni si possono trovare:
  • nella manutenzione e nell’ottimizzazione delle infrastrutture esistenti che rappresentano quasi sempre l'alternativa più accettabile dal punto di vista ambientale e dei costi rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture, che devono rispondere all’interesse pubblico e non al profitto,
  • nella profonda trasformazione del modello sociale ed economico oggi in profonda crisi, dando la priorità alla prossimità e alla rilocalizzazione dell'economia, alla tutela dei terreni agricoli, alla sobrietà energetica e alla transizione verso le energie rinnovabili decentrate, nostre priorità,
  • nell’attribuzione in ultima istanza del processo decisionale alle popolazioni direttamente interessate, fondamento della vera democrazia e dell'autonomia locale nei confronti di un modello di sviluppo imposto, anche attraverso adeguate proposte legislative,
  • attraverso nuove relazioni di solidarietà tra i popoli del sud e del nord che rompano definitivamente con la logica del dominio e dell'imperialismo.
Affermiamo la nostra solidarietà alla lotta contro tutte le Grandi Opere Inutili e Imposte e il desiderio comune di recuperare il nostro mondo.

(*) Questa dichiarazione è stata preparata da associazioni e movimenti che lottano contro la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali (di trasporto di persone o di merci, energetici, turistici, urbanistici e militari) riuniti oggi al FSM di Tunisi per unire le loro forze e per alzare la voce, essendo i problemi gli stessi in tutto il mondo.

giovedì 28 marzo 2013

L'Inganno Verde: Ricerche di Idrocarburi e Progetto GALSI

Le nuove forme di sfruttamento del territorio sardo sono sempre più spesso accompagnate da parole come “bio”, “eco”, “alternativa”, “rinnovabile”, “sostenibile”, “green”, “verde”, con lo scopo di mistificare e celare i reali interessi in gioco. Fondamentale per svelarli è il ruolo dei comitati popolari che, non cadendo nell’inganno, si spendono per la sensibilizzazione della popolazione e l’organizzazione delle lotte nel territorio, dotandosi di competenze tecniche e legali capaci di smontare pezzo per pezzo gli slogan della speculazione energetica. Insieme a loro analizzeremo i meccanismi di questo sfruttamento e i modi per combatterlo.
Se ne parla domani sera, 29 aprile a  Cagliari dalle ore 16 nell’aula 17 della Facoltà di Scienze Umanistiche, Sa Duchessa, Via Is Mirrionis 1

sabato 23 marzo 2013

Finalmente una svolta nella politica regionale. E il GALSI è il protagonista!

Evidentemente sono ancora in tanti, troppi, coloro che in Sardegna, pur rivestendo incarichi importanti, non risultano dotati di un minimo di senso del ridicolo. Nonostante l’estrema gravità della situazione, il complesso e oscuro periodo che stiamo attraversando e nonostante la dilagante decadenza (ma per alcuni è meglio parlare di "crisi") di principi e di valori che ammorba la nostra vita quotidiana, qui da noi si continua a organizzare inutili convegni, seminari o conferenze dove i soliti "politici", “autorità”, “esperti” o “tecnici” se la cantano e se la suonano tra di loro, con grande visibilità sulla “stampa”locale (quante virgolette!!). Gli argomenti e i punti all’OdG sono gli stessi sin dagli anni 80, così i dati forniti (rigorosamente in costante peggioramento) e le, tanto poche quanto inefficaci, soluzioni proposte.  Così qualche giorno fa al convegno  su “Relazioni industriali e mercato del lavoro”, organizzato  a Cagliari al "Regina Margherita" dove, grande novità,  è stata evidenziata «l'assenza del tema del lavoro nell'agenda degli ultimi governi e la necessità di ridistribuire il reddito per vie fiscali». Nel Convegno, a cui ha partecipato anche il solito “pezzo grosso” da Roma - ossia la Segretaria Nazionale della Cgil Susanna Camusso -, i qualificati relatori hanno svolto le loro riflessioni sulle "numerose criticità, causa dei dati negativi sulla crescita". Tali efficaci e originali elucubrazioni hanno partorito, infine, la soluzione ai nostri problemi: il motore della ripresa sarà, pensate un pò, alimentato a gas grazie al GALSI. Tale inaspettata e radicale soluzione è stata introdotta e ben articolata da autorevoli esperti in materia energetica quali: Alberto Scanu, leader sardo della Confindustria - associazione che ha quasi raggiunto l'obiettivo di eliminare l'industria (quella sana) dalla Sardegna - e Pietro Ciarlo, professore universitario di ciò che rimane della Costituzione. Gli araldi della rinascita sarda hanno tuttavia dovuto evidenziare che il progetto GALSI si dibatte per ora tra «molti nemici, clima opaco tra veti espliciti e occulti». Un ambientaccio insomma, dove a tramare e a remare contro la lodevole opera (un gasdotto senza gas) sono evidentemente anche gli scalcinati rappresentanti della società civile. Se poi lo dice un professore universitario c’è da crederci! Ma la perla dell'iniziativa è giunta alla fine, quando si è rilevato che "Lo sviluppo economico del Nord è strettamente collegato a quello del Sud, per il quale si chiede maggiore attenzione". La ineccepibile verità, chissà perché tenuta sinora nascosta, è dunque venuta finalmente fuori qualche giorno fa e proprio a Cagliari, all'Hotel Regina Margherita.
Il Convegno ha dunque marcato un momento storico. 
Peccato che ad occuparsene sia stata solo la stampa locale. L’Economist, Le Monde Diplomatique e il resto della stampa internazionale  hanno disertato il tema. 
Ma si sa, l’informazione non è più quella di una volta.


 
Da L'Unione Sarda

Confindustria sicura: basta guerre al Galsi, l'Isola riparta dal gas

Burocrazia più snella, accesso al credito per le piccole imprese e nuove fonti energetiche. Sono alcuni dei problemi che caratterizzano il rapporto tra industria e mercato del lavoro: tema trattato, ieri mattina a Cagliari, in occasione del convegno organizzato dall'associazione nazionale degli ex parlamentari della Repubblica. Numerosi gli ospiti, tra i quali il segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso che, durante il suo intervento, ha ricordato «l'assenza del tema del lavoro nell'agenda degli ultimi Governi e la necessità di ridistribuire il reddito per vie fiscali».
GLI INTERVENTI Gli intervenuti hanno evidenziato, ciascuno per il proprio settore, numerose criticità, causa dei dati negativi sulla crescita, in Sardegna e in Italia. Michele Cossa, vicepresidente del Consiglio regionale, ha evidenziato «il ricorso sempre più frequente, da parte dell'industria, alla chiusura di accordi di crisi. Bisogna mettere in campo iniziative di rilancio». Uno degli aspetti fondanti della ripresa industriale in Sardegna riguarda l'energia. Secondo il presidente di Confindustria, Alberto Scanu, infatti, «è necessario ripartire dal gas e mettere fine alla guerra nei confronti del Galsi: non serve a nessuno il diniego a tutto campo». Un argomento sul quale è intervenuto anche il costituzionalista, Pietro Ciarlo che, in riferimento al Galsi, ha parlato di «molti nemici, clima opaco tra veti espliciti e occulti». L'ex parlamentare dei Ds, Pietro Maurandi, si è soffermato sull'azione del Governo che nel 2002 «con un accordo con le parti sociali, mise fine alla concertazione». Poi, sull'operato dell'esecutivo guidato da Monti ha evidenziato la «necessità di recuperare il rigore finanziario: un'operazione che non può durare in eterno».
GLI EX PARLAMENTARI C'è poi un'altra questione che vede l'Italia crescere a due velocità, come ha spiegato il presidente dell'Associazione degli ex parlamentari, Gerardo Bianco: «Si commette l'errore di considerare il Mezzogiorno come una palla al piede. Lo sviluppo economico del Nord è strettamente collegato a quello del Sud, per il quale si chiede maggiore attenzione».
Matteo Sau

martedì 19 marzo 2013

NO AL "PROGETTO ELEONORA"

Ancora GAS in tutte le salse! E ancora tentativi di grandi speculazioni sulla Sardegna. Sosteniamo la lotta contro il "Progetto Eleonora": giù le mani dalla nostra TERRA! Economia: Trivelle Saras, Oristanese in lotta (L'Unione Sarda, 19 marzo 2013) ARBOREA Duecento metri, poco più: il tragitto che separa la fiera dell'agricoltura da piazza Maria Ausiliatrice dove c'è il Teatro dei salesiani. Duecento metri che segnano i confini della lotta contro il “Progetto Eleonora”: mentre nel teatro arrivano, alla spicciolata, sindaci e amministratori del territorio, dal piazzale della fiera partono, in un rumoroso corteo, una cinquantina di trattori. Il messaggio è chiaro: si combatte contro la trivella usando le armi del dialogo. Ma la mobilitazione può essere anche più forte, più pesante. E può coinvolgere tutta la popolazione, non soltanto i suoi rappresentanti nelle istituzioni. LA LOTTA Non è un caso che la presenza delle forze dell'ordine sia imponente: polizia e carabinieri osservano, in realtà senza particolari preoccupazioni. In fondo, sono tutti concordi nel dire no alle trivelle targate Saras. Ma non è il caso di dormire sonni troppo tranquilli: il “No Progetto Eleonora” può diventare il “No Tav” in salsa sarda. Certo, le dimensioni sono completamente diverse: improbabile che l'attenzione mediatica per un'oasi naturalistica sarda sia pari a quella di una vallata piemontese stravolta dal percorso di una linea ferroviaria. Non c'è il rischio che possono sbarcare i professionisti della guerriglia urbana. Ma c'è pur sempre la rabbia di un'Isola e, soprattutto, di un territorio che non vuole assolutamente arrendersi a quella che considera una pericolosa sopraffazione. IL COMITATO Posti di lavoro, salute, identità: questo è quello che c'è in gioco. «E pensare», riflette Paolo Piras, uno degli attivisti del comitato, «che, quando abbiamo iniziato, eravamo quattro ragazzotti. Ci siamo posti l'obiettivo di combattere il Progetto Eleonora, informando la gente di quello che poteva accadere». Quei “quattro amici al bar” hanno ottenuto risultati inattesi: hanno mobilitato la popolazione. E, tutto sommato, questo non crea stupore. Ma sono riusciti anche a trascinare nella protesta le istituzioni. Quei sindaci seduti al tavolo del teatro con la fascia tricolore. Ma anche i rappresentanti dell'Isola nei palazzi romani: Michele Piras, neodeputato di Sel, accompagnato dall'ex consigliere provinciale Alessandro Vinci, si siede all'interno del teatro dove ha trovato posto anche il consigliere regionale del Psd'Az Christian Solinas. IL PARLAMENTO Ma anche altri si iscrivono alla battaglia bipartisan. Mauro Pili annuncia, attraverso il suo profilo Facebook, l'intenzione di presentare un'interrogazione alla Camera. La collega Manuela Corda, portata a Montecitorio dal MoVimento 5 Stelle, sabato ha partecipato alla “Marcia del sale”, organizzata da ProgReS. E ha annunciato l'intenzione di non abbandonare la lotta contro il “Progetto Eleonora”. «Ho inoltre offerto il mio pieno supporto», scrive su Facebook, «a tutte le iniziative civiche indirizzate alla tutela del nostro territorio».

mercoledì 13 marzo 2013

Ma quanto gas ci vogliono dare ???

ENERGIA: SARAS, AVANTI CON PROGETTO ESTRAZIONE GAS NELL'ORISTANESE (AGI) - Oristano, 11 marzo 2013 - La Saras va avanti e il Progetto Eleonora non si ferma. La societa' petrolifera della famiglia Moratti non intende rinunciare all'iniziativa che prevede la realizzazione di un pozzo per l'estrazione di gas naturale dal sottosuolo, in un'area poco distante dallo stagno di S'Ena Arrubia, nel territorio di Arborea, in provincia di Oristano. Per mercoledi' prossimo la Saras ha annunciato l'illustrazione del progetto e i contenuti dello Studio di impatto ambientale. Si avvia quindi la procedura regionale per richiedere le necessarie autorizzazioni. Contro il Progetto Eleonora da tempo si e' schierato un comitato locale "No al Progetto Eleonora" che ha ottenuto il sostegno di enti pubblici, associazioni e movimenti. Anche in questi giorni il comitato, che teme ricadute negative per l'ambiente, ha promosso iniziative di sensibilizzazione sul territorio. (AGI) Or1/Sol

venerdì 8 marzo 2013

Ci mancava pure un altro Appello al GALSI!



E’ dei giorni scorsi, e stavolta proviene da CNA - preoccupata per lo stato di salute del fantomatico e ormai imbarazzante progetto del gasdotto GALSI - il forte richiamo indirizzato alla Giunta regionale affinché si dia da fare per garantirne la realizzazione, naturalmente per il bene dei Sardi e della nostra isola.  

Così, nel tempo in cui la strategia “Europa 2020” ci indica la strada dell’economia sostenibile, - “…di una economia efficiente sotto il profilo delle risorse, che sia sostenibile e competitiva, e in grado di sviluppare nuovi processi e tecnologie,incluse  le tecnologie verdi, al fine di favorire maggiore prosperità nell’Unione Europea e contribuire a creare un mondo a basse emissioni di carbonio e rispettoso dell’ambiente” -, e la Sardegna registra, dati 2012, un crollo del consumo di energia elettrica pari al -10,3%, dovuto in gran parte al fallimento del settore industriale http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=217721&v=2&c=1489&t=1, qualcuno,evidentemente privo di argomenti e/o proposte valide, considera ancora il GALSI la panacea di tutti i mali, senza la quale non ci potrà essere futuro e sviluppo per la nostra isola.  http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2013-03-01/20955/Galsi_Cna_sarda_La_Regione_faccia_chiarezza_sul_progetto.html.  


Ormai siamo al paradosso vero e proprio. L’imponente infrastruttura, infatti, è da taluni talmente attesa e sospirata, e in grado di poter abbattere i costi sulle bollette nonché garantire l’approvvigionamento energetico  dell’isola, che regge bene il paragone con una poderosa flebo - necessaria, ma tuttavia inutile - a rinsavire la ormai defunta industria isolana. I soliti noti estimatori del Progetto GALSI, - la cui condotta ha un diametro interno di cm. 1,20 e dovrebbe attraversare l’isola per 272 Km. -, non ci raccontano però la verità sui “famosi collegamenti” di congiunzione ai 38 “PIDI” (Punti di intercettazione di linea) del “tubone principale”. Collegamenti che peraltro non sono mai stati progettati da nessuno e non potrebbero essere finanziati per via dei costi improponibili e antieconomici. Tali connessioni, infatti, interesserebbero vastissime porzioni del nostro territorio, specificatamente aree non antropizzate, impattando gravemente sull’ambiente e sul paesaggio, sia per le dimensioni dei tubi che per gli innumerevoli scavi, e sia per l’ occupazione del suolo che per il numero di espropri, nonché, e soprattutto, per il danno che ne deriverebbe all’economia rurale/ primaria. Totalmente slegate da tali connessioni e dal GALSI sono invece le reti secondarie dei Comuni che da anni, un po’ ovunque e a passo di lumaca, procedono stancamente nel loro cammino. Trattasi però di condotte con tubi del diametro di pochi centimetri che attraversano le zone abitate e limitrofe grazie a scavi e impatti ordinari, come avviene normalmente per la creazione di altre reti cittadine. Dietro queste reti, è bene ribadirlo, esistono già accordi per l’approvvigionamento del gas, che però nulla hanno a che fare con il metanodotto GALSI.
Ma ormai possiamo affermare, senza nemmeno particolare lungimiranza che, anche quando queste tubazioni verranno ultimate,se mai lo saranno, potrebbe essere estremamente sconveniente farci passare del gas dentro. Per il futuro, infatti, auspichiamo tutti di poter avere a disposizione più “tecnologie verdi” - come suggerito dall’UE - capaci di produrre energia pulita. In fondo desideriamo anche noi fare la nostra parte per contribuire a creare un mondo più rispettoso dell’ambiente con meno emissioni di carbonio.  Sull’abbattimento dei costi, invece, alcune indicazioni interessanti arrivano dal Sarrabus (La voce del Sarrabus -febbraio 2013). A Muravera, nei mesi scorsi,con il gioco al ribasso del prezzo delle bombole, il costo del gas si è quasi dimezzato. E qualcuno ancora oggi crede che il mercato del metano possa essere concorrenziale, e che invece non dipenda da grandi accordi e cartelli delle multinazionali, che stanno ben al di sopra della nostra portata.
Nonostante ciò il miraggio del GALSI per la nostra isola aleggia ancora nella fantasia senza confini dei soliti “impreparati”  fautori del Progetto, che preferiscono vivere tuttora nel passato, sognando cattedrali nel deserto, sciorinando slogan e illusioni che nulla hanno a che vedere con la realtà quotidiana.  Bisogna quindi avere molta pazienza sull’argomento, e sopportare gli ormai inutili colpi di coda dei soliti noti, peraltro responsabili di aver contribuito nel corso degli anni alla distruzione inesorabile del nostro territorio, purtroppo già fortemente alterato e inquinato (per chi ancora non lo sapesse la Sardegna è la regione più inquinata d’Italia).
Altro che azioni di innovazione ed efficientamento energetico, processi di riconversione territoriale e riqualificazione professionale in un nuovo sistema di crescita sostenibile, che dovrebbero interessare il nostro “paradiso terrestre”.
Lorsignori sono invece capaci di sponsorizzare a gran voce la costruzione di una gigantesca, spettrale, impattante, obsoleta e quanto mai dannosa struttura che costituirebbe per la nostra isola una servitù senza precedenti, rendendoci ancor più dipendenti dall’esterno. Questo forte Appello alla “modernità” dimostra ancora una volta quanto siano al passo coi tempi!



venerdì 22 febbraio 2013

Narbolia: Serre fotovoltaiche illegittime. I cittadini e l'Adiconsum chiedono le dimissioni immediate di Oscar Cherchi

Non si ferma la protesta dei cittadini di Narbolia contro la costruzione di un impianto fotovoltaico del colosso cinese dell’energia solare Winsun Group.
La società cinese controlla la EnervitaBio Santa Reparata, titolare del progetto che prevede 1.614 serre fotovoltaiche da 200 mq ciascuna su 66 ettari di terreno fertile per un totale 110 ettari di terreno destinati a produrre energia in tre impianti fotovoltaici da un megawatt ciascuno.
Le serre “sono state costruite con tutte le autorizzazioni necessarie”, sostiene il sindaco Fais.
Ma i cittadini contestano e rimbroverano al primo cittadino non solo l’illegittimità del Comune a rilasciare autorizzazioni all’esercizio di questo genere di attività con una sola Suap, ma anche l’assenza di ritorno economico per i cittadini ed il territorio in uno lembo di terra fertile che, di fatto, è reso inutilizzabile dalle serre.
Insieme ai cittadini, riuniti in comitato spontaneo sin dall’avvio dei lavori lo , Comitato “S’arrieddu per Narbolia”, lo scorso febbraio 2012, l’Adiconsum e Italia Nostra. Una protesta ferma e decisa, sin dal primo giorno con oltre 200 persone che tentarono di fermare le ruspe nel giorno dell’inizio dei lavori.
Cosa si contesta? L’illegittimità formale delle autorizzazioni e dell’intera “operazione serre” per le quali si è provveduto non solo a ricorsi al Tar Sardegna, alla Procura della Repubblica di Oristano nonchè alla Corte d’Appello di Cagliari, ma anche “l’assoluta irrilevanza di ritorno per il territorio”.
Tre posti di lavoro a fronte di 200 metri quadri di impianto e 7 milioni di euro di incentivi statali per l’installazione che finiranno, sostiene Giorgio Vargiu, segretario regionale dell’Adiconsum, non nelle casse di una società italiana ma nel conto in banca della società madre cinese.

I cittadini protestano, dunque, per ragioni di merito e di “pubblico interesse” e per ragioni di metodo: solo la Regione avrebbe potuto dare l’assenso alla costruzione dell’impianto. Invece, l’impianto sarebbe stato costruito con una sola autorizzazione Suap del Comune.
“La Regione poi, intervenne, sostiene Giorgio Vargiu, con un decreto “ad personam” il 27 luglio scorso con il quale si dava la possibilità “a tutte le aziende che ne avrebbero fatto richiesta i placet locali”. Scadenza della presentazione delle domande: agosto.

Firmatario del decreto “spugna ” l’assessore all’agricoltura Oscar Cherchi di cui ora si chiedono le dimissioni e a cui si chiede quale siano le ragioni di “pubblico interesse” di cui si fa cenno nel documento Decreto  N. 1163DecA75.
Il decreto, è un colpo di spugna per le aziende che avevano una posizione non legittima di autorizzazione per le serre fotovoltaiche, ha dichiarato Vargiu, aggiungendo di aver segnalato nell’immediato l’illegittimità di tale provvedimento, denunciando il fatto che fosse un provvedimento “ad aziendam”. Cherchi, allora, aveva parlato di un decreto di pubblica utilità che soddisfaceva le richieste di una valanga di aziende. In realtà, denunciano gli autori dell’esposto, il decreto dell’assessore Cherchi avrebbe rimesso in gioco la Enervitabio sia a Narbolia che a Santadi e di fatto avrebbe permesso l’accesso della società ai contributi statali. La verità ha continuato Vargiu, è che la Regione ha fatto carte false per favorire la multinazionale cinese e la Enervitabio, appoggiando interessi che non sono quelli dei sardi e della Sardegna, per tale ragione, continua Vargiu, noi abbiamo il dovere di chiedere le dimissioni dell’assessore Cherchi e insieme a noi tutti i sardi.
Precisiamo, continua Giorgio Vargiu, che non siamo contrari alla scelta di una economia energetica in verde ma ci opponiamo con fermezza a qualunque operazione che riterremo improduttiva quando non disperdente denaro pubblico che meglio si potrebbe indirizzare.
Ci siamo opposti con fermezza agli impianti delle pale eoliche nel Golfo di Oristano, continua, Vargiu, nel quale indirettamente ritornava il nome dell’attuale assessore Oscar Cherchi, il cui studio presto consulenze alla società proponente il progetto; ci opponiamo ora ad un progetto che non da ricchezza ma sperpera fondi pubblici, sottrae terreni fertili destinabili all’agricoltura, non fornisce alcun beneficio occupazionale né energetico a chi abita a Narbolia.
22 febbraio 2013

martedì 19 febbraio 2013

TEMPO PERSO

Ormai parlare di GALSI è tempo perso. Il  rinvio di sei mesi in sei mesi a cui ci hanno abituato, già da diversi anni,  gli algerini della SONATRACH è semplicemente ridicolo. Come è ridicolo il balletto di favorevoli e contrari ad un gasdotto senza gas. Ad un tubo che ha lo scopo sia di salvare il culo di una "amministrazione" regionale allo sbando, senza programmi ne piani, tantomeno in campo energetico; che di illudere qualche impresuccia in fallimento, con annesse associazioni di categoria, circa la possibilità di fare qualche soldino con la propria ruspa e, infine, di procurare tanti, tanti bei denari ad una SpA, inclusi grassi stipendi per chi la amministra. Questo è il GALSI. Il resto è pura "fiction". 
Ma, evidentemente, il senso del ridicolo non prevale sulla libertà di disinformare la gente, monopolio di gran parte dei quotidiani nazionali e regionali. E così  il Sole24ore, seguito a ruota da Sardegna Quotidiano, si prendono la libertà di decidere quali siano le priorità di una Regione autonoma, sancendo la necessità di un bel gasdotto come soluzione dei suoi problemi e lamentando la tremenda delusione (dei sardi) per il fatto che, alla fine, quel tubo si rivela essere una delle tante speculazioni (ma gli accorti giornalisti si guardano bene dall'utilizzare quel termine) in tempi di "crisi" e ai danni delle popolazioni locali, tenute rigorosamente lontane dalla verità.


lunedì 4 febbraio 2013

GALSI: A Manca pro s'Indipendentzia conferma il suo NO!

Il NO di A Manca pro s’Indipendentzia al progetto Galsi è sempre stato netto e chiaro. Ora i fatti dimostrano che ancora una volta ci avevamo visto giusto e che si trattava dell’ennesimo bidone coloniale. Un’opera faraonica, un gasdotto lungo 837 Km  che avrebbe squartato la nostra terra con l’abbaglio di facili guadagni, della metanizzazione e la falsa prospettiva di nuovi posti di lavoro che avrebbero arricchito l’economia dell’isola.....

giovedì 31 gennaio 2013

ECCO I NOSTRI "PARTNER" ENERGETICI!!

La regione Sardegna, insieme alla sua finanziaria SFIRS, si sceglie bene i partner per risolvere quelli che considera i problemi energetici della nostra Isola. Dopo le infiltrazioni mafiose nell'eolico, dove sindaci corrotti con qualche € e qualche prostituta svendono il loro territorio al miglior offerente, ecco l'allegra compagnia del GALSI. Che vergogna!!!

Lo scandalo algerino che fa tremare Eni e Saipem 

Il dittatore algerino Bouteflika

 


martedì 29 gennaio 2013

IL PARLAMENTO EUROPEO CI ASCOLTA E CONTINUA A VIGILARE. ANSA E UNIONESARDA DISTORCONO LE NOTIZIE DA BRUXELLES

 Il 22 gennaio scorso ci siamo recati a Bruxelles presso il Parlamento Europeo che ha accolto una nostra Petizione presentata nel 2010. La Commissione Petizioni del PE ci ha dato la possibilità di intervenire al dibattito con la Commissione europea, vari parlamentari europei ed i rappresentanti delle altre istituzioni dell'UE. In 5 minuti di tempo (tante petizioni da esaminare, la nostra era la numero 18) abbiamo articolato il nostro discorso che trovate allegato qui sotto. La Presidente della Commissione Petizioni, dopo aver ascoltato il nostro intervento e quello della Commissione Europea, ha deciso di mantenere aperta la nostra Petizione. Il che significa che il nostro Comitato, insieme alla massima Assemblea Europea, continuerà a vigilare sul GALSI e sulla decisione della Commissione UE di sostenere quel progetto con 120 milioni di € dei contribuenti europei. La Commissione UE, nel suo intervento, ha confermato infatti che il sostegno europeo al gasdotto è condizionato dall'osservanza delle prescrizioni ambientali. Il che, in parole povere, significa che quei 120 milioni di € la GALSI non li vedrà mai! Ricordiamo che solo la VIA (valutazione di impatto ambientale) prevede oltre 100 prescrizioni vincolanti!!
Putroppo lamentiamo l'ennesima distorsione dell'informazione, questa volta non solo ad opera della solita unionesarda ma, purtroppo, anche da parte dell'ANSA che, travisando i fatti, presentano agli ignari cittadini l'ennesimo risultato "positivo" di un progetto ormai irrealizzabile ma tuttora presente come voce di costo in alcuni bilanci, tra cui quello della Sardegna (150 milioni di €!!). Sia ANSA che unionesarda danno dunque una notizia distorta. Ma ciò è normale, considerando il fatto che ne l'una e ne l'altra capiscono cosa sia una Petizione al Parlamento Europeo, come funziona la procedura ne quali siano i risultati. Infatti omettono di evidenziare proprio IL RISULTATO FINALE della Riunione della Commissione Petizioni a cui siamo stati invitati a partecipare che, in sintesi, è questo: HA DECISO DI MANTENERE APERTA LA NOSTRA PETIZIONE! Ma, ovviamente, ne ANSA ne unionesarda ne trattano!
L'impegno del nostro Comitato è stato dunque premiato anche se, purtroppo, i costi dell'intera operazione sono stati interamente sostenuti da noi.
Segnaliamo, infine, l'assenza assoluta dell'euro-parlamentare-per caso: UGGIAS, capace solo di spararle dai quotidiani locali, evitando acuratamente gli incontri istituzionali, soprattutto quando è presente un minimo di contradditorio!
Per il resto ci siamo sentiti confortati e sostenuti da una Istituzione importante come il Parlamento Europeo, soprattutto pensando che già da diversi anni il Consiglio Regionale della Sardegna non ha nemmeno risposto alle nostre richieste di essere sentiti circa il GALSI.....
Ma questo è un'altro discorso.......

PETIZIONE 70/2010,  presentata da Sergio Diana, cittadino italiano, a nome del Comitato Sardo ProSardegnaNoGasdotto, sulla discrepanza tra gli obiettivi di politica energetica dell'UE e il finanziamento del GALSI (Gasdotto Algeria Sardegna Italia). - Dichiarata ricevibile il 27 aprile 2010. La Commissione è stata invitata a fornire informazioni (articolo 202, paragrafo 6, del RIUNIONE DELLA COMMISSIONE PER LE PETIZIONI
(Bruxelles, 22 gennaio 2013 – h. 10:10 circa)

DICHIARAZIONE DEL PORTAVOCE DEL COMITATO PROSARDEGNANOGASDOTTO, SERGIO DIANA

Ringraziamo l’On. Parlamento Europeo per aver accolto la nostra petizione dandoci la possibilità di discuterla insieme. In essa contestiamo la decisione di concedere a GALSI un finanziamento di 120 milioni di euro dei contribuenti europei e ci appelliamo al Regolamento 663/2009 e successive modifiche. Siamo qui tra voi perché le prescrizioni ed i termini previsti da tale disciplina sono stati disattesi e le risposte fornite dalla Commissione europea non sono state in grado di rispondere alle nostre domande circa l’osservanza della norma europea sul sostegno che si intende concedere al GALSI che, fortunatamente, non rientra più tra le priorità dell’UE.
In questi minuti insistiamo sulle criticità del GALSI quali:
  1. GRADO DI MATURITA' DEL PROGETTO richiesto dalla legge, CHE DOVEVA ESSERE RAGGIUNTO ENTRO IL 2010!
  2. IMPATTO DEL PROGETTO che non è dato conoscere ne dal punto di vista ambientale, ne culturale ne socio-economico;
  3. Mancato coinvolgimento delle popolazioni, delle imprese e dei territori interessati;
  4. Incertezza assoluta sui tempi;
  5. Inaffidabilità del progetto, sia in merito alla partnership ed ai problemi con la giustizia di taluni membri, che circa la mancanza della Decisione di investimento,  oltre all’incompatibilità rispetto alle strategie energetiche europee e alla carenza di qualsiasi programmazione regionale e nazionale che inquadri il progetto.
IN RELAZIONE ALLA MATURITA’: Che maturità può avere un progetto di gasdotto senza gas? L’Algeria non intende fornirlo alle condizioni ed ai prezzi attuali che resteranno tali chissà sino a quando. Manca quindi la materia prima da trasportare. Vi rimandiamo alle dichiarazioni rilasciate dagli economisti algerini, consulenti del governo, nel film-inchiesta sul GALSI ”Ecran de Fumée”).
IN MERITO AGLI ASPETTI AMBIENTALI: La Commissione Europea dichiara che il GALSI avrebbe ottenuto “l’autorizzazione ambientale”, riferendosi alla VIA che invece non autorizza nulla, anzi impone ben 112 prescrizioni vincolanti, nessuna delle quali ci risulta osservata, così come non risulta il parere che la Commissione avrebbe dovuto  concedere ai sensi del DPR 357/97 e mai richiesto dalle autorità italiane. Inoltre, nella VIA si specifica che comunque persiste un’incidenza negativa sull’habitat tutelato. Ci si riferisce al dannoso impatto sulla prateria di Posidonia oceanica, per cui il Ministero dell’ambiente impone solo minime modifiche al tracciato, dimenticando  il devastante impatto sulla più grande concentrazione di Pinna Nobilis del Mediterraneo! E i pareri ancora da acquisire sul vincolo idrogeologico? Sull’autorizzazione integrata ambientale circa la centrale di compressione di Olbia, contestata anche dal Comune e dalla Provincia che negheranno qualsiasi autorizzazione di loro competenza? E che ne è del piano di caratterizzazione per l’attraversamento delle aree minerarie o delle prescrizioni del Ministero dell’ambiente circa l’attraversamento del “Santuario dei Cetacei”? E sui materiali di escavo marino? E l'impatto sulle risorse culturali? Si prevede una centrale di rilancio in un'area archeologica di pregio dove, sino ad oggi, sono stati rinvenuti ben 8 nuraghi...E nulla si dice sulle risorse economiche fondamentali per l'Isola, quali i vigneti e gli agriturismi, che verranno letteralmente rasi a suolo (al riguardo vi rimandiamo ancora al film-inchiesta “Ecran de Fumée”). Senza considerare che la realizzazione del gasdotto, che non contribuisce certo alla riduzione delle emissioni di carbonio, è in contraddizione con gli obiettivi dell’UE per il 2020.
Siamo dunque qui con voi per chiedere alla Commissione Europea che maturità può avere un progetto dove gli ultimi a crederci sono i suoi stessi partner. Che ne è infatti della  decisione d'investimento che, secondo la legge europea, i promotori del progetto avrebbero dovuto firmare entro la fine del 2010?
 A TUTTO CIO’ OCCORRE AGGIUNGERE il mancato coinvolgimento delle popolazioni interessate. Prove abbondanti dimostrano la violazione della Convenzione di Arhus e l’inosservanza delle leggi nazionali e internazionali in materia.
IN MERITO AI TEMPI ED ALL’INAFFIDABILITA’ DEL PROGETTO si può affermare che:
·        Sono indefiniti i tempi di realizzazione (la messa in gas era prevista per il 2009!).
·        Non esistono ad oggi documenti programmatici regionali o nazionali che inquadrano tale  infrastruttura che, è bene ricordarlo, non contempla NESSUNA analisi costi/benefici e non presenta indicatori di progetto.
·        Visto che il GALSI attraverserebbe una delle più grandi e antiche isole d’Europa -  boschi, aree protette, zone archeologiche, agriturismi, aziende agricole, agrumeti, vigneti, oliveti, sugherete, fiumi, laghi, etc…- andrebbero quantomeno individuati chiaramente gli impatti territoriali e quantificati i costi ambientali e sociali.
·        Mancano le carte di rischio idrogeologico e archeologico.
·        Sonatrach e ENI indagate dalla Procura di Milano per corruzione internazionale. I vertici della Sonatrach vengono continuamente rimossi anche per problemi con la giustizia. E purtroppo, le recenti cronache algerine riportano dei gravissimi atti di terrorismo contro le infrastrutture del gas.
CONCLUDO:
in un periodo in cui ai cittadini europei vengono chiesti gravosi sacrifici, è fondamentale evitare il sostegno a quelle “grandi opere inutili”, ben analizzate dal noto economista tedesco Winfried Wolf. In questo breve spazio di tempo, riteniamo di aver dimostrato che il GALSI vi rientra in pieno, quanto a:
-         Inosservanza della normativa europea;
-         Immaturità;
-         Devastante impatto ambientale, culturale e socio-economico;
-         Incompatibilità con le strategie europee;
-         Mancanza assoluta di coinvolgimento delle popolazioni, delle imprese e dei territori interessati;
-         Inesistenza di una decisione di investimento sul progetto;
-         Inaffidabilità della partnership e incertezza assoluta circa: tempi, costi e durata della realizzazione;
-         .....
Onorevoli membri di questa Commissione, riteniamo che tutto ciò basta e avanza per cogliere l’occasione di liberarci dalla imbarazzante Decisione di finanziare il GALSI.  Il nostro Comitato si permette, infine, di far presente che è in possesso di solidi elementi di ricorso, anche fondati su gravi violazioni di legge, che intende far valere presso tutte le istanze nazionali, europee e internazionali. E i nostri ricorsi si aggiungeranno a quelli di altri cittadini, enti, associazioni e imprese della nostra Isola....
Grazie

venerdì 18 gennaio 2013

GALSI: qualcuno tuona da Strasburgo

Isolamento, insabbiamento, logiche occulte...Tutto tranne: speculazione, strumentalizzazione a fini politici e imposizione dell'ennesima, inutile, servitu' ai danni della Sardegna. I tuoni che giungono da Strasburgo, ad opera dell'ennesimo Europarlamentare-per caso, frutto della beneficenza di un partito italiano, risultano in linea con quelli della gran parte della "classe politica" isolana che,   stretta nella morsa di una affrettata campagna elettorale, si avvinghia al  GALSI "progetto di importanza strategica". GALSI, GALSI e ancora GALSI, dunque! Facile slogan per "politici" a corto di idee e per amministratori senza programmi ne scrupoli. Per i pochi sfortunati che si sono presi la briga di leggersi il progetto si tratta invece dell'ennesima e inutile servitu'. Così è anche per la gran parte della popolazione della Sardegna. Regione allo stremo, assediata ormai da anni da rapaci energetici e stanca di veder buttar via i propri quattrini in dannose speculazioni - rigorosamente in nome della mitica "creazione di occupazione", della "crescita", dello "sviluppo" e della "competitività - chiede solo di essere lasciata in pace e di decidere il proprio destino, anche energetico, usando il cervello e non i pruriti  elettorali di "politici" destinati all'estinzione. La stampa odierna farfuglia così di "accuse pesanti come macigni" rivolte all'Unione Europea che, peccato , non e' composta solo da italiani e dove gli italiani contano poco o nulla. Chi le lancia non solo non conosce il progetto ma fa finta di non sapere che, se l'UE ha deciso che il GALSI non e' piu' strategico ci sara' pur qualche motivo, sicuramente diverso da quelle logiche occulte che l'Europarlamentare-per caso, da buon italiano, conosce perfettamente. 
In realtà, al resto dell'UE non piace regalare ad una societa' privata (quale e' appunto la GALSI SpA) i soldi dei contribuenti europei. Fenomeni come GALSI e Stretto di Messina SpA li lasciano agli italiani.

LA NUOVA SARDEGNA del 17 gennaio 2013
Trasporti e infrastrutture: Uggias: «Senza il Galsi perdiamo un miliardo di euro»
OLBIA - Niente Galsi per la Sardegna che ora sul fronte delle reti energetiche rischia l’isolamento. Ieri mattina a Strasburgo, durante la seduta del Parlamento europeo, Giommaria Uggias (Idv) ha lanciato accuse pesanti come macigni: «Stiamo assistendo a una vera e propria truffa internazionale ai danni dell'Unione europea, dell'Italia e dei sardi. Una spietata spartizione di interessi finanziari che impedisce a una intera regione di avere energia a un costo pari al resto dell'Europa». Del progetto Galsi si è parlato a Strasburgo perché il Parlamento ha approvato una risoluzione sul «ruolo della politica di coesione nell'attuazione della nuova politica europea in materia di energia». «In pratica - ha semplificato Uggias - entro il 2015 nessuna regione dell'Ue dovrà restare isolata rispetto alle reti europee del gas e dell'elettricità. Si tratta di un obiettivo ambizioso indicato nella risoluzione approvata oggi che rispecchia pienamente il significato delle politiche di coesione al quale stiamo lavorando per il periodo di programmazione 2014-2020». Il problema è che, alla luce dell’insabbiamento del progetto Galsi, la Sardegna rischia di restare al palo, completamente isolata dalle reti energetiche. «E questo - aggiunge Giommaria Uggias - nonostante siano stati stanziati centinaia di milioni di euro per il progetto Galsi, che mira alla realizzazione di un gasdotto destinato all'importazione di gas naturale dall'Algeria all'Italia continentale attraverso la Sardegna. Un progetto di importanza strategica da anni bloccato da logiche occulte». Nel rilevare la concreta fattibilità di un progetto alternativo che colleghi la Sardegna e la Corsica al continente italiano, l’europarlamentare sardo lancia l’allarme: «Stiamo lasciando inutilizzato nelle casse pubbliche quasi un miliardo di euro, mentre la disoccupazione assume dimensioni sempre più drammatiche e le imprese sono condannate al fallimento. Questa è un'offesa nei confronti dei cittadini, delle imprese e dell'economia di un'intera regione. Quelli del settennio 2014-2020, infatti, saranno gli unici fondi che circoleranno nell'Unione europea in ambito energetico e infrastrutturale per cercare di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati con la strategia Ue 2020. Perdere questo treno sarebbe gravissimo».

lunedì 7 gennaio 2013

INCREDIBILE!! POTENZA DELLA GLOBALIZZAZIONE!!

Il Comitato ha ricevuto questa mail da un'azienda cinese che vende tutto ciò che occorre per metter su un gasdotto! Nella mail si legge che il nostro recapito gli è stato dato da "un loro cliente" così zelante da informarli sul fatto che noi ne avremmo bisogno! Ovviamente, sappiamo bene di essere finiti nei motori di ricerca e in tutto ciò che ha a che vedere con i gasdotti...Ma se non fosse così non ci resta che ringraziare la GALSI!
E se per caso qualche amministratore fosse ancora interessato a gasare il suo territorio...Ora sa a chi rivolgersi.
 
 
Dear Manager ,
                                                                     Thank
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